A mente fredda – Sulla retta via

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”.
Il nostro Inferno è arrivato prima del previsto.
I periodi di crisi per una squadra sono fisiologici e naturali, ma ritrovarsi nel buio più totale a neanche metà settembre è un’impresa che solo la nostra cara Roma è in grado di compiere.

Perciò neanche il tempo di abituarsi all’idea che ricomincia il campionato che subito l’euforia della partita vinta contro il Torino si trasforma in un malinconico e deprimente periodo di crisi.
Ne usciremo presto, ci ripetevamo tutti, ma il processo di redenzione è stato più lungo e sofferente del previsto.

Nessuna scorciatoia, nessun rimpallo fortunato che ci permettesse di rialzare la testa anche quando non ce lo meritavamo e neanche un po’ di pietà da parte dei nostri avversari. Che poi questi ultimi fossero forti, deboli o addirittura scarsi poco importa, perché quando la Roma entra in crisi l’unica avversaria da sconfiggere è quella interna, capace di logorare lentamente senza mai fermarsi, fino a spolpare tutto il possibile.
Il nostro Inferno ce lo siamo attraversato tutto.

Dal rocambolesco pareggio per 3-3 contro l’Atalanta alla sconfitta all’ultimo secondo contro il Milan, poi la pausa nazionali che non ha fatto che peggiorare la situazione.
E infatti contro il Chievo si pareggia 2-2, contro il Real Madrid si perde 3-0 e arriva una sconfitta anche a Bologna per 2-0 contro una squadra che prima di affrontare la Roma non aveva segnato neanche una rete.
E così il nostro avversario interno avanza inesorabilmente con la sua opera di autodistruzione, minando certezze e rendendo ridicoli giocatori che tutto sono fuorché impreparati. La fine sembrava certa, Di Francesco era con un piede e mezzo fuori da Trigoria e l’intera squadra veniva accusata di non essere all’altezza.

Ma tra l’Inferno più profondo e l’implosione si è frapposto il santo Frosinone.
4 gol ai ciociari e una flebile luce che torna ad illuminare la via oramai smarrita da tempo, ma non per questo persa in eterno.
Perché poi è il turno della Lazio, che tronfia della consapevolezza di arrivare da un periodo nettamente migliore scende in campo pronta ad uscirne con l’intero bottino.
E invece avviene l’imponderabile.
La difesa torna ad essere ordinata e unita, il centrocampo romanista disintegra quello laziale e l’attacco segna 3 reti.
3-1, e forse non siamo poi così brocchi come pensavamo.
E poi torniamo a due sere fa, quando all’Olimpico è andata in scena la seconda partita dei gironi di Champions contro il Viktoria Plzen.

La Roma gioca bene, costruisce tante palle gol, non concede praticamente nulla(non così difficile contro i cechi) e dimostra che Di Francesco la mano ce l’ha ancora salda sulla testa dei giocatori, che dopo un periodo di sbandamento profondo sono rinsaviti più determinati e convinti che mai.

Contro il Plzen termina 5-0, Dzeko ritrova il gol, ne fa addirittua tre, Under si conferma imprendibile e Kluivert corona una buona prestazione con la prima segnatura in giallorosso.
Fazio sembra tornato quello dello scorso anno, Nzonzi e Cristante gestiscono e interrompono trame avversarie con convinzione e Pellegrini ribadisce che la prestazione straordinaria contro la Lazio non era frutto del caso.

La nostra vacanza indesiderata nei cunicoli più reconditi dell’Inferno pare esser terminata, ma la strada da mettersi alle spalle prima di giungere in Paradiso è ancora tanta.
Noi ora ci godiamo la nostra retta via, con la consapevolezza che perdere nuovamente l’orientamento è un attimo.
La scalata è lunga e la via è tortuosa.
Ma questa Roma è ben attrezzata.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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