Schick

Un diamante per la Roma: alla scoperta di Patrik Schick

L’anno di grazia 1996 e Praga: due elementi che fanno tornare alla mente una delle più grandi illusioni del tifo romanista, il match maledetto tra i giallorossi e lo Slavia Praga, disputatosi all’Olimpico nel marzo di quell’anno. Due mesi prima, specificatamente il 24 gennaio, nasceva, proprio a Praga, il protagonista delle ultime settimane di mercato, nonché uno dei talenti che più si sono messi in mostra nella stagione scorsa nel campionato di A: Patrik Schick.

Con l’approssimarsi della chiusura della trattativa, numerosi sono stati i dubbi sollevati circa l’adattabilità del ragazzo ceko ai dettami del calcio di Eusebio Di Francesco, peraltro nemmeno campati in aria, se si pensa che nell’unica stagione disputata sin qui in Italia, alla Samp di Marco Giampaolo, Schick è stato schierato nei tre ruoli offensivi del 4-3-1-2 del tecnico di Bellinzona. La sfida tattica più interessante sarà cercare di capire come l’allenatore della Roma inserirà Schick nei meccanismi del suo 4-3-3, sfruttandone appieno le caratteristiche e cercando di coprire le inevitabili lacune del giocatore in determinate situazioni di gioco.

Partiamo da un presupposto: per Schick il ruolo di esterno destro in un 4-3-3 non è un qualcosa di nuovo, avendo giocato lì nella maggior parte delle partite disputate con il Bohemians due stagioni orsono, prima dell’approdo alla Sampdoria. Evidentemente, cambia l’interpretazione, soprattutto perché i movimenti del calcio di Di Francesco sono codificati e complessi da digerire. Nel sistema tattico del tecnico abruzzese, l’esterno ha dei set di movimenti codificati da seguire: il movimento nel mezzo spazio a liberare l’attacco alla profondità per la mezz’ala o il terzino in sovrapposizione esterna; il movimento nello spazio in prima persona, in seguito ad una palla verticale distribuita dal centrocampista o dal laterale basso di riferimento; allargarsi sulla linea laterale per la sovrapposizione interna di uno degli altri due componenti della catena.

 

 

In una situazione come quella indicata nella foto, la prima domanda da porsi è comprendere se Schick possa avere la stessa capacità di rifinitura, almeno in potenza, che Domenico Berardi ha apportato alla manovra del Sassuolo nei cinque anni di Di Francesco alla guida dei neroverdi: in questo senso, l’ottima tecnica del ceko dovrebbe essere accompagnata ad una migliore precisione nelle scelte relative all’ultimo passaggio, soprattutto in situazioni di pressione. C’è da dire che i cinque assist fatti registrare in 1.504 minuti di utilizzo costituiscono una buona base di partenza, su cui un allenatore molto attento alla crescita dei giovani come Di Francesco può innestare la propria competenza.

Dal punto di vista offensivo, ad un’analisi più attenta, possiamo notare come alcune delle consegne che Giampaolo dà ai suoi due attaccanti ricalchino da vicino i movimenti tipici di un esterno da 4-3-3: come si evince dalle immagini, molte volte Schick si è trovato a ricevere palla nel mezzo spazio di destra, nella stessa zona di gioco che è stata di Berardi e che è stata occupata da Defrel nelle partite con Atalanta e Inter.

 

Lo spazio aperto da Schick è utile per permettere l’inserimento dell’interno destro doriano nello spazio tra centrale e terzino avversari: una situazione di gioco, questa, che la Roma propone come una delle situazioni fondamentali del suo attacco e che può fruttare cospicui dividendi in presenza di un giocatore già abituato a queste tematiche tattiche.

Su questa ribattuta, che porterà Schick ad un gol, c’è sempre l’interno che attare fuori il centrale avversario dalla zona di competenza e libera lo specchio. Anche qui, abbiamo un movimento codificato tra seconda punta e centrocampista che si ritrova nei dettami del sistema di Di Francesco e a cui Schick è già abituato.

Altro elemento da considerare, centrale per lo sviluppo di gioco della Roma, è l’attacco alla profondità: elemento, questo, esasperato soprattutto negli ultimi anni quando, con Gervinho prima e Salah poi, molte delle fortune dei giallorossi si sono fondate sugli strappi con e senza palla dei suoi velocisti. Inutile star qui a sottolineare l’ovvio: Schick non è l’ex pupillo di Garcia e non è nemmeno l’egiziano, non ci si possono aspettare scatti abbaccinanti che lasciano indietro i difensori. Il ceko però possiede un fondamentale di non poco conto, soprattutto se si tiene conto della sua stazza: un controllo di palla sublime, che gli permette di non perdere velocità in conduzione e di saltare l’uomo nello stretto, e i tempi di inserimento nello spazio, i quali gli consentono di prendere un vantaggio sulla linea difensiva e presentarsi quindi in condizioni di poter concludere, come si nota da questa immagine:

Qui Schick supera la difesa del Cagliari con un movimento ottimale, aiutato anche da un non perfetto posizionamento della linea della squadra di Rastelli. Anche qua, le palle in profondità di De Rossi, Nainggolan, Strootman, Dzeko e degli esterni potrebbero essere cioccolatini da scartare per il ceko.

Si può quindi stare abbastanza sereni sull’adattamento alla fase offensiva del 4-3-3 giallorosso; siamo in presenza di un giocatore malleabile e plasmabile, vista la giovane età, in mano ad un tecnico che lavora benissimo con questo tipo di profili, e che possiede, quantomeno in nuce, tutte le caratteristiche offensive necessarie per far bene in questo sistema. Non dimentichiamoci che c’è da sostituire il volume di gioco garantito da Salah (15 gol e 13 assist nel solo campionato, la passata stagione); numeri, questi, straordinari, a cui però Schick si è avvicinato con un minutaggio molto più basso (11 gol e 5 assist in 1.504 minuti di gioco, Salah ne ha disputati 2.486).

I dubbi aumentano se passiamo alla fase difensiva, soprattutto alla luce del lavoro svolto da Defrel nelle prime due giornate di campionato: può Schick pensare di coprire tutta la fascia, come sta facendo il francese, o si dovrà trovare un modo nuovo di stabilire la difesa posizionale della Roma? In questo senso, due sembrano essere le alternative, entrambe con dei pro e dei contro: il 4-5-1 visto sin dalle prime uscite stagionali, con il ceko che prende scolasticamente il posto e i compiti di Defrel; una soluzione, questa, che sembra allontanare troppo il ragazzo dalla porta e che potrebbe causare un dispendio fisico eccessivo per un giocatore finora utilizzato sostanzialmente come dodicesmo uomo da buttare in campo per scompaginare la squadra avversaria, con tutto quel che ne è conseguito in termini di minutaggio. L’altra idea sarebbe schierare la Roma con un 4-4-2 in cui Nainggolan si allarga sull’esterno, formando la linea di centrocampo con De Rossi, Strootman e l’esterno sinistra, mentre Schick si alzerebbe accanto a Dzeko: i vantaggi di questa soluzione risiedono nel tenere il ceko vicino alla porta, nel consentire ai centrali di difesa romanista di ricorrere anche al lancio lungo, avendo due torri e non più una sola per risalre il campo (anche se l’uso del corpo di Schick non è ancora minimamente paragonabile a quello di Dzeko) e nel far sì che il bosniaco abbia un compagno vicino con cui dialogare una volta ripresa la seconda pallla; di contro, così facendo, si rischia di dover sopperire ad alcune lacune che Schick possiede in questa specifica situazione di gioco, dovendo attendere una sua crescita fisiologica.

Tante skills positive, alcuni punti su cui focalizzare l’attenzione per crescere: questo è Patrik Schick. La tifoseria romanista dovrà saper aspettarlo, conscia del fatto che un giocatore del genere è un diamante grezzo che può essere decisivo fin da subito; una sfida appassionante attende Di Francesco, che dovrà essere bravo a sviluppare le abilità di uno dei maggiori talenti del calcio mondiale.

 

PS: per chi è riuscito ad arrivare alla fine, ecco un bel video per alzare l’hype.

 

 

 

 

Nato a Foggia il 13/09/1994. Vivo a Roma da quattro anni, studio Giurisprudenza alla LUISS. Romanista da sempre, amante del calcio in generale.

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