Attacco brillante e difesa scadente: Roma-Genoa finisce 3-3

Missione fallita, anzi, compiuta a metà. Perché la prima Roma stagionale guidata da Paulo Fonseca si sdoppia. La fase offensiva è colorata, dinamica, piena di lustrini e concretezza, mentre quella difensiva è l’esatto opposto. Una bipolarità che alla fine non ha permesso di portare a casa i 3 punti nonostante le 3 reti segnate al Genoa. Segnare per tre volte contro una squadra di media bassa classifica e portare a casa 1 misero punto vuol dire che dietro c’è davvero da lavorare senza sosta. Solo che reputare totalmente fallimentare la prima uscita della nuova Roma è ingeneroso, forse non incomprensibile, ma un po’ forzato. Perché alla fine ci si ricorderà solo dell’enorme occasione di iniziare a pieno ritmo sprecata, ma c’è stato molto altro sotto la superficie.
E che nessuno parli dello spettro di Zeman che aleggia sull’Olimpico, perché non c’è niente del boemo in quello che si è visto.

COME UN ANNO FA, MA IN UN ALTRO MODO

Come un anno fa, al debutto all’Olimpico, la partita inaugurale è finita 3-3. Solo che dalla scorsa stagione è cambiato letteralmente tutto. Non l’affetto e la passione dei tifosi, che hanno soffiato per tutti e 90 minuti sulla squadra, ma tutto ciò che concerne il campo sì. Dall’avversario – che l’anno scorso era l’Atalanta- alla rosa, dall’allenatore alle premesse del match sino allo svolgimento della partita.
Stavolta la Roma pareva avercelo proprio in pungo l’ago della bilancia. Perché le folate offensive degli uomini di Fonseca hanno terrorizzato per gran parte del match Criscito &Co, che sembravano perennemente in affanno quando i giallorossi tenevano il pallone nella trequarti offensiva.
Non è un caso perciò che dopo appena 6 minuti Under ha concluso un bolide sinistro alle spalle di Radu, dopo aver ricevuto un invitante pallone da Dzeko e aver incantato un paio di difensori genoani con i suoi dribbling.

E quello tra Dzeko e Under sembra un binomio particolarmente felice e letale, perché il turco e il bosniaco dialogano perfettamente combaciando con movimenti, idee e suggerimenti. Anche in un’altra occasione, sull’1-1, Under è stato bravo a leggere in anticipo il movimento del numero 9, mettendolo solo davanti al portiere avversario, abile a distendersi e a neutralizzare il tiro.

Sul secondo gol romanista c’è tutta l’importanza di Dzeko, che riceve in profondità il pallone di Cristante e si inventa una giocata da urlo. Da posizione defilata, proibitiva, riesce a stoppare il pallone, restare in equilibrio, saltare con un gioco di gambe Zapata, resistere alla carica di Ghiglione, rubare il tempo a Romero e mettere all’angolino un tiro perfetto. Con buona pace degli interisti.

Il terzo e ultimo gol invece è la solita pennellata violenta di Kolarov. Punizione dal limite e missile mancino che prima fa lo scalpo alla traversa e poi entra quel tanto che basta da far suonare l’orologio della goal line technology di Calvarese. Il terzo vantaggio sembrava quello giusto per chiudere la partita, e invece…

POLLICE IN SU

In fase offensiva i meccanismi sembrano già oliati, perfettamente incastrati e funzionanti. I 23 tiri totali di fine partita, di cui 9 in porta, sono una conferma assoluta. E l’idea di gioco di Fonseca nel complesso sembra assimilata.

Le posizioni medie della Roma nella partita di ieri. Nell’immagine di sinistra l’undici iniziale, in quella di destra le 3 sostituzioni: Mancini (numero 23); Pastore (numero 27) e Zappacosta (numero 2). Fonte immagini: Sofascore.

Osservando le posizioni medie della Roma nella partita di ieri, si può notare come la squadra segua la filosofia del mister: baricentro alto, terzini larghi a dare profondità e ampiezza alla manovra, ali più accentrate per favorire gli scambi con il trequartista e l’attaccante, mediani mediamente alti a garantire compattezza ed equilibrio. C’è stata una costante ricerca del pressing, che nel primo tempo e fino al 60′ circa è stato efficace, poi con il calo fisico è risultato meno graffiante, ma questo rientra nella normalità.

Le azioni pericolose si sono sviluppate in più modi e hanno dimostrato che la Roma a creare palle gol non ha problemi. Dinamismo, imprevedibilità e ripartenze ma anche tanto possesso palla ragionato. Apparentemente a tratti sterile e stucchevole, ma in realtà perfettamente ponderato. A volte viene preferito un giro palla più lento in modo da addormentare momentaneamente la partita, prima di sfruttare la prima breccia disponibile nella folta schiera avversaria. E di occasioni del genere se ne sono viste a ripetizione.

Il dominio della Roma della partita è oggettivo, e lo confermano le statistiche.

I dati di ieri. La Roma – in verde- è superiore in quasi tutte le statistiche prese in esame. Ma non in quella della precisione del tiro, che alla fine ha pareggiato tutto. Fonte immagini: Corriere dello Sport.

MANI NEI CAPELLI

Dalla cintola in giù però evapora tutto. Ogni aspetto positivo dell’attacco viene vanificato dalle lacune difensive. Ogni risultato raggiunto davanti viene riequilibrato dagli errori arretrati, e infatti i 3 vantaggi guadagnati sono stati per 3 volte pareggiati.
Di problemi registrati ce ne sono tanti e sono prevalentemente frutto di errori individuali. Ad esempio la prestazione di Juan Jesus è stata assolutamente negativa: il centrale brasiliano ha causato il rigore, affrettando uno scellerato tackle del tutto inutile, data la postura del corpo dell’avversario che andava solo accompagnato verso l’esterno. Inoltre ha spesso mostrato limiti tecnici e incertezze a lavorare con i compagni. Anche in occasione della prima rete la sponda per Pinamonti arriva da Romero, che salta più in alto di Jesus, sovrastandolo fisicamente.

Nell’immagine: Romero sovrasta Jesus; Kolarov è al loro fianco e Pinamonti resta libero al centro dell’area. Cristante è in ritardo e marca un altro avversario, Fazio è su Kouamé. Pellegrini e Florenzi non compaiono neppure.

Quella stessa rete però è stata frutto di un errore comune. Perché lo spiovente arrivato a palombella dopo circa 30 metri di volo doveva esser letto meglio da tutta la squadra. Oltre all’errore di Juan Jesus, sbagliano anche i compagni che si posizionano male e permettono a Pinamonti di arrivare sulla seconda palla in totale libertà. Cristante è troppo lontano, Fazio era in marcatura su Kouamé, Kolarov si è ritrovato incastrato tra Jesus e Romero, Florenzi e Pellegrini non erano neppure nell’inquadratura e l’ottimo piede mancino di Pinamonti ha fatto il resto.

Anche la rete del 3-3 del Genoa è da matita rossa.  A difesa schierata, il cross di Ghiglione pesca Kouamé alle spalle di Mancini, subentrato a Juan Jesus. Il centrale italiano perde il contatto sia fisico che visivo con l’attaccante, che passa alle spalle e solo davanti a Pau Lopez non ha difficoltà a concludere.

3 gol subiti alla prima partita non sono un buon inizio, ma paragonare Fonseca a Zeman è follia. C’è da lavorare su ogni movimento difensivo, dal posizionamento preventivo all’aggressione delle seconde palle sino alla capacità nel correre indietro – che ieri si è vista spesso.
Ma le lacune mostrate nei primi 90 minuti dell’anno non c’entrano nulla con il gioco passato del boemo. Ne è una prova il dato degli excpected goals:

Gli excpected goals di ieri sera. Fonte: Understat.

Il Genoa ha concretamente avuto 3 occasioni da rete, concretizzandole tutte. La Roma invece ha macinato gioco e occasioni, risultando meno incisiva ma più pericolosa e creativa.
Di questa partita resteranno solo le 3 reti prese, ma bisognerebbe anche ricordare che sono state subite nelle uniche occasioni concesse all’avversario.

Perciò la prima missione di Fonseca non è stata compiuta.
Ma nemmeno fallita.
È stata semplicemente realizzata a metà.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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