Consulente ombra, il più grande errore di Franco Baldini

“Baldini è un consulente dell’azionista di maggioranza. Non ha alcun ruolo nella governance della società. Il management della società è costituito da chi elabora e mette in pratica le decisioni. Gli investitori, come Pallotta, si consultano con gli esperti prima di immettere capitale e James si fida di Baldini, come esperto in questo ambito.

La determinazione delle strategia e l’esecuzione delle stesse spetta solamente al management e Franco non ne fa parte. Da quando sono entrato io in società, tutte le scelte sono arrivate solo da parte del management”.

Così, nell’ultima assemblea degli azionisti, Guido Fienga parlava di Franco Baldini, pensando magari di fare chiarezza sul ruolo del consulente toscano. In realtà, di chiarezza ce n’è molto poca ed il ruolo di Franco “testa grigia”, resta sempre un nodo cruciale per capire in che direzione si muove la Roma americana.

“Il rapporto con Franco Baldini non c’è mai stato e mai ci sarà, se ho preso questa decisione penso che sia normale che ci siano degli equivoci, dei problemi interni della società. Uno dei due doveva uscire, mi sono fatto da parte io perché troppi galli a cantare non servono. Nella società ci sono tante persone che mettono bocca sulle cose e fanno casini, solo danni.

Ognuno dovrebbe fare il suo, facendo il suo sarebbe più facile per tutti. Alla fine quando canti da Trigoria non senti mai il suono, l’ultima parola spettava sempre a Londra. Era inutile fare o dire ciò che pensavi o che volevi fare o dire. Era tempo perso, l’ultima parola veniva da là. Io di soldi non ho mai parlato e non ho mai chiesto niente. Ho chiesto di fare il dt.

Non ho chiesto di comandare tutto. Ho chiesto di dare un forte contributo, di metterci la faccia. Se fanno l’allenatore, il ds, ma non ti chiamano, che dt è? Non sono andato a Londra perché mi hanno avvertito due giorni prima. L’allenatore già era fatto, il ds non so se è fatto o no. Io a Londra cosa vado a fare?”

Queste invece, le parole di Francesco Totti, qualche giorno prima, nella sua conferenza di addio.

“Baldini mi ha detto: “Ho voluto e sostenuto Spalletti perché sapevo che la pensava come me. Anni fa ti dissi che volevo venderti, ma ogni allenatore che contattavo mi chiedeva la garanzia della tua presenza. Spalletti non me l’ha chiesta, anzi. Del resto sappiamo tutti che in queste ultime stagioni la tua presenza è stata un peso per la Roma. Vedrai che la prossima stagione la Roma, liberata da una presenza così ingombrante, e per la quale nutre una profonda gratitudine, aprirà un nuovo capitolo della sua storia. (…)”.

Il Capitano, diversi mesi prima, aveva scritto invece queste frasi nella sua autobiografia, provocando le dimissioni di Franco Baldini dal “Comitato esecutivo” della Roma.

E’ quindi evidente che il ruolo di Baldini nella Roma non sia quello di semplice consulente. Guido Fienga ha sicuramente ragione nella forma, nel senso che la Roma non paga Franco Baldini.

La realtà, tuttavia, dei fatti e delle evidenze, pare invece disegnare un ruolo del dirigente toscano che vada oltre il semplice consulente del presidente. Del resto, alla cena con Fonseca a Londra, c’era anche lui. Non è un mistero.

Lo stesso Daniele De Rossi, nella sua conferenza di addio, parla senza problemi di Franco “testa grigia”.

“Non ho rancore nei confronti di nessuno, parlerò col presidente un giorno e con Franco Baldini, non ho problemi”. Queste le parole di Daniele che cita Baldini con tanta naturalezza, includendolo, insieme a Pallotta, tra le persone che prendono le decisioni nella Roma.

Sia chiara una cosa. Franco Baldini il suo ruolo di consulente e persona influente se lo è guadagnato sul campo. Basti guardare la sua carriera da dirigente calcistico, per avere il senso della sua competenza.

Baldini è la persona che alza il telefono e parla con tutti quelli che nel calcio contano davvero. Con il suo ruolo nella Roma, può essere una risorsa importante e decisiva nel processo di crescita della società.

Quello che però non viene accettato da quasi nessuno, è questo alone di mistero che si cela attorno alla sua figura. Sembra quello che c’è ma non si vede. Che fa e disfa, senza però apparire ufficialmente.

Probabilmente, un suo ritorno ufficiale nel management della Roma, farebbe chiarezza e potrebbe essere un bene anche per lui.

Oggi a Roma, Franco Baldini è il male assoluto. Lo odiano quasi tutti, perché avrebbe cacciato le due bandiere, Totti e De Rossi.

Ma in questo mondo, la memoria è sempre corta. Nessuno si ricorda che la squadra dello scudetto la costruì proprio lui.

Nessuno ricorda le sue parole, dopo che fu costretto ad andare via.

“Sono andato via perché dopo quello che ho detto su Moggi non aveva più senso restare in Italia, né c’erano più le condizioni di lavoro. Troppi conflitti d’interesse, troppo impicci, tra sistemi di credito, persone, istituzioni. Si ama e si smette di amare. Io quel calcio non l’amavo più, non ci riuscivo. Per un po’ sono andato in Sudafrica a vendere caffè”.

Parole del 2011, che suonano tuttavia molto attuali, in quell’intervista su Repubblica che suonava come il suo manifesto per un calcio pulito.

“Ho vissuto e lavorato in Spagna e in Inghilterra, dove il calcio è una cosa seria, ma diverte. Dove allo stadio si festeggia, non ci si sfoga, né ci si abbrutisce. E mi chiedo, chissà forse è possibile anche in Italia. Questa è l’ultima possibilità che ho di non restare indifferente. Niente polizia negli stadi, niente tessera del tifoso, nessuna tribuna lontana. Non voglio vedere agenti in assetto di guerra, ma steward, perché è chiaro che una certa coreografia, caschi e manganelli, suggerisce che il conflitto è una certezza più che un’eventualità. La forma conta come il contenuto. Voglio uno stadio con parcheggi, servizi, buoni mezzi di trasporto pubblici, non carovane da Far West. Voglio che le famiglie non si debbano preparare settimane prima alla partita, ma abbiano la possibilità di andare allo stadio sane e salve in tempi rapidi. E godere e gioire del gioco, non spaventarsi per il pericolo”.

“Io sono per la vendita collettiva dei diritti tv. Dove avviene, come in Germania, al vertice c’è ricambio. Invece in Spagna la lotta si riduce a due: se non è Real è Barcellona. Il dramma del nostro calcio è che pur guadagnando e non essendo uno sport minore, si è impoverito. Non ha saputo gestire la sua ricchezza, e ora con la crisi è sempre più in crisi. È in ritardo anche sulle soluzioni”.

Parole non proprio di un nemico della romanità. Frasi chiare, di chi ha una visione del calcio che si avvicina molto all’ideale del tifoso giallorosso.

In questa stessa intervista, ci furono le famose parole che scatenarono il conflitto con Francesco Totti.

“Totti ha davanti ancora 4-5 anni di carriera. Se saprà guardare solo al calcio e non farsi carico di altro. Ma deve liberarsi della sua pigrizia e di chi usa il suo nome, anche a sua insaputa. Deve smettere di lasciare fare, più leggero sarà, più lontano andrà con il pallone”.

Alla luce di quanto accaduto, sono parole che vanno rilette ed analizzate sotto una luce diversa. Appaiono quasi profetiche e la dicono lunga su quanto possa essere illuminato “testa grigia”.

Franco Baldini è probabilmente una figura che farebbe ancora del bene al calcio, se solo si liberasse del suo misterioso ruolo occulto.

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