Un Conte per la Capitale: come sarebbe la Roma di Antonio Conte?

Negli ultimi giorni si è continuato a parlare con grande insistenza della possibilità di Antonio Conte di approdare a Roma. Emerge una grande curiosità nell’immaginare la sua Roma, che potrebbe cambiare volto sotto diversi punti di vista.

Fare i conti con Conte

Come da prassi per ogni allenatore che si rispetti, le prime valutazioni da fare sono quelle tecnico-tattiche. Nonostante ciò, nell’era del Financial Fair Play, non si può prescindere da considerazioni economiche. La rosa che Conte potrebbe trovarsi tra le sue mani sarà piuttosto modificata rispetto a quella attuale: a Roma si respira aria di rivoluzione tecnica, è un segreto di Pulcinella ormai. In aggiunta a questo, è probabile che il mister leccese chieda un lauto stipendio per sedersi sulla panchina giallorossa, che con lui rassembrerebbe ancor di più uno scranno (ma di questo parleremo dopo). Come spiegato da Piero Farenti in un articolo di qualche giorno fa, la Roma dovrà fare i conti con il FFP comunque vada a finire la stagione.

L’aggiunta di uno stipendio da Top player del coach (si parla di 5 milioni a stagione) porterebbe la Roma a restringere ulteriormente la forbice per quanto riguarda i compensi dei calciatori.

Per questo motivo, i tagli ipotizzabili sono quelli di cui si è già discusso, riassunti in maniera eccellente dallo stesso Piero in un altro articolo. Perotti, Fazio, Juan Jesus, Dzeko, Pastore e Nzonzi sono i nomi più caldi, anche per il trading game da cui la Roma è oramai dipendente.

18 anni dopo

Sarà una Roma operaia, probabilmente. Di questo non va fatto mistero, e Antonio Conte è il primo a tenerlo bene a mente. Il mister ex-Chelsea non si cura di questo; al contrario, lo ritiene un grosso pregio del suo gruppo, che deve sempre avere una gran fame di vittorie, senza lasciare nulla al caso. La vendita di alcuni over 30 ormai in rotta con l’ambiente e senza stimoli si sposa perfettamente con questo mantra. Edin Dzeko e Diego Perotti hanno dato tanto a questo gruppo, ma il loro ciclo è esaurito. Fazio ha subito un calo impressionante nell’ultimo anno, e farebbe bene a ritrovare serenità altrove. Gli unici nomi che devono assolutamente rimanere sono due delle pedine che creano maggior hype sia dal punto di vista caratteriale sia da quello tattico.

Si tratta di Aleksandr Kolarov e Daniele De Rossi.

Il laterale serbo potrebbe trovare una seconda giovinezza nella linea difensiva a 3 uomini di Antonio Conte, elemento distintivo di uno degli allenatori più peculiari della sua generazione. Kolarov si sposerebbe alla perfezione con le richieste di Conte per quanto riguarda l’uscita del pallone dalla retroguardia, in quanto riesce sia a rompere le linee in progressione sia a tagliare il campo con i suoi tipici laser-pass, coniugando rispettivamente le caratteristiche dei migliori Chiellini e Bonucci.

L’importanza dell’ex-Manchester City in spogliatoio è fuori da ogni dubbio, così come quella del Capitano. Se il suo fisico reggerà, De Rossi sarà il soldato scelto di Conte, ancor di più il suo allenatore in campo.

L’importanza dell’ex-Ct per la sua carriera DDR non l’ha mai negata, al contrario l’ha sempre sottolineata.

In un’intervista ai microfoni di Rivista Undici (probabilmente la sua più bella, ed una delle più belle mai rilasciate da un calciatore) di ormai due anni fa, Daniele disse: ” [Conte] Mi ha folgorato. L’ho detto tante volte: mi ha colpito. Mi ha chiamato, ed è stato diretto: “Se sei al cento per cento punto tutto su di te, altrimenti non ti convoco” […] Tatticamente è un mostro. È un animale da campo. Non è facile essere un suo giocatore, ma è bello esserlo.” Dichiarazioni esplicite e niente affatto banali, che restituiscono una stima calcistica ed umana. Per preservare ancor di più fisicamente De Rossi, è possibile ipotizzare anche lui nella linea arretrata a 3, ma da perno centrale, una sorta di libero. Il Capitano ha già ricoperto questo ruolo in Nazionale e diversi anni fa con Luis Enrique, e vederlo in queste vesti sarebbe piuttosto intrigante.

Come terzo (o come alternativa allo stesso De Rossi centralmente) ci sono diversi nomi già in ballo.

I più realistici ed interessanti sono quelli di Mancini ed Izzo, che bene si sposerebbero con la concezione difensiva aggressiva di Conte, essendo specialisti della difesa a 3, ma in maniera diversa. Il primo, cresciuto nella difesa gasperiniana, predilige difende in avanti: il secondo rappresenta un marcatore duro e puro, un gladiatore incrollabile. In questo scenario, rimane un’incognita la posizione di Kostas Manolas. Al di là delle voci di mercato, il greco si trova meglio in una difesa a 4, anche se, conoscendo il suo valore assoluto e le capacità di Conte come allenatore, non dovremmo dubitare della sua adattabilità. All’interno di un impianto tattico definito e sicuro, Manolas potrebbe sfoggiare ancora, da perno centrale dei 3, prestazioni come quella epica contro il Barcellona. Al termine delle considerazioni sulla difesa, va sottolineato un curioso dettaglio: la Roma tornerebbe ad utilizzare una difesa a tre 18 anni dopo l’ultima volta, quando significò Scudetto.

Zona nevralgica

Il punto del campo su cui Conte punta maggiormente è il centrocampo. Per una questione numerica, poiché sono cinque uomini (la metà del totale); per una questione tattica (e forse umana), perché è una posizione generalmente più facile da modellare. I tre centrali sembrano apparecchiati (quasi) perfettamente per Conte. Un box-to-box perfetto come Zaniolo, abile sia in fase offensiva che in quella di non possesso e capace di coprire ampie porzioni di campo, sembra costruito in laboratorio per una formazione del mister pugliese. Lorenzo Pellegrini garantirebbe qualità ed estro, oltre che la sua capacità nel raccordare i reparti e trovare le punte con l’ultimo passaggio, ricalcando le orme del miglior Pogba. In questo quadro, Cristante troverebbe la sua posizione da mediano. Sebbene AC abbia avuto la fortuna di trovare Pirlo alla Juve, è un giocatore come l’italo-canadese il suo uomo ideale da 4. Mantenendo il gioco dei paragoni, l’ex-Atalanta prenderebbe il “posto” di Marchisio. Un incursore trasformato in mediano, abile sia a randellare che a distribuire gioco, con il vezzo dell’inserimento in area di rigore da non perdere.

Un altro uomo che si incastrerebbe perfettamente in un simile centrocampo è Nicolò Barella.

Il cagliaritano va citato perché la Roma lo sta trattando con insistenza, e perché, come spiega Luca Momblano in questo articolo su Juventibus, non c’è nessuno in Italia che più ricorda Antonio Conte da giocatore rispetto a Barella.

Sulle fasce la Roma ha bisogno di ricostruire.

Questo assunto prescinde dal prossimo allenatore, ma va accentuato con Conte. Considerando Kolarov nella linea difensiva, è palese il buco in quella pedina dei cinque. Buco che potrebbe essere ricoperto da Luca Pellegrini: perché no? Il ragazzo scuola Roma sta trovando spazio a Cagliari mettendo in luce pregi (tecnica palla al piede, dribbling, personalità) quanto difetti (poca propensione difensiva, inesperienza). Da quinto di centrocampo Luca potrebbe creare una catena di sinistra (Kolarov-Zaniolo-Lu.Pellegrini) tecnicamente esagerata, dovendosi preoccupare meno degli oneri difensivi avendo le spalle coperte. Conte, non troppo restio a lanciare i giovani, saprebbe disciplinarlo e svezzarlo alla perfezione.

A destra tutto dipende dalla condizione fisica.

La stagione corrente è stata molto negativa per i terzini destri a causa della loro situazione fisica precaria: Karsdorp alle prese con i soliti problemi muscolari, Florenzi crollato atleticamente. Se quantomeno il jolly ex-Crotone si ristabilisse, Conte ritroverebbe un suo pretoriano della nazionale per piazzarlo lì, dove può far valere le sue doti migliori: resistenza e inserimento laterale, evitando il mis-match negativo sulle situazioni di palla alta in difesa. Molti si dimenticano che al massimo della forma, il classe ’91 è un giocatore non troppo tecnico, ma versatile e capace di creare scompiglio in fase offensiva. Magari Conte non se ne dimenticherà.

Winger repackaging

I due attaccanti sono le incognite maggiori. Considerato che la Roma possiede una discreta quantità di esterni, sfoltire tale reparto rimane la priorità. Considerando Perotti andato, rimangono El Shaarawy, Under e Kluivert. Due di loro prenderanno il ruolo di seconda punta, ed è anche facile ipotizzare possano essere i primi due per una maggiore propensione al ruolo: addirittura, molti (tra cui il sottoscritto) ritengono entrambi i giocatori vittima di un misunderstanding tattico per cui sia l’italo-egiziano che il turco siano più portati a ricoprire un ruolo d’appoggio al numero 9: vedono la porta dalla media distanza, sanno smarcarsi bene tra le maglie avversarie e, posizionati sugli esterni, rischiano di risultare monotematici e prevedibili.

Tuttavia, Kluivert è un patrimonio da conservare.

in alcune partite, l’olandese potrebbe trovare la sua posizione come esterno mancino della linea a 5, affrontando l’1vs1 rientrando sul destro come piace a lui. Questo sarebbe possibile ipotizzando una struttura tattica fluida, in cui l’ex-Ajax andrebbe a staccarsi spesso da questa posizione affiancando gli avanti giallorossi.  Non solo: occupare una posizione più arretrata sarebbe un ottimo apprendistato per affinare le qualità difensive. Non va dimenticato che due tra i talenti più puri italiani, Bernardeschi e Chiesa, hanno occupato il ruolo di tornante per un intero campionato.

Quale numero 9?

In quest’ottica, diventa ancor più decisiva una scelta adatta dell’attaccante centrale. Dzeko sembra sul piede di partenza, e affidare a Schick una responsabilità così pesante sembra un azzardo poco avveduto. Tra i vari nomi emersi, budget permettendo, i più concreti sembrano quelli di Andrea Belotti e Duvàn Zapata. L’italiano e il colombiano conosco benissimo la Serie A, essendo andati in doppia cifra per diverse stagioni di seguito. Non è tutto qui: entrambi giocano in un 3-5-2 (più offensivo quello dell’atalantino, più accorto quello del granata), perciò il loro inserimento in rosa sarebbe piuttosto facilitato. I due si troverebbero alla perfezione nei meccanismi di pressione di Conte, oltre ad essere piuttosto abili nel gioco di sponda, marchio di fabbrica del duo offensivo schierato da Antonio Conte.

L’Ottavo Re

Le questioni tattiche per Conte hanno un peso non indifferente. Vale lo stesso, se non di più, per quelle caratteriali/ambientali. In una piazza dilaniata da continue guerre interne che minano la serenità di una squadra storicamente schizofrenica, Conte sarebbe il caudillo perfetto, capace di ricompattare tutti sotto un’unica bandiera, quella della Roma. Diverse fonti riportano un Conte entusiasta di prendere in mano una sfida così ardua, un Conte galvanizzato dal ripartire da una piazza vogliosa di riscatto, con una società ambiziosa e con un programma serio. Per Antonio Conte non contano le barriere del tifo, non conta il passato. Lo disse lui stesso“Io sono un professionista. Se allenassi l’Inter, ma anche il Milan o la Roma, sarei il primo tifoso di questa”. Il vero tifoso romanista è consapevole di questo, e attende Conte all’orizzonte.

Tifoso giallorosso classe 2001 cresciuto nel mito di Totti e De Rossi. Roma-Barcellona era il giorno del mio compleanno.

One Comment

  1. Andrea Reply

    Complimenti per l’analisi, anche se sei così giovane sei molto preparato tatticamente e tecnicamente. Mi sembra un po’ tardiva la mossa Conte, se anche fosse così avanzata e poi si sacrificherebbe troppa parte del budget per un tecnico con una rosa non eccellente da quello che leggo in questo articolo. Per non parlare di petrachi, che mi sembra una cosa senza un filo logico. Purtroppo qui credo sia un problema di manico assente e oramai diventato pure presuntuoso….

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