Friedkin

Cosa cambia da Pallotta a Friedkin, rispetto al FFP

Questione di giorni (anche se formalmente ci vorranno mesi) e la Roma passerà da James Pallotta a Dan Friedkin. Operazione che ha subito acceso la fantasia dei tifosi giallorossi.

Dan Friedkin, con un patrimonio di oltre 4 miliardi di dollari, è uomo che può far sognare la tifoseria.

  Ipiù attenti, tuttavia, si staranno giustamente ponendo un interrogativo.

Il Fair Play Finanziario (FFP, dall’acronimo inglese) era tutta una scusa per fare plusvalenze ed intascarsi i ricavati delle vendite oppure anche il magnate texano dovrà fare i conti con il regime imposto dall’UEFA?

La risposta è, purtroppo, ovvia ed il fatto che Friedkin occupi il posto numero 504 tra gli uomini più ricchi del mondo, all’UEFA importa molto poco.

Ho sempre sostenuto che la Roma non ha mai avuto problemi di natura finanziaria, ma che gli stessi sono esclusivamente di bilancio.

La società di Pallotta è sempre costata più dei ricavi che generava e l’arrivo di una nuova proprietà, da questo punto di vista non può certo fare miracoli.

I conti dicono che nel bilancio della stagione 2018/2019 (cioè quella che è iniziata il 1 luglio 2018 e si è conclusa il 30 giugno 2019), la Roma, per pareggiare i costi (in realtà è stata anche in perdita di circa 24 milioni), ha dovuto realizzare plusvalenze per circa 130 milioni di Euro.

Per fare bene i conti bisogna aspettare la semestrale, di cui il nostro Romanista Razionale farà la consueta analisi, tuttavia si può già tracciare una stima approssimativa delle plusvalenze che saranno necessarie.

A bilancio mancheranno i 65,9 milioni arrivati dalla Champions, che saranno compensati da quelli che arriveranno dall’Europa League.

In un precedente articolo, ho parlato dei ricavi massimi che potrebbero arrivare dalla seconda competizione continentale.

In caso di vittoria (considerando di fare punteggio pieno nella fase a gironi, cosa che già non è avvenuta), la cifra era di circa 40 milioni.

Poiché i costi sono rimasti più o meno uguali, e nel bilancio non ci saranno nemmeno i bonus di Salah, Alisson, Rudiger e altri (pari a circa 15 milioni), la cifra da raggiungere supera i 160 milioni.

Qualcosa è stato già fatto e altro potrebbe arrivare dalle cessioni eventuali di Schick e Nzonzi (solo in termini di ammortamento risparmiato perché i riscatti fissati portano a piccolissime plusvalenze).

Friedkin

Resta tuttavia una cifra spaventosa che, a prescindere da Friedkin, Pallotta o gli sceicchi del Qatar, va generata.

Scritta così, suona come una doccia fredda, tuttavia vi invito a continuare a leggere perché abbiamo una speranza.

Cosa devono fare Dan e Ryan Friedkin per evitare di presentarsi al loro popolo con le cessioni di Zaniolo, Pellegrini e Mancini?

Le strade che mi vengono in mente sono 2.

La prima, che è la più fantasiosa, riguarda l’emulazione di Suning.

Si generano 150 milioni di nuove sponsorizzazioni, improbabili, che verranno pagate chissà quando e magicamente il fatturato di base sale dai 200 fino ai 350.

Poi si genera qualche mega plusvalenza con i giovani della Primavera e si fa un grande mercato, senza cedere nessuno.

Il problema è che Friedkin è americano come Pallotta e certi giochetti, oltre oceano, non sono visti di buon occhio.

Non è credibile che gli americani facciano 7una finanza così creativa.

Resta quindi la seconda strada, cioè utilizzare gli strumenti che l’UEFA mette a disposizione in situazioni particolari.

L’articolo 68 del regolamento del FFP prevede la possibilità che, qualora un club non soddisfi i requisiti del pareggio di bilancio, l’UEFA possa decidere di stipulare un “Settlement Agreement” con la società, cioè un accordo transattivo in cui si impongono delle restrizioni e si pretende il rientro secondo determinati parametri.

E’ già accaduto alla Roma nel 2015 e questa non è sicuramente la strada migliore; tale strada porterebbe infatti delle condizioni da rispettare, non in linea con la situazione economica del club.

Inoltre, l’articolo 57 comma 5, prevede il “Voluntary Agreement” (VA), cioè un accordo proposto dal club all’UEFA Club Financial Control Body, che prevede, a fronte di un preciso piano di rientro, la possibilità di portare i conti in ordine entro un determinato numero di esercizi.

È questa, dunque, la via che potrebbe salvare Friedkin da cessioni importanti.

Nell’Allegato XII del regolamento del FFP, sono spiegate le condizioni (riporto il testo in inglese ma successivamente, lo sintetizzo per chi ha difficoltà a capirlo).

  1. A club may apply to the UEFA Club Financial Control Body investigatory chamber to enter into a voluntary agreement with the aim of complying with the break-even requirement.


A club is eligible to apply to enter into a voluntary agreement if it:

i)  has been granted a valid licence to enter the UEFA club competitions by its national licensor but has not qualified for a UEFA club competition in the season that precedes the entry into force of the voluntary agreement; or 


ii)  has qualified for a UEFA club competition and fulfils the break-even requirement in the monitoring period that precedes the entry into force of the voluntary agreement; or

iii)  has been subject to a significant change in ownership and/or control within the 12 months preceding the application deadline. 


  1. The club must not have been party to a voluntary agreement (as defined in this annex) or subject to a disciplinary measure or settlement agreement (as foreseen in the Procedural rules governing the UEFA Club Financial Control Body) within the last three reporting periods. 

  2. A voluntary agreement can cover up to four reporting periods. 

  3. A voluntary agreement includes a structured set of obligations which are individually tailored to the situation of the club, break-even targets defined as annual and aggregate break-even results for each reporting period covered by the agreement, and any other obligations as agreed with the UEFA Club Financial Control Body investigatory chamber. 


Friedkin

Fondamentalmente, la Roma rispetta la condizione 2 ii) (qualificazione in una competizione UEFA e rispetto del FFP) e quella 2 iii) (Cambio di proprietà) e basta rispettarne una delle 3; la prima riguardava il caso in cui un club non si qualifichi per una competizione UEFA ma comunque abbia la licenza UEFA.

Il Settlement Agreement stipulato tra l’UEFA e la Roma è del 2015, quindi anche la condizione 3 è rispettata; si parla infatti di non aver stipulato Settlement o Voluntary Agreements negli ultimi 3 esercizi.

Il punto 4 dice che si può estendere il Voluntary Agreement fino a 4 esercizi.

Al punto 5 si stabilisce che il Voluntary Agreement debba includere un preciso piano di rientro; con obiettivi annuali che vadano poi di volta in volta rispettati.

In realtà se si legge tra le righe, lo si poteva fare anche senza il cambio di proprietà.

Tuttavia l’UEFA, vede di buon occhio soprattutto situazioni in cui vi siano importanti cambi di proprietà oppure innesto di nuovi soci.

La vera sfida di Dan e Ryan Friedikn sarà quindi quella di redigere un piano, verosimile e credibile; e che tale piano porti un aumento dei ricavi ed una riduzione dei costi.

Ci provò anche il Milan di Fassone, ma il piano fu rigettato perché oggettivamente troppo fantasioso.

La possibilità c’è e sono certo che il nuovo patron della Roma non se la farà sfuggire.

È però chiaro che, finché non vi sarà un sensibile aumento dei ricavi, la strada non potrà non essere quella già intrapresa da James Pallotta.

Tetto di ingaggi, giovani da valorizzare e costi contenuti.

Magari, grazie al Voluntary Agreement, si potrà mantenere una struttura di squadra, sempre a patto che la stessa non arrivi a costare eccessivamente.

Po, lo stadio, aprirebbe ovviamente altri scenari.

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