Cronaca di una morte annunciata

Per riassumere la partita contro il Genoa mi appello alla celebre opera di Gabriel Garcia Marquez, “Cronaca di una morte annunciata”. Un libro nel quale sin dal principio si comprende che il protagonista sarà assassinato, tutto ciò che il lettore deve apprendere è il quando, il come e il dove.

E allora il 5 maggio 2019, attorno alle 19:50, allo stadio Marassi di Genova, la Roma viene uccisa. Ma in fondo ogni tifoso giallorosso prima che l’arbitro Mazzoleni da Bergamo aprisse le danze, era già consapevole che la partita sarebbe finita con le mani nei capelli e l’espressione sconsolata. Era tutto troppo chiaro, troppo lampante e banale per non succedere di nuovo. Partite del genere possono essere considerate come un topos letterario della Roma, un evento così consueto e reiterato nel tempo che ormai ha perso il suo effetto sorpresa.

 

FATTORI

Quali erano le situazioni? Innanzitutto il campo, quel maledetto Marassi che negli anni ha ferito i giallorossi così tante volte da entrare di diritto nel taccuino delle “bestie nere”, assieme ad Atalanta (guarda caso), Cagliari e molte altre per cui non vale la pena riesumare ricordi dolorosi. Poi la stessa Atalanta, battendo la Lazio alle 15, si era portata a 4 lunghezze di distanza dai capitolini, che avrebbero per forza dovuto vincere per tenere il frenetico passo della Dea. Inoltre sabato sera l’Inter si era fermata al palo e l’occasione di portarsi a -2 sarebbe stata troppo ghiotta per essere vera. Per concludere la catena di fattori che hanno scritto la fine della Roma prima ancora che la partita fosse iniziata bisogna menzionare che l’avversario di turno era il Genoa, squadra in piena lotta per la salvezza. Facendo l’elementare gioco di unione dei puntini il disegno che viene fuori è quello della beffa.

La Roma inizia male, prosegue male e conclude ancora peggio. Il gol del vantaggio di El Shaarawy è stato figlio della casualità, ma sarebbe andato più che bene in una stagione in cui l’unico, triste, obiettivo è quello di salvare il salvabile e ottenere i tre punti senza chiedere nulla più. Una splendida rete a 8 minuti dalla fine più recupero (tenete bene a mente questa parte), che sapeva di speranza, di futuro e di gioia. Ma quello che rimane alla fine è solo amarezza.

ILLUSIONE, DELUSIONE

Una prestazione di basso livello, non che sia una novità, ma a onor del vero è sempre giusto dirlo: la squadra ha completato meno dribbling del Genoa, ha vinto meno contrasti, ha intercettato meno palloni, ha creato meno occasioni da rete e ha perso più palle. Statistiche che da sole non determinano il risultato ma che fanno da cornice a una mediocrità disarmante. Errori tecnici sia corali che individuali, un approccio alla partita sbagliato che si è tramutato in un’attitudine sbagliata in toto e una gestione tattica del match non proprio irreprensibile.

E così la rete di El Shaarawy, la numero 11 in campionato, che per 9 minuti è sembrata ribaltare il volere divino, è stata compensata al primo minuto di recupero da un quadruplo errore di Mirante che esce a metà, Fazio, Nzonzi ma soprattutto dell’indecoroso Schick, che non dà una mano al proprio attacco ma la porge all’attacco avversario. Allora sbuca Romero, la gira in rete e fa venir giù le tribune dello stadio.

Il rigore parato da Mirante

Che sarebbero potute crollare definitivamente quando all’ottavo minuto di recupero (vi avevo avvisati di tenere sott’occhio l’extra time) Mirante esce a valanga su Sanabria, costringendo Mazzoleni a indicare la via del rigore. Ma sul dischetto ci va lo stesso attaccante paraguaiano, che si porta ancora appresso le stimmate del suo passato in giallorosso, e tira centralmente, invitando Mirante a rimediare all’errore passato.

Alla fine è 1-1. Ed è una vera fine. Inequivocabile.

La Roma è stata uccisa, anzi si è uccisa con le sue stesse mani.

Ma che la Roma sarebbe morta lo si era capito già da qualche ora.

Bisognava solo capire quando, come e dove.

Sono uno studente di 17 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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