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Cuore o razionalità? Il tifo giallorosso si divide così

Tifare è uno stile di vita e noi Romanisti lo sappiamo bene. A Roma il calcio è tutto, passione ed amore verso la propria squadra del cuore rendono tutto più sereno e felice. C’è chi per la Roma sottrae tempo alla propria famiglia sapendo che in fondo, questa, è proprio rappresentata da quei calciatori che ne indossano casacche e colori.

Trasferte in giro per l’Italia e per l’Europa, sotto al vento e alla pioggia oppure rapiti da un caldo torrido ed asfissiante, tutto questo non conta. L’importante è esserci, sempre.

La Roma è quel qualcosa che, tramandato dai padri e dai nonni,  rimane sempre nel cuore nonostante i pochi trofei e le poche gioie che noi Romanisti siamo abituati a contare sul palmo di una mano.

Ad oggi il tifo si spacca tra chi tifa con il cuore ed il sentimento e chi usa la ragione. Partendo dal fatto che tutti i tifosi della Roma sono parte di una grande ed enorme famiglia, vorrei porre l’attenzione su ciò che ultimamente questa squadra e questa società ci ha portato a mostrare.

La dirigenza Americana ha molte pecche, quella più grande è soprattutto il fatto di non aver portato nessun trofeo nelle nostre bacheche.

Vincere un trofeo conta di più di un piazzamento costante in Champions League nel corso degli anni? Riuscire ad esultare come folli per la conquista di un titolo vale più di una semifinale di champions raggiunta?

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Il dibattito si apre costantemente perché, se c’è chi dice che un trofeo vale più di ogni altra cosa, c’è anche quel tifoso che dice che, conti alla mano, questa dirigenza sta facendo bene e ha salvato la Roma.

Per alcuni il presidente deve o perlomeno dovrebbe essere una figura di rappresentanza, presente allo stadio e vicino alla squadra mentre, per altri, ormai questo calcio prevede delle figure delegate appositamente per gestire e controllare la società togliendo così, di fatto, la figura dell’unico capo.

Credo, e parlo personalmente, che la razionalità nel tifo non serva a nulla ma questa, debba essere usata nella vita quotidiana davanti a cose ben più importanti.

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Credo che un Forza Roma possa esser detto sia da chi crede che sia meglio una qualificazione in Champions rispetto ad un trofeo o chi dice che questa dirigenza stia facendo, conti alla mano, molto bene a discapito di chi dice che la società Americana ha fatto solamente disastri da quando è arrivata qui nella capitale.

La Roma può essere razionalità? Il calcio può essere fonte di dibattito solo davanti a numeri e fatturati?

Io resto, come detto in precedenza, del parere che il calcio non potrà mai essere solo un numero costante perché, qualora fosse tale, in base a tutti i soldi spesi dalla società fino ad oggi ( se fossero stati investiti bene ) avrebbero portato quantomeno un paio di trofei.

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Resto dell’idea che i soldi siano stati investiti malamente e che serva necessariamente un presidente presente allo stadio, che segua la Roma, che entri a Trigoria ogni mattina e che possa vedere con i suoi occhi ciò che succede.

James Pallotta non è niente di tutto ciò, e assumendomi la responsabilità di ciò che dico, lo considero uno dei mali di questa Roma, se non il male peggiore.

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Credo che persone come Totti e De Rossi siano state trattate malissimo come considero la cessione di Nainggolan una delle più assurde operazioni mai fatte dal direttore Monchi che cedette senza pensarci un attimo un idolo come il Ninja. (Non potevamo sapere dell’esplosione improvvisa di Zaniolo ma, per come la vedo io, Nainggolan sarebbe dovuto rimanere a vita).

Alcuni tifosi si stupiscono del fatto che quasi tutto lo stadio lo abbia applaudito e si sia alzato domenica scorsa in occasione del suo ritorno all’Olimpico.

Sono del parere che calciatori così sarà difficile rivederli e, allo stesso modo, reputo importantissimo quel senso di riconoscenza verso coloro i quali per la nostra maglia hanno sudato e mostrato amore. Sempre. Ovunque.  Nainggolan come Strootman, Totti come De Rossi.

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Ultimamente le scelte di Totti fanno discutere, la scelta di iniziare una serie Tv, il fatto che stia troppo sotto la luce dei rilfettori. Io credo che un calciatore al quale la società Roma ha chiuso le porte in faccia debba poter fare ciò che vuole. Illuminare in campo con le varie rappresentative, giocare a Padel, fare gli spot pubblcitari. Lunga vita a Totti.

Tengo a precisare e ricordare che il calcio non sarà mai un numero, non sarà mai quell’app che ti dice quello che succede dirante il mercato e soprattutto il calcio non è solo e soltanto business e programmi. Il calcio è passione, amore, quella sana follia che ti porta a pensare costantemente ad uno sport che, in fin dei conti, è la nostra vita.

Ognuno ha la sua idea e il suo modo di tifare, nessuno è sbagliato. Possono esserci una marea di sfaccettature e divisioni ma, in fin dei conti, conta solamente avere nel cuore la Roma.

Voi siete più razionali o agite di cuore?

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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