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Da Luis Enrique a Fonseca, tutti i mister della gestione americana

La Roma americana, dal 2011 ad oggi, ha avuto molti allenatori ma, purtroppo, in bacheca non figura ancora alcun trofeo. Di soddisfazioni ce ne sono state tante, come sono state molte le delusioni. Torniamo indietro nel tempo rivivendo le esperienze dei mister che si sono susseguiti dall’avvento della nuova proprietà fino ad oggi.

Il primo allenatore scelto dall’allora presidente Di Benedetto fu Luis Enrique, nella stagione 2011-2012. Il suo credo calcistico sembrava sposarsi perfettamente con l’idea di calcio della nuova proprietà che decise di affidargli la panchina giallorossa. Così si presentò l’ex Barcellona appena arrivato a Trigoria:

“Avremo un cambio di identità vero e proprio: amo il gioco d’attacco, con gente di qualità. Abbiamo bisogno di fiducia, vedremo tra un anno quali saranno stati gli sviluppi, anche se nel calcio non c’è memoria e dipende tutto dai risultati.”

Purtroppo i risultati non furono dalla sua parte, tant’è che chiuse la sua unica annata al settimo posto in A, uscendo nei playoff di Europa League contro lo Slovan Bratislava. Rimane il ricordo di un allenatore serio e sempre sorridente, nonostante la sua avventura fallimentare a Roma tutti i tifosi lo ricordano con grande affetto.

42 partite: 17 vittorie, 9 pareggi e 16 sconfitte.

(Tutta la redazione di FebbreDaRoma manda ad un uomo vero, come è Luis, le più sentite condoglianze per la prematura scomparse della sua piccola bambina.)

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L’estate del 2012 vide l’arrivo di Zdenek Zeman sulla panchina della Roma. Il suo ritorno venne accolto con grande entusiasmo dalla piazza che andò festante a Trigoria per accoglierlo. Il mister, tornato alla ribalta grazie alla promozione in serie A del suo Pescara nella stagione precedente, si presentò carico di entusiasmo. “Ringrazio la società, sono qui per fare calcio e per fare qualcosa d’importante con la Roma”

Purtroppo anche Zemanlandia fallì. Fatali, oltre a risultati altalenanti, furono anche i pessimi rapporti con alcuni calciatori, De Rossi ed Osvaldo su tutti. Venne esonerato alla 23^ giornata del campionato.

26 partite: 13 vittorie, 9 sconfitte e 4 pari.

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Al suo posto subentrò Aurelio Andreazzoli che accompagnò la squadra fino alla fine del campionato. Chiuderà al sesto posto con 9 vittorie in 17 partite. Il nome di questo allenatore viene associato, come normale che sia, alla terribile sconfitta in finale di coppa Italia contro la Lazio.

Il finale della stagione precedente aveva lacerato il cuore di tutti, sia dei tifosi che della dirigenza. La Roma doveva rinascere, in tutto e per tutto. Venne scelto come mister, per la stagione 2013-2014 , Rudi Garcia. Il francese nel 2011 portò il Lille alla storica doppietta in patria vincendo campionato e Coppa di Francia. Arrivò a Trigoria consapevole del clima incandescente e, come non iniziare a farsi amare dai suoi nuovi tifosi, già imbestialiti, dicendo: chi contesta è della Lazio?.

Questo il suo primo messaggio alla tifoseria. Infatti, sin da subito, chiese vicinanza ed amore per questi colori. Durante la conferenza stampa di presenzazione disse: “La cosa più importante non è essere la prima scelta della squadra, ma essere l’allenatore di quella squadra ed imporsi con la medesima”. Aveva perfettamente ragione.

Dieci vittorie nelle prime dieci partite di campionato, una marcia inarrestabile. Una squadra coesa e pronta a tutto pur di seguire il proprio comandante. Il suo primo anno alla Roma si chiuse con un secondo posto alle spalle di una Juventus inarrestabile che chiuse da campione d’Italia con 102 punti.

Anche la stagione successiva si confermò un ottimo allenatore portando la Roma ancora una volta a chiudere al secondo posto mentre, nella terza stagione, qualcosa si ruppe. Il gruppo non sembrava più seguirlo e i risultati per lunghi periodi furono negativi ed il gioco totalmente assente.

Venne esonerato alla 19a giornata di campionato della stagione 2015-2016.

118 partite: 61 vittorie, 35 pari e 22 sconfitte.

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Un altro ritorno a Roma, questa volta toccò a Luciano Spalletti prendere la Roma in corsa, subentrando a Garcia, per riuscire nel disperato tentativo di portare la  squadra in Champions. Al suo arrivo, con la Roma quinta in classifica, e moralmente a pezzi, dichiarò: I giocatori non hanno alibi, abbiamo solo una strada: quella di vincere subito. Cosi avvenne.

Il Toscano di Certaldo riuscì in questa impresa riuscendo nelle ultime 17 partite a vincerne 14 e pareggiandone 3 mettendo nel suo personale score la media punti più alta dell’era Pallotta.

La stagione seguente venne caratterizzata dal rapporto conflittuale con il capitano Francesco Totti ma, al tempo stesso, quella Roma continuava a vincere giocando un ottimo calcio. Chiuse la sua avventura nuovamente portando la Roma al secondo posto per poi decidere di lasciare la società a fine stagione per accasarsi a Milano, sponda Inter.

75 partite: 50 vittorie, 11 pareggi, 14 sconfitte

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Ex giallorosso, ex campione d’Italia e beneamino dei tifosi. La società decise di puntare su lui, per la stagione seguente, come come successore di Spalletti. Eusebio Di Francesco si presentò con idee chiare e voce tremante, la sua emozione era palese ma i suoi occhi, così piccoli quanto arguti, lasciavano presagire tante belle cose.

Il mister portò la Roma al terzo posto in campionato e ad una semifinale di Champions, dopo aver battuto in casa, nella gara di ritorno, nei quarti di finale, il Barcellona per 3a0. Chiuderà al terzo posto la stagione compiendo una delle più clamorose imprese della storia della Roma in ambito europeo.

Nella stagione successiva, causa anche la campagna acquisti non propriamente idonea al suo credo di gioco, non ottenne i risultati sperati e venne esonerato il 7 marzo del 2019, dopo la sonora sconfitta nel derby capitolino e l’uscita negli ottavi di finale di champions per mano del Porto.

87 partite: 46 vittorie, 18 pareggi, 23 sconfitte

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Chi al posto di mister Di Francesco? La scelta, questa volta, la prese Totti che volle un altro ritorno sulla panchina giallorossa. Decise di richiamare alla base Claudio Ranieri per cercare di conquistare un posto in Champions che sembrava ormai esser perso. L’ambiente giallorosso accolse il mister con entusiasmo con la consapevolezza che, uno come lui, poteva far capire realmente ai calciatori cosa potesse significare giocare con la maglia giallorossa addosso.

Il mister, durante la sua conferenza di presentazione, con un sorriso stupendo disse: “Sono felice di essere tornato a casa. Quando la Roma ti chiama è impossibile dirle di no”.

Claudio mise anima e cuore per risollevare la squadra, il tempo era poco come poche erano le speranze di riuscita di un vero e proprio miracolo sportivo. La Roma fino all’ultimo lottò ma, purtroppo, il lieto fine questa volta non arrivò. Addio qualificazione e addio ad un mister che, per Roma, sarà sempre amore puro.

12 partite: 6 vittorie, 4 pareggi, 2 sconfitte.

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Oggi mister Fonseca è chiamato a far cancellare dalla mente dei tifosi l’ultima stagione vissuta come un eterno film horror. Il direttore sportivo Petrachi ha assemblato una squadra scegliendo i giocatori più congeniali al gioco del mister che, come vuole il suo credo calcistico, ama giocare all’attacco. Senza paura. Senza timore.

“Sono molto felice e orgoglioso di lavorare in questa grande squadra e in questa città meravigliosa. Sto studiando per imparare l’italiano il prima possibile. Sono motivato per costruire una squadra ambiziosa che renda orgogliosi i nostri tifosiAll’Olimpico ho respirato una grande atmosfera, che spinse la Roma alla vittoria. Farò il possibile per motivare i tifosi a creare un ambiente trascinante“.

Che questa stagione sia ricca di soddisfazioni perchè meritiamo di averle.

In bocca al lupo mister!

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Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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