Daniele De Rossi e quel Roma-Inter

2010: in Sudafrica, a giugno, si tengono i primi Mondiali di calcio africani e la colonna sonora, “Waka Waka” di Shakira, diverrà la più ascoltata nelle spiagge e nelle radio; l’Apple lancia il primo modello di iPad; a Dubai, viene completata la costruzione dell’edificio più alto del mondo, il Burj Khalifa; All’Aja, la Corte Internazionale riconosce l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia.

Il 2010 è anche l’anno in cui una squadra italiana completa per la prima volta il Triplete, centrando contemporaneamente la vittoria del campionato e della coppa nazionale, nonché della Champions League: si tratta dell’Inter guidata da José Mourinho.

A contendere campionato e Coppa Italia è la sorprendente Roma di Claudio Ranieri: dopo il sesto posto dell’anno precedente e due sconfitte nelle prime due giornate, Luciano Spalletti rassegna le dimissioni e chiude la propria avventura in giallorosso, con due coppe nazionali e una Supercoppa in bacheca (gli ultimi trofei della Roma, tra le altre cose).

Dopo un avvio complesso, gli uomini di Ranieri, guidati dalla leadership di Francesco TottiDaniele De Rossi si rifanno sotto l’Inter e arrivano allo scontro del 27 marzo a pochi punti di distanza dai nerazzurri.

Il sorpasso si concretizzerà qualche giornata dopo e sull’epilogo della stagione, beh, meglio glissare e mandare i sentiti ringraziamenti a Marco Storari Giampaolo Pazzini.

Nella settimana dell’addio di Daniele, il mio ricordo personale non può che andare a quella partita per tutta una serie di motivi: l’importanza della posta in palio, la forza dell’avversario, un Olimpico stracolmo e ribollente di passione ma soprattutto, il fatto che quel Roma-Inter sia stata la mia prima partita vista dal vivo.

Per un tifoso “fuorisede” fino ai propri diciott’anni, la Roma sino a quel momento significava occupare due ore la domenica pomeriggio e andare a scuola in territorio “nemico”: Daniele, come altre volte nella propria carriera, aveva preso su di sé il peso di quell’appuntamento e aveva realizzato il gol del vantaggio, esultando esattamente come ogni singolo tifoso stava facendo in quel momento.

Mancherà tanto, Daniele: se Francesco è stato il leader tecnico di questi anni, il 16 ha incarnato, tanto nel bene quanto nel male, l’anima del tifoso in mezzo al campo. Roma-Parma sarà l’occasione giusta per tributargli il giusto rispetto per quanto dato in questi anni: singolare che, a chiudere il cerchio della carriera di De Rossi alla Roma sarà la stessa partita che valse lo scudetto nel 2001.

D’altronde, un grande Romanista come Valerio Mastandrea lo ha detto: Daniele, oltre a essere il nostro vanto, è il nostro scudetto perenne da sventolare per le vie della città.

 

Nato a Foggia il 13/09/1994. Vivo a Roma da quattro anni, studio Giurisprudenza alla LUISS. Romanista da sempre, amante del calcio in generale.

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