Delusione, rimpianti, errori: che confusione

Così è dura. Analizzare una partita in modo oggettivo dopo tutto quello che è successo diventa complicato. Per descrivere tutto ciò che è successo al di fuori delle dinamiche di gioco, della tattica e delle strategie basta l’immagine finale. Ovvero quella di Fonseca, uno degli allenatori più composti ed eleganti di questo campionato, che corre inveendo verso l’arbitro, compiendo un gesto poco nobile che non gli si addice. Un errore del mister, senza dubbio, nato però da una direzione della gara che ha portato all’isteria.

Un’altra prova sono state le parole nel dopo partita di Gianluca Petrachi, direttore sportivo della Roma, che ha parlato dell’arbitraggio così:

“Siamo molto, molto amareggiati, non è da questa settimana che riceviamo dei torti, è un dato di fatto. Alla Roma manca più di qualche rigore. Sembra che io o la Roma siamo diventati matti a pensare che qualcosa ci sia andato storto dal punto di vista arbitrale. L’atteggiamento dell’arbitro è stato indisponente oggi, ha creato nervosismo in una partita tranquilla. Diawara prende nettamente il pallone e l’arbitro dà punizione dal limite, guardate le immagini (dall’azione è nato il rigore del Cagliari, n.d.r.). A proposito dell’episodio del gol finale, con tutto il rispetto di Maran che è normale che debba dire che una spinta c’è stata, ma tutti sappiamo che è il gioco del calcio, non è teatro. Kalinic ha rubato il tempo, tant’è che Pisacane rimane in piedi, è Olsen che gli va addosso.”

Parole più o meno condivisibili, pronunciate con toni accesi, che evidenziano però un fattor comune a tutti i tifosi della Roma che hanno visto la partita: la direzione non è stata corretta nella sua interezza, al di là del singolo episodio.
Ogni discorso che si fa sulla partita va fatto tenendo conto sia dell’arbitraggio sciagurato che dell’epidemia degli infortuni che ha decimato la Roma( il menisco di Diawara l’ultimo caso) e che ha costretto Fonseca a pescare dalla panchina giocatori come Antonucci e Santon. Con tutto il rispetto per i due ragazzi, il materiale umano a disposizione contro il Cagliari era davvero ridotto all’osso.

PAROLA AL CAMPO

Stendiamo un velo (im)pietoso sull’arbitro e analizziamo il più lucidamente possibile la partita tra Roma e Cagliari. Il risultato finale di 1-1 sembra andare nettamente stretto agli uomini di Fonseca, che hanno fatto la partita, specialmente nel secondo tempo nel quale i sardi non hanno mai tirato fuori la testa dalla propria area di rigore.
Di certo c’è stata una gran confusione che ha caratterizzato tutta la partita. Molti falli, tanto fisico utilizzato da entrambe le formazioni e poca qualità, come dimostra il dato dei soli 9 dribbling completati dalla Roma e 6 dal Cagliari.

La posizione media della partita di domenica: solo due giocatori del cagliari oltre la propria linea di metà campo. Fonte: Whoscored

La posizione media delle due squadre in campo la dice lunga su come sono andate le cose. Nel primo tempo i sardi hanno retto bene dietro e sono stati bravi in un paio di situazioni a ripartire arrivando dalle parti di Pau Lopez, che ha fatto una sola parata in tutta la partita, a fronte degli appena 2 tiri fatti dal Cagliari. Tutto il resto è stato baricentro basso, tanti falli – di cui uno ha di fatto rotto il menisco a Diawara e molti altri non sono stati notati dall’arbitro Massa – e la speranza che la Roma non colpisse. Ed è esattamente ciò che è successo.
La partita, arbitro a parte, è stata caratterizzata da due facce: la Roma che ha dominato è la prima; la Roma che non ha mai fatto centro, se non grazie all’autogol di Ceppitelli, è l’altra.

Analizzando il primo dei due aspetti, il dominio della Roma è incontrovertibile: 67% di possesso palla; 21 tiri contro gli 8 avversari, di cui 6 in porta che hanno portato a 8 occasioni da rete; 84% di precisione dei passaggi; 13 passaggi chiave a 4; 33 duelli aerei vinti, il Cagliari appena 19; 14 passaggi intercettati a 9 e 71% dei contrasti riusciti. Per concludere, il baricentro medio dei giallorossi nel primo tempo è stato di 54,32 metri, nel secondo tempo addirittura 62,96.
Statistiche che fanno luce sulla prestazione convincente della Roma ma che rendono ancora più grande l’ombra del risultato finale.

POLVERI BAGNATE

Il vero problema ora inizia ad essere la fase offensiva. Dopo un inizio scoppiettante con una media di 3 reti a partita per i primi 4 match, nelle seguenti 5 partite la Roma ha segnato solo 5 volte, tenendo una media di una rete ogni 90 minuti. Dati davvero troppo bassi, specie se si pensa che se non segna Dzeko, sinora a 6 gol tra campionato ed Europa League, gli altri giocatori d’attacco difficilmente trovano la rete.

Ed è un peccato, perché dietro qualcosa inizia a sistemarsi. Smalling e Mancini sembrano la coppia perfetta per adempiere alle richieste di mister Fonseca e alle necessità della squadra. Contro il Cagliari gli expected goals subiti sono 1,03, cui lo 0,76 è caratterizzato dal calcio di rigore. Oltre l’occasione del gol perciò, la Roma non ha concesso quasi nient’altro.

Ma davanti si segna poco, sia per imprecisione nelle singole azioni che per costruzione di occasioni sempre poco nitide e pulite, con i tiri che vengono spesso forzati e scoccati da posizioni poco favorevoli.

I dubbi restano molti, le delusioni ancora di più e la pausa delle nazionali servirà sicuramente alla Roma per schiarirsi le idee.
Perfezionare il gioco, recuperare qualche infortunato e rigenerare le energie, sia fisiche che mentali, in vista di un ritorno in che sarà decisivo.
Per ora però c’è solo tanto amaro in bocca.
E una sensazione di giustizia che non ci toglierà mai nessuno.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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