Eusebio Di Francesco

Di Francesco l’integralista ed altri luoghi comuni

Data Astrale 95220.7 (22/03/2018 15:00)

“Come sistema di gioco ho quasi sempre giocato con il 4-3-3. Preferisco la difesa a quattro, quella a tre l’ho adottata solo per necessità. Per poter crescere, ogni allenatore deve saper trasmettere la propria filosofia e il modo di allenare. Per me la difesa a quattro è alla base di questa Roma”

Eusebio Di Francesco, abruzzese di Pescara, si è presentato così a Giugno, una dichiarazione semplice, se vogliamo banale, che però a molti è suonata come un campanello d’allarme forse perché scottati dalla brutta esperienza vissuta con Zeman, forse perché il giovane DiFra non dava quelle garanzie di polso che la gente ricercava  nel nuovo allenatore; fatto sta che da lì in poi si sono scatenati una serie di polemiche spaventose basate essenzialmente su due capisaldi:

  1. Di Francesco è un integralista fa solo 4-3-3 e non cambia mai modulo
  2. Gioca con la difesa altissima e prende un sacco di gol

Non ho ancora capito se il secondo è un postulato del primo o vive di vita propria però credo sia necessario chiarire alcuni concetti che ritengo essenziali per analizzare il calcio moderno.

Il 4-3-3 nel calcio moderno

Al giorno d’oggi dire che una squadra gioca con il 4-3-3 è dire molto poco, le interpretazioni di questo schema sono molteplici e profondamente diverse tra di loro, due esempi possono aiutare: Zeman e Luis Enrique; entrambi giocano con il 4-3-3 (o meglio hanno adottato questo modulo nella maggioranza dei casi) eppure il gioco dei due è quanto di più lontano si possa immaginare. Mentre il 4-3-3 del boemo prevede una verticalità immediata quella di L. Enrique, di scuola Barcelonista, prevede un possesso palla financo sfiancante volto a muovere la difesa avversaria con l’utilizzo della Salida Lavolpiana (il centrale di centrocampo che scende in mezzo a quelli di difesa per favorire la risalita del pallone attraverso la superiorità numerica così acquisita); la domanda allora è: che tipo di 4-3-3 fa Di Francesco?

Salida Lavolpiana

Movimenti della Salida Lavolpiana

Abbiamo visto quelli che potremo definire gli “estremi” vediamo ora come il mister giallorosso intende il suo 4-3-3. I suoi mantra sono: pressing alto e recupero del pallone, il suo gioco è verticale ma non disdegna il possesso del pallone per controllare, quando possibile, il ritmo della partita.

La sua Roma è “diversa” dal suo Sassuolo, in questo  si vede tanta adattabilità ad adeguarsi alle esigenze ed alle caratteristiche dei calciatori (l’esatto contrario di ciò che farebbe un integralista), ma andiamo con ordine:
la Roma dispone di un centrocampo molto fisico ma con evidenti carenze tecniche, Strootman, Nainggolan e De Rossi sono eccellenti nel recupero palla, soprattutto nell’occupare e anticipare le linee di passaggio, ma difettano nei passaggi lunghi; così i “registi” della squadra di Di Francesco (come si può ben vedere dai flussi di passaggio) sono Fazio, Kolarov e Dzeko (che funge da regista offensivo).

La Roma è risultata spesso asfittica offensivamente perché ormai quasi tutti, soprattutto le piccole, la affrontano rilanciando lungo senza giocare la palla da dietro; in questo modo impediscono il pressing alto e costringono la Roma a costruire dal basso che è la cosa che sa fare peggio.

Questo rilancio lungo “sistematico” se da una parte ci sfavorisce nella costruzione dall’altra rende la vita facile alla difesa, anche qui con grande senso dell’adattamento Di Francesco ha esaltato le doti posizionali e fisiche di Fazio (che secondo alcuni mai avrebbe potuto giocare con Di Francesco) non esponendolo ad 1vs1 che per un marcantonio come lui sarebbero pericolosi, così facendo è caduta anche la convinzione che con Di Francesco avremmo preso valanghe di gol.

Non mi dilungo sulla parte prettamente tattica (altri autori in questo sito lo fanno meglio e più approfonditamente di me) mi interessava solo dimostrare come una delle accuse fatte a Di Francesco, cioè l’integralismo tattico, sia non solo senza fondamento ma basato su un numerello (433) che di per se non vuol dire nulla.
Durante la stagione è stato anche provato il ‘famigerato’ 4-2-3-1 che non è altro che un 4-3-3 con il triangolo di centrocampo rovesciato, durante la singola partita si è fatta anche la difesa a 3 (che Di Francesco gradisce poco) e un poco proficuo 4-2-4 ‘Allegriano’ in situazioni disperate, ma su questo ci torneremo.

Ha poco polso (aka “i senatori non lo seguono”)

Altra critica piuttosto dura che gli è stata rivolta è quella di avere poco polso con la squadra, molti pronosticarono per lui un destino alla Zeman, spogliatoio che non digerisce le sue scelte e si rivolta.

Tale previsione è uscita fuori in entrambi i periodi di crisi della squadra sia in quella di inizio stagione sia in quella a cavallo dell’anno nuovo; in realtà i risultati successivi e il modo in cui hanno reagito i giallorossi hanno dimostrato che lo spogliatoio è tutt’altro che contro di lui, in particolare mi hanno colpito le parole di Alisson che in una recente intervista ha dichiarato: Di Francesco è un uomo intelligente e ha molta voglia di vincere, come me. È una virtù che mi piace, sono contento che il nostro capo sia quello che vuole vincere più di tutti”, questa frase dice tutto, lo spogliato riconosce in Di Francesco il capo e il trascinatore del gruppo, quello che vuole vincere più di tutti.

Anche la gestione dei casi Nainggolan e Peres è stata esemplare, il tecnico, finalmente supportato dalla società (in altri casi c’è stato troppo lassismo) ha punito con severità comportamenti che, seppur tenuti lontani da Trigoria o dal campo di gioco, hanno leso l’immagine della Roma e della professionalità di società e squadra.

La Roma non è il Sassuolo

Che la Roma non sia il Sassuolo è senz’altro vero, pressioni ed esigenze societarie sono diverse ma sostenere che un allenatore non sia in grado di sostenerle ancor prima di iniziare è quantomeno “particolare”, con lo stesso principio Sacchi non avrebbe dovuto allenare il Milan, Allegri lo stesso, per non parlare di Sarri che è arrivato al Napoli dopo anni e anni di assoluto anonimato in serie inferiori.

Una dote che possiamo riconoscergli, senza timore di smentita, è quella di saper utilizzare tutta la rosa a disposizione; fatto un 11 “ideale” con i giocatori cosiddetti “titolari” si nota come tra le grandi solo la Juve (che ha obiettivamente una rosa più lunga) giri la squadra più della Roma; prendendo il dato senza considerare il portiere (lo escludo dal contesto turnover) nelle partite di campionato i titolari hanno giocato per la Juve il 65,9% dei minuti, per la Roma il 73,4%, per la Lazio il 79,1% e per il Napoli addirittura l’83%

Minutaggio titolari

Minutaggio dei titolari rispetto al totale (nota nella Roma c’è Pellegrini perché in campionato ha più minuti di De Rossi)

Questo significa che è in grado di gestire una rosa lunga, non sfianca nessun giocatore (come fece colpevolmente Spalletti nella scorsa stagione), tiene tutto il gruppo sulla corda e pronto a giocare, una dote da grande allenatore.

Difetti?

Quanto descritto non significa che ci troviamo di fronte all’allenatore perfetto, come il resto della squadra deve crescere e maturare, soprattutto in alcune occasioni di “crisi” ha dato l’idea di non sapere quali pesci pigliare; l’inserimento di attaccanti a casaccio per avere più peso offensivo è una cosa che preferirei non rivedere, anche quando le cose vanno male.

In generale la lettura della partita in corso risulta deficitaria, tende a fare dei cambi “automatici” come se fossero decisi prima a tavolino, un esempio su tutti è la sconfitta all’Olimpico contro la Samp quando sullo 0-0 con la squadra in pressione e padrona del campo toglie i due migliori (Under e Pellegrini) alleggerendo la pressione sui blucerchiati che poi nel finale troveranno il gol della vittoria.

Conclusioni

La società ad inizio anno gli aveva chiesto la qualificazione alla Champions League e l’inizio di un progetto di squadra; anche considerando il nuovo DS era inevitabile un periodo di transizione; resto dell’opinione che se dovesse centrare il terzo (o quarto) posto meriterebbe la conferma anche considerando l’eccellente Champions disputata, la Roma non raggiungeva i quarti di finale da ben 10 anni, sicuramente parte del merito gli va dato.

La speranza è quella di vedere un mercato più adatto alle sue esigenze, la Roma ha assoluto bisogno di un uomo di qualità in mezzo al campo, uno che detti tempi e ritmo della partita; un giocatore che manca ormai da due stagioni dopo gli addii di Pjanic e Keita

Lunga Vita e Prosperità

Nato su Vulcano, arrivato sulla Terra, innamorato della Roma. Cerco di analizzarla con Logica e Razionalità. Accetto discussioni solo se frutto di ragionamento. Lunga Vita e Prosperità.

2 Comments

  1. Luciano Reply

    Ottima analisi che condivido. Unico dubbio la scelta dell’11 titolare nella quale hai tenuto fuori De Rossi.
    DiFra sin dall’inizio ha sostenuto l’importanza di De Rossi e del suo ruolo nel gioco della Roma.
    Strootman, Radja e Pellegrini mi sembrano disponibili per due maglie. Per cui terrei fuori dai titolari uno dei 3 (pellegrini) e metterei DDR che per giunta é il capitano. (e rifarei il calcolo 🙂 )

    1. Romanista Razionale Post author Reply

      Come scritto nell’articolo ho inserito Pellegrini solo perché, in campionato, ha più minuti di De Rossi, inserendo De Rossi al suo posto la percentuale cambia di pochissimo (si tratta di pochi minuti credimi); è solo per non falsare la statistica inserendo gli 11 con il maggior numero di minuti in campionato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *