Dzeko e Pellegrini: vivere in simbiosi

Lo capisci in un attimo. È una questione di sguardi. Di parole non pronunciate e di gesti nascosti. Di occhiate fugaci e di pensieri che combaciano. Per capire il ponte che lega Edin Dzeko e Lorenzo Pellegrini basta osservare. Limitarsi ad affacciarsi alla finestra mentre loro dipingono, inventano, creano e plasmano la partita secondo lo spartito che i loro piedi scelgono di interpretare. E la sinfonia che viene fuori è sempre quella che vede la Roma segnare ed esultare e abbracciarsi e gioire. Sono loro l’anima della squadra. Una squadra che ha un’ossatura definita e assodata la cui spina dorsale è rappresentata da loro, che insieme dominano fisicamente e mentalmente la squadra avversaria.

Lo capisci in un attimo. Da come si guardano e da come comunicano pur senza aprire la bocca con movimenti dei loro corpi. Da come indirizzano e da come flettono i muscoli. Da come corrono e da come respirano. Insomma, Dzeko e Pellegrini vivono in simbiosi. E se in biologia si intende il modo di convivenza che intercorre tra organismi di natura diversa, calcisticamente in questo caso parliamo di due organismi della stessa natura, quella dell’alta borghesia del calcio, che convivono e combaciano alla perfezione.

L’ABBRACCIO

E l’abbraccio da spot pubblicitario sull’amicizia e la fratellanza che si sono dati i due dopo il gol dell’1-3 firmato Pellegrini su assist di Dzeko contro la Fiorentina, è il timbro in ceralacca su una relazione che attraversa il campo di gioco, le partite, il calcio e approda in una sfera umana profonda in cui il pallone è solo la superficie. Per questo non è un caso vedere l’esultanza prolungata tra i due dopo un gol. In particolar modo quel terzo gol contro i viola non è stato un gol generico, sia per motivi strettamente legati all’economia della partita, sia per il valore simbolico che ha per Pellegrini. Il numero 7 è tornato a gonfiare la rete avversaria dopo che l’ultima volta era stata a Frosinone lo scorso 23 febbraio, in un 3-2 per la Roma acciuffato in extremis proprio da Dzeko al 95′.

Perciò il destro a giro da fuori area che ha trafitto Dragowski è stata la beatificazione di una prima parte di stagione da giocatore di prim’ordine. E se non fosse stato per il lungo infortunio al piede, i numeri e le giocate sarebbe state ancora più strabordanti.
Però il gol di venerdì ha riempito da solo il bicchiere, che se prima era già totalmente pieno ora è stato sostituito da un’intera vasca, che stenta a contenere l’essenza di Pellegrini. E come poteva arrivare il gol se non a braccetto con Dzeko?

Semplicemente impossibile, verrebbe da dire. E infatti dopo aver ricevuto palla da un morbido tocco d’esterno destro di Florenzi, il numero 7 si è girato, ha toccato 7 volte il pallone con il piede destro guadagnando 30 metri; poi con l’ottavo tocco, stavolta di sinistro, ha mandato Badelj e Milenkovic in confusione, mentre Dzeko non aspettava altro che quel suggerimento. Il bosniaco ha controllato, ha aspettato che Pezzella uscisse dalla posizione per intervenire e mentre ciò accadeva Pellegrini si spostava di qualche passo a destra e a sinistra, posizionandosi esattamente in mezzo a tutti i difensori fiorentini, come se avesse già visto quell’azione dall’alto. E quando poi Dzeko gli ha servito il pallone sul piede destro, non ha dovuto far altro che assecondare il proprio destino e far vincere la Roma. E c’è stata l’esultanza, la gioia, il sorriso. L’abbraccio.

INSIEME È MEGLIO

Il riscontro della perfetta intesa dei due giocatori, oltre che nelle immagini e nella retorica, sta nei numeri. Analizzando le partite giocate da Pellegrini e Dzeko insieme, il risultato finale è quasi sempre positivo. Al contrario, quando uno dei due manca, l’altro soffre. In particolar modo l’equazione non dà il risultato sperato quando il romano non è in campo: senza le invenzioni e il suo modo di giocare, Dzeko soffre. Sia a livello realizzativo che di dialogo con la squadra. In tal senso è evidente il rapporto tra il numero 9 e la via del gol con e senza Pellegrini: quando c’è “Lollo”, Edin produce in media 0,75 expected goals a partita, senza calcolare il derby quando la Roma ha subito per tutta la partita. Senza di lui, invece, il numero crolla a 0,36 ogni 90 minuti. Un dato che evidenzia come i movimenti, i pensieri e le giocate di Pellegrini abbiano un peso specifico nella Roma che non è fine a se stesso, ma che coinvolge la squadra nella sua interezza.

Pellegrini celebra il compleanno di Dzeko sui social. La loro intesa non è solo sul campo.

Difatti, dei 10 gol stagionali di Dzeko, 7 sono arrivati quando Pellegrini era in campo. Allargando lo sguardo e analizzando tutte le partite giocate dai due giocatori assieme, è evidente come in ogni circostanza siano influenti. Solo nel derby d’andata i due non sono entrati nel tabellino quando erano in campo insieme. Nella partita contro il Genoa Dzeko ha fatto gol più assist; contro il Sassuolo ancora gol di Dzeko con 3 assist di Pellegrini; in casa contro l’Istanbul il bosniaco ha fatto un passaggio vincente mentre a Bologna la Roma ha vinto all’ultimo grazie a un gol di Dzeko su assist di Pellegrini. Poi contro il Brescia c’è stata la rete del numero 9 e un assist di Pellegrini per Smalling e ancora meglio è andata a Istanbul, con il gol di Dzeko e due assist del 7. Ancora un ultimo passaggio di Lorenzo contro il Verona e il suo tiro che ha scatenato l’autogol di Tomovic contro la Spal. Infine il gol più due assist di Dzeko contro la Fiorentina, di cui uno per il gol di Pellegrini.

ETERNA INTESA

E questa loro inossidabile intesa può essere vista anche quando non interagiscono direttamente tra di loro. Sempre in Fiorentina-Roma, la rete dell’1-0 è di Dzeko, su assist di Zaniolo, ma tre quarti del gol è di Pellegrini.

L’ex Sassuolo fa sparire il pallone dalla portata di 4 giocatori Viola prima con un tacco e poi con un filtrante per Zaniolo, che con un bel gesto atletico la rimette dentro per Dzeko. Dal canto suo, il numero 9 al momento del passaggio di Pellegrini era già posizionato lì, dove poi ha segnato, semplicemente perché già sapeva quello che sarebbe successo. 
Perché sapeva quello che Pellegrini stava pensando e sapeva quello che il suo piede avrebbe creato.
Non è servita né una parola né uno sguardo.
D’altronde quando si vive in simbiosi è così che funziona.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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