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Esclusiva Fdr, Carlo Verdone: “Quando fregai l’accappatoio a Candela..”

Carlo Verdone è un attore fantastico che non ha mai nascosto il suo amore nei confronti della Roma. La sua simpatia, associata alla sua Romanità, lo hanno reso un personaggio fantastico nel panorama cinematografico.
Siamo riusciti a contattarlo telefonicamente e ci siamo fatti una bella chiacchierata con lui, parlando di Roma e non solo.

Attualmente Verdone sta girando in Puglia il film: “Si vive una volta sola“, prodotto da Aurelio De Laurentis e in uscita nel febbraio del 2020. Con lui c’è un cast d’eccezione, composto da Rocco Papaleo, Max Tortora e Anna Foglietta. Verdone interpreterà il ruolo di un medico che parte insieme ad altri tre amici per un viaggio pieno di scherzi crudeli e rivelazioni personali.

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Mettetevi comodi e rilassatevi, ecco l’intervista a Carlo, buona lettura.

Lei è stato considerato dal grande Alberto Sordi il suo “erede” designato. Che ricordi ha, legati alla Roma, con Alberto? Ricorda un momento o una partita in particolare vista con lui?

“Personalmente non ho mai detto di essere suo erede e non ho mai dato il mio consenso a questo. Sordi ha rappresentato tanto, mi sembra improprio definirmi tale. Lui disse questo anche se ho sempre pensato non fosse vero, mi sono sempre considerato un suo ammiratore, un suo discepolo, un suo allievoIo sono differente, lui era un tipo molto particolare con un suo temperamento, una grande maschera e io ho sempre detto che le maschere non hanno eredi. Sordi è Sordi, io vado avanti per la mia carriera.

Assieme a lui non vidi mai una partita, solo una volta andai a casa sua ed era una domenica nella quale dovevamo incontrare uno sceneggiatore Rodolfo Sonego, c’era una partita della Roma ma non ricordo quale fosse, all’epoca mi sembra ci fosse “tutto il calcio minuto per minuto” in radio e, in tv, una trasmissione che non dava in diretta i gol ma c’erano dei conduttori che davano gli aggiornamenti in tempo reale.

Mi ricordo che io gli dissi: “Albè, ma non è il caso di accede la televisione invece della radio?”. Lui mi rispose dicendo che la radio era una cosa meravigliosa e che era meglio ascoltare quella. Ricordo Alberto disteso sul letto della camera sua co sta radio accesa, io assieme allo sceneggiatore, una rottura de cojoni perchè, per me, era meglio vedere la tv. Lui stava lì, fermo, digrignava i denti se la Roma sfiorava il gol e si lamentava se non riusciva a portarsi in vantaggio. Questo lo ricordo benissimo.

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Una volta facemmo un viaggio insieme in Ungheria a Budapest, c’era molta attesa nel vedere una partita dell’Italia, parliamo di Italia-Germania  degli Europei in Ungheria. Lui si mise d’accordo con l’hotel per vedere la partita che avrebbero trasmesso  da un programma preso dalla Bulgaria. La fecero vedere nella tv della mia camera e Sordi venne da me a vederla. Lui arrivò e si incazzò perchè a me diedero una stanza enorme con la tv, 3 bagni e un letto enorme mentre la sua era piccolissima e senza comfort.

In pratica si erano sbagliati, la stanza mia era la sua e la sua era la mia
. Io gli dissi: “Albè se sò sbagliati, ti chiedo scusa, cambiamo camera!” e lui, incazzato nero, mi disse: ” Eh me ne so accorto, la mia è na merda.” Gli dissi di cambiarla ma ormai il danno era stato fatto, non gli andava giù che io avessi quella camera stupenda con vista sul Danubio e lui quella piccolissima dove, addirittura, ricordo che nel bagno vi erano delle tendine della doccia improponibili. Vedemmo sta partita, l’ Italia vinse 1a0 ma Alberto c’aveva un rodimento di culo assurdo. Amava molto la comodità e lui, in quella stanza, non aveva nulla.

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E’ stata l’unica volta, era un grande ammiratore di Totti, io feci un documentario: “Alberto il grande” a casa sua. Ricordo che aveva tantissime foto e santini ma non c’era nemmeno la presenza di una fotografia di un attore ma ricordo benissimo che c’era un gagliardetto della Roma messo dietro al crocefisso. Non aveva nemmeno la foto dei calciatori, non aveva una gran cultura delle formazioni , era un Romanista che voleva vince ma non andava nei dettagli. Voleva bene a Totti, posso dirti che è stato un tifoso legato molto alla Roma e a Roma.”

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Signor Verdone, ricorda la sua prima partita allo stadio e con chi era?

“La mia prima volta allo stadio la ricordo bene, fu’ un Roma Napoli e la vidi assieme a un mio amico di scuola, ricordo che per andarci scappai di casa. Avevo 10 anni e a quell’epoca le famiglie erano molto protettive, trovammo un bagarino che ci fece pagare tantissimo e andammo in curva nord dove trovammo tutti napoletani. E meno male che eravamo piccoli, se c’era un quasi gol e facevamo casino, loro ci davano le sberle in testa per farci mettere seduti ma in maniera bonaria. Finì male perchè vinse il Napoli e ricordo una tristezza terribile tornando a casa. Ma quelli erano altri tempi, si andava allo stadio solo per divertirsi, ora purtroppo è diverso.

La prima partita però la vidi a Siena con mio padre ed era un Siena-Rimini che, se non sbaglio, finì in pareggio. Lì vidi per la prima volta mio padre, un professore di quelli di altri tempi , che si incazzò e prese a ombrellate un tifoso avversario per un gol annullato. Ecco, per la prima volta ebbi modo di vedere la versione coatta di mio padre.

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Mimmo, Pasquale Ametrano, Furio. Quale di questi personaggi da lei interpretati potrebbe impersonificare la Roma attuale e per quale motivo?

“Ah senza ombra di dubbio Pasquale Ametrano che li manda tutti quanti a fanculo. Subisce subisce subisce, si incazza e poi manda tutti a quel paese. Lui rappresenta il nostro stato d’animo. Ancora è tutto molto nebuloso, inziamo adesso ad avere qualche notizia di mercato. Evidentemente la Roma ha un sacco di debiti, non so il perchè dato che bisognerebbe stare dentro per saperlo. Io sono amico di Totti ma lui non ne parla e io non glielo chiedo. Noi di lavoro insieme non parliamo mai ma so che lui è molto stanco, ha capito che c’era qualcosa che non andava.”

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La frase: “O famo strano” è diventata un cult per tutti gli amanti dei suoi film. Volevo chiederle se per amore della Roma lei ha mai fatto qualcosa di folle e se, col senno del poi, ripensandoci, abbia detto a sè stesso: “ma chi me l’ha fatto fa?”

“Sì, accadde quando andai a Perugia a vedere la Roma con mio figlio e Gaucci mi disse di non preoccuparmi e che mi avrebbe fatto mandare in una tribuna tranquilla ma che, per arrivarci, sarei dovuto passare attraverso il campo. Io rimasi perplesso ma lui mi disse di stare tranquillo che tanto la gente mi amava e mi conosceva. Ricordo disse proprio: “te vojono bene tutti, ma che sei matto, vai tranquillo Carlo”.

Ecco, appena arrivai la sicurezza mi disse: ” Stia tranquillo signor Verdone, passiamo sotto la curva e andrà tutto bene“. Dissi: ” ma semo sicuri che non me tirano niente?” la risposta fu’ eloquente: “ ma le pare? Assolutamente, la amano tutti!!” . Tempo pochi metri e dalla curva partì di tutto, bottiglie di vetro, bottiglie di plastica, mele, accendini. Un ragazzo della sicurezza venne preso da una mela in faccia per coprirmi. Allora dissi: “e meno male che so il più simpatico e che me amano tutti, pensa se m’odiavano.”

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Ricordo che quando vincemmo lo scudetto, andai con mio figlio negli spogliatoi. Appena scesi vidi er poro Capello in uno stanzino isolato da tutti, mai visto una persona più sudata di lui. Fradicio, una cosa allucinante. Io andai verso di lui, lo abbracciai e gli dissi: “tu per noi oggi sei Cesare!” lui distrutto in volto mi disse: ” ci stavano per squalificare il campo, ci stavano pe sospende la partita“. Ricordo che lo ripeteva in maniera continua.

Mio figlio volle andare dai calciatori, io entrai nello spogliatoio ma non me se filò nessuno. Me girai e vidi l’accappatoio di Candela, me lo fregai e dissi a Paolo, mio figlio: “metti via che così c’ hai l’accapatoio di un campione d’ Italia“.  Appena usciti, i ragazzi della sicurezza, ci videro con l’accappatoio in mano e ci chiesero dove l’avessimo preso, io mi inventai che ci era stato regalato da Vincént al quale, anni dopo, dissi: “ ao, t’ho fregato l’accappatoio il giorno dello scudetto. Ricordo che ci mettemmo a ridere e Candela mi disse: “hai fatto bene Carlo, era un giorno importante!

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Senza pensarci troppo, così, sul momento, il primo calciatore che le viene in mente ripensando alla celebre frase: “Io jee tajerei quee gambe”..

“Ah, guarda senza dubbio Schick. Io non è che lo odio, e manco gli voglio male, in una condizione psicologica normale credo sia anche un ottimo giocatore ma santo Dio con la Nazionale è fortissimo, qua proprio non gli riesce, quindi ti dico per forza di cose lui, mi ha fatto tirà fuori un sacco di parolacce, un tiro come Cristo comanda non gli viene. E’ andata così”

Ricordo che da bambino non vedevo l’ora di vedere il derby del cuore per vederla in campo, l’ho sempre vista come il personaggio che meglio rappresentava la Roma. Che ricordo ha del Verdone calciatore e se ha nel suo cassetto dei ricordi un derby un particolare al quale è più legato.

“Io ho giocato bene fino a 27-28 anni, ero bravino. Poi ho iniziato ad ingrassare, a non allenarmi più e quindi alla fine ho perso allenamenti, poi sono entrato nella Nazionale degli attori e sono stato anche capocannoniere ma mi sentivo un bombolotto. Poi nel ’93 mi sono rotto la colonna vertebrale e quindi ho finito di giocare. Posso dire che mi sono divertito ma ora proprio non posso fare più nulla. Non ce la faccio. Ho dei bei ricordi, ho fatto dei gol al Flaminio, a San Siro, all’Olimpico.

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Il derby che ricordo con più nostalgia è quel derby nel quale Totti fece quel gol in sforbiciata. Arrivare a quell’età con quella grinta e determinazione non è cosa da tutti. Lui ci è riuscito e anche alla grande. Lo ricordo come fosse ieri e porto con me quell’immagine che difficilmente dimenticherò. Per me è quello il derby che ricordo con più affetto.”

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L’attuale società ha iniziato un processo di “deromanizzazione” non confermando De Rossi e, di fatto, tagliando Totti dai programmi societari. Lei, fosse stato il presiente, come si sarebbe comportato con Daniele e Francesco?

“Evidentemente ci potrebbe essere anche una questione economica ma effettivamente non sono d’ accordo su come sono stati trattati. Noi non abbiamo vinto tanto, per noi la vittoria è sposare un simbolo. Abbiamo sempre tenuto sul palmo della mano calciatori come Pruzzo, Falcao, Balbo ma loro due sono Romani. Per noi l’ appartenenza alla città è fondamentale. Non mi sarei comportato così nella maniera più assoluta, avrei avuto più garbo, più educazione e più stile. Non lo meritavano, potevano essere delle grandi guide per i più giovani.”

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Una curiosità, ha mai parlato di calcio con la signora Elena Fabrizi? E’ vera la sua fede calcistica per la seconda squadra della capitale?

Sì, è vero. Infatti io le dissi: “ma come mai è diventata laziale?“. Lei rispose dicendo così: “Perchè me c’hanno fatto diventà i verdurari de campo de fiori, me c’hanno battezzato co na cosa, co ‘n acquila e j’ho detto vabbé sò dei vostri ma io nun ce capisco niente“. Effettivamente lei  di calcio non ne capiva nulla

Cosa pensa della scelta di Fonseca?

Io credo che per costruire la squadra ci vorrà molto tempo,  l’importante per me sarà prendere dei giovani e non darli via subito, ad esempio Zaniolo io lo farei crescere senza darlo via, idem Lorenzo Pellegrini. Purtroppo noi sentiamo più le cessioni che gli acquisti. Il tifoso è un pò confuso perchè non capisce cosa sta succedendo. Oggi ho letto di eventuali interessi per Higuain e per Barella poi però bisogna vedere cosa succeda. Fonseca stava tanto bene lì dove stava e la sua squadra aveva una grande identità, mi piaceva molto, se è venuto qui gli avranno dato delle certezze. Siamo tutti un pò storditi da questo andamento anomalo, molto confuso, opaco. Non c’è un orizzonte nitido, si campa alla giornata. Prima o poi dovranno esporsi anche per salvaguardare la campagna abbonamenti.”

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Grazie mille al signor Verdone per averci concesso questa splendida intervista. Posso dire che ho percepito tanta umanità e amore nelle parole di Carlo. Le sue frasi cariche di nostalgia nel ricordare Alberto Sordi mi hanno davvero toccato e commosso. Sentendone parlare, ho avuto come l’impressione che lui stesse rivivendo in prima persona assieme a me quelle scene confermando che, in questa vita che ci vede solamente attori di un copione che scriviamo con le nostre mani, i ricordi, sono la benzina per andare avanti.

Grazie ancora Carlo e Forza Roma.

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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