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Esclusiva FDR, Giannini: “Giocare per la Roma è stato un sogno”

Inutile negarlo, quando si pronuncia il nome di Giuseppe Giannini, il Principe, a Roma scatta subito quella sensazione di nostalgia che avvolge i cuori di tutti. Grandi e piccoli. Un ragazzo dalla faccia pulita che a Roma diede tutto ciò che poteva dare. Un numero 10 che fece la storia della nostra squadra. Ne indossò con onore ed orgoglio la fascia da capitano e, ancora oggi, sono in molti che lo ricordano con affetto misto ad amore. Quell’amore che si prova per un membro della famiglia perchè Peppe sarà sempre uno di noi. Un figlio di Roma.

Siamo riusciti a contattarlo telefonicamente. Abbiamo parlato dei suoi inizi, delle sue emozioni e di tutto ciò che concerne Roma e la Roma.

31 gennaio 1982, questa data scandisce il tuo esordio in prima squadra, è la Roma di Conti, Falcao, Liedholm. Cosa ha significato per te quell’esordio in maglia giallorossa?

“Significava il raggiungimento di un sogno, quello di arrivare a giocare in serie A con la Roma. Esserci riuscito quel giorno è stato veramente qualcosa di incredibile anche se poi divenne negativo perchè perdemmo ma è stato l’apice di anni di sacrifici che avevo fatto io e  che aveva fatto la mia famiglia.”



Da capitano e bandiera, quali sono state le tue sensazioni il 20 aprile 1994 quando con la Roma sull’orlo del precipizio e in piena lotta retrocessione siglasti il gol del pareggio a Foggia?

“Lì, più che un momento, fu’ un periodo che non riuscivamo a fare risultato. Io la domenica prima avevo sbagliato anche il rigore al derby e arrivavo da una situazione psicologica anche non facile.
Riuscire a fare un pareggio a Foggia con quel gol fu importante anche perchè, da quella partita in poi, la squadra rischiò addirittura di entrare in coppa Uefa.”

Parlando proprio di quel rigore, dopo che lo sbagliasti si iniziarono ad incrinare i rapporti con l’allora presidente Franco Sensi. Che ricordi hai di quel periodo?

“E’ stato un periodo negativo perchè sbagliai il rigore, poi Sensi fece quelle dichiarazioni non proprio giuste e da lì si incrinarono i rapporti ma già c’era l’idea da parte della società di allontanarmi. L’ho vissuta male, però ho sempre cercato di dare il massimo in campo per questa squadra.

Qual’è l’allenatore al quale sei più legato e quale quello con cui non hai mai avuto feeling durante la tua esperienza a Roma?

Io ho avuto buoni rapporti con tutti gli allenatori tranne che con Ottavio Bianchi.
Bonetti in primavera, Sormani, Mazzone, Liedholm, Eriksson ne ho avuti tantissimi e ho avuto sempre ottimi rapporti anche perchè poi contava quello che si faceva in allenamento ed il rispetto che c’è sempre stato con tutti , tranne con Ottavio Bianchi con il quale fu’ diverso, tra di noi non c’è mai stato feeling.”

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Perchè per il principe Giannini non c’è mai stato posto in società una volta dato l’addio al calcio?

“Ci fu un approccio nel riportarmi all’interno della società. Sensi mi chiamò, successivamente ne parlai con Baldini ma non ci mettemmo d’accordo. Feci un percorso diverso, mentre qualche altro ex giocatore, invece, si insediò a Trigoria riuscendo a trovare una strada da percorrere. Io no, e quando passa il treno e non si riesce a prendere poi è difficile vederlo passare nuovamente.

Totti-De Rossi. Poi Florenzi e magari Pellegrini. Potrebbe continuare la dinastia dei capitani romani e romanisti. Eppure gli ultimi due stanno generando più divisioni che consensi. Come te lo spieghi?

“E’ sempre difficile anche perchè dopo Totti e De Rossi diventa complicato. Fu difficile anche per me all’inizio dopo Di Bartolomei , anche Daniele ha avuto qualche problemino ma poi pian piano è stato riconosciuto come un personaggio carismatico e importante per la società e credo che la stessa cosa succederà con Florenzi e Pellegrini che, sicuramente, avrà modo e tempo di giocare con più continuità.

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Nella Roma di oggi c’è un calciatore in particolare che si avvicina a quelle che erano le tue caratteristiche da giocatore?

No, non penso che ci sia qualcuno che sia avvicini a quello che potevano essere le mie caratteristiche da calciatore. Assolutamente.”

Quale sarebbe a tuo avviso l’allenatore ideale per la Roma del futuro? Meglio la suggestione Conte oppure la romanità di Claudio Ranieri? Ci sono altre strade?

“Molto dipenderà dalla società, dalle idee. Poi è chiaro che a seconda dei progetti e dei programmi uno sceglie il pilota giusto per guidare questa macchina. Io valuterei intanto la voglia e il desiderio della società e, di conseguenza, determinare l’allenatore. Ranieri sta facendo bene come credo farebbe bene anche Conte nel momento in cui decidesse di accettare di allenare la Roma.”

Presto avremo l’onore di fare qualche domanda al tuo ex allenatore Carlo Mazzone, hai un messaggio o qualcosa da dirgli?

“Un messaggio no, anche se è stato un grande allenatore con il quale sono stato bene e anche lui credo abbia avuto un buon rapporto con me. E’ stato un personaggio, per il suo carisma e la sua umanità, importante per tutti.”

Giuseppe ti ringrazio per la tua disponibilità a nome di tutta la redazione Febbredaroma.it e ti auguriamo una buona serata e un buon proseguimento.

“Un saluto a tutti voi e buon lavoro. Ciao !”

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Isabel Allende diceva che: “Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo”.
Noi, da Giuseppe Giannini, non ce ne separeremo mai.

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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