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Esclusiva FdR, Zago: “La Roma ha puntato troppo sui giovani”

Zago, Antonio Carlos Zago, venne acquistato dalla Roma nel lontano 1998. L’ennesimo calciatore brasiliano della rosa ma, a differenza di molti altri acquisti, venne accolto con molto scetticismo dai tifosi. Il tempo non solo lo portò ad essere uno dei calciatori più importanti della storia della Roma ma, addirittura, ad essere uno dei principali artefici di quello scudetto vinto con alla guida Mister Fabio Capello che, molto raramente, si privava del numero 3 giallorosso.

La redazione di FebbredaRoma.it lo ha raggiunto telefonicamente per rivivere, assieme a lui, in un alone di nostalgia, i suoi bei momenti passati in giallorosso.

Nel 1998 il suo arrivo in Italia, alla Roma. Cosa ricorda di quel giorno? Ricorda qualcosa di particolare legato a quella trattativa?

La gente non mi conosceva bene ancora e a Roma c’era scetticismo nei miei confronti, però piano piano sono riuscito a trovare il mio spazio e a dimostrare ciò che sapevo fare. Qua in Brasile tutti mi conoscevano come Antonio Carlos invece, il presidente Sensi, appena arrivai ,volle mettere sulla maglietta A.C. Zago. Questa è la cosa più particolare che ricordo di quella trattativa.”

A Roma ebbe modo di avere come allenatori Zeman prima e Capello poi. Che ricordo ha di questi allenatori? Ma le preparazioni atletiche del Boemo sono così “pesanti” come dicono?

Con Zeman ho imparato tantissimo perchè era un allenatore molto particolare. Tatticamente cura tantissimo la fase offensiva e anche oggi, come allenatore, cerco, prendendo spunto dai suoi insegnamenti, di proporre i tagli e i movimenti offensivi che ho imparato durante la sua gestione. Come uomo posso dire che tutti dicevano che non rideva e che non scherzava, invece era uno che ci faceva molto ridere, con le sue battute e i suoi modi di fare. Capello aveva un carattere impressionante. E’ riuscito a vincere e a portare la squadra allo scudetto. Fabio aveva una mentalità vincente e molto molto forte, voleva sempre che i giocatori seguissero alla lettera la sua idea di calcio e, cosa fondamentale, sapeva gestire bene lo spogliatoio. Era un grande allenatore ma tatticamente ho imparato molto più da Zeman che da lui.”

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Lei alla Roma vinse uno scudetto da protagonista. Quella difesa formata da lei, Aldair, Samuel e Zebina ancora la ricordiamo come la migliore della storia giallorossa. Quella squadra aveva un segreto? Cosa ricorda con più affetto di quell’annata?

Quell’anno lì è stato un anno indimenticabile anche perchè era una squadra molto unita. Eravamo sempre insieme seoprattutto quando si organizzavano i compleanni e le cene. Abbiamo vinto anche e soprattutto per quello, eravamo un gruppo pazzesco dentro e fuori dal campo. Purtroppo, avremmo potuto vincere anche l’anno seguente, ma siamo arrivati secondi. Quella squadra era talmente forte che sarebbe potuta arrivare avanti anche in champions league ma, purtroppo, non è successo.”

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Se lei potesse tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che non rifarebbe della sua carriera oppure rifarebbe tutto senza cambiare nulla?

“La vita è fatta per imparare, passano gli anni e impari sempre di più e nel calcio, come nella vita, fai le cose che si addicono  all’eta nelle quali le fai. Se mi chiedi se avessi cambiato qualcosa ti dico di no perchè, oggi, ho un’ esperienza maggiore anche grazie a come ho vissuto le cose fatte nel passato. La vita è fatta cosi.”

Lei oggi è allenatore, se potesse prendere un calciatore (escluso Totti) della Roma del suo scudetto, chi prenderebbe per la sua squadra e perchè?

“Penso Batistuta. Ha sempre segnato tanto, oggi non ci sono più le punte come lui, ricordo gol impossibili, segnava ovunque e in tutti i modi possibili: di destro, di sinistro, di stinco, di testa. Mancano calciatori così ai giorni d’oggi e, uno come lui in campo, farebbe veramente comodo.”

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Attualmente la Roma sta vivendo un periodo molto particolare, può darci una sua opinione? Secondo lei cosa non è andato per il verso giusto?

“E’ difficile dire qualcosa, non so quello che succede dentro lo spogliatoio. Per me la Roma ha puntato troppo sui giovani, sicuramente diventeranno dei campioni affermati in futuro ma se si fossero amalgamati ai giocatori di esperienza si sarebbe potuto fare sicuramente di meglio. Spero che quest’anno possano costruire una squadra forte, i tifosi meritano di gioire ed esultare per traguardi importanti che mancano da veramente troppo tempo.”

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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