Febbre da calciomercato n. 4

Ogni settimana, i giornali ed i siti a tinte giallorosse ci regalano gustose voci o notizie di calciomercato legate alla Roma. Ecco quelle che hanno colpito di più la nostra attenzione stavolta (cliccate qui invece se volete vedere il precedente numero della rubrica).

Un Fonseca a Roma

Settimana di mercato ricchissima in casa giallorossa. Iniziata con l’arrivo nella Capitale di Paulo Fonseca, il nuovo tecnico romanista.

Ecco l’aereo che lunedì scorso ha portato Fonseca da Kharkiv a Roma, in esclusiva per Febbre da Roma. Con l’occasione, rendiamo omaggio al nostro inviato che ha sacrificato la propria vita per realizzare questa foto. Grazie di tutto, amico mio.

L’allenatore portoghese è atterrato a Fiumicino da Kharkiv alle 7:00 di lunedì mattina, con il volo ADKSNSJDLH4758907 (o qualcos’altro di ugualmente inutile ed incomprensibile). Per la felicità dei cronisti andati lì a quell’ora ad accoglierlo, con l’intento di strappargli alcune dichiarazioni sconvolgenti come un bel “Forza Roma” o uno più scoppiettante “Questa è una grande sfida per me“.

Qui Fonseca è appena atterrato a Roma. La sua faccia ci fa capire chiaramente quanto sia stato piacevole il volo di 4 ore proveniente da Kharkiv.

Subito, Paulo si è concesso ai fotografi, entusiasti di catturare per l’ennesima volta la figura di un mezzo sconosciuto con dietro la suggestiva scenografia dell’aeroporto romano e la sciarpetta della Roma al collo. Siamo sicuri che è questo che sognavano di fare quando si sono appassionati alla fotografia da piccoli.

Qui uno dei fotografi incaricati di immortalare l’arrivo di Fonseca a Fiumicino ha appena saputo che il suo aereo atterrerà alle 7:00 di mattina. La sua vita ha perso completamente di significato. Il futuro gli appare sempre più oscuro e nebuloso.

D’altronde, Fonseca è un bel soggetto per una foto. Tratto mediterraneo, sguardo intenso, carisma che trasuda da tutti i pori. E una lieve pancetta che sa tanto di uomo vissuto e incurante della quantità di cibo che ingerisce. Difficile pensare che il passaggio dall’Ucraina all’Italia lo aiuti a perdere peso purtroppo. Speriamo che gli facciano conoscere tardi la carbonara, se no dovranno ingrandire le panchine dell’Olimpico solo per lui.

Ecco la pancetta di Fonseca che trasborda dalla camicia bianca indossata apposta per l’occasione. Questa pancetta è stata la vera protagonista della giornata. Tanto che addirittura alcuni cronisti hanno provato a far dire un “Forza Roma” anche a lei.

Fonseca si è poi diretto all’Eur, ufficialmente per salutare la parte della dirigenza giallorossa che lavora lì. In realtà, per capire che diamine facciano là dentro tutto il santo giorno. Un mistero che, a quanto ci risulta, nessuno è riuscito ancora a svelare.

Qui Fonseca sta chiedendo a Baldissoni che cavolo faccia all’Eur tutto il giorno. Dietro, Gianni Castaldi ride di gusto, sapendo già che non gli dirà un cazzo.

Quindi tutti dritti a Trigoria, la casa romanista, il luogo magico dove la squadra giallorossa si allena ogni giorno per non raggiungere puntualmente i propri obiettivi stagionali. Qui Fonseca è stato accompagnato a vedere tutto il centro sportivo. E ha potuto rifirmare finalmente davanti ai fotografi (sempre più entusiasti) il suo contratto, che in realtà è già entrato in vigore da un paio di settimane. Perché si sa che una firmetta in più non guasta mai in fondo.

Ecco la firma di Fonseca a Trigoria. Forse uno dei momenti più importanti e toccanti della storia giallorossa. A destra, il povero Paulo sta cercando faticosamente di ricalcare la firma già apposta due settimane prima sul suo contratto. A sinistra, Fienga non sembra soddisfatto del risultato.

Infine, Pauletto nostro ha potuto parlare ai microfoni di Roma TV, per la classica succosa intervista che viene inflitta ad ogni nuovo arrivo in casa giallorossa. Per pietà, sembra almeno che Fonseca non abbia dovuto incontrare Alessandro Spartà per stavolta.

Qui Fonseca ha appena saputo da Fienga che non sarà Spartà ad intervistarlo. La sua gioia è davvero incontenibile. Per questo, si appresta ad abbracciare intensamente Guidone nostro.

Interessantissimo il contenuto delle sue dichiarazioni comunque. Con il termine “coraggio” che è stato ripetuto solo 56 volte e mezzo da Fonseca. Come se la Roma dovesse andare in guerra. O come se dovesse guardare di fila tutte le undici meravigliose stagioni di Don Matteo, con i commenti inediti del regista. Quello sì che sarebbe stato peggio che parlare da solo per mezz’ora con Spartà.

Coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio, coraggio“.

Operazione Petrachi

Martedì 25 giugno 2019. Torino. Ore 12:03. Fa caldo nel capoluogo piemontese, anche se sta pian piano calando una leggera nebbia, che non permette di vedere granché davanti a sé.

Torino avvolta dalla nebbia martedì scorso. C’è un’aria strana in giro, come se stesse per accadere qualcosa di grosso e rivoluzionario.

Urbano Cairo si trova tranquillo all’interno della propria sfarzosa ed inaccessibile dimora. Le sue guardie, tutte rigorosamente vestite di granata, sorvegliano il perimetro dell’abitazione, per evitare brutte sorprese.

Ecco Urbano Cairo che dà indicazione alle sue guardie di sorvegliare la casa più attentamente del solito. Ha capito anche lui che sta per accadere qualcosa di grosso e rivoluzionario.

La dirigenza giallorossa, però, non si fa intimorire. Ed è pronta a sferrare l’assalto decisivo alla fortezza torinese. L’obiettivo? Uno solo: liberare il comandante Gianluca Petrachi, tenuto in ostaggio da troppo tempo dal presidentissimo e potentissimo Cairo.

Ecco Gianluca Petrachi mentre è tenuto in ostaggio da Cairo nella sua lussuosissima villa a Torino. Pure lui sta aspettando che accada finalmente qualcosa di grosso e rivoluzionario.

A guidare la spedizione romanista il temerario Guido Fienga, ormai capitano in pectore in assenza di Jimmy “Fucking Idiots” Pallotta. Al suo fianco, con licenza di uccidere, il sergente Mauro Baldissoni e il luogotenente Morgan De Sanctis, salito di grado dopo la cacciata del traditore Federico Balzaretti e l’abbandono del dissidente Francesco Totti.

Ecco Baldissoni, Fienga e De Sanctis che organizzano il piano per assalire la dimora di Cairo e liberare finalmente Petrachi. Si vede chiaramente che stanno preparando qualcosa di grosso e rivoluzionario.

Ecco allora Fienga dare indicazioni ai suoi uomini per la manvora d’attacco al forte. Baldissoni si dirige verso la porta sul retro, sorvegliata da famelici cani assassini. De Sanctis deve provare a scavalcare il muro con il filo spinato, evitando di cadere proprio nel recinto dove Cairo tiene i suoi amati coccodrilli. Fienga, invece, si dirige all’ingresso per suonare al citofono. Ognuno ha quindi il suo compito, con uguale importanza e difficoltà.

Qui Fienga, Baldissoni e De Sanctis si preparano all’attacco. Ormai siamo davvero vicini a qualcosa di grosso e rivoluzionario.

Ma purtroppo la guerra tira sempre fuori la vera natura delle persone. E non tutti hanno la tempra giusta per superare gli ostacoli che essa ti pone davanti. Così Baldissoni viene sbranato dai cani. De Sanctis finisce impigliato nel filo spinato (lasciando a bocca asciutta quei poveri coccodrillini). Mentre Fienga si rompe il dito nel tentativo di citofonare all’ingresso.

Ecco i valorosi eroi romanisti che fuggono via dalla tenuta di Cairo. Purtroppo sembra che non accadrà nulla di grosso e rivoluzionario oggi.

I dirigenti giallorossi, dunque, decidono di correre via in ritirata. Liberare il comandante Petrachi con la forza e l’astuzia non è stato possibile. Serve un’azione diplomatica, che viene condotta direttamente dal quartiere generale di Londra, dove l’imperatore massimo Franco Baldini sta coordinando tutte le operazioni romaniste come al solito.

Ecco Franco Baldini che telefona ad Urbano Cairo per sbloccare la situazione di Petrachi. La trattativa si preannuncia serrata e per nulla semplice.

Per fortuna, il buon Franco riesce ad ottenere la liberazione dell’ostaggio in cambio di due giovani virgulti della primavera giallorossa. Per l’ennesima volta, Baldini ha risolto i problemi della Roma. E, grazie a lui, il comandante Petrachi è finalmente libero. Pronto ad operare ufficialmente per impostare il calciomercato romanista, più carico che mai. Alla fine, l’operazione Petrachi può dirsi conclusa positivamente, nonostante tutto.

Ecco Petrachi dopo essere stato finalmente liberato dalla terribile prigionia di Cairo. Il nuovo ds giallorosso prova a sorridere e ad andare avanti con la propria vita. Ma in realtà dentro di sé è ancora devastato dall’esperienza vissuta. Probabilmente non tornerà mai più come prima.

I voti al raduno giallorosso

Martedì e mercoledì scorso c’è stato anche il raduno della Roma. Un evento davvero molto significativo, visto che l’inizio del ritiro è stato poi spostato di una decina di giorni da Fonseca. Un impegno lavorativo che tutti i giocatori giallorossi hanno preso con la solita serietà e dedizione professionale. Nonostante molti di loro siano probabilmente solo di passaggio a Roma. O comunque per lo più in vendita.

Ognuno, però, ha interpretato il concetto di “serietà” in modo un po’ personale. Tanto da venire vestiti nelle maniere più disparate. Vediamo quindi chi di loro ci ha convinto e chi invece evidentemente non ha ancora capito come ci si debba preparare per andare al lavoro a Trigoria.

Marcano: 7,5
Elegante e anonimo come al solito. È riuscito anche a farsi la foto con un tifoso, che inizialmente non voleva concedergliela. Bravo Ivan, non mollare mai.
Gonalons: 5
L’abbinamento maglietta della salute e occhialini da John Lennon forse non ce lo meritavamo. Comunque bentornato a casa Maxime. Roma ti ama.
Fuzato: 9
Maglietta nera griffata D&G. Occhiali da sole appesi al colletto. Sguardo basso e cupo di chi vorrebbe essere da tutt’altra parte in quel momento. Probabilmente la miglior prestazione di Fuzato da quando è alla Roma. Un professionista davvero esemplare.
Perotti: 4,5
Difficile dire se sia più brutta la maglietta, il cappellino messo al contrario (ma non era passato di moda già 10 anni fa?) o l’orrendo tatuaggio che continua a portare imperterrito sul collo.
Pastore: 3,5
T-shirt bianca con sopra l’immagine di un cane con una corona in testa. Una maglietta talmente ridicola che anche quello dietro di lui ha fatto fatica a trattenere le risate. El flaco mantiene così la media voto stagionale. Coerente fino alla fine.
Kluivert: 6
Maglietta Adidas arancione comprata chiaramente all’Oviesse il giorno prima, mezzo sorrisetto appena accennato ma abbastanza convincente. Non malissimo, ma da Justink ci aspettiamo tutti molto di più.
Karsdorp: 4
Maglietta con dei francobolli attaccati all’altezza del petto, pantaloncino jeans rigorosamente strappato, orologio d’oro, occhiali da sole squadrati e cappellino di marca. Il re del coattume è arrivato in città, baby.
Sadiq: 3
Sbaglia addirittura sport… Il peggiore in assoluto.
Juan Jesus: 7
Juan non ci delude mai. Stavolta ha strappato addirittura una tenda di casa e se l’è messa addosso per andare a fare le visite mediche con la Roma. Grande JJ.
Nzonzi: 10
Essenziale e minimalista, passa talmente inosservato che quasi non si vede. Steven stavolta si supera e ci regala un outfit degno di un campione del mondo. Nettamente il migliore, praticamente fuori concorso rispetto a tutti gli altri giocatori romanisti.

Chi l’ha visto?

C’è poi chi al raduno non si è nemmeno presentato, nonostante fosse stato convocato. Parliamo di Steven Nzonzi. Il centrocampista giallorosso era atteso a Villa Stuart martedì mattina. Ma ha pensato bene di non farsi nemmeno vedere. Dando ovviamente adito alle voci di mercato che lo vogliono lontano dalla Capitale per l’anno prossimo (si parla in queste ore di un interessamento del Lione per lui).

Qui a Nzonzi hanno appena comunicato le date del raduno della Roma. L’espressione del suo viso esprime tutto il disgusto che prova al solo pensiero di andarci.

Ma la nostra redazione è riuscita a contattare telefonicamente l’agente del francese in esclusiva qualche giorno fa. E, alla domanda sul perché Nzonzi non si fosse presentato a Roma per il raduno, lui ci ha risposto con un breve ed enigmatico “Non è come sembra“.

Ecco la reazione di un membro della nostra redazione alla sconvolgente rivelazione telefonica dell’agente di Nzonzi. Purtroppo, dopo questo brutto episodio, ha avuto un grave esaurimento nervoso. E così lo abbiamo dovuto far ricoverare d’urgenza in un ospedale psichiatrico per un paio di giorni.

Cosa diamine avrà voluto dire? È stata questa la domanda che ci ha tormentato per quasi una settimana. E che ci ha portato a formulare alcune ipotesi alternative sul luogo dove possa essere stato il francese in quelle ore. Per cercare di capire perché invece non fosse al raduno giallorosso con i suoi compagni di squadra, come avrebbe dovuto.

Nzonzi e l’Interpol

La prima spiegazione che ci è venuta in mente è che Nzonzi sia un agente segreto dell’Interpol, in missione per arrestare gli esponenti dell’Isis presenti sul territorio europeo. Lo so, sembra improbabile, forse addirittura impossibile. Però, a pensarci bene, non è poi così assurdo.

Una possibile ricostruzione di come sarebbe la vera identità di Nzonzi da agente segreto. Uno 007 con licenza di non passare mai un pallone in verticale.

Si spiegherebbe, per esempio, perché Nzonzi non rida mai (ridete voi con il peso di quel compito sulla coscienza). O anche perché è così lento (per anni sarebbe stato addestrato a camminare silenziosamente per non farsi notare dai nemici, non a correre in campo). Insomma, qualcosa almeno un po’ più credibile che considerarlo un vero calciatore della Roma.

Nzonzi e l’influenza intestinale

Un’altra spiegazione potrebbe essere una brutta influenza intestinale, che lo avrebbe costretto al bagno per un’intera settimana. Senza poter uscire, mangiare o bere.

Una possibile ricostruzione di Nzonzi seduto sulla tazza del cesso in preda ad un attacco di dissenteria. La sua sofferenza è davvero commovente.

Questa è sicuramente un’ipotesi più probabile. Considerando anche che Nzonzi ha una figlia piccola, che come tutti i bambini è spesso portatrice sana di una grande quantità di germi letali per noi adulti. Certo, immaginarci Steven piegato sulla tazza del cesso a bestemmiare il Padre Eterno per la maledizione che gli ha mandato non è proprio il massimo degli spettacoli possibili.

Nzonzi e la sagra del tortello a Borgo San Lorenzo

Ma Nzonzi potrebbe benissimo essere andato, invece, alla sagra del tortello, che si tiene ogni anno a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, dal 23 al 25 giugno. Lì è possibile assaggiare gustosi tortelli di ogni tipo, conditi con fiori di zucca e con ogni altra leccornia tipica della Toscana.

Ecco una foto della sagra del tortello di Borgo San Lorenzo. Un evento veramente imperdibile.

Non sappiamo se realmente Steven sia un appassionato di tortelli. Ma la coincidenza delle date è quantomeno sospetta. E ci ha indotto a considerare questa spiegazione come una delle più probabili alla fine.

Nzonzi e il traffico romano

Infine, Nzonzi potrebbe non essersi presentato al raduno semplicemente perché imbottigliato nel traffico di Roma. Quanto volte è capitato anche a noi, in fondo, di arrivare tardi al lavoro per questo motivo?

Una possibile ricostruzione del traffico necessario per impedire a Nzonzi di presentarsi al raduno giallorosso con due settimane di preavviso. Purtroppo queste cose capitano a tutti almeno una volta nella vita.

Se poi Steven guida tanto lentamente come gioca a pallone, ecco che sperare di giungere in orario ad un appuntamento a Roma diventa per lui praticamente impossibile. Con buona pace di chi lo ha accusato subito di scarsa professionalità, senza chiedersi nemmeno se ci fosse un’altra spiegazione logica plausibile. Come invece abbiamo fatto noi. Grande Steven, siamo tutti con te.

Una proposta che non si può rifiutare

Ma il principale caso della settimana di mercato giallorosso è stato quello che ha coinvolto El Shaarawy e la Cina. Infatti, come tutti ormai sapete, lo Shanghai Shenhua ha provato a comprare il faraone dalla Roma. Offrendogli un contratto ricchissimo, da ben 16 milioni netti a stagione per tre anni.

Elsha quando ha sentito la prima proposta dei cinesi. La tentazione era tanta, ma alla fine lui ha rifiutato, perché vuole rimanere a vita nella Roma.

Per fortuna, Elsha alla fine ha rifiutato, decidendo di restare nel calcio europeo, ancora nettamente più competitivo ed attrattivo di quello cinese. Però, quello che forse non sapete è che lo Shanghai, informato del no di Elsha, ha rilanciato più volte la propria proposta iniziale nei giorni scorsi. Arrivando a formulare un’offerta a tratti davvero irrinunciabile.

Elsha quando ha sentito dal suo agente in cosa consiste effettivamente il rilancio dei cinesi. Il faraone è davvero incredulo. Rifiutare adesso sarà molto molto difficile, anche per uno come lui.

La nostra redazione, con la solita puntualità e dedizione, è riuscita ad ottenere in esclusiva i dettagli di questa “mega super fanta offerta cinese”. Che noi vi elenchiamo qui sotto, con il supporto di alcune foto, per aiutarvi a capire bene a cosa El Shaarawy dovrà dire (eventualmente) di no per restare alla Roma.

Una montagna di soldi in contanti. Con essa, El Shaarawy potrebbe sistemare la propria famiglia per almeno dieci generazioni.
Una mega villa di lusso sulla spiaggia. Diciamo che ho visto cose più brutte in vita mia.
Un elicottero personale. Può sempre essere comodo in fondo, non si sa mai.
Un elefante africano adulto di medie dimensioni. Un desiderio che Elsha ha segretamente fin da bambino.
La muraglia cinese. Una delle sette meraviglie del mondo. Certo, un po’ ingombrante come regalo. Ma non sarebbe per niente male possederla dopo tutto.
Il Taj Mahal. Da usare come ripostiglio di emergenza o come cuccia per l’elefante.
Un carro armato della seconda guerra mondiale ancora pienamente funzionante. Da usare con molta cautela.
Una bellissima sveglia di Topolino. Davvero adorabile.
Un paio di forbici dalla punta arrotondata. Possono sempre tornare utili in fondo (Giovanni Muciaccia docet).
Una bella compilation con tutti i cd di Madonna. Con questa, l’offerta cinese diventa realmente irrinunciabile.

Gentile lettore

Gentile lettore che ci segui sempre e che fino ad ora non ti sei perso neanche un numero di Febbre da calciomercato. Tu che ormai sei un super affezionato e ti tieni salvati gelosamente da qualche parte i nostri articoli, così ogni tanto te li rileggi quando hai tempo. Sì, insomma, tu che evidentemente non hai un cazzo da fare nella vita.

Ecco la foto di un lettore medio della nostra rubrica. Grazie di esistere.

Sicuramente avrai notato l’assenza in questo numero della nostra classica sezione dedicata ai giocatori più improbabili accostati alla Roma nell’ultima settimana di calciomercato. Ebbene, ci scusiamo pubblicamente per questa grave mancanza.

Ecco la nostra redazione riunita interamente per scusarsi con te di questo nuovo numero di Febbre da calciomercato. Vi assicuriamo che niente di quello che c’è scritto qui è volutamente offensivo o falso.

Purtroppo non siamo riusciti a trovare abbastanza nomi associati a cazzo di cane alla squadra giallorossa in questi giorni. Non sappiamo se ciò sia dovuto ad un improvviso ed impronosticabile aumento della serietà degli organi di stampa italiani o più semplicemente all’inevitabile rincoglionimento dei nostri autori.

Ecco una foto recente di alcuni membri della nostra redazione. Capisci bene che quel poco che riusciamo a fare in queste condizioni è già tantissimo.

Ci teniamo comunque a farti sapere che stiamo già lavorando per far tornare prontamente la sezione in questione fin dal prossimo numero. Al costo di sfogliarci anche i giornali turchi pur di trovare qualche altra cazzata da inserire nella nostra spumeggiante rubrica. Speriamo comunque che tu possa aver apprezzato lo stesso questo numero. E che continuerai a non avere un cazzo da fare nella vita, così da poter sempre leggerci ogni volta che vorrai. Grazie mille per la tua fedeltà.

Nel prossimo numero…

  • Manolas ci ripensa ancora una volta: ora vuole andare per forza allo Zenit.
  • Fonseca sposta nuovamente il ritiro estivo giallorosso: sembra che alla fine si terrà in Antartide dal 3 al 7 aprile del 2023.
  • Se la Roma acquisterà davvero il difensore rumeno Nedelcearu, l’ordine dei giornalisti ha già fatto sapere che farà causa al club giallorosso a nome di tutti i telecronisti e radiocronisti italiani per danno esistenziale.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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