Focus Tattico: come gioca l’Inter di Spalletti?

La Roma si appresta ad affrontare l’Inter nel clou della 33ª giornata, che avrà un peso decisivo nella corsa Champions. Questa l’analisi dei nerazzurri.

Squadra “all’italiana”

La squadra di Luciano Spalletti, attualmente terza forza del campionato, ha mostrato nel corso dell’intero campionato pregi importanti e difetti altrettanto evidenti.
Ciò che emerge ad una prima visione dei dati è che l’undici costruito dal tecnico di Certaldo dispone di una gran difesa, ma allo stesso tempo ha un attacco non troppo prolifico e spesso monocorde.
Il team meneghino ha subito 26 reti, che la rendono seconda miglior difesa, a fronte dei 50 gol che fanno di Icardi & co. solo il sesto miglior attacco.
Analizzando i dati in maniera approfondita con gli xG, strumento meno aleatorio e più preciso, si giunge ad una prima conclusione più esatta. Infatti, mentre gli xG ammontano a 54,5 -rendendo un conto amaro agli uomini offensivi nerazzurri, la difesa subisce 33,28 xGA, diversi in più del Napoli secondo. Da questa scrematura emerge il primo compromesso fondamentale della squadra di proprietà di Zhang: le individualità difensive spiccano all’interno di un contesto offensivamente arido e con un centrocampo incompleto per entrambe le fasi.

La muraglia

Per questa stagione, Ausilio e Spalletti hanno costruito una difesa di lusso. Le punte di diamante di questo impianto sono De Vrij e Skriniar, difensori moderni e completi. All’alba della stagione erano stati sollevati alcuni dubbi sulla compatibilità dei due centrali a causa della loro similarità, ma l’olandese e lo slovacco hanno smentito tutti. Con l’ex-Sampdoria sul centro-sinistra e l’ex-Lazio sul centro-destra, Spalletti è riuscito ad assolvere diverse funzioni. È dal centro della difesa che parte l’azione dell’Inter: il contributo della coppia difensiva nel build-up del gioco interista è ben spiegato in questo Tweet di approfondimento elaborato dagli utenti French e Gabriele Gatti.

La coppia difensiva ovviamente non é utile solo per la costruzione del gioco.

Infatti, i due difensori sono dei marcatori impeccabili, seppur con diverse peculiarità: mentre Skriniar predilige l’1 contro 1, abboccando raramente alle finte degli avversari -subisce solo 0,7 dribbling a partita- De Vrij preferisce rimanere sempre a stretto contatto col suo avversario, sebbene anche lui sia molto abile nell’affrontare l’avversario di fronte a sé (0,3 dribbling subiti per lui, dato minore anche per via della quantità minore di duelli che affronta). La squadra allenata dal tecnico toscano difende con un baricentro piuttosto basso soprattutto per due motivi: il principale è cercare di costruire l’azione fin dal portiere, il secondo è la non elevata velocità di punta dei difensori, sia i due centrali che i laterali, che si troverebbe male a difendere con molto campo alle spalle.

Avere due difensori confidenti nella gestione del pallone ha modificato anche l’attitudine di Samir Handanovic, che gioca più spesso il pallone rispetto all’anno scorso.

A sinistra i dati di quest’anno, a destra quelli della stagione 2017/18. Precisione quasi invariata a fronte di più passaggi, anche lunghi.

I due terzini interisti sono tra gli elementi più sottovalutati della Serie A.

Mentre D’Ambrosio offre un gran contributo difensivo, rivelandosi spesso un terzo difensore centrale, Asamoah è il giocatore completo e d’esperienza di cui l’Inter aveva bisogno. Il ghanese è un giocatore completo in entrambe le fasi e rappresenta un grande upgrade rispetto a Dalbert. Nonostante alcune defaillances in partite importanti, Kwadwo si è risollevato e ha guidato l’Inter lungo il corso di tutta la stagione. La più grande novità che ha portato all’Inter è un importante bagaglio di tecnica e coraggio. Questo concetto si riflette chiaramente in un momento dell’esperienza dell’ex-Juve a Milano. L’azione del rigore conquistato da Politano nel derby parte da una sgroppata di Asamoah, che affronta l’avversario diretto e lo supera in dribbling. Il quid di freddezza e intelligenza palla al piede fornito dall’ex-Udinese non é indifferente.

Un uomo solo in regia

Il centrocampo dell’Inter ha variato spesso uomini e disposizione nel corso dell’anno, utilizzando sia il doble pivote che le due mezzali a seconda degli interpreti. L’unico a rimanere sempre nella sua posizione è stato Marcelo Brožović, perno della stagione nerazzurra, uno dei migliori giocatori dell’intera Serie A in questa stagione. Il regista croato, trasformato da Spalletti nel gennaio 2018, ha fatto un salto di qualità incredibile. Non solo: adesso è un giocatore continuo e maturo, completo e intelligente. Grazie alla sua intelligenza tattica, l’ex-Dinamo Zagabria decide se abbassarsi a dialogare con i due centrali per attirare il pressing avversario o proporsi più avanti. Inoltre il compagno di nazionale riesce ad alternare saggiamente gioco corto e lungo (fornisce 7 passaggi lunghi a partita). La precisione di Brožović è fuori dubbio: su 75 palloni giocati a partita, ha un efficacia del 90% circa.

La heatmap di Brožović, uomo ovunque. Fonte: Sofascore

Mezzali o trequartista?

Il dilemma sul triangolo di centrocampo ha accompagnato Spalletti lungo tutta la stagione. In caso di vertice basso, il mister toscano ha posizionato più spesso Joao Mario e Borja Valero come mezzali, per proporre un gioco più incentrato sul possesso. Nonostante ciò, la natura poco associativa degli esterni non ha portato buoni frutti in tal senso, perciò l’ex allenatore giallorosso si è mantenuto solitamente sul 4-2-3-1. In questo modulo i centrocampisti hanno ruotato spesso ruolo, con l’unica eccezione di Nainggolan (sempre trequarti) e il già menzionato Brožović (sempre 20 metri più in basso).
La presenza del belga ex-Cagliari ha garantito all’Inter un elemento assente in tutto il resto della rosa: il tiro da fuori area. Il Ninja si può definire un tiratore compulsivo, l’unico ad avere nelle corde questo tratto. Nainggolan é piuttosto utile a Spalletti per altri due motivi: innanzitutto il contributo in fase di non possesso -tuttavia non quello del Nainggolan più in forma, a causa del calo fisico. L’altro motivo, ancor più importante, risiede nelle risalite palla al piede di Nainggolan, capace di mangiare diverse decine di metri di campo in transizione.

C’è un altro centrocampista interista specializzato nelle transizioni: Matias Vecino.

Il centrocampista uruguagio porta delle caratteristiche tecniche molto utili per l’Inter, oltre a possedere una rara clutchness, per un giocatore non di livello altissimo. Quando si alza la tensione, c’è sempre il contributo di Vecino, che inoltre riesce a riempire l’area molto bene con gli inserimenti senza palla. Non è un caso che la sua miglior partita di quest’anno sia arrivata nel derby della Madonnina con Lautaro Martinez titolare. El Toro, attaccante più propenso al dialogo rispetto ad Icardi, ha lasciato più spesso lo spazio centrale per dialogare con i compagni, permettendo l’inserimento dell’ex-Fiorentina (vedasi occasione del primo gol).

Rimanendo ai centrocampisti, contro la Roma sulla linea dei mediani dovrebbe trovare posto Gagliardini, giocatore discontinuo ma capace -nei suoi giorni migliori- di garantire intensità in fase di non possesso, non facendo respirare la mediana avversaria.

La difesa romanista dovrà essere attenta a gestire gli inserimenti ed i movimenti del trequartista nerazzurro, chiunque esso sia.

Quando la Roma ha espugnato Milano con doppietta di Nainggolan, il Ninja (in forma straripante, va detto) ha fatto la differenza. L’ex-Piacenza scambiava spesso palla con Dzeko ed era il primo a rilanciare l’azione offensiva palla al piede. Allo stesso modo, sabato sarà importante tenere a bada la mezzapunta interista, schierandosi preferibilmente a specchio con un 4-3-3 ed un mediano che segua a uomo il sottopunta nerazzurro.

Quando il gioco s’inceppa…

La nota dolente della stagione interista è rappresentata dagli esterni. Nell’ordine: Candreva si è avviato al tramonto della sua carriera per via di un netto calo atletico che ha accentuato le sue lacune nelle scelte. Keita Baldé ha sofferto diversi infortuni, entrando nei meccanismi di Spalletti solo a tratti. Perisic sta vivendo un annus horribilis per diversi motivi. Il primo di questi è un certo mal di pancia nei confronti dell’ambiente nerazzurro, ormai mal digerito da lui. Il secondo va trovato in un’annata molto dura a livello fisico, sfasata dalle scorie del Mondiale russo. Il terzo, come spiegato in questo pezzo, è rintracciabile nella perdita di centralità nel sistema nerazzurro. Ciò che permetteva a Perisic di influire sul gioco di Spalletti era il continuo coinvolgimento nella manovra, che lo manteneva in ritmo. Poiché quest’anno è venuto meno, all’interno di una squadra più incline a giocare centralmente, l’esterno croato sta per concludere una stagione pessima a livello di contributo offensivo.

L’unica nota positiva per quanto riguarda gli esterni positivi è rappresentata da Matteo Politano.

L’esterno di piede mancino, uno degli ex del match, si è calato alla perfezione nella realtà nerazzurra. Nonostante risulti talvolta monocorde nella proposta offensiva, il suo innesto ha migliorato la risalita del pallone tramite gli esterni. Non solo: la sua generosità permette alla retroguardia difensiva di avere un aiuto in più.

Dilemma numero 9

Negli ultimi mesi è stato l’argomento più caldo in casa Inter: la scelta dell’attaccante centrale ha diviso le opinioni di tifosi e opinionisti. Per il match contro la Roma, Spalletti è propenso a schierare Lautaro Martinez. L’attaccante ex-Racing fornisce un ulteriore sbocco ad una manovra che l’Inter predilige sviluppare palla a terra. I suoi movimenti profondi a prendere il pallone e la sua tecnica da regista offensivo rappresentano una novità per l’Inter. I movimenti dei centrocampisti sono favoriti dal Toro, al contrario di Icardi, centravanti meno “di manovra”, nonostante per un periodo a metà di quest’anno stesse mostrando notevoli miglioramenti in tal senso.

Conclusioni

La sfida tra Inter e Roma vedrà contrapporsi le due squadre di vertice con un’identità più flebile e perciò variabile. Le due compagini, infatti, per diverse ragioni (il cambio allenatore recentissimo per la Roma ed una scelta specifica di Spalletti per l’Inter) non hanno nelle loro corde un preciso spartito tattico. Per questo motivo, la partita potrebbe risultare da un lato molto noiosa per via dell’atteggiamento rinunciatario delle due squadre; tuttavia, se le squadre si aprissero, potrebbe venir fuori una gara scoppiettante e ricca di reti, come da tradizione di questa partita.

(Fonte dati: Whoscored)

Tifoso giallorosso classe 2001 cresciuto nel mito di Totti e De Rossi. Roma-Barcellona era il giorno del mio compleanno.

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