Fonseca sa già come fare

La Roma sembra ormai sempre più una polveriera. Tra addii dolorosi, liti di quartiere e teste che saltano, è difficile intravedere uno spiraglio di luce in questo momento. La prossima stagione si preannuncia davvero complicata sotto mille aspetti.

Ma c’è un uomo nella Roma che è abituato a gestire circostanze complesse. Un uomo che ha già avuto a che fare con una situazione simile in passato. E che non sembra avere paura di ciò che troverà al suo arrivo nella Capitale. Stiamo parlando di Paulo Fonseca.

Il suo arrivo in Ucraina

Il primo giugno del 2016, quando Fonseca giunse in Ucraina per la prima volta per allenare lo Shakhtar, sapeva che non avrebbe trovato una situazione semplice da gestire. Infatti, Donetsk si trova nella parte orientale del paese, quella coinvolta maggiormente dalla guerra del Donbass contro la Russia.

Il conflitto aveva portato grosse ripercussioni alla città, bombardata più volte nei due anni precedenti all’arrivo di Paulo. Difficile quantificare con esattezza le perdite. Di sicuro, non era più possibile fare calcio lì. Anche perché lo stadio era praticamente inutilizzabile ormai. E la gente aveva paura.

Ecco allora la decisione, presa già da Lucescu, di trasferirsi a Leonida, cittadina dalla parte opposta dell’Ucraina, quasi al confine con la Polonia. “Ricordo l’ultimo giorno a Donetsk, era il 16 maggio del 2014. Ci venne detto di lasciare immediatamente la città, e io non ho preso niente da casa. Abbiamo preso solo due macchine, i miei vestiti sono ancora appesi al guardaroba. Ero l’unico a credere che sarebbe finita subito, dissi a tutti che saremmo tornati a Donetsk entro sei mesi” ha dichiarato Dario Srna qualche anno dopo.

E così, sconvolti e lontani da casa, i giocatori dello Shakhtar si divisero in due blocchi: alcuno preferirono andarsene in realtà più sicure ed agiate, mentre altri (come Srna) decisero di rimanere ugualmente. Ma il club ormai era in evidente difficoltà, preso nella morsa tra problemi logistici e sponsor in fuga (oltre ai calciatori appunto).

Per questo, quando Fonseca arrivò, la squadra non vinceva da due anni il campionato (ad appannaggio della Dinamo Kiev). E sembrava aver perso il prestigio accumulato faticosamente dall’inizio degli anni duemila, grazie allo splendido lavoro di Lucescu e ai tanti soldi immessi dal presidente Akhmetov. Impostare un progetto vincente in queste condizioni appariva una pura utopia.

L’impatto con la nuova realtà

Insomma, il compito scelto da Fonseca era davvero arduo. Però Paulo non sembrava essere granché preoccupato. “Penso di poter fare un grande lavoro qui. Sono totalmente pronto per questo” dichiarò nella sua prima conferenza stampa di presentazione in Ucraina.

Eppure in molti dubitavano che lui fosse in grado di compiere l’impresa di rilanciare il club. D’altronde, pensare di fare meglio di Lucescu era molto complicato, visto tutto quello che l’allenatore rumeno ha significato per lo Shakhtar Donetsk.

Ma Fonseca non si è fatto scoraggiare dalle perplessità della gente. E non si è fatto influenzare dalle condizioni ostili. Si è messo imperterrito a lavorare sul campo, cercando di trasmettere le proprie idee con i propri metodi alla squadra. E ben presto ha avuto ragione su tutto e tutti.

Nei suoi primi tre mesi da tecnico nero-arancio, ha collezionato solo vittorie in campionato. 4-1 allo Zirka, un altro 4-1 al Chornomorets, quindi 1-0 contro l’Oleksandria, 3-2 al Karpaty, 4-0 al Dnipro e 1-0 contro lo Stal. Conquistando ovviamente la testa della classifica. E meritandosi un video tributo dal sito del club per i suoi primi cento giorni alla guida della squadra. Impossibile iniziare meglio di così.

Il video tributo realizzato dallo Shakhtar per i primi 100 giorni di Paulo Fonseca sulla panchina nero-arancio.

Cosa lo aspetta a Roma

Per fortuna dello Shakhtar, Fonseca non si è fermato lì. E ha vinto campionato e coppa nazionale per tre anni consecutivi. Dominando qualsiasi avversario del campionato ucraino abbia provato a mettersi davanti a lui nella strada verso il successo.

Ora, non possiamo sapere se gli esiti saranno gli stessi a Roma. Ovviamente, noi ce lo auguriamo. Ma le condizioni che troverà nei suoi primi mesi di lavoro nella Capitale non sono molto dissimili rispetto a quelle che ha dovuto affrontare inizialmente in Ucraina.

Certo, qui grazie a Dio non c’è stata nessuna guerra. E, fino a prova contraria, anche quest’anno ci alleneremo a Trigoria e giocheremo le partite casalinghe all’Olimpico.

Però, pure da noi ora si respira un’aria ostile e negativa. Che renderà inevitabilmente più difficile il compito di tutti nella Roma quest’anno, compreso ovviamente quello dell’allenatore portoghese. Il quale è già consapevole di non essere stato la prima scelta del club. E di venire dopo una stagione molto complicata e dolorosa per tutti i tifosi giallorossi, culminata con la perdita di due bandiere storiche come De Rossi e Totti.

La gente è giustamente arrabbiata e stufa. La società sembra allo sbando, senza una vera guida presente a Trigoria e con molti dirigenti cambiati solo di recente. Oltre che ad un presidente ormai sempre più lontano e odiato. Difficile anche soltanto pensare di poter fare bene in una situazione del genere.

Eppure Fonseca ha fatto di tutto per venire a Roma, addirittura rinunciando a qualcosa dal punto di vista economico. E si è dichiarato veramente entusiasta di questa nuova sfida. “Sono molto contento, emozionato e fiducioso per quello che mi aspetta. Fin dal primo momento, non ho mai avuto dubbi sull’opportunità di venire alla Roma“.

Queste sono state le sue prime parole da allenatore giallorosso al sito ufficiale del club. Parole piene di ottimismo e determinazione. Come se non temesse minimamente gli ostacoli a cui dovrà andare incontro per risollevare le sorti romaniste.

Come se, in fondo, sapesse già come fare.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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