Gianluca Mancini è (ancora) il centrale ideale per la Roma

Nell’opera di ricostruzione attuata dalla Roma in questa estate, la difesa non sarà esclusa. Se si prende nel dettaglio la banda centrale, quello potrebbe essere l’unico sotto-reparto in cui la squadra giallorossa potrebbe cambiare entrambi gli interpreti titolare. All’interno di questo restyling, il pezzo più pregiato potrebbe essere quello di Gianluca Mancini. 23 anni compiuti ad aprile, Mancini si è definitivamente affermato in questa stagione come uno dei migliori difensori centrali del campionato. Arrivato alla corte di Gasperini nell’estate 2017, dopo un primo anno di rodaggio in cui il toscano è riuscito a raccogliere solo una dozzina di presenze, è nella stagione appena passata che è riuscito ad imporsi nel campionato italiano, emergendo come l’ennesimo grande interprete della scuola difensiva italiana. Ma Mancini potrebbe essere di più: le sue qualità potrebbero renderlo il miglior difensore centrale azzurro della sua generazione. L’Atalanta lo valuta una ventina di milioni, la trattativa con la Roma, dopo che era stata definita già a gennaio, adesso ha avuto una frenata, ma è ancora tutto in ballo.

Chi è Mancini?

Dopo quasi un decennio nelle giovanili della Fiorentina, il natio di Pontedera viene scartato dalle giovanili viola e si ritrova a cercare miglior fortuna in Serie B: lo accoglie il Perugia, tra l’altro in una trattativa che ancora oggi causa polemiche. Nei due anni in Umbria, il classe 1996 cresce progressivamente. A gennaio 2017 l’Atalanta si assicura le sue prestazioni, lasciandolo per 6 mesi in prestito con i biancorossi.

In ritiro, Giovanni Sartori (ds della Dea) si esprime in questi termini su di lui:

“Gianluca è stato il miglior centrale della Serie B l’anno scorso. Abbiamo scelto di richiamarlo subito a Bergamo perché poi sarebbe stato difficile prenderlo dopo. Tatticamente assomiglia molto a Caldara”. Nel primo anno il compito di Mancini è proprio quello di back-up di Caldara, che -falcidiato dai problemi fisici- lascia diverso spazio al suo omologo, che completa l’apprendistato e la maturazione, risultando pronto ad un posto da titolare in Serie A. Dopo aver giocato in una difesa a 4 a Perugia, Mancini si è piazzato sul centrosinistra nella difesa a 3 gasperiniana, per poi tornare in una linea arretrata a 4 con Gigi di Biagio, non mostrando mai particolare imbarazzo in nessuna linea, a smentire coloro che temono una non adattabilità del pisano a giocare con solo un altro centrale accanto a sé.

Le caratteristiche di Mancini

Il toscano è un centrale molto aggressivo, cresciuto alla scuola di Gasperini, che utilizza dell’anticipo la sua arma migliore. Per eccellere in questo fondamentale, il toscano si serve sia di un’ottima lettura delle trame avversarie (come esposto da Valerio Albensi in questo approfondimento dello scorso gennaio su Rudi) che di un certo atletismo, che gli permette di svettare in area di rigore, soprattutto in quella avversaria (sono stati 5 i gol nella passata stagione).

La heatmap di Mancini dell’ultima stagione sembra quella di un centrocampista: presente (quasi) ovunque, anche in area di rigore.

Oltre a questo è un difensore abbastanza completo, che riesce a far avanzare il pallone rompendo le linee in conduzione più che con dei passaggi taglia-linee, ma con una discreta proprietà tecnica.

Un grafico che descrive l’ultima stagione di Mancini in relazione a quella di tutti i difensori della Serie A, ad opera di Calcio Datato.

Valutazioni economiche e non solo

Al di là delle considerazioni tecniche, che sono pur sempre opinabili, ci sono diverse motivazioni per preferire Mancini a diversi altri centrali.

Prendiamo come termine di paragone Toby Alderweireld e Nicolas N’koulou, gli altri due difensori accostati alla Roma negli ultimi giorni.

  • Mancini è il più giovane è futuribile dei tre; infatti ha 5 anni meno del camerunense e addirittura 7 meno del belga. Per questo motivo, oltre ad essere più facilmente materiale da plusvalenza, il suo cartellino può essere ammortizzato su più bilanci, oltre ad essere l’unico pagabile tra due anni (con un prestito biennale);
  • Mancini è l’unico italiano. Oltre a poter costituire una base italiana, iniziata da Monchi e plausibilmente prolungata da Petrachi, è l’unico ATP (Association Trained Player) dei tre, fondamentale per le liste;
  • In difesa saper dialogare e coprirsi le spalle è importantissimo. Il fallimento di Robin Olsen (o le difficoltà iniziali di Woijchech Szczesny) sono stati causati anche da questo. Formare una difesa per ¾ italiana, con Fazio anch’egli italianofono ormai, sarebbe un gran traguardo raggiunto da Petrachi.

Sebbene al momento la trattativa sia molto lontana dal chiudersi positivamente, il nome di Gianluca Mancini sembra essere ancora il più adatto per la Roma.

Tifoso giallorosso classe 2001 cresciuto nel mito di Totti e De Rossi. Roma-Barcellona era il giorno del mio compleanno.

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