Giù le mani dalla Roma

30 maggio 2019. Una data storicamente triste per noi tifosi della Roma, per mille motivi che non serve qui ricordare. Su La Repubblica esce un dettagliato ed ambizioso articolo di Carlo Bonini e Marco Mensurati che prova a ricostruire la travagliata stagione della Roma. Una vera e propria inchiesta, portata avanti per mesi (a quanto dicono gli autori), che parte tutta da un’email, da alcune indiscrezioni estrapolate dai protagonisti (attuali e passati) di Trigoria e dalla voglia di mettersi in mostra dei pur bravissimi giornalisti in questione. Ma andiamo con ordine, cercando di capire quale sia il reale contenuto rivelatorio del pezzo e cosa invece possa essere tranquillamente trascurato o smentito.

L’ormai famosa email incriminata

Il centro di tutto è l’email inviata da Ed Lippie a Pallotta. Secondo l’articolo di Bonini e Mensurati, in questa missiva il preparatore atletico americano informa il presidente giallorosso della situazione presente a Trigoria nel dicembre del 2018. E lo fa riportando quanto raccolto da due precise fonti: l'(ex) medico sociale Riccardo Del Vescovo e l'(ex) fisioterapista Damiano Stefanini. Il quadro riferito da Lippie sarebbe molto preoccupante: i 4 grandi senatori della Roma (De Rossi, Dzeko, Kolarov e Manolas) si sono schierati contro Monchi, Di Francesco e Totti. Un’intricata ed affascinante guerra tra due schieramenti opposti, interessati solo al proprio orticello personale piuttosto che al bene della Roma.

Ora, nessuno può mettere in dubbio l’esistenza dell’email fino a prova contraria. E noi non siamo minimamente in grado di fornire tale prova. Anzi, ci sentiamo addirittura di dire che secondo noi l’email esiste certamente. Sia perché conosciamo bene la professionalità dei due autori del pezzo (e le eventuali conseguenze penali a cui andrebbero incontro in caso contrario) sia perché effettivamente, come sottolinea anche Mensurati nell’intervista rilasciata oggi a Radio 24, la Roma nel proprio comunicato di risposta all’articolo non ha affatto smentito questo particolare.

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Il punto però è onestamente un altro: quanto c’è di vero nel testo dell’email? Quanto sono attendibili le fonti citate da Lippie, ovvero Del Vescovo e Stefanini? E qui la situazione raccontata da Bonini e Mensurati si fa un po’ più nebulosa.

Nell’articolo, infatti, si fa riferimento esplicitamente ad altre fonti solo per un altro passaggio, di cui poi parleremo. Ma, intervistato sull’argomento, Mensurati parla soltanto dell’email, definendola “un documento chiaro e comprensibilissimo”. Facendo finta di non sapere che quella può essere benissimo solo una verità di parte. Messa ad arte in giro da soggetti che, per foruna, non fanno più parte della Roma. E a cui noi non possiamo dare più credibilità rispetto a Totti o De Rossi.

Mentre Bonini, intervistato da Teleradiostereo, non si nasconde e dice chiaramente: “Non ho le registrazioni dei colloqui che Lippie scrive di aver avuto”.  E si riferisce più volte all’email come “il documento chiave, non temo che qualcuno possa dire che non esiste”. Ma il punto non è se l’email esiste. Il punto è: è credibile ciò che dice? E qui arriviamo alla ricostruzione fatta dai due giornalisti per dare forza alla prova in questione.

“Se non risolviamo la cosa, vi faccio arrivare decimi”

Il primo fatto raccontato da Bonini e Mensurati è quello relativo all’arrivo di Nzonzi. Questa è l’unica parte non presente minimamente nell’email, ma che serve a preparare la cornice alla storia illustrata successivamente. Per corroborarla, si citano genericamente “tre diverse fonti”, che non possiamo mettere in alcun modo in discussione, non sapendo chi sono. Fatto sta che, a quanto pare, dopo l’arrivo del centrocampista francese, De Rossi avrebbe chiesto la rescissione del contratto, arrivando addirittura a dire: “Se non risolviamo la cosa, vi faccio arrivare decimi”.

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Una cosa appare subito evidente: come può Daniele aver minacciato di far arrivare la Roma decima se voleva la rescissione? Sinceramente, non sembra avere molto senso. Ma, supponendo che invece ce lo abbia, viene comunque da pensare che sia stato solo uno sfogo del momento, che lo stesso articolo afferma essere stato poi risolto. Cosa c’entri in questo Totti, però, non è dato sapersi.

La fronda contro Monchi e Difra

Il secondo fatto trattato dall’articolo è la presunta fronda organizzata dai 4 senatori contro i due grandi protagonisti di quest’ultima annata: Monchi e Di Francesco. Questo non solo è un aspetto abbastanza verosimile e ben ricostruito, ma è un qualcosa che è già emerso nei mesi scorsi. Addirittura Ranieri, in conferenza stampa, ha detto: “C’è stato disappunto interiore da parte dei giocatori ad inizio stagione, perché ancora si pensava all’anno precedente”. Insomma, niente di nuovo.

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D’altronde, che i giocatori più importanti dello spogliatoio giallorosso fossero dubbiosi sull’operato dei due era più che comprensibile e legittimo. Un’altra cosa, invece, è insinuare che questa loro posizione li abbia portati a chiedere espressamente le loro teste, come fa l’email di Lippie. Aspetto sicuramente più grave ma di cui non si può avere certezza. Anche perché, se veramente i 4 volevano che fossero cacciati, perché a riportarlo per primo a Pallotta sarebbe stato proprio Ed Lippie? Non potevano mostrare loro stessi le proprie perplessità alla proprietà americana?

Il ruolo di Totti

E qui arriviamo alla parte più incomprensibile dell’articolo. Circa a metà pezzo, si fa riferimento al fatto che la fronda segretamente voglia far fuori anche Totti. Addirittura, Del Vescovo sosterrebbe per questo la necessità di “detottizzare la Roma”. A parte la curiosità nel capire come questo termine sia stato reso da Lippie in inglese nell’email. Ma non capiamo davvero quale sarebbe il ruolo di Totti in questa vicenda. Possibile che semplicemente la sua difesa di Difra gli abbia portato contro alcuni dei suoi ex compagni a cui era più legato?

Nell’articolo, Bonini e Mensurati parlano anche di “percezioni negative che trasmette allo spogliatoio”. Ma quali sarebbero? Ed è credibile che le percezioni trasmesse da Totti siano cambiate da quando veste i panni da dirigente? Eppure, non sembra che il suo modo di comportarsi sia molto cambiato. Così come non sembra che il suo ruolo societario sia così importante da poter dare fastidio e chiedere addirittura un suo allontanamento. Cosa, tra l’altro, difficile da far conciliare con l’intenso e sincero abbraccio tra Totti e De Rossi visto proprio qualche giorno fa, al termine di Roma-Parma.

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Ma il passaggio più assurdo e divertente arriva poco dopo. Quando si dice che “pur di liberarsi di Totti, i senatori vogliono che venga allontanato Di Francesco, a cui Totti è legatissimo”. A parte il fatto che Difra non c’è più a Trigoria, però Francesco sta ancora qua (e pare tra l’altro che abbia contribuito a scegliere il suo sostituto all’epoca). Ma soprattutto, in base a ciò, sembra che quasi i senatori volessero cacciare Di Francesco solo per far fuori Totti, cosa in evidente contraddizione con quanto sostenuto prima riguardo ai loro dubbi sul tecnico giallorosso.

Insomma, una grande confusione, che non possiamo sapere se sia solo nell’email di Lippie o anche nella testa dei due autori del pezzo. Ma che rende davvero poco credibile tutta la ricostruzione fatta della vicenda. Come se Totti fosse stato messo in mezzo solo per aumentare l’appeal di un pezzo, per il resto, abbastanza datato e limitato.

Il resto

Infine, preferiamo astenerci dal commentare le svariate imprecisioni presenti nell’articolo riguardo a fatti legati alla Roma, che qualsiasi tifoso giallorosso avrebbe potuto facilmente correggere o far notare. Come il riferimento alla “Rometta di Anzalone e Ciarrapico”, che in realtà sono due presidenti opposti, di epoche completamente diverse. Oltre al fatto che il termine Rometta era usato diffusamente solo negli anni ’70 dai tifosi giallorossi.

Oppure alcuni episodi riportati ma completamente insensati o scollegati dal resto. Come il fatto che Difra abbia detto alla società che si sarebbe fatto da parte eventualmente dopo il derby perso, cosa assurda perché in quel caso si sarebbe dimesso, invece di farsi esonerare. Oppure come la rapina fatta ultimamente alla madre di Zaniolo, che sembra solo una trovata meschina e populista per dare un tono ulteriormente drammatico all’articolo. Così come il riferimento al “Viperetta” Ferrero, in cui si parla di una fantomatica misera offerta rifiutata recentemente da Pallotta.

Dunque, diventa molto difficile dare troppa retta a questo articolo. Soprattutto nella parte in cui cerca di contrapporre Totti e De Rossi. L’unica cosa realmente certa e sensata pare essere la ormai famosa email di Ed Lippie. Che però, come ha detto anche la Roma nel suo comunicato di smentita, è solo “un terzo che riporta opinioni espresse da terzi”. Non proprio la Bibbia. Con tutto il rispetto per Bonini e Mensurati e la loro grande inchiesta.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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