Gli adattamenti tattici di Fonseca

Paulo Fonseca è arrivato a Roma in estate, senza aver mai allenato precedentemente in uno dei primi cinque campionati europei. I dubbi sulle sue capacità di adattamento ad una realtà complessa come quella italiana erano quindi più che legittimi.

Il tecnico portoghese però si è mostrato fin da subito all’altezza della situazione. Non solo per la sua filosofia di gioco, ma anche per la sua flessibilità. Infatti, sono state già diverse le variabili tattiche adottate dall’ex Shakhtar in queste prime partite romaniste.

Paulo Fonseca

Vediamo allora per bene quali sono state e i motivi che hanno portato Fonseca ad attuarle. Così da capire davvero la grande abilità tattica dell’allenatore giallorosso, che ha portato finora la Roma al terzo posto in classifica.

La prima con il Genoa

La Roma arrivava alla prima giornata di Serie A con tanto entusiasmo e ottimismo. I giallorossi non avevano mai perso in precampionato e in più venivano dalla bella vittoria contro il Real Madrid.

Insomma, Fonseca non aveva nessun motivo per cambiare lo schieramento usato fin da inizio ritiro. Questo era ovviamente identico a quello che aveva impiegato negli ultimi anni allo Shakhtar Donetsk. Un 4-2-3-1 con i terzini altissimi, la salida lavolpiana e le ali al centro in fase di impostazione.

Le posizioni medie della Roma contro il Genoa (fonte: TacticsPlatform.com)

Si trattava chiaramente di una formazione molto propositiva. Fonseca però riteneva che essa potesse funzionare in modo equilibrato, visti i suoi trascorsi. Quindi non ebbe timori né dubbi nello schierarla alla sua prima partita nel campionato italiano.

Purtroppo il tecnico portoghese sbagliava. Quella formazione, a cui lui teneva molto, non era adatta alla Serie A. Tanto che la sua Roma finì per prendere addirittura 3 gol dallo spaurito Genoa di Andreazzoli.

Certo, le reti subite arrivarono tutte da grossi errori individuali. Fonseca però aveva già capito che qualcosa non funzionava in modo strutturale. E così decise di correre subito ai ripari, cambiando qualcosa tatticamente.

Lo schieramento conservativo nel derby

Porre rimedio in una settimana ad una situazione provata per mesi era però praticamente impossibile. Da qui la scelta di Fonseca di provare a limitare i danni in vista del derby alla seconda giornata.

Le posizioni medie della Roma contro la Lazio (fonte: TacticsPlatform.com)

Il modulo sulla carta era sempre lo stesso: 4-2-3-1. L’atteggiamento della squadra, però, era completamente diverso. I terzini restavano spesso bassi e timorosi. Gli attaccanti pressavano a stento. Il baricentro era complessivamente molto più arretrato.

Questi piccoli aggiustamenti provvisori non permisero alla Roma di fare una buona partita, né di risolvere i propri problemi difensivi. In questo modo, però, i giallorossi riuscirono a subire meno gli attacchi in profondità e a portare a casa con un pizzico di fortuna un pareggio. Un risultato utilissimo per tamponare l’emergenza e ripartire poi senza grossi affanni.

La difesa a 3 e mezzo

Dalla gara col Sassuolo, terza giornata di campionato, ecco il primo grande cambiamento. La sosta permise a Fonseca di riordinare le idee e intervenire al meglio sull’assetto tattico, che modificò sensibilmente.

Infatti, nonostante il modulo di base restò invariato, cambiarono profondamente i movimenti e le posizioni dei singoli. I terzini non dovevano più salire in coppia contemporaneamente. Uno sarebbe rimasto sempre basso, stringendosi verso i due centrali, mentre l’altro saliva come prima.

Le posizioni medie della Roma contro il Sassuolo (fonte: TacticsPlatform.com)

Era a tutti gli effetti una difesa a 3 e mezzo. Per compensare la mancanza della salita di un terzino, poi, Fonseca decise di tenere più larga una delle due ali d’attacco, formando così una linea di trequartisti a 4 (e non più a 5). In questo modo, il blocco basso diventava di 5 giocatori (3 difensori e 2 mediani), garantendo finalmente il numero giusto di marcatori preventivi per le transizioni negative.

Queste modifiche diedero enormemente più equilibrio alla squadra giallorossa, permettendole di spiccare il volo. Arrivarono infatti 3 vittorie di fila. Tanto che Fonseca portò avanti quell’assetto tattico ancora a lungo.

La breve parentesi a 3 dietro contro l’Atalanta

Va considerato solo un breve intermezzo la difesa a 3 pura provata contro l’Atalanta. Anche questo aggiustamento però aveva sempre la stessa matrice di fondo: provare a far rendere al meglio la squadra, non rinunciando alle idee del proprio allenatore.

Le posizioni medie della Roma contro l’Atalanta (fonte: TacticsPlatform.com)

In tal senso, Fonseca reputò molto difficile reggere il gioco nerazzurro con il solito schieramento tattico. Soprattutto il problema risultava essere la difesa dei quinti avversari, che con il suo particolare 4-2-3-1 asimmetrico poteva diventare davvero molto difficile.

Alla fine il risultato non lo premiò, ma anche quella volta il tecnico portoghese dimostrò di essere sempre molto flessibile e reattivo rispetto alle esigenze della propria squadra. Chissà che in futuro, contro altri avversari con la difesa a 3, non decida di riproporre la stessa soluzione tattica scelta contro l’Atalanta.

Mancini mediano e altri rimedi

Arriviamo infine all’ultimo grande cambiamento tattico attuato da Fonseca: lo spostamento di Mancini in mediana. Anche questa modifica aveva uno scopo oggettivo: rimediare all’assurda moria di centrocampisti in casa Roma, causata da una sequenza incredibile di infortuni di ogni tipo.

Così il tecnico portoghese, dopo aver sperimentato diverse soluzioni in allenamento, optò per quella che gli sembrava la migliore. Non lo ha effettuato però in modo cieco e meccanico, come altri allenatori avrebbero incautamente fatto.

Gianluca Mancini

Fonseca infatti ha ridisegnato l’assetto tattico della squadra in relazione a quello spostamento. Solo così era possibile in fondo far rendere al meglio tutti gli interpreti, compreso lo stesso Mancini, inevitabilmente spaesato all’inizio nel nuovo ruolo.

Ecco allora che, dalla partita contro il Borussia Monchengladbach, la Roma gioca con una specie di 4-1-4-1, in cui Mancini è il vertice basso a centrocampo. In questo schieramento, l’ex Atalanta deve rimanere dietro e inserirsi sempre accanto o in mezzo ai due centrali per impostare dal basso. Veretout invece è più libero di proporsi in avanti, finendo spesso sulla linea dei trequartisti giallorossi.

Le posizioni medie della Roma contro il Milan (fonte: TacticsPlatform.com)

I terzini, invece, sono tornati simmetrici, ma sono mediamente meno alti rispetto ad inizio campionato. Questo per favorire le transizioni difensive e l’impostazione da dietro. Tanto l’ampiezza in alto è data soprattutto dalle ali, che non stringono più come prima, visto che quello spazio viene occupato di base da Pastore e Veretout appunto.

In questo modo non solo i giallorossi hanno sopperito all’emergenza in mediana, ma si sono riscoperti anche più equilibrati e solidi. Certo, la Roma ha dovuto rinunciare a un po’ di possesso palla. L’attacco però ha ricominciato a funzionare, grazie ad una maggiore verticalità nelle giocate. E così sono arrivate altre 3 vittorie in campionato. In una striscia che speriamo duri più a lungo della precedente.

Conclusioni

Insomma, possiamo dire che Fonseca ha dimostrato in questo inizio di stagione di essere un grande allenatore. La preparazione tattica sua e del suo staff è riuscita a sopperire alle enormi difficoltà offerte dal campionato italiano, soprattutto per i tecnici stranieri.

E così, in nemmeno due mesi di Serie A, ha già utilizzato ben 5 differenti assetti tattici, senza mai però modificare il proprio credo calcistico. Un tecnico flessibile e reattivo dunque, in grado di non fermarsi di fronte alle prime difficoltà e di trovare sempre una soluzione alternativa efficace.

Accanito tifoso giallorosso, amante dell'arte e del complottismo di massa. Scrittore per puro diletto personale.

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