I 10 Anni che hanno cambiato il Calcio

Data Astrale 95211.9 (19/03/2018 10:00)

Quando Venerdì dall’urna di Nyon è uscito il Barcellona la mia mente è tornata a quel 26 Febbraio 2002 quando la Roma con lo scudetto cucito sul petto demoliva i catalani con un 3 a 0 senza storia; erano gli anni in cui la Roma affrontava i giganti d’Europa alla pari, sono passati solamente 16 anni, un tempo relativamente breve nella storia dell’umanità ma nei quali il calcio è cambiato in maniera radicale e probabilmente irreversibile.

Torniamo a quella stagione 2002, è il periodo in cui il calcio Italiano detta legge, i padri padroni dei nostri Club (Sensi, Moratti, Tanzi, Cragnotti, Berlusconi, Agnelli) spendono in un mondo che ancora viaggia a cifre e fatturati “umani” o meglio sostenibili dal medio industriale italiano; il rapporto Deloitte (qui trovate tutti i dettagli) di quell’anno parla chiaro: Manchester United a parte, club che capisce prima di tutti dove sta andando il mondo e che si muove con largo anticipo, tutte le Big sono sullo stesso livello, la Roma con i suoi 136,8 mln di Euro di “revenue” è al 10o posto ed è solo 40 mln dietro alla Juventus seconda assoluta.
E il Barcellona? Il Barcellona fattura meno di 140 mln la differenza tra noi e i blaugrana è di soli 3 mln, una cifra irrisoria, facilmente appianabile da qualunque “ricco”.

Nel 2003 al Barcellona inizia l’epoca Laporta; il giovane Joan aggancia il treno del Manchester United e del Real Madrid, investe sulle infrastrutture, in primis La Masia che diventa in breve un centro di eccellenza assoluta per lo sviluppo dei nuovi talenti made in Barca, aggredisce i mercati esteri: basta ritiri in montagna, l’Estate diventa il momento delle tournée in giro per il mondo un modo per far conoscere il marchio Barça negli angoli più remoti del globo ed accrescere il proprio bacino di fans; a differenza del ManU che si posiziona soprattutto in estremo oriente i club spagnoli puntano soprattutto al Sud America; i risultati sono sotto gli occhi di tutti in 4 anni il fatturato del Barca passa dai 140 mln circa del 2003 ai 290 mln del 2007 4 anni fatturato più che raddoppiato, se nel 2002 la differenza tra Roma e Barcellona era di 3 milioni ora è oltre i 140 mln, cifra non più sostenibile dall’industriale Italiano, in poco tempo il Barcellona diventa un Brand mondiale ed è ormai destinata a diventare la multinazionale dell’entertainment che è oggi.

In questo periodo le squadre nostrane, Roma inclusa, seguono i dettami di una Lega Calcio che si siede sugli allori, i nostri club spendono in calciatori e allenatori invece di investire in infrastrutture ed espansione del Marchio, convinte che i diritti TV e non si sa quale diritto divino acquisito avrebbero mantenuto lo status quo per sempre, così non è stato (come succede sempre in economia) ed in breve tutte le società italiane sono andate in difficoltà, dapprima sono cadute Lazio e Parma, vittime degli “affari sporchi” dei propri presidenti, poi è stato il turno della Roma che con le difficoltà del gruppo ItalPetroli non aveva un fatturato tale per poter sostenersi ad alti livelli, infine le strisciate milanesi che nonostante contassero su storie e marchi importanti e vendibili si sono ritrovate schiacciate da fatturati insufficienti a coprire la scalata economica delle Big d’Europa.

Andiamo per gradi e torniamo ai famosi 10 anni, nel 2010-11 la differenza di fatturato tra Roma e Barcellona è arrivata alla cifra di 307,2 in 10 stagioni il differenziale economico si è centuplicato, sempre prendendo il rapporto Deloitte il Barcellona fattura 450,7 mln di euro, la Roma si attesta a 143,5 mln solo 7 mln in più di 10 anni prima, la Roma in 10 anni è rimasta ferma, come gran parte del calcio Italiano (Milan 227 e Inter 195 sono le uniche davanti ai capitolini), il calcio italiano “locale” e in mano ad imprenditori senza “vision” ha perso definitivamente la sua leadership in ambito Europeo, la Champions League vinta dall’Inter nel 2010 è un unicum in un calcio ormai cambiato ed in mano a pochi Club che hanno un potere economico immensamente maggiore rispetto agli altri.

Fatturati Roma Barcellona dal 2001-02 al 2010-11

Revenue Roma Barcellona dal 2001-02 al 2010-11

Al termine di questo ciclo decennale i rapporti di forza sono segnati, recuperare il terreno perduto diventa una cosa al limite dell’impossibile, chi è rimasto indietro ci rimane, fatte salve Manchester City e Paris Saint Germain che dispongono dei fondi sovrani degli Emiri (fondi pressoché illimitati a fondo perduto).

In Italia ci riesce, in parte, la sola Juventus che sfruttando un regalo del comune Sabaudo costruisce il proprio Stadio, e in un prossimo futuro anche un nuovo centro sportivo (la Continassa), portando il suo fatturato vicino ai 500 mln, non al livello delle Big Europee ma abbastanza per poter pensare di competere; per darvi un’idea dell’importanza dello Juventus Stadium basti pensare che nel 2010-11 (ultimo anno senza Stadium) la Juventus ha un fatturato pari a 153,9 mln di euro, nel 2016-17 arriva alla cifra di 405,7 mln un aumento di oltre il 250% in 6 stagioni; e non si inganni il lettore che leggendo il bilancio attribuisce allo Stadio “solo” le entrate da botteghino ed al limite quelle da naming rights, l’infrastruttura Stadio si porta dietro tutta una serie di possibilità commerciali che è impossibile, o quantomeno complicato, sviluppare senza.

La Roma, con la nuova società, sta cercando di percorrere la stessa strada che le Big Europee hanno iniziato 15 anni fa, ha pensato prima di tutto alle infrastrutture: ristrutturazione e ammodernamento del Fulvio Bernardini sono stati tra i primi passi effettuati, così come mettere in piede l’imponente progetto “Stadio della Roma” la vera chiave di volta per uno sviluppo a 360 del marchio Roma.
Acquisiscono un significato diverso anche i viaggi intercontinentali della Roma in Estate: l’obiettivo, come fu per le altre prima di noi, è acquisire nuovi fans (non uso la parola tifosi appositamente); persone che vivono a migliaia di chilometri da Roma ma che sono disposte, in un mondo globalizzato come il nostro, ad avere la nostra stessa passione; perché più fans significa più soldi, più soldi significa una squadra più forte, una squadra più forte significa maggiore possibilità di vittoria.

Il calcio del 2001-2002 non è minimamente comparabile a quello attuale, presidenti alla Franco Sensi, che ho amato più di ogni altro, non avrebbero le capacità economiche e financo manageriali per reggere l’urto di Multinazionali del calcio come: ManU, Barcellona, Real, Chelsea, ManCity, PSG, Bayern Monaco e Arsenal; l’unica strada è quella di diventare una multinazionale a tua volta: la strada non è ne facile ne scontata, ma è l’unica percorribile.

Lunga Vita e Prosperità

Lunga Vita e Prosperità

Nato su Vulcano, arrivato sulla Terra, innamorato della Roma. Cerco di analizzarla con Logica e Razionalità. Accetto discussioni solo se frutto di ragionamento. Lunga Vita e Prosperità.

3 Comments

  1. mark Reply

    interessante articolo, me ne ero accorto già che il calcio italiano si stava cappottando sulle crisi finanziarie di alcuni club, Pallotta ha portato una ventata di novità su come valorizzare il club come brand che però molti non hanno gradito…va dato atto che ha abbattuto il muro che non si può cambiare nulla…

  2. Marco Piumi Reply

    Bell’articolo che evidenzia come in Italia si sia dormito sugli allori.
    Essendo Juventino e di Torino, sulla vicenda stadio ci sono delle puntualizzazioni da fare.
    Lo Stadio delle Alpi costava qualche milione di euro all’anno al comune di Torino, e quindi l’ipotesi di venderlo alle due società era da tempo nei programmi del comune. Il Torino che poteva acquistarlo assieme alla Juve subì in quel periodo una grave crisi che lo portò al fallimento. Solo la Juve quindi agì per comprare l’area per 25 milioni di euro, non gratis.
    Lo so che lo stadio costò al comune nel 1990 almeno 60 milioni di euro, ma sappiamo come in quegli anni i costi subivano un rigonfiamento dovuto a tengenti ed altro. Tra l’altro lo stadio, lo so perchè l’ho frequentato per anni …, era fatto male con quella maledetta pista che faceva vedere i giocatori come lillipuziani.
    Comunque lo stadio la Juve l’ha pagato, per abbatterlo e rifarlo a sue spese, inclusi oneri urbanistici.
    La questione della Continassa, invece, va spiegata come una operazione di recupero di una zona abbandonata, che aveva come unici visitatori le prostitute e gli zingari.
    La circoscrizione ha infatti votato a favore dell’operazione immediatamente. Quella zona, attigua allo stadio, diventerà un polo attrattivo con un investimento di più di 90 milioni di euro.
    La Juve avrà come benefici, il nuovo centro di allenamenti, la nuova sede sociale, un albergo a 4 stelle.
    I ricavi da questa area sono poco quantificabili, poiché il resto dell’area conterrà anche una scuola privata internazionale e un’area commerciale.
    La vera differenza tra il fatturato del 2010 e quello attuale, lo ha fatto la gestione sportiva e manageriale di Andrea Agnelli, che non ha sbagliato un colpo finora.
    La Juve è ancora molto indietro nel marketing e nei ricavi commerciali, ma è stato fatto un lavoro i cui frutti non sono stati ancora raccolti. Quando scadranno i contratti con Jeep e Adidas allora la la Juve potrà, forte di un brand in forte ascesa e di risultati sportivi egregi, fare un salto molto forte nella classifica dei fatturati ed avvicinarsi alla soglia dei 500 milioni escluse plusvalenze.
    Il problema maggiore è quello relativo alla scarsa visibilità attuale della Serie A e qui serve il lavoro di tutti i club.
    La AS Roma sembra una di quelle società più in sintonia con le idee di Andrea Agnelli. Pallotta deve proseguire con la costruzione dello stadio e cercare di far assumere una dimensione più internazionale della società.
    Solo tutti insieme possiamo crescere di fatturato, specialmente all’estero.

    1. Romanista Razionale Post author Reply

      Quello che dici è esatto, chiaramente l’articolo è “centrato” dal punto di vista della Roma (il nome del sito non lascia spazio ad interpretazioni) quindi la parte sulla Juventus è stata trattata in modo sbrigativo; quello che volevo sottolineare è che mentre Torino è sempre stata al fianco della sua squadra di calcio e l’ha supportata in ogni modo, la città di Roma non ha fatto altrettanto rallentando ripetutamente l’operazione (e questo senza entrare nella questione politica della cosa).
      Chiudo dicendoti che sono d’accordo sull’eccellente lavoro di Agnelli, si può certamente dire che la Juventus ha compiuto quella svolta di paradigma che occorrerebbe a tutte le squadre di Serie A.

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