I 3 punti e basta

La Roma sconfigge di misura il Bologna, ma da questa sfida non emergono molte note positive ad eccezione della vittoria stessa.

Soluzioni sempre nuove

Di Francesco presenta un undici inedito, l’ennesimo di questa stagione, costretto da continue defezioni. Nel dettaglio: El Shaarawy non al meglio per un virus influenzale, De Rossi da preservare come fosse una specie in via di estinzione in vista dei match più importanti che verranno a stretto giro di posta. Dall’altro lato Mihajlovic, 4 punti in due partite sulla panchina rossoblu, presenta il 4-3-3, ormai nuovo abito dei felsinei. Ci trovano posto Santander da ariete centrale assistito dal giovane Edera e da Nicola Sansone, con Soriano pronto a inserirsi in area.

A viso aperto

L’intenzione di Di Francesco è quella di tenere Zaniolo vicino a Dzeko e di conseguenza ai difensori bolognesi per innescare alla perfezione il pressing. Purtroppo nel primo tempo non si verifica quasi mai questo meccanismo, ad eccezione di un recupero palla a centrocampo (in realtà, una palla persa di Soriano) utile a far ammonire Danilo. I giocatori del tecnico serbo sono ben sparsi in campo e se la giocano a viso aperto. Mihajlovic mette in campo una squadra fluida, che passa al 3-5-2 in fase di non possesso stringendo Mbaye sulla linea dei centrali, Dijks ed Edera come esterni a tutta fascia e Sansone seconda punta. Questo per contenere sulla sinistra la fisicità di Zaniolo sia con Helander che con Dijks, con l’esterno olandese utile per provare a vincere il mismatch fisico con Florenzi. Nella prima frazione gli emiliani sono gli unici protagonisti della gara assieme a Robin Olsen, in giornata perfetta.

Giornata no

La Roma espone diversi nervi scoperti in questi 45 minuti. Si riesce a risalire il gioco solo tramite le catene laterali, con le cavalcate palla al piede di Florenzi e Kolarov; Nzonzi non riesce a dare le pause di De Rossi e la sua distribuzione nel gioco lungo non é equiparabile a quella del mediano romano. Cristante, dopo un paio di mesi in gran spolvero, vive un periodo opaco da un paio di settimane; nulla di trascendentale, s’intende, fisiologico calo dopo un tour de force che l’ha visto quasi mai svestire la maglia da titolare. Kluivert commette diversi errori di inesperienza, soprattutto nel decision making; diversi passaggi sprecati male, che -ragionati meglio- potevano portare migliori risultati. Dzeko è in una di quelle giornate in cui tirerebbe dai 25 metri anche una bomba a mano.

Errare humanum est

Il primo tempo, più negativo di quanto indichi il risultato, si conclude con il brivido sulla traversa di Soriano. Da sottolineare la totale incomprensione di reparto qui. Nzonzi si fa saltare davanti da Santander (uno dei giocatori migliori del campionato per vie aeree, ma anche il francese dovrebbe esserlo), i 4 di difesa stretti restano a guardare e l’italo-tedesco si infila. Ora: è pur vero che Soriano ha tempi d’inserimento da masterclass, ma una difesa esperta come quella della Roma si fa infilare due volte in un tempo su spizzata del Ropero e incursione dell’ex Villareal. La seconda, in particolare, ricorda l’orribile finale di Cagliari, quando Sau riuscì a sgusciare tra le maglie della difesa e impattare sul 2-2. Incredibile come sia la difesa come entità a sé stante ad andare in tilt: non sono coperti bene talvolta, vero, ma in quell’attimo di secondo decisivo manca molto spesso la concentrazione. Non ci è dato sapere se si tratta di un fattore fisico (il calo nei finali di tempi), psicologico, o influenzato da entrambi, ma ciò che tutti sanno è che è urgente intervenire.

Rimettersi in carreggiata

La prestazione difensiva della Roma ieri è stata disastrosa. Il Bologna ha fatto registrare il suo secondo miglior dato stagionale per quanto riguarda gli xG prodotti, ben 1,9. Fortunatamente molte delle considerazioni sul rendimento arretrato si limitano al primo tempo, in cui vengono subiti il 75% degli Expected Goals. Nel secondo tempo, complice una manovra più aperta sugli esterni e assennata, la Roma segna. Di Francesco toglie uno spento Cristante per dare spazio a El Shaarawy, che sulla fascia porta caratteristiche diverse da Zaniolo: velocità e agilità nell’1vs1. Da uno spunto dell’italo-egiziano nasce il rigore che Alex Kolarov scaraventa in rete violentemente. A questo punto la Roma si distende anche mentalmente e torna a giocare un calcio decente: dopo alcuni minuti Di Fra si rimette col doble pivote puro De Rossi-Nzonzi, facendo dividere la fascia a Pellegrini (encomiabile per sacrificio, dedizione, in una parola maturità) e Zaniolo, che si alternano in base alla fase del gioco: quando hanno la palla Skorupski & Co. è il ligure che si posiziona davanti al gigante bosniaco; quando il pallone gestisce la Roma i due invertono i ruoli.

Sono tutte finali

Federico Fazio trova la seconda marcatura (molto meglio in avanti che dietro, quest’anno) poi la solita Roma si rilassa e prende un gol molto bello (ma altrettanto irregolare) di Sansone: sulla traiettoria del suo tiro c’era Svanberg a coprire la visuale ad Olsen. Mancano 10 minuti di sofferenza, minuti in cui non senza malizia ci si augura di vedere sventolato un cartellino giallo a Nicolò Zaniolo, e invece si andrà a Frosinone con il numero 22 diffidato (e Manolas, e Florenzi, e Fazio). Simbolo di una nuova mentalità forse poco sdoganata a Roma: ogni partita è fondamentale. Passano 5 giri di orologio di extra-time e direttore di gara fischia un finale che sa di liberazione, per tutti.

Senza fare passi indietro

La Roma deve rimanere concentrata qualche altro minuto e lo fa, portando a casa una vittoria sporca, cinica, di quelle che fanno dormire tranquilli i tifosi e angosciare gli allenatori. O almeno, questa era la mentalità diffusa fino a poco tempo fa: adesso anche il tifoso vuole analizzare la squadra nei suoi meriti e nelle sue colpe, prescindendo dal risultato. Questo sarà sempre un bene finché si porterà spirito critico e umiltà nelle discussioni. Spirito critico e umiltà, le qualità che servono a questa squadra per diventare grande e continua.

Tifoso giallorosso classe 2001 cresciuto nel mito di Totti e De Rossi. Roma-Barcellona era il giorno del mio compleanno.

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