I messaggi della conferenza stampa di Petrachi

Si dice spesso che la prima impressione è quella che conta di più. Guardiamo una persona per la prima volta e nella testa ci facciamo già un’idea ben definita su di lei. Rischiando ovviamente di sbagliare e trarre conclusioni affrettate. Ma purtroppo non c’è niente da fare, è più forte di noi. Quando conosciamo qualcuno, dobbiamo per forza giudicarlo subito, in base alle apparenze e alle sensazioni che ci trasmette.

Per questo presentarsi bene è così importante. Per non essere etichettati male. E per indirizzare il rapporto con gli altri nel modo migliore possibile. Evitando di essere bollati negativamente fin da subito.

Deve aver pensato a tutto questo Petrachi mentre, negli ultimi giorni, preparava la sua prima conferenza stampa da direttore sportivo della Roma. Sapeva bene che, in una piazza esigente come quella giallorossa, sbagliare il primo passo si sarebbe potuto rivelare fatale. Non aveva davvero margini di errore.

Non solo, però, Gianluca non ha fatto passi falsi. Ma ha addirittura incantato il pubblico romanista. Lasciando tutti a bocca aperta per i concetti che ha espresso. E per la durezza e la semplicità attraverso cui li ha esposti.

Il video integrale della conferenza stampa di presentazione di Gianluca Petrachi come nuovo direttore sportivo della Roma.

Rendendosi protagonista di una conferenza stampa sicuramente centrata e ben condotta. Che lo ha fatto presentare alla grande alla piazza giallorossa. E che gli ha permesso di mandare a tutti quanti alcuni messaggi fondamentali per quello che sarà il suo lavoro a Roma nei prossimi mesi.

Anno zero

“Bisogna essere realisti, fa parte del mio carattere. Oggi la Roma è all’anno zero”.

Gianluca Petrachi

Dopo le macerie lasciate da Monchi, la Roma deve ripartire quasi da capo. E Petrachi lo sa. Sa che è necessaria una ricostruzione profonda per poter tornare a competere seriamente per il vertice della classifica. E sa che non sarà un lavoro semplice.

Perciò, ha deciso di mettere subito in chiaro le cose con l’ambiente giallorosso. Specificando di non doversi aspettare risultati all’inizio. Perché “Le cose non si costruiscono dall’oggi al domani, prima la casa si fa dalle fondamenta, non dal tetto, se no ti cade in testa“.

Così come ci ha tenuto a sottolineare riguardo a Fonseca: “Ci vorrà tempo, perché non è facile portare la giusta mentalità in una squadra“. Serve quindi pazienza. La stessa che Sabatini ci chiese nella sua prima conferenza stampa da ds della Roma, quando parlò di “complicità“. Perché purtroppo la Roma è ancora una volta all’anno zero. E bisogna ripartire tutti uniti e compatti verso un unico obiettivo, per poter combinare davvero qualcosa di buono in questa stagione.

Prima gli uomini

“Bisogna ripartire con dei valori e con dei principi. Con la consapevolezza di portare qui giocatori con delle qualità morali. Chi viene con la pancia piena o solamente per pensare al denaro non fa parte dei miei progetti. Io scelgo prima gli uomini e poi i calciatori”.

Gianluca Petrachi

Questo è stato forse il punto nevralgico della conferenza stampa di Petrachi. Il nuovo ds giallorosso ha fatto chiaramente capire di aver individuato il problema della Roma dell’ultimo anno. E non è il livello tecnico dei giocatori. Ma il loro attaccamento alla causa romanista.

Sì, perché solo “Con qualità morali importanti” – ha detto Petrachi – “Si può costituire una squadra vincente“. E allora ecco gli elogi a Spinazzola e Diawara, meritevoli di aver già mostrato lo spirito giusto per far parte della sua Roma, con le loro prime mosse da giocatori giallorossi.

Ed ecco invece le critiche a Dzeko ed El Shaarawy, che “Se vogliono andare via possono andare, perché io non trattengo nessuno” e a Zaniolo, che negli ultimi mesi di Roma “È uscito un po’ dai parametri e si è smarrito, smettendo di stare sempre sul pezzo“.

Dunque, Petrachi vuole costruire una squadra che “Corra per 90 minuti e dia l’anima in campo” perché “Poi si può perdere, ma i tifosi si devono poter identificare con la squadra“. E, per fare questo, serve il senso di appartenenza, che non significa baciare la maglia in pubblico, ma “Mettere la gamba in campo e rischiare di rompersela“. Insomma, meno chiacchiere e più fatti da parte di tutti.

No ricatti

“Uno non si sveglia al mattino e decide di andare via. Se uno non vuole stare più nella Roma, si deve presentare con la squadra che lo vuole, portando il grano, i soldi giusti e poi può andare. La Roma non si farà strozzare da nessuno”.

Gianluca Petrachi

Bè, questa parte della conferenza di Petrachi era ovviamente dedicata soprattutto ai calciatori della Roma. Sono loro quelli che, se vogliono andare via, “Si devono presentare con la squadra che li vuole, con il grano giusto“. Altrimenti, restano qui.

Ma, con queste parole, Petrachi voleva probabilmente anche tranquillizzare i tifosi. Troppe volte, infatti, la Roma è sembrata vittima in questi ultimi anni delle decisioni dei calciatori, che hanno spesso fatto il bello e il cattivo tempo a Trigoria. Facendo inevitabilmente soffrire tutti i romanisti, che hanno dovuto vedere la propria squadra del cuore trattata in quel modo così spiacevole

Ora, però, il nuovo ds giallorosso ci ha promesso che le cose cambieranno. Perché “La Roma non si farà più strozzare da nessuno”. Sarà il club a scegliere le mosse da fare, non i giocatori. Niente più casi simili a quelli di Benatia o Osvaldo, per intenderci.

Forse proprio per questo Petrachi ha deciso, alla fine, di vendere Luca Pellegrini alla Juventus entro il 30 giugno, completando così le plusvalenze necessarie ai fini del Fair Play Finanziario. In modo da non cedere ai ricatti dell’Inter e di Dzeko, che volevano imporre delle condizioni economiche scadenti alla Roma per il trasferimento del bosniaco in nerazzurro. Ben sapendo che, in quella fase, i giallorossi avevano bisogno di incassare in fretta dei soldi.

Ma Petrachi non si è arreso. E, pur di non cedere alle provocazioni interiste, ha sacrificato uno dei propri giovani più promettenti. Perché i giocatori vanno e vengono. Ma la Roma rimane. E il tempo dei ricatti è finalmente concluso.

Decide Petrachi

“Io con Baldini sono stato chiaro, così come con Pallotta e con Fienga. Non transigo sulle scelte. Sono condivise dal punto di vista economico, mi dicono se possiamo o non possiamo farlo, ma sulla decisione tecnica sono io a prendermi le responsabilità, come ho sempre fatto”.

Gianluca Petrachi

Un altro aspetto che Petrachi ha tenuto a chiarire è stato quello del proprio ruolo all’interno della società giallorossa. Ebbene, Gianluca ha detto esplicitamente che sarà lui a decidere, non Baldini.

Sì, perché Petrachi è abituato così. Deve poter scegliere i giocatori con cui lavorare. Altrimenti “Qualora dovesse accadere il contrario, non sarò più il direttore sportivo della Roma“.

L’unico aspetto su cui la proprietà può mettere bocca, secondo lui, è il discorso economico. Perché “Le scelte sono condivise sempre dal punto di vista economico, mi dicono se possiamo farlo o non possiamo farlo“. Ma, per il resto, il nuovo ds giallorosso vuole avere il comando nelle proprie mani.

In questo senso, ha detto: “Baldini può essere una risorsa, ma non sarà lui a condizionarmi o a dirmi cosa devo fare“. Tracciando subito una linea di demarcazione bella netta riguardo ad uno dei temi più discussi degli ultimi mesi romanisti. Perché Petrachi è così. Se deve metterci la faccia, vuole decidere lui. Prendere o lasciare.

Lavoro, lavoro, lavoro

“Non amo le chiacchiere, non sono social, non rispondo a nessun giornalista. Io non guardo nessuno in faccia, faccio il mio lavoro, poi il campo dirà se ho costruito una bella squadra, ma si vedrà con il tempo, al momento voglio solo lavorare”.

Gianluca Petrachi

Infine, il direttore ci ha fatto capire un po’ come è caratterialmente. “Sono uno sentimentale e passionale. Mi sento un uomo del popolo, molto legato al territorio“. Anche per questo è venuto a Roma. “Perché mi riconosco in questa piazza. Quando giocavo contro la Roma c’era qualcosa di diverso, avevo la pelle d’oca all’Olimpico, mi è rimasto dentro“.

Petrachi non è uno che ama parlare, preferisce lavorare rimanendo concentrato sull’obiettivo di costruire una squadra sempre più forte. Piuttosto, vuole che sia il campo a parlare per lui. L’unica cosa che conta davvero.

Perciò non se l’è sentita di promettere trofei, “Perché sarebbe da stupidi in questo momento“. E sempre per questo ha detto di volere “Una squadra giovane, di gamba e con forza“, senza promuovere ideologie precostituite o slogan ormai stantii.

Anche il suo linguaggio è stato molto prosaico e popolare. Quando si è dovuto riferire ai soldi, ha parlato di “grano“. Quando ha trattato il tema delle eventuali motivazioni di Higuain a venire a Roma, ha detto: “Non sarà certo il campione a farmi mettere il salame davanti agli occhi“. Tutte figure retoriche molto proletarie, quasi rurali.

In tal senso, è molto diverso dai suoi predecessori romanisti. Sia da Sabatini, che pur essendo fortemente passionale e viscerale come lui, si lasciava spesso andare a dichiarazioni fin troppo prolisse e ad iperboli eccessivamente vanagloriose. Sia da Monchi, che di proclami e frasi ad effetto ha riempito le proprie conferenze stampa romane fino all’ultimo secondo utile.

No, questo non lo farà mai Petrachi. Perché lui è un ds pragmatico ed emergente. Talmente affamato di dimostrare quanto vale in una piazza importante come Roma, dopo anni di dura gavetta in provincia, da volere intorno a sé solo gente con una fame ed un entusiasmo non inferiore ai suoi.

O almeno questa è la prima impressione che abbiamo avuto su di lui, in questa sua bella conferenza stampa di presentazione da ds giallorosso. Sperando che stavolta sia quella giusta. Perché allora avremmo trovato davvero un grande direttore sportivo.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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