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I numeri 9 della Roma, da Roberto Pruzzo a Edin Dzeko

“Sono un centravanti di mestiere, la difesa avversaria mira alle caviglie: quando sei un pericolo ti prende le misure, e raddoppia le marcature, perché quando vuoi far bene ci si mettono in tanti a non farti andare avanti.”

Un tempo veniva chiamato centro-attacco, successivamente centravanti per poi passare ad esser definito punta.
Il numero 9, da sempre, viene considerato il finalizzatore del lavoro della squadra, quello che deve necessariamente fare gol ed esultare assieme ai tifosi. Con rabbia. Con passione. E’ quel colore che manca ad un quadro per esser perfetto, è quel raggio di sole che porta calore nelle giornate cupe e fredde, tutto dipende da lui. Quante volte, anche da bambini, urlavamo al compagno, mentre si giocava in piazza: “dalla a lui che segna!“?
Ecco questa è la metafora perfetta dell’esser attaccante.

Il calcio di una volta, prevedeva che la punta centrale fosse il fulcro del gioco. Tutta la squadra doveva giocare affinchè il numero 9 potesse finalizzare le azioni. L’attaccante a quello serviva, doveva fare solamente gol. Con il tempo, il ruolo del classico centravanti è cambiato e, molto spesso, è proprio questa figura ad esser determinate nel far segnare i propri compagni.

Pep Guardiola, ad esempio, definisce così il ruolo dell’attaccante principale: “Non abbiamo un centravanti, perché il nostro centravanti è lo spazio.”

Nella storia della Roma , di veri numeri 9, ne sono passati tanti ma noi terremo in considerazione chi ha giocato con questo numero magico dietro le spalle partendo dal 1978 sino ad arrivare ai tempi d’oggi.

 – ROBERTO PRUZZO –

Gli occhi dicevano tutto, i piedi corrispondevano perfettamente a ciò che la mente comandava. Signori e signore, iniziamo questa rassegna di numeri 9 con il “bomber” per antonomasia, iniziamo questa rassegna con un uomo capace di condurre una squadra allo scudetto, un attaccante da 138 reti in 314 presenze.

Roberto Pruzzo e la Roma, un amore vero, sincero, leale. Rimase nella capitale dal 1978 al 1988 vincendo il tricolore e sfiorando una champions, per tre volte capocannoniere in serie a ( nessun calciatore della Roma, se non lui, ha avuto questo merito)


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Strana storia la sua, forse non tutti sanno che il suo primo gol in serie A lo segnò con la maglia della Roma e, l’ultimo della carriera, con la maglia della Fiorentina, sapete a chi lo segnò? Proprio alla sua ex squadra, alla Roma. 

 Pruzzo lo definì “un gol da orgasmo” proprio perché la sua carriera stava finendo e lui voleva dimostrare che ancora poteva valere qualcosa. Raccontò:  “Forse era scritto nel destino, come il primo che feci in A, anche quello alla Roma”

 Entrato nella hall of fame del club, dichiarò: “E’ una bella sensazione e un orgoglio farne parte. E’ un riconoscimento importante soprattutto se penso alla gente che mi ha votato.”

 

 

Chi non tira in porta non segna.
(Vujadin Boškov)

 -RUDI VOELLER, VOLA TEDESCO, VOLA –

Dal 1987 al 1992 la Roma ebbe in rosa un calciatore tedesco che per carisma e carattere, veniva riconosciuto come uno dei calciatori che in campo dava anima e cuore. Rudi Voeller collezionò ben 197 presenze condite da 68 reti. Molto spesso dagli spalti si sentiva dire: “Er Tedesco sta a giocà a da solo” e veniva sempre accompagnato dal classico coro che tutti noi, nostalgici d’amore, probabilmente, ancora canticchiamo dentro di noi: ” Vola, tedesco vola, sotto la curva vola, la curva s’innamora, tedesco vola” sulle note della canzone “la notte vola”.

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Per far capire il suo carisma e il suo esser leader, un altro ex giallorosso, Ruggiero Rizzitelli, in una intervista disse sul tedesco suo ex compagno: “Una volta durante una partita si è avvicinato a me e mi disse: Ruggiero, stai qui. Sei stanco, lo vedo. Correrò io per te. Bè, un campione così che fa un gesto del genere è una cosa che ti dà una forza incredibile. Dopo pochi minuti ho ritrovato le energie grazie a lui e ho ricominciato a correre più di prima».

Entrato di diritto nella Hall of fame della storia della Roma, dichiarò commosso:È un grande onore essere parte di questa Hall of Fame e della storia di questo Club, così piena di grandissimi campioni. La Roma fa sempre parte della mia vita, tanto che in Germania dico sempre di essere mezzo romano, più che mezzo italiano. I cinque anni in giallorosso non li dimenticherò mai, abbiamo vinto una Coppa Italia e in quello stadio, il mio stadio Olimpico, sono diventato campione del Mondo. La Roma e la città di Roma per me avranno sempre un posto speciale.”

“Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica.”
(Pier Paolo Pasolini)

– ABEL EDUARDO BALBO –

5 settembre 1993, Roma-Juventus. Abel Balbo entra nel tabellino dei marcatori. Ovvio, è un attaccante ed il suo compito è segnare, cosa c’è di strano? Quella fu la partita di esordio e segnò sotto alla sud contro una rivale storica. Così nacque un amore che durò per dal 1993 al 1998.  Aveva una chioma foltissima ed i tifosi impazzivano per lui, ricordando quel debutto disse questo ai microfoni durante una vecchia intervista a Roma Tv: “Loro sbagliarono due rigori, io segnai su corner, sotto la Curva Sud. Un debutto migliore era impensabile, è stato il massimo”.

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Abel, che della Roma ne divenne anche capitano, capì subito che quell’amore folle poteva solo crescere nel corso degli anni, e così fu. Collezionò negli anni di militanza in giallorosso 182 presenze segnando ben 87 reti. Molte delle quali bellissime. Tornò per volere di Fabio Capello alla Roma nel 2001 vincendo lo scudetto non da protagonista in campo, ma da leader silenzioso per un gruppo che fece dell’unione la sua arma vincente.

La Roma è una passione, un amore. La squadra a cui sono più legato“.

Agli uomini chiedi loro come era vestita la sposa e rispondono “di bianco”. Di un gol in uno stadio descrivono persino il fruscio dell’erba e il sibilo del pallone nell’aria.
(Fabrizio Caramagna)

– GUSTAVO BARTELT,  “L’ ANGELO BIONDO” –

Forse i più piccolini non lo ricorderanno, ma noi si. Indimenticabile Gustavo Bartelt, ” l’angelo biondo “, che venne acquistato per ben 13 miliardi del vecchio conio nel 1998 dal Lanus. Nella squadra argentina veniva paragonato a Caniggia e, in quegli anni, era considerato un vero talento. Prima di approdare alla Roma segnò ben 13 reti in 18 gare con la sua ex squadra.

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Iniziò alla grande segnando, nella gara di presentazione della squadra all’esordio all’Olimpico, due reti contro il Santos. Tutti noi però lo ricordiamo nella spettacolare gara contro la Fiorentina dove propiziò, grazie alle sue giocate, i gol che consentirono alla Roma di raggiungere e superare i viola in pieno recupero. ( le reti furono di Alenichev e Totti )

L’arrivo di Capello e di Vincenzo Montella, nella stagione successiva, lo videro ai margini della squadra e finì la sua avventura in giallorosso collezionando una sola rete in 18 presenze tra il 1998 ed il 1999.

Hanno appena segnato un gol e provano un’allegria così perfetta che entra nel corpo, lo pervade, sembra irreale ed è, naturalmente, immeritata. Nessuno merita tanto. I goleador vivono per questa poderosa follia eppure non riescono a spiegarsela. Nessuno può riuscirci.
(Eduardo Galeano)

– VINCENZO MONTELLA, L’AEREOPLANINO GIALLOROSSO

Forse uno dei nomi più nostalgici che possa esistere, uno dei numeri 9 che, al solo pensiero, vengono i brividi.

Dal 1999 al 2006 prima e dal 2008 al 2009, collezionò 258 presenze deliziate da ben 101 reti
, vorrei poterle elencare tutte ma i ricordi più intensi sono legati senza ombra di dubbio a quel derby vinto per 1a5 il 10 marzo 2002 dove, Vincenzino, segnò 4 reti. Un derby stratosferico vinto contro una Lazio impotente dinnanzi a tanta potenza. La sua esultanza magica, quell’aereoplanino che volava ad ogni suo gol, quella sera ci fece letteralmente impazzire, come fece impazzire il povero Nesta costretto a rimanere negli spogliatoi alla fine del primo tempo.

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Indimenticabili gli screzi con Fabio Capello che, molto spesso, facendolo partire dalla panchina, ci portava a dire dagli spalti: ” ao, ma che aspetta a fa entrà Montella???“. Ricordo che era una sentenza, ogni volta che entrava, risultava esser decisivo.  Carattere non facile il suo ma il suo saper fare gol in qualsiasi parte del campo e la sua immensa padronanza del ruolo lo resero uno dei numeri 9 più importanti della storia giallorossa.

Campione d’Italia in una squadra indimenticabile, Montella, lasciato il calcio giocato iniziò, la carriera da allenatore. Nel mese di febbraio del 2011, dopo l’esonero di Claudio Ranieri, la presidentessa Rosella Sensi chiamò Vincenzo Montella per guidare la Roma nel campionato di serie A.

Inutiel dirlo, Vincenzo rimarrà per sempre nei cuori dei tifosi giallorossi.

Un’altra caratteristica che avvicina la bellezza di un gol a un’opera d’arte è la sua unicità. Un gol fatto è un gol che svanisce subito nel nulla.

(Giancristiano Desiderio)

-MIRKO VUCINIC, ” MOSE’ ” –

202 presenze con la maglia della Roma dal 2006 al 2011 segnando ben 64 reti, questo lo score del montenegrino che venne acquistato dalla Roma dal Lecce. Mirko era un giovane attaccante molto promettente che arrivò in Italia grazie a Pantaleo Corvino che lo portò in Puglia negli anni 2000.

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In campo era una punta atipica in quanto, molto spesso, veniva anche fatto giocare esternamente. Il suo rapporto con roma e con i tifosi fu sempre ottimo . Così raccontò in una intervista ripercorrendo i ricordi in giallorosso:

Per quanto riguarda la mia esperienza in giallorosso, oltre ai successi in Coppa Italia e Supercoppa, non scorderò mai i 10 mila tifosi che si sono presentati a Trigoria per consolarci dopo l’uscita dagli ottavi di Champions contro l’Arsenal. E poi, a livello personale, la mia doppietta al Chelsea, per una vittoria che ci serviva come il pane.”

Noi non scorderemo mai nemmeno la sua doppietta che consentì alla Roma di ribaltare il risultato nel derby della stagione del quasi scudetto. Un rigore ed una punizione bomba con Mirko che, dopo il gol corse sotto alla sud pazzo di gioia.

 

-PABLO DANIEL OSVALDO-

Eccoci giunti ad uno dei numeri 9 che, probabilmente, se avesse avuto più “testa”, avrebbe potuto fare molto di più di quello che fece vedere nelle due stagioni a Roma. Aveva tutto per poter diventare uno dei più forti numeri 9 ma i suoi continui litigi con allenatori e tifosi, associati alle sue manie di grandezza, lo fecero lentamente scendere nell’oblio più totale.

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La prima Roma americana decise di puntare forte su di lui arrivando a sborsare ben 15 milioni per averlo. Gol di rara bellezza associata ad un fisico bestiale, questo era Pablo Daniel Osvaldo.  Chiuse la sua esperienza con la Roma dopo sole due stagione mettendo a segno 28 reti in 58 presenze dal 2011 al 2013.

In queste dichiarazioni possiamo leggere tutto il suo rancore nei confronti dell’ambiente giallorosso: “A Roma avrei dovuto gestire meglio certi momenti. Ma lì c’è gente malata di calcio che ti insulta se non baci la maglia, quasi dimenticandosi dei 28 gol in 2 anni. Sarei rimasto un altro anno solo per farmi rimpiangere”.

Pallone entra quando Dio vuole.
(Vujadin Boškov)

– EDIN DZEKO –

 Eccoci arrivati al nostro bomber attuale, il bosniaco arrivato in pompa magna il 12 agosto del 2015, fino ad oggi ha collezionato 87 reti in 189 presenze. Probabilmente, qualora si sbloccasse la situazione di mercato che lo vede promesso all’Inter da tempo, la Roma dovrà salutare uno degli attaccanti più prolifici della sua storia nonostante alcune stagioni passate davvero all’ombra.

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Il primo anno nella capitale fu per lui un vero disastro per poi diventare un vero trascinatore della squadra
. Fu uno dei principali artefici della cavalcata quasi trionfale in champions league e, dalla sua, ha il fatto di aver segnato sempre tanto e ovunque.

Probabilmente, i gol segnati contro il Chelsea in champions league, restano uno dei momenti più esaltanti di Edin con la maglia giallorossa al petto.

Chi sarà il prossimo numero 9 giallorosso? Questo non è dato a sapersi, speriamo solo che chiunque indossi la nostra maglia possa deliziarci con gol a raffica perchè a noi, esultare, è sempre piaciuto tanto.

In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione.
(Chris Pierson)

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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