I più bei gol della Roma a Parma

Stasera alle ore 18:00 ci sarà Parma-Roma. Gli uomini di Fonseca dovranno dare tutto per conquistare i tre punti, inanellando così la quarta vittoria consecutiva in campionato. Anche se non sarà semplice, la vittoria è necessaria se si vuole consolidare il terzo posto in classifica.

Al Tardini, però, i giallorossi hanno una tradizione abbastanza favorevole. Sono 13 i successi romanisti in 25 precedenti, ma soprattutto sono tanti i bei ricordi della Roma a Parma. Vittorie e gol memorabili, che sono rimasti nell’immaginario collettivo dei tifosi giallorossi e che meritano perciò di essere rievocati ancora oggi.

Batistuta (Parma-Roma 1-2, 4 febbraio 2001)

2001. Anno di grazia. La Roma di Fabio Capello sta dominando il campionato. Serve una vittoria contro il Parma per consolidare il primato in classifica.

I giallorossi però vanno in svantaggio nel primo tempo, a causa di un gol di Di Vaio. Occorre una reazione per conquistare i 3 punti. C’è bisogno che un grande campione si metta la squadra sulle spalle e la trascini alla vittoria.

Ecco allora che Gabriel Omar Batistuta sale in cattedra. È il 74′ minuto di gioco quando Walter Samuel porta palla dalla difesa. L’argentino alza la testa e vede proprio il Re Leone inserirsi in profondità. Decide perciò di servirlo.

Il lancio lungo di Samuel è preciso, ma arriva ovviamente da dietro. In più è abbastanza alto. Difficile pensare di poter concludere al volo. Non per Batistuta però, perché il centravanti giallorosso sceglie esattamente di intraprendere questa soluzione.

Così conta i passi, si coordina alla perfezione e impatta il pallone a mezza altezza con l’interno del piede destro. La traiettoria che ne scaturisce taglia completamente fuori Buffon e si insacca proprio all’angolino. È 1-1.

Batistuta poi segnerà anche il 2-1 qualche minuto dopo, permettendo alla Roma di vincere la partita. Il gol decisivo però resta il primo, perché ha girato totalmente le sorti del match. Una rete assurda, che solo il Re Leone poteva fare. Un gol da scudetto.

Perrotta (Parma-Roma 0-3, 4 febbraio 2006)

Nella stagione 2005/2006 abbiamo assistito ad una sorta di miracolo qui a Roma. Un gruppo di calciatori, che sembrava essere ormai in grave e irreversibile difficoltà, è diventato magicamente una vera squadra. Il tutto grazie a un pizzico di fortuna, una grande intuizione tattica e un allenatore geniale.

L’allenatore era Luciano Spalletti, mentre l’intuizione era ovviamente lo spostamento di Simone Perrotta sulla trequarti. Una mossa avvenuta quasi per caso, ma che si rivelerà decisiva per le successive stagioni giallorosse.

Fu proprio quella invenzione, infatti, a permettere alla Roma di spiccare il volo. Con Totti finto centravanti, che veniva spesso incontro alla palla, Perrotta era libero di inserirsi in area, grazie a corsa e tempismo, qualità che non gli sono mai mancate.

Un meccanismo tanto semplice quanto devastante per le difese avversarie, che facevano davvero fatica a leggerlo in campo. E così sono arrivati molti dei gol della Roma di Luciano Spalletti.

Uno di questi fu fatto proprio a Parma. Era il febbraio del 2006. I giallorossi stavano già vincendo 2-0, quando Taddei prese palla sulla destra. Il brasiliano la passò subito centralmente a Perrotta, che però scelse di fare il velo e di farla scorrere verso Totti.

Il capitano romanista stava appunto arretrando per impostare l’azione. Giusto il tempo di impossessarsi della sfera e, senza nemmeno guardare, servì in profondità proprio Perrotta, che si era inserito splendidamente in area. A quel punto il neo trequartista giallorosso decise di provare a scavalcare il portiere avversario, con un pallonetto di prima intenzione, che si infilò perfettamente in rete.

Era il gol del 3-0 per la Roma. Una rete non molto importante nei fatti, ma davvero bellissima. Un gol che soprattutto rappresentò magnificamente il sistema di gioco che Spalletti aveva inventato giusto qualche mese prima.

Totti (Parma-Roma 1-2, 1 maggio 2010)

Riprendersi dopo quella maledetta partita non era affatto semplice. Bisognava essere davvero una grande squadra, guidata da un allenatore capace e determinato. Bisognava soprattutto avere un fuoriclasse in campo.

Solo così si spiega la reazione avuta dalla Roma di Claudio Ranieri contro il Parma, la settimana dopo quel maledetto Roma-Sampdoria del 25 aprile 2010. Una reazione targata principalmente Francesco Totti.

Il capitano giallorosso trascinò i suoi alla vittoria quel giorno, con una prestazione sontuosa e un gol dei suoi. La rete del numero dieci arrivò proprio ad inizio gara, dopo appena 5 minuti di gioco, mettendo subito la strada in discesa alla Roma.

Un gol meraviglioso, degno della sua immensa classe. Totti ricevette un lancio lungo dalla difesa, stoppò abilmente la palla col petto e la mise in porta con un pallonetto a scavalcare il portiere avversario in uscita.

Già sappiamo che alla fine quella vittoria contro il Parma non servì a niente purtroppo. In questo modo però quella Roma dimostrò di credere ancora nello scudetto e soprattutto di essere davvero una grandissima squadra.

Florenzi (Parma-Roma 1-3, 16 settembre 2013)

Non dimenticheremo mai la prima Roma di Rudi Garcia. Una squadra solida, forte, unita attorno al proprio allenatore. Un gruppo di giocatori che ci ha fatto emozionare come poche volte nel corso della nostra storia, soprattutto con quelle dieci vittorie iniziali.

Durante quello straordinario record, una sola volta la Roma passò in svantaggio, e fu proprio a Parma. Lì la squadra di Garcia prese gol nel primo tempo da Biabiany. Una rete che avrebbe potuto bloccare tutto sul nascere.

Gli uomini di Garcia invece non si fermarono minimamente davanti a quell’ostacolo. E nel secondo tempo fecero addirittura tre gol, vincendo la partita alla grandissima.

Fondamentale, oltre che bellissimo, fu il primo di quei gol. Il passaggio di Ljajic, il geniale scavetto di Pjanic, la botta al volo di Florenzi. Istantanee di una rete meravigliosa, che portò i giallorossi al momentaneo pareggio e che permise loro di continuare quella storica e incredibile striscia di vittorie consecutive.

Pjanic (Parma-Roma 1-2, 24 settembre 2014)

C’è stato un tempo in cui la Roma lottava seriamente per lo scudetto. O almeno pensava di farlo. Quel tempo non è poi così lontano dai giorni nostri. Basta infatti tornare indietro al settembre del 2014.

All’epoca, Rudi Garcia era all’inizio del secondo anno della sua gestione romanista. La squadra viaggiava alla grande e sembrava veramente la principale antagonista della Juve di Allegri. Alcuni la mettevano anche sopra.

Per questo la trasferta di Parma era così importante. I giallorossi dovevano vincere a tutti i costi, per rimanere a contatto con la Juventus, in vista dello scontro diretto di Torino di ottobre. Era l’unico modo per provare a mettere pressione sui bianconeri.

La partita però si rivelò tutt’altro che semplice. Dopo il vantaggio romanista firmato da Ljajic, gli emiliani pareggiarono con De Ceglie ad inizio secondo tempo. Serviva quindi un’invenzione, un colpo di genio per sbloccare il risultato e portare a casa la vittoria.

Si arrivò così all’88esimo minuto di gioco. Punizione per la Roma praticamente dal limite dell’area di rigore. Sul pallone andò Miralem Pjanic. Il bosniaco contò i passi della rincorsa, aspettò il fischio dell’arbitro e poi partì.

La traiettoria che ne uscì fuori fu semplicemente perfetta. Superò la barriera e si insaccò in rete, senza che Mirante potesse fare nulla per impedirlo. Era il 2-1 per la Roma.

Quella vittoria fece impazzire di gioia tutti i tifosi romanisti. Sembrava davvero che fosse la volta buona per insidiare la Juve fino alla fine. Purtroppo poi lo scontro diretto di Torino, gli errori di Rocchi e le conseguenti polemiche sciolsero completamente quella squadra, tirandola fuori dalla lotta per lo scudetto.

Nei nostri cuori però resterà per sempre l’emozione provata per quel bellissimo gol di Pjanic. E quella stupenda sensazione di essere lì, in corsa per qualcosa di talmente grande da sembrare perfino impronunciabile.

Accanito tifoso giallorosso, amante dell'arte e del complottismo di massa. Scrittore per puro diletto personale.

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