Il calcio di Paulo Fonseca: un 4-2-3-1 fatto di possesso palla, palleggio e una difesa arcigna

Paulo Fonseca nasce a Nampula, Mozambico, il 5 marzo 1973. Da calciatore non si muove dal campionato portoghese dove veste le maglie del Barreirense, Maritimo, Porto, Vitoria Guimaraes. Infine gioca nell’Estrela Amadora, dove nel 2005 dopo aver smesso da calciatore inizia la carriera da allenatore.

La gavetta portoghese

Dopo una trafila di 4 anni nelle categorie minori, approda in Serie C portoghese alla Pinhalnovense che guida per ben due stagioni raggiungendo lo storico traguardo dei quarti di finale della Coppa di Portogallo.

Nel 2011 sale di categoria e approda nella Serie B portoghese sulla panchina del Desportivo Aves conquistando la promozione nella massima serie e ripetendosi in coppa nazionale raggiungendo i quarti di finale.

La stagione 2012/2013 diventa la stagione della consacrazione. Alla guida del Paços de Ferreira raggiunge un clamoroso terzo posto, qualificando il club ai preliminari di Champions League per la prima volta nella storia del calcio. In quella stagione il Paços de Ferreira di Paulo Fonseca perde solamente 6 partite sulle 41 disputate e oltre il terzo posto arriva anche alle semifinali della coppa nazionale, eliminato poi dal Benfica.

Titoli e vendette

La stagione successiva viene assunto immediatamente dal Porto dove trionfa immediatamente nella Supercoppa di Portogallo, ma il resto della stagione sarà deludente e verrà esonerato nel giorno del suo 41° compleanno: il 5 marzo 2014. Con i Dragoes raggiunge le semifinali di coppa nazionale e gli ottavi di Europa League dopo essere arrivato terzo nel girone di Champions League e in campionato il terzo posto a 9 lunghezze di distanza dal Benfica non viene digerito dalla proprietà.

La sua crescita professionale però non si interrompe e Paulo Fonseca decide di tornare sulla panchina del Paços de Ferreira. Ma la sua esperienza 2.0 non è memorabile come la prima nonostante una salvezza tranquilla culminata con l’ottavo posto in campionato. Assume, invece, nuovamente connotati fiabeschi la sua esperienza sulla panchina del Braga. Paulo Fonseca guida il club al quarto posto in classifica e ai quarti di finale di Europa League. Ma il vero e proprio miracolo accade nella finale di Coppa di Portogallo dove sconfigge il Porto e riporta il trofeo in casa del Braga dopo 50 anni.

L’erede di Lucescu, le difficoltà ucraine e l’ambizione perenne di diventare “grande”

Dopo una vita trascorsa in Portogallo arriva la chiamata dello Shakhtar Donetsk, la squadra che la stagione precedente eliminò il suo Braga dall’Europa League. La situazione non era delle più agevoli: continuare a costruire e dare stimoli dopo 12 anni di Mircea Lucescu, ritrovare stimoli, diverse cessioni illustri come Douglas Costa, Luiz Adriano, Fernando e Teixeira, ma soprattutto la guerra civile che ha trovato sfogo proprio nel Donbass (regione di Donetsk), costringendo lo Shakhtar a trasferirsi a Kharkiv.

Risultati? Dopo due anni di astinenza dal campionato, lo Shakhtar Donetsk di Paulo Fonseca vince 3 campionati consecutivi, 3 coppe d’Ucraina e 1 supercoppa. In Europa non trova fortuna: viene eliminato dallo Young Boys ai preliminari di Champions League nel suo primo anno e scendendo in Europa League vince il girone a punteggio pieno per poi farsi eliminare dal Celta Vigo (semifinalista di quell’edizione). Nel 2017-2018 viene eliminato dalla Champions League proprio dalla Roma (semifinalista di quell’edizione). Mentre nell’ultima stagione è stato eliminato ai sedicesimi di Europa League dall’Eintracht Francoforte (altra semifinalista della competizione).

L’approccio tattico di Paulo Fonseca

Il suo modulo preferito è senza alcun dubbio il 4231 eretto attraverso un possesso palla forte e un grande senso della posizione dei suoi giocatori. Per questo motivo predilige avere ottimi palleggiatori per costruire una manovra pulita dal portiere sino al finalizzatore.

La fase offensiva

Il possesso palla è lento e ragionato, non c’è una frenetica ricerca della verticalità immediata. Nella fase di costruzione il 4231 muta improvvisamente in 3-4-3 a rombo, dove i difensori centrali si allargano e il mediano centrale si abbassa tra loro. I terzini alzandosi prendono possesso delle fasce mentre gli esterni offensivi si muovono verso l’interno del campo. Il pressing avversario in questo modo viene eluso con grande facilità grazie alle proprietà di palleggio e cambi repentini di fascia. Qualora l’avversario rinunciasse al pressing il 4231 mantiene la sua forma ma si stringe verso le aree centrali del campo.

La fase difensiva

Durante la fase difensiva, il 4231 si trasforma in un 442 a linee strette senza mai affidarsi al pressing alto, restando compatta e tenere i reparti corti. Partecipano alla manovra anche le punte che schermano le linee di passaggio tra difesa e centrocampo avversario. La difesa non gioca alta sulla metà campo ma con l’aiuto del centrocampo alza il baricentro per evitare di schiacciarsi troppo. Le squadre di Fonseca, comunque, sono sempre pronte ad accorciare verso la palla, qualora l’azione avversaria si facesse pericolosa.

Sono l'eroe mascherato armato di carta e penna di cui non si sentiva proprio il bisogno, dipingo la realtà e vendo informazioni. Contro la stampa moderna.

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