Il terzo gol contro l’Udinese è un inno alla gioia

Affogare nel mare di difficoltà in cui la Roma ha navigato in questo inizio stagione era una possibilità più che concreta. Anzi, dopo il triste pareggio in casa della Sampdoria sembrava quasi una conseguenza naturale e inevitabile. Dopo quello 0-0 contro gli uomini di Ranieri ogni fattore spingeva i giallorossi sempre più sull’orlo del precipizio: il morale sottoterra, il terzo pareggio consecutivo dopo Wolfsberger e Cagliari, la poca pericolosità offensiva e il doppio infortunio di Kalinic e Cristante che avrebbe tolto il fiato a chiunque.

Per fortuna Fonseca non fa parte della massa spersonalizzata del “chiunque” e invece di cercare improbabili alibi, appigliarsi alla sfortuna e recriminare per episodi arbitrali controversi, ha pensato solo a lavorare. Lavorare come solo mezzo per migliorare. Migliorare come solo ponte per vincere. Una catena che dopo quella sciagurata trasferta in terra ligure si sarebbe potuta spezzare ma che invece si è rafforzata.

Dopo appena 4 giorni dal pareggio con la Samp i giallorossi hanno fatto una prestazione ottima contro il Borussia Mönchengladbach, lisciando la vittoria solo per un furto arbitrale da ufficio inchieste. Poi è venuto il tempo di tornare a vincere contro il Milan e anche quello di bissare la vittoria con un’altra vittoria, quella con l’Udinese.

CRESCITA E SOLUZIONI

Quella intrapresa dalla Roma è una strada a senso unico verso la crescita. Una crescita costante figlia soprattutto della mentalità vincente di Fonseca, che nelle difficoltà non si è lasciato trasportare dalla fiumana di pensieri rassegnati, ma ha trovato la soluzione al problema. Anzi le soluzioni ai problemi. E così dagli infortuni di Zappacosta, Mkhitaryan, Under, Kalinic, Pellegrini, Cristante e Diawara sono nate idee, opportunità e risposte. Ha trovato continuità Spinazzola sulla destra e ha trovato i primi minuti con la maglia giallorossa Çetin. Ha giocato spesso Antonucci e ha ritrovato la retta via Zaniolo (anche se per noi non l’aveva mai smarrita). Ha ritrovato se stesso Pastore e ha scoperto una nuova versione di sé Mancini, che forse più di tutti è il capolavoro della gestione Fonseca finora.

Nell’emergenza a centrocampo, con il solo Veretout rimasto in piedi – nel vero senso dell’espressione –  tra i giocatori di ruolo, l’allenatore portoghese ha tirato fuori l’asso dalla manica; il coniglio dal cilindro, o più semplicemente, Mancini dalla difesa. Lo ha spinto fuori dal suo ruolo naturale, quello di difensore centrale, e lo ha inserito tanto improvvisamente quanto efficacemente a centrocampo. La paura dei tifosi nella sua prima partita fuori dalla “comfort zone” si è trasformata in tranquillità assoluta dopo nemmeno 5 minuti di gioco. Mancini ha interpretato quella posizione semplicemente alla perfezione. Non si è mai nascosto, anzi ha cercato il pallone con costanza; si è mosso sempre bene, facendosi trovare libero con movimenti e posture da mediano navigato; ha recuperato palloni a valanghe; ha affinato i passaggi e soprattutto ha permesso a Fonseca di far impostare l’azione dal basso a lui – che si abbassava – più gli altri due centrali, facendo salire i terzini ed esplorando nuovi orizzonti di gioco.

INNO ALLA GIOIA

E in questa ondata di novità ed esperimenti riusciti, la coronazione è stata la doppia vittoria contro Milan ed Udinese. In particolar modo, nella partita contro i friulani, la terza rete è diventata presto virale. Il motivo? Semplicemente perché è perfetta. Un’azione che racchiude ogni principio,  ideale e comportamento che questa Roma deve seguire. Aggressività ed esuberanza fisica; lucidità di pensiero e di esecuzione; disciplina tattica e un po’ di sano spirito d’iniziativa; organizzazione e superamento dei confini; razionalità e genio.
In questo gol c’è davvero tutto:

Mancini – uno a caso – recupera nella propria area di rigore un pallone a Okaka e riesce a evitare che vada in calcio d’angolo, serve con il mancino Kolarov mentre continua ad avanzare in attesa del pallone di ritorno del serbo: che puntuale, con un solo tocco, glielo serve ancora. Ancora Mancini, ancora di prima, serve Dzeko, che con il solito movimento ad abbassarsi a giocare oltre la linea di centrocampo spalle alla porta attira su di sé 3 giocatori: stop di sinistro, testa alta e servizio di destro per l’accorrente Pastore. Ecco, il Flaco. L’argentino si ritrova d’improvviso protagonista della Roma ma soprattutto protagonista di un contropiede gestito a velocità che in teoria per lui sono inimmaginabili. Ecco, quella stessa teoria ci avrebbe spinto a puntare tutto su due opzioni: la prima era la perdita della palla, la seconda il rallentamento dell’azione.

Non succede nulla di tutto questo però. Pastore corre e lo fa pure a velocità da capogiro aprendo la difesa dell’Udinese quel tanto che basta per trafiggerla con una punta di genialità. Ecco: ci sono 4 difensori friulani concentrati nella stessa porzione di campo che accerchiano Kluivert e una prateria davanti all’infuocato mancino di Zaniolo che aveva seguito l’azione con puntualità. Ogni tifoso aveva già visto l’esito dell’azione, con Pastore che serviva il numero 22 e quest’ultimo che concludeva a rete con la solita precisione.
Ma Pastore ha visto altro. Più precisamente ha visto questo. 

Un passaggio impensabile che solo poche menti potevano metabolizzare e ancora meno piedi potevano dipingere. Lui è uno di quei pochi eletti. Serve Kluivert facendo filtrare il pallone in mezzo ai difensori avversari e tira fuori dall’olandese la sua anima talentuosa. Kluivert controlla, finta, rientra e calcia senza pietà a incrociare sul primo palo. La palla bacia il palo ed entra in rete, coronando un’azione da antologia che è una perla rara e inestimabile.

TUTTI INSIEME

E ora tutti insieme bisogna continuare a lottare. A farlo con i muscoli e con la qualità, con i titolari e con le riserve, con i tifosi e con tutto lo staff. 
Tutti insieme è il motto di questa Roma.
Come in occasione del terzo gol contro l’Udinese.
Che ci ha strappato le corde vocali ma ci ha ridato una voce che da troppo ci mancava.
E noi con quella voce intoniamo un inno alla gioia.

Chiudiamo il tutto con una rivisitazione ad alto tasso artistico dello splendido gol corale valso lo 0-3.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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