La chiave di volta: Diawara è sempre più protagonista

Forse non è vero che dopo la pioggia spunta sempre l’arcobaleno. O almeno dalle parti di Roma non è così, perché dopo l’inaspettato scivolone interno contro il Torino di Mazzarri non c’è neanche un motivo per sorridere. Dalla prova corale a quella dei singoli, passando per un arbitraggio insufficiente (eufemismo) e una classifica che ora diventa un po’ più ripida, specie con la Juventus che busserà alle porte dell’Olimpico la prossima domenica.

E così quando il cielo sulla capitale era sereno come non succedeva da tempo, con il quarto posto saldo a +4 sull’Atalanta e una serie di 7 risultati utili consecutivi, il Toro ha incornato e un fulmine ha squarciato Roma. I due canti del Gallo Belotti continuano a riecheggiare nella testa di tutti, specie di Fonseca. La costruzione tattica creata dal tecnico portoghese ha dato ottimi riscontri in questa prima fase della stagione, ma la sconfitta contro i granata è stata una doccia gelata.

Ma se è vero che non è spuntato l’arcobaleno su Roma dopo la partita persa, è altrettanto vero che Amadou Diawara si sta confermando partita dopo partita su livelli sempre più nobili. Il guineano è stato il più positivo anche nell’uscita di domenica sera, ribadendo il suo ruolo di primaria importanza nel gioco romanista. La vera e propria chiave di volta del sistema di Fonseca.

SCALARE LE GERARCHIE

Come in ogni film con un lieto fine che si rispetti, l’inizio è sempre tutto fuorché facile. Le sofferenze, le difficoltà, gli innumerevoli ostacoli e solo in un secondo momento le nubi che si diradano e il sole che incorona gli sforzi del protagonista. E anche se quella vissuta da Diawara è una storia che di inventato non ha nulla, le sue gesta seguono il tracciato della soddisfazione che arriva solo dopo la sofferenza.

Il suo acquisto è stato formalizzato dalla Roma il 1 luglio di quest’estate, il giorno stesso dell’apertura del mercato. Tra prezzo di cartellino e bonus annessi si arriva alla cifra di 21 milioni di euro, un costo ritenuto da tutti eccessivo, specie perché rientrava nell’affare Manolas che ha portato il centrale greco al Napoli – i due perciò hanno fatto il percorso inverso – per 34 milioni. Ma niente di nuovo a Roma: un acquisto è stato criticato prima ancora che poggiasse il primo piede sul terreno romano. Perché quello avverrà il 20 luglio, in occasione delle visite mediche e del primo allenamento svolto in casacca giallorossa.

Poi inizia il campionato il 25 agosto, anche se il suo inizierà veramente soltanto nella trasferta di Lecce, alla sesta di campionato il 29 settembre: gioca 90 minuti di alto livello al fianco di Veretout nella vittoria in terra pugliese. Prima di questo match aveva giocato solo i 4 minuti di recupero nel derby e la partita di Europa League contro l’Istanbul Basaksehir. Ma Lecce è un vero spartiacque per lui, perché nelle successive due partite contro Wolfsberger e Cagliari, Veretout e Cristante fanno la staffetta in panchina, mentre lui è l’unico che non viene messo in discussione.

L’unico evento che lo mette in discussione avviene al 30′ della partita contro i sardi. Proprio quando il suo futuro da titolare sembrava esser divenuto presente, Cigarini interviene a forbice su di lui da dietro: non riesce più ad alzarsi, esce dal campo in lacrime scortato dai compagni. Deve andare sotto ai ferri per una lesione del menisco mediale.

Il suo è un pianto liberatorio, che purifica e fortifica. Poteva essere peggiore l’infortunio, e Diawara lo sa e torna in campo dopo sole 5 partite saltate. Esce con il Cagliari e torna contro il Borussia Mönchengladbach. 30 minuti contro i tedeschi, poi 20 contro il Parma la domenica seguente. Entrerà in campo contro i ducali al 71′ al posto di Fazio e non uscirà più. Ma non lo farà per davvero, non metaforicamente: da quella partita, Diawara ha giocato tutte le 8 partite seguenti da titolare e senza mai essere sostituito. Sono 720 minuti più recupero che il guineano non esce dal campo. E continuando così non lo lascerà ancora a lungo, perché sta dimostrando di essere il compagno ideale di Veretout. E pensare che l’anno scorso a Napoli ha giocato solo 661 minuti totali in campionato.

STATISTICAMENTE PERFETTO

E la scalata nelle gerarchie romaniste di Diawara non è figlia né del caso, né di qualche regista americano con una passione per i film motivazionali. Semplicemente il 4 si è evoluto ed è diventato esattamente il centrocampista perfetto per Fonseca e per la sua idea di calcio. E’ diventato la chiave di volta, l’elemento imprescindibile che permette che la costruzione tattica mantenga il suo vitale equilibrio.

Queste le posizioni medie della partita contro la Fiorentina vinta per 4-1: Diawara (numero 42), è più in basso rispetto a Veretout, esattamente in mezzo a tutta la squadra.

Come visibile da questa immagine, mediamente Diawara tra i due mediani – lui e Veretout- è quello che ha maggiori compiti difensivi. La sua disciplina tattica permette così al compagno di reparto francese di avere più libertà per aggredire gli avversari, valorizzando le sue grandi doti aggressive e aerobiche. Oltre a rendere al meglio in questa posizione, perciò, permette anche agli altri di esprimere al meglio il loro potenziale.

L’ex Napoli ha tutte le qualità del centrocampista moderno, a partire dalla carta d’identità: nonostante la notevole esperienza alle spalle e la grande calma con cui gioca il pallone, è solo un classe ’97. Oltre alla brillantezza giovanile aggiunge l’ottima mole di 183 centimetri. Sa giocare la palla in modo pulito e sa spezzare il gioco avversario. Intercetta e inventa, distrugge e crea. E’ il metronomo della squadra, il cervello che pensa più degli altri e una grande fetta di polmoni, essendo il 4° giocatore per chilometri percorsi in media- dopo Cristante, Pellegrini e ovviamente Veretout.

E le qualità di cui abbiamo parlato non sono solo figlie di sensazioni o parvenze, ma di statistiche precise: innanzitutto è il terzo giocatore in squadra per palloni intercettati a partita – 1,5 – dopo Smalling e Mancini. Fa ad esempio meglio del compagno di squadra Veretout ma anche di Brozovic -1,4- e Allan -0,8. E’ inoltre molto difficile da superare o ingannare con dribbling, dato che ne subisce appena 0,6 ogni 90 minuti: anche qui meglio di Veretout, Brozovic, Allan e addirittura Pjanic. Se si parla di contrasti poi non tira mai indietro la gamba: 1,9 a partita, tra i migliori in rosa.

Ma oltre a tutta questa mole di qualità fisiche unisce capacità tecniche di primo livello. Ha una media passaggi corretti a partita dell’86,8%, pur giocando in media 47,7 passaggi ogni 90 minuti (che non sono pochi), alle spalle solo di Veretout e Mancini con 50,6. Per concludere, è il primo in squadra per passaggi lunghi -4,1- a dimostrazione del fatto che non vede solo l’orizzonte, ma pensa anche in verticale. Appunto, un centrocampista moderno.

MENTALITÀ E ANIMO LEADER

La leadership non è una caratteristica facile da allenare. E’ innata, fa parte del nostro patrimonio genetico e della nostra tempra caratteriale. Semplcimente o c’è, o non c’è. E nel caso di Diawara ce n’è in abbondanza. Quando si parla di leadership però il rischio è quello di cadere nella generalizzazione, ovvero di pensare che il giocatore leader sia esclusivamente quello che in campo sbraita e urla addosso a tutti.

Non è sempre così. Diawara è un altro tipo di leader, uno di quelli che alle parole preferisce anteporre il lavoro, i sacrifici e l’allenamento. 
Uno che anche dopo una sconfitta pesante come quella contro il Torino, pensa solo a tornare al lavoro per rialzarsi, senza attribuire colpe a fattori terzi. Senza abbassare la testa o sviare l’attenzione dagli innumerevoli errori compiuti dalla squadra. Una capacità d’autocritica difficilmente riscontrabile in altri atleti, anche più grandi e “maturi” anagraficamente di lui.

Ma che Diawara fosse un ragazzo più unico che raro lo si era capito lo scorso 5 luglio. Quel giorno infatti parlò Petrachi al Corriere dello Sport, affermando che “Amadou mi ha chiamato ieri e mi ha detto che è pronto a non fare neanche un giorno di vacanza per fare il ritiro con la squadra, e lui sta ancora giocando.”

Difatti quest’estate Diawara è stato impegnato in Coppa d’Africa con la sua Guinea fino alla sconfitta contro l’Algeria del 7 luglio. Il giorno dopo la Roma ha iniziato la preparazione, e lui è arrivato a Trigoria il 20, con appena 13 giorni di stacco. (Gli altri componenti della rosa hanno avuto in media 43 giorni di riposo).

Ma non c’è da sorprendersi quando si parla Diawara.
Giocatore indispensabile, lavoratore serio e ragazzo d’oro.
Insomma, la chiave di volta di questa Roma.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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