La cura Ranieri: come la Roma è rientrata in corsa

Flashback, 7/03/2019: La Roma comunica l’esonero di Eusebio Di Francesco, il tecnico che ha riportato i giallorossi in semifinale di Champions League dopo trentaquattro anni.

Eusebio Di Francesco nella sua ultima gara, sulla panchina della Roma, il ritorno degli ottavi di Champions League contro il Porto

Il giorno successivo, Claudio Ranieri torna sulla panchina capitolina, dopo la splendida cavalcata della stagione 2009-2010 e il miracolo Leicester nel 2016.

Flash forward, 17/04/2019: Milan 55, Roma 54, Atalanta 53. Questa la classifica delle posizioni che vanno dalla quarta alla sesta. Il bilancio al momento recita tre vittorie (Empoli, Udinese e Sampdoria), due sconfitte (Napoli e SPAL), un pari (Fiorentina).

Dopo un inizio balbettante, Ranieri è riuscito a imprimere la svolta tecnico-tattica di cui si è fatto portatore sin dal primo momento di questa seconda esperienza romanista: abbandonato il 4-3-3 di riferimento e i concetti di gioco ad esso legati, la Roma si schiera con un 4-4-2 compatto, dal baricentro basso, pronto a sfruttare gli spazi alle spalle della difesa avversaria in ripartenza.

futuro

Claudio Ranieri

Le mosse di Ranieri in tre punti:

-Fase difensiva

Dal ritorno dell’ex tecnico, tra le altre, di Leicester e Juventus, la Roma difende la propria porta accettando lunghe fase di difesa posizionale. Il pressing alto tipico dell’era difranceschiana è stato accantonato, per lasciare spazio ad un atteggiamento più accorto e attento alla copertura preventiva dello spazio alle spalle dell’ultima linea difensiva.

In questo contesto, Federico Fazio ha conosciuto una certa reviviscenza delle proprie prestazioni, così come Ivan Marcano anche nell’inconsueto ruolo di laterale basso mancino occupato contro l’Udinese.

In porta, Antonio Mirante ha ormai definitivamente scavalcato Robin Olsen  nelle gerarchie, godendo del rinnovato modo di difendere giallorosso: l’ex portiere del Bologna, mai del tutto a proprio agio palla al piede e in uscita lontano dai pali, sfrutta le proprie doti da arquero classico e conferisce stabilità al disegno complessivo.

Qui la Roma, ad eccezione di Dzeko, è tutta raccolta all’interno della propria metà campo. SI nota un atteggiamento speculativo ma non passivo, perché la linea difensiva è ben collegata e compatta rispetto al centrocampo. Sono inoltre mantenute le distanze laterali, con la conseguenza di un ottimo assorbimento del cambio di gioco, su cui Florenzi può coprire senza problemi.

-Fase di impostazione

La scelta della Roma, nella costruzione, non prevede più che i centrali si sobbarchino l’onere della prima impostazione. Ranieri ha semplificato anche questa situazione di gioco, prediligendo la palla lunga sulle punte e la successiva riconquista come strumento per risalire il campo.

Un possibile elemento di miglioramento risiede nello scaglionamento posizionale dei due mediani: molto spesso Daniele De RossiBryan Cristante Steven Nzonzi galleggiano sulla stessa linea e sono facilmente preda della marcatura avversaria. Il mister dovrà lavorare su questo aspetto per conferire maggiore fluidità alla manovra.

Quando Lorenzo Pellegrini parte titolare, la manovra è più “palleggiata” (vedasi secondo tempo di sabato scorso), potendo essere sfruttate le indubbie doti di cucitura di gioco e di regia verticale dell’ex centrocampista del Sassuolo; al contrario, qualora accanto ad Edin Dzeko prenda posto Patrik Schick, la sfera viene giocata addosso ad uno dei due e subito riallargata in fascia, per permettere l’occupazione dell’area sul successivo traversone.

-Fase offensiva:

nel passaggio dal 4-3-3 al 4-4-2/4-2-3-1, Ranieri ha mantenuto una certa predilezione per il cross come strumento di rifinitura, accanto ai tipici movimenti sincronizzati di un attacco a due (profondità di una punta, movimento incontro dell’altra) quando Schick e Dzeko si dividono la porzione di campo.

Gli esterni di centrocampo (solitamente Stephan El ShaarawyNicolò Zaniolo, con Diego Perotti Cengiz Under in backup) rimangono coi piedi sulla linea laterale, per fornire un riferimento sicuro ai portatori di palla: l’associazione col terzino di fascia è meno frequente rispetto alla passata gestione tecnica, ancorché presente.

Dzeko si è aperto per duettare con Zaniolo, El Shaarawy accompagna Schick in area di rigore. Sempre almeno due uomini negli ultimi sedici metri, come da credo calcistico di Ranieri. Dal cross susseguente scaturirà un’occasione per la testa dell’ex Milan.

Il campionato non aspetta la squadra di Ranieri: sabato, nel match contro l’Inter degli ex Spalletti Nainggolan servirà proseguire sul percorso di crescita, per rimanere attaccati al treno Champions e conquistare una qualificazione che sembrava impossibile solo un mese fa.

 

Nato a Foggia il 13/09/1994. Vivo a Roma da quattro anni, studio Giurisprudenza alla LUISS. Romanista da sempre, amante del calcio in generale.

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