La mossa dei terzini: Santon e Spinazzola

Doveva essere una partita a scacchi da giocare mossa dopo mossa, il derby di domenica scorsa. E invece non è stato altro che un dominio romanista che non trova complicità però nel risultato, che a fine partita resta impantanato in un immeritato 1-1. E se è vero che alla fine sono i risultati a farla da padrone, è altrettanto vero che la Roma vista in campo è stata una delle più belle – se non addirittura la più bella – di questa stagione finora. Una squadra dominante, che ha controllato il campo in lungo e in largo, sia a livello fisico che mentale. Non ha mai sgarrato, se non in occasione del pasticciaccio personale di Pau Lopez, non ha mai abbassato la guardia e nemmeno l’intensità.

La partita da sogno a cui Fonseca ambiva da tempo. E le dichiarazioni post partita dei protagonisti di ambo le squadre confermano la sensazione che in campo ci sia stata solo una squadra e che il pareggio sia stato un miracolo per i biancocelesti e una maledizione per i giallorossi.

Nell’illimitato corollario di aspetti positivi che il tecnico portoghese si porterà appresso da questa partita, è necessario sottolineare l’importanza di una mossa fatta da Fonseca a inizio partita: quella dei terzini. Fuori Kolarov e fuori Florenzi, dentro Spinazzola e Santon. Una decisione che ha sorpreso tutti ma che ha cambiato la partita.

PERCHÉ?

La prima domanda è: perché Fonseca ha fatto questa scelta? Prima che la partita iniziasse tutti si chiedevano il perché di tale scelta. E c’era chi lo faceva con malizia, additando l’ex Shakhtar di imprevidenza, e chi lo faceva alla ricerca di una motivazione plausibile. E la ragione principe alla fine si è mostrata a tutti con l’evolversi della partita: semplicemente era la scelta giusta. Perfetta, verrebbe da dire.

Innanzitutto da un punto di vista psicologico il coefficiente di rischio era elevatissimo, perché non inserire il capitano e uno dei giocatori più carismatici ed esperti della squadra dal primo minuto può essere uno rischio per la squadra. E sicuramente in caso di prestazione negativa sarebbe stata questa la prima critica che gli sarebbe stata mossa. Ma Fonseca non si è fatto prendere per il collo dalle ansie né da timori reverenziali di alcun genere.

Ha valutato tutti gli aspetti di tutti i giocatori: stato di forma, allenamenti settimanali, condizione atletica, tenuta mentale e caratteristiche dei rispettivi avversari da affrontare. E alla fine, queste analisi lo hanno portato ad optare per Spinazzola a sinistra e Santon a destra, che per altro erano rimasti a riposo nella partita di mercoledì scorso contro la Juventus in Coppa Italia (Santon aveva giocato solo un tempo).

MA LAZZARI HA GIOCATO?

Le scelte fatte si sono rivelate cucite su misura per la partita. E lo si può dire ad alta voce e senza incertezze se si analizza la partita di Manuel Lazzari, esterno di destra del centrocampo a 5 laziale che è spesso l’arma in più di Inzaghi per le scorribande dei suoi. L’italiano ha giocato solo 28 palloni, non ha mai dribblato, non ha vinto neanche un contrasto, né a terra né in aria. È stato perfettamente disinnescato dal modo di giocare della Roma e in particolar modo di Spinazzola, che ha disputato un match dai risvolti tattici perfetti.

L’ex Atalanta infatti, dopo la telenovela con l’Inter che non lo reputava in grado di giocare a calcio ad alti livelli, ha giocato a ritmi mai toccati prima a Roma. Oltre ad esser stato il quarto giocatore romanista con più chilometri alle spalle – 10,803 – è stato in grado di non farsi mai saltare da Lazzari, uno che in progressione è in grado di creare problemi a non finire. Ma non c’è mai stata una sbavatura, un’imprecisione, un’incertezza. Niente. 96,1% di passaggi completati, 1 dribbling, 1 contrasto vinto e una posizione molto avanzata che gli ha consentito di stroncare le corse dell’avversario sul nascere.

La pericolosità di Lazzari, e di conseguenza la bravura di Fonseca di leggere la partita e scegliere Spinazzola e non Kolarov dal primo minuto, può esser vista al 41′ della ripresa. Dopo l’uscita dal campo di Santon per crampi, Kolarov ha sostituito Spinazzola sulla destra: tempo 3 minuti e Lazzari sfugge al serbo, costringendolo al fallo e all’ammonizione. La riprova che le scelte di Fonseca sono sempre frutto di minuziosi studi e non di concetti approssimativi, anche se c’è ancora qualcuno che vorrebbe insegnargli il mestiere.

INECCEPIBILE SANTON

E poi c’è stato Davide Santon. Forse l’unica sbavatura della sua partita può essere stata il colpo di testa non perfetto in occasione del gol della Lazio, ma certo la colpa è quasi totalmente sulle spalle di Pau Lopez.
Per il resto il terzino ha fatto una delle migliori partite con la maglia romanista. In fase di costruzione della Roma scivolava come terzo centrale, quello di destra, assieme a Smalling e Mancini, permettendo così a Spinazzola di salire dall’altra parte e di rendere impossibile la vita a Lazzari.

Come visibile dalle posizioni medie della partita, Santon (numero 18) ha giocato in posizione molto arretrata. Al contrario Spinazzola (37) era più avanzato.

Ma basta una rapida occhiata alle statistiche per capire come Santon abbia messo il suo zampino nel derby. Ha toccato il pallone 101 volte, secondo tra tutti i presenti in campo al solo Mancini, per altro con una precisione di passaggio del 97,4%: nessuno ha avuto una realizzazione così alta.
Poi ha recuperato più palloni di chiunque altro – 11- e ha effettuato ben 6 dribbling, finendo dietro al solo, ispiratissimo, Cengiz Under. Infine ha vinto il maggior numero di contrasti tra tutti: 2 su 3.

Una partita splendida che non può lasciare indifferenti.
Sia la sua che quella di Spinazzola.
Fonseca prende appunti e studia la situazione.
Pronto alla prossima mossa.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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