La prima Roma di Fonseca

La Roma ha vinto ieri 12-0 contro il Tor Sapienza la prima amichevole dell’era Fonseca. Un risultato ovviamente molto ampio e mai in discussione. Per una partita utile soprattutto per far riprendere un po’ di condizione atletica ai giocatori. Ma anche per provare a mettere in pratica le prime indicazioni tattiche date dall’allenatore portoghese alla squadra in questo inizio di ritiro estivo.

Ecco Diego Perotti in azione ieri contro il Tor Sapienza. È stato lui il primo marcatore stagionale della Roma di quest’anno. Grazie al gol su rigore realizzato nei primi minuti di gioco.

Vediamo allora quali spunti si possono trarre dall’amichevole di ieri pomeriggio della Roma a Trigoria. Che ha segnato ufficialmente l’inizio della stagione giallorossa.

Le formazioni

Fonseca ha scelto di non mettere subito in campo tutti gli undici giocatori più forti a disposizione. E così all’inizio, accanto ai nuovi acquisti Pau Lopez e Spinazzola e ai più quotati Nzonzi, Perotti e Karsdorp, sono scesi sul rettangolo verde di gioco anche i vari Defrel e Spinozzi. Mentre gente virtualmente titolare come Dzeko e Florenzi è stata schierata solo nel secondo tempo.

La formazione giallorossa nel primo tempo di ieri contro il Tor Sapienza. (fonte: buildlineup.com)

Il mister ha stravolto completamente la formazione titolare all’intervallo, come spesso capita in queste amichevoli estive. Cambiando tutti gli undici calciatori scelti inizialmente. Un modo per ruotare al meglio gli effettivi a disposizione. E per non far affaticare eccessivamente i giocatori proprio ad inizio preparazione.

La formazione giallorossa nel secondo tempo di ieri contro il Tor Sapienza. (fonte: buildlineup.com)

Nelle due formazioni schierate tra primo e secondo tempo si possono notare alcune anomalie. Come Santon difensore centrale, Pastore mediano e Florenzi esterno alto a sinistra. Non sappiamo se sono stati esperimenti voluti appositamente dal mister oppure scelte obbligate per via delle numerose assenze prestagionali. Possiamo dire però che queste soluzioni non hanno avuto un grande successo in campo ieri (a parte forse quella di Florenzi come ala d’attacco).

Un test poco probante

“Sebbene la difficoltà non fosse elevata, i giocatori hanno messo in pratica ciò su cui abbiamo lavorato. Abbiamo visto delle idee, delle intenzioni collettive da parte della squadra e sono soddisfatto.”

Paulo Fonseca (nell’intervista post-partita a Roma TV)

Il match è stato controllato dall’inizio alla fine dalla Roma. Che non ha avuto problemi a gestire il pallone e a trovare la via del gol. In particolar modo nel secondo tempo. Non correndo inoltre alcun rischio dietro. A parte un paio di ripartenze nel finale di partita, con le squadre che avevano chiaramente già la testa negli spogliatoi.

Paulo Fonseca ieri pomeriggio durante Roma-Tor Sapienza. Il tecnico portoghese si è dichiarato “soddisfatto” del test nel post-partita.

Insomma, un test che non è possibile definire anche solo minimamente probante. Ma che comunque ha lasciato intravedere già qualcosa del gioco tipico delle squadre di Fonseca. Con alcuni aspetti tattici che sicuramente rivedremo spesso durante questa stagione.

Impostazione dal basso

Innanzitutto, la Roma ha iniziato ogni volta l’azione proprio come vuole Fonseca. Il tecnico portoghese chiede sempre alle sue squadra di giocare il pallone da dietro. Cercando con una manovra avvolgente ma veloce il varco giusto in profondità.

La fase di impostazione della manovra offensiva dello Shakhtar Donetsk di Fonseca. Si vede chiaramente la cosiddetta “salida lavolpiana”, con il mediano che si abbassa per aiutare l’uscita palla dei due centrali, che invece si allargano.

Per favorire questo tipo di soluzione, la scelta del nuovo mister giallorosso è di solito quella di allargare i centrali difensivi ed abbassare uno dei due mediani. In modo da avere quattro giocatori (compreso il portiere) sempre pronti a passarsi il pallone tra loro per uscire agevolmente dal pressing avversario.

Ed ecco la stessa identica situazione di gioco nella Roma di ieri contro il Tor Sapienza. Anche qui il mediano (Nzonzi) si abbassa per ricevere il pallone in uscita dai due centrali abbastanza larghi (Santon e Juan Jesus).

Quindi, al contrario del suo predecessore Di Francesco, Fonseca non tiene i terzini bassi in fase di impostazione per usarli come dei registi aggiunti. Ma preferisce provare ad uscire con la palla più centralmente, invece che con le catene laterali. Una differenza davvero notevole e significativa.

Il modo di impostare l’azione offensiva della Roma di Eusebio Di Francesco. È evidente come i terzini stiano più bassi in partenza per favorire la circolazione del pallone sulle fasce esterne (piuttosto che centralmente).

Terzini alti e ali strette

E infatti Fonseca predilige di solito far salire molto i propri terzini già in uscita palla. Tanto che essi diventano una sorta di ali aggiunte. Che danno ampiezza alla manovra della squadra sulla trequarti offensiva. Con gli esterni d’attacco che invece si accentrano.

Il classico posizionamento dello Shakhtar Donetsk di Fonseca in fase di possesso palla. I due terzini si alzano tanto da diventare due ali aggiunte. Mentre gli esterni d’attacco si accentrano per fare densità in mezzo al campo. Si forma in pratica una linea di 5 giocatori offensivi sulla trequarti avversaria.

Esattamente così ha fatto ieri la Roma contro il Tor Sapienza. Con Spinazzola e Karsdorp (poi Kolarov e Bouah) che sono stati costantemente proiettati in avanti, anche quelle poche volte che la squadra ha dovuto ricominciare l’azione dal basso. E con Defrel e Perotti (poi Under e Florenzi) che invece convergevano sempre verso il centro del campo, affiancando Spinozzi (poi Antonucci).

Ed ecco la stessa identica situazione nella Roma di ieri contro il Tor Sapienza. Qui la linea d’attacco è formata da Karsdorp, Defrel, Schick, Perotti e Spinazzola (da destra verso sinistra).

Soprattutto la fascia sinistra del primo tempo, formata da Perotti e Spinazzola, è sembrata funzionare parecchio bene. Grazie ad un Diego molto ispirato come rifinitore. E al nuovo terzino giallorosso completamente a proprio agio nello svolgere il compito di ala aggiunta. Tanto da essere riuscito a segnare anche uno splendido gol. Chissà che non sia nata già una bella connessione da cavalcare in stagione.

Una bella combinazione della catena sinistra della Roma, formata in questo caso da Nzonzi, Spinazzola e Perotti.

Intensità a due tocchi

“Quello che conta davvero è l’intensità, la squadra deve esser intensa in ogni momento di gioco, sempre garantendo stabilità difensiva.”

Paulo Fonseca (nella propria conferenza stampa di presentazione l’8 luglio scorso)

Altra caratteristica tipica del gioco di Fonseca è quella della grande intensità che devono avere le proprie squade in fase di palleggio. In questo senso, il possesso palla non deve essere mai sterile e passivo. Ma deve essere sempre finalizzato alla ricerca del varco giusto per superare la linea difensiva avversaria.

Una tipica azione offensiva dello Shakhtar Donetsk di Fonseca. Con i trequartisti che si scambiano velocemente la palla per entrare in area di rigore avversaria.

Anche questo aspetto è stato abbastanza evidente nella Roma di ieri pomeriggio. I giocatori giallorossi hanno sempre almeno cercato di tenere alto il ritmo. Attraverso combinazioni nello stretto il più possibile veloci e verticali.

Ed ecco lo stesso tipo di azione nella Roma di ieri contro il Tor Sapienza. In questo caso sono Antonucci e Florenzi a scambiarsi velocemente la palla in modo da portare il capitano giallorosso al gol.

Riconquista alta del pallone

“Vogliamo che il pressing sia un marchio di fabbrica della nostra squadra, agire immediatamente quando la squadra perde palla. E oggi si è visto chiaramente da parte dei giocatori la volontà di rispettare questi compiti.”

Paulo Fonseca (nell’intervista post-partita a Roma TV)

Ma la Roma non è stata brava a seguire le indicazioni del proprio allenatore solo nella fase di possesso palla. Ma anche in quella di non possesso. Dove Fonseca ha chiesto ai suoi giocatori di provare a riaggredire sempre l’avversario. Cercando di recuperare il pallone il prima possibile.

Qui si può vedere una tipica transizione difensiva dello Shakhtar Donetsk di Fonseca. Con i giocatori nero-arancio che, invece di ripiegare all’indietro, cercano subito di riaggredire il portatore di palla avversario per recuperare il prima possibile il controllo della sfera.

E così la Roma ieri ha spesso messo in mostra un pressing abbastanza efficace e reattivo ogni volta che ha perso il controllo della sfera. Riuscendo a neutralizzare quasi tutte le velleità del Tor Sapienza di ripartire in contropiede praticamente sul nascere.

Ed ecco la stessa situazione nella Roma di ieri contro il Tor Sapienza. In questo caso sono Defrel e Schick a portare pressione sul portatore di palla avversario. Favorendo il suo errore e quindi il recupero immediato della sfera da parte di Juan Jesus.

Il ruolo di Pau Lopez

“In questo modo di giocare, per il portiere è importante muovere la squadra in campo e orientare i difensori. Rientra tra i compiti che deve assolvere.”

Paulo Fonseca (nell’intervista post-partita a Roma TV)

Un aspetto che ha colpito molto chiunque era presente ieri a Trigoria per assistere alla partita è stato indubbiamente il ruolo di Pau Lopez all’interno della squadra. Intanto perché il portiere spagnolo era costantemente posizionato fuori dalla propria area di rigore in fase di possesso palla. Quasi come un libero aggiunto. Pronto ad intercettare qualsiasi lancio lungo avversario mirato a scavalcare l’alta linea difensiva giallorossa. E a contribuire attivamente alla manovra romanista.

Ecco un’impostazione dal basso della Roma di ieri contro il Tor Sapienza che vede coinvolto anche Pau Lopez.

E poi per la sua continua e rumorosa parlantina. Le grida di Pau, infatti, si sentivano distintamente in campo. Con continue indicazioni ai compagni, anche in italiano. Insomma, un autentico leader difensivo. Una qualità davvero fondamentale ormai per i portieri moderni di un certo livello.

Ecco Pau Lopez durante Roma-Tor Sapienza di ieri pomeriggio. È stata la sua prima partita con la maglia della Roma. Eppure il giovane portiere spagnolo ha comandato la difesa come un veterano.

La differenza tra Schick e Dzeko

Infine, anche ieri pomeriggio contro il Tor Sapienza si è vista l’incolmabile differenza tra Dzeko e Schick. Non importa se il ceco ha segnato due gol e ha tagliato bene un paio di volte dentro l’area di rigore. Purtroppo non è mai riuscito a fare da sponda alla manovra offensiva come vuole il mister. Sbagliando diversi appoggi anche abbastanza elementari.

Qui Schick non riesce nemmeno a tenere la posizione contro il difensore del Tor Sapienza. Cosa che ovviamente non gli permette di spondare il pallone per Defrel, mandandolo in porta.

Al contrario, pur con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni, Edin è entrato in campo nel secondo tempo ed ha letteralmente illuminato la scena. Dando respiro agli attacchi giallorossi. E mettendo un paio di volte i compagni davanti alla porta avversaria con assist fenomenali.

Qui Dzeko fa vedere tutta la classe di cui è dotato, servendo il taglio in profondità di Under con un pallone di rara difficoltà e precisione. Che permette poi al turco di segnare il suo primo gol stagionale.

La facilità di calcio del bosniaco è assurda. E, se alla fine la Roma lo cederà veramente come sembra ormai destinata a fare, allora dovrà per forza sostituirlo con un centravanti alla sua altezza. Perché, anche quando segna due gol, l’impatto di Schick non può nemmeno essere paragonato a quello che ha Dzeko sulla squadra. E quest’anno la Roma non può permettersi di non avere una punta almeno dello stesso livello di Edin se vuole davvero ambire al quarto posto in campionato.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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