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La Roma non si ama, si discute

La Roma non si discute, si ama. Questo era il motto dei tifosi giallorossi. Quelli innamorati della loro squadra. Quelli che per il bene della Roma passavano sopra a qualsiasi cosa. Il bene della Roma prima di tutto. E’ così che siamo cresciuti noi della generazione anni 70-80. La pazza gioia di essere romanisti. Vittorie quasi nulle, giocatori improbabili, ma chiunque facesse il bene della Roma era ben accetto. “Che sarà sarà”. Anche quando la squadra perde va incoraggiata, perché noi siamo la Roma, non una semplice squadra di calcio. La Roma come stile di vita.

Valori incredibilmente assenti nelle nuove generazioni. Dall’era Rosella Sensi fino a quella degli americani, la tifoseria ha subito un profondo cambiamento. Sono nati i tifosi delle proprietà, quelli degli allenatori, quelli dei giocatori e quelli dei dirigenti. Rosella una di noi, Rosella vattene. American Straccions, viva gli americani. Zemanlandia, Adelante Luis, Sabatini laziale, Spalletti pelato. Tutti i giocatori che non si chiamino Ibrahimovic o Cavani sono delle pippe incommensurabili. I calciatori che vengono ceduti si trasformano in campionissimi. Abbiamo avuto addirittura le vedove di Bradley o di Josè Angel.

Il tifoso della Roma 2.0, ha la propensione alla critica su qualsiasi cosa. Capita che la squadra sta annientando il Torino con una prestazione sontuosa, ma il pubblico fischia i giocatori che non buttano fuori il pallone per far entrare Totti. E’ capitato che fossero arrivati nella capitale giocatori di prospettiva come Rudiger o Marquinhos e che venissero etichettati come pippe assurde senza nemmeno sapere chi siano. Capita che per 25 anni una leggenda del calcio mondiale indossi la nostra maglia numero 10 ma esistono anche quelli che dicono che è stato il male della Roma.

E’ capitato che dopo diversi anni la Roma abbia avuto il capocannoniere del campionato, ma che molti si ostinino a sostenere che questo calciatore non sa giocare a calcio. Capita che una società investe diverse centinaia di milioni di euro per acquistare la Roma , e poi per comprare diversi calciatori, venga additata come società di straccioni, come capitava in modo simile alla precedente gestione.

E’ l’era dei guru della comunicazione. Qualche radio si erge a capo popolo e vuole influenzare il tifo facendo crociate contro questo e quest’altro. E’ l’era dei giornalisti che seguono le mode del momento e si muovono come tira il vento, dimenticando quale sia il loro vero mestiere. E’ l’era della comunicazione social, dove i “bimbiminchia” creano pagine web dove inventano ogni tipo di notizia, pur di attirare lettori o followers.

La domanda allora sorge spontanea. A chi giova tutto questo? Si fa il bene della Roma? Ovvio che no. Quando si parla del cosiddetto ambiente romano, non si parla di qualcosa di astratto. L’ambiente romano siamo noi. Il fatto che uno scudetto vinto qui valga dieci volte uno vinto a Torino o Milano, dipende anche da noi e dal nostro comportamento. Facciamo tutto il possibile per il bene della Roma? E’ sempre questa la domanda che dobbiamo porci.

La Roma cede Salah. Uno dei migliori per statistiche e media della scorsa stagione. Dobbiamo inveire contro la società oppure attendere fiduciosi e giudicare il sostituto? La Roma perde una partita. Dobbiamo crocifiggere la squadra oppure incoraggiarla, fiduciosi del fatto che si possa far tesoro della sconfitta? Non sto dicendo che va sempre tutto bene. Questo sia chiaro. Però la tendenza degli ultimi anni a distruggere tutto alla prima occasione non ci porterà da nessuna parte.

La Roma non si discute, si ama. E torniamo ad amarla tutti insieme, uniti, verso un solo obiettivo. Noi malati giallorossi, quelli appunto che abbiamo la “Febbre da Roma”, dobbiamo marciare verso un solo obiettivo. Il bene della Roma. Il resto sono chiacchiere da bar. E di chiacchiere in questi ultimi anni ne abbiamo sentite fin troppe.

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