Roma

La Roma tra il Napoli ed il Chelsea

Ferite da leccare. Quelle scavate dall’ultimo turno di campionato nelle carni romaniste. Carni che mai come oggi erano apparse così tenere. Il sabato che avrebbe ipoteticamente potuto schizzarti in vetta alla classifica (in caso di vittoria sul Napoli e sulla Sampdoria nel match da recuperare la classifica avrebbe recitato Inter 22, Roma e Napoli 21) ti lascia impietoso al quinto a 4 lunghezze da Juventus e Lazio, 7 dall’Inter e 9 dal Napoli.

Contro le “squadre minori” il percorso è stato netto, nelle sfide contro squadre definibili tali (Inter, Atletico Madrid, Milan e Napoli) la musica è stata diversa per tanti motivi. Una vittoria, un pareggio e due sconfitte (entrambe all’Olimpico). Tre gol fatti e quattro subiti. Questi sono i famosi “numeri”.

La sfiga ci vede benissimo e se si distrae un attimo ci si mette Reina (Reina, mica Neuer), smanacciata sul colpo di testa di Fazio e ennesimo palo. Dove vai, da qua non si scappa.

Contro una squadra ben organizzata e super atletizzata la sensazione è stata di “come mi suoni ti ballo”. E nei primi 45′ la Roma non tiene il ritmo e perde il tempo. Ad onor del vero Insigne&co. di occasioni clamorose non ne creano e il gol partenopeo nasce da un rimpallo sfortunato di De Rossi, ma d’altro canto la prima frazione di gioco si chiude con 0 tiri nello specchio della porta di Reina e la percezione di un Napoli complessivamente superiore.

Paradossale come la squadra di Sarri occupi la metà campo romanista lasciando però i due centrali difensivi giallorossi libertà assoluta nell’impostazione. I tre piccoletti davanti e i tre di centrocampo vanno a caccia di De Rossi, Pellegrini e Nainggolan strangolando di fatto la mediana romanista con una superiorità numerica insopportabile. Il risultato è un alto numero di palloni sparacchiati dalle retrovie direzione Dzeko a cui il bosniaco, disperatamente solo, può fare ciao ciao con la manina e niente più. Nel secondo tempo, per forza di cose, la partita cambia e il confronto si sposta nella metà campo napoletana. La pressione avversaria cala e la Roma prova a darsi un tono. Più con i nervi che col gioco, più con la pancia che con la testa. E la testa, di Fazio prima e di Dzeko poi, non basta.

Ed è alla testa della classifica che si guarda con rammarico ed è la testa della classifica che aggroviglia lo stomaco. Perchè nel momento in cui la Juventus rinuncia al consueto cannibalismo ammazzacampionato (finalmente) la Roma non morde.

Un dato assolutamente negativo riguarda gli infortuni. In ordine sparso: Emerson Palmieri, Karsdorp, Schick, Strootman, Pellegrini, Florenzi, Defrel, Perotti, Hector Moreno, El Shaarawy, Manolas. Diagnosi e tempistiche differenti. Questo è il momento degli edemi muscolari. Nessuna squadra in Europa presenta una lista di indisponibili così fitta. Lista a cui si è aggiunto sabato sera Kostas Manolas, tornato quest’anno su livelli stratosferici e la cui assenza costringerà Di Francesco, per il prossimo mese, ad affidarsi al tandem Fazio-Jesus.

Curioso come Napoli, Inter ed in parte l’Atletico Madrid abbiano attaccato e sfondato principalmente sulla fascia destra della Roma dove Bruno Peres mercoledì sera riceverà le attenzioni di un signore che risponde al nome di Eden Hazard.

Già. Ferite da leccare dicevamo. Purtroppo o per fortuna di tempo ce n’è poco perchè dopodomani si va a Londra. Il Chelsea, reduce dai due sganassoni ricevuti dal Crystal Palace non vive un momento particolarmente brillante. Ma il Chelsea non è il Qarabag. La squadra di Conte ha una dimensione internazionale consolidata e giocatori abituati al palcoscenico europeo. Per quanto riguarda il girone di Champions siamo di fronte ad un crocevia perchè nelle prossime due gare l’Atletico Madrid farà 6 punti col Qarabag (?) e tra due turni sarà a quota 7. La Roma arriva all’appuntamento dopo una sconfitta che brucia, con una formazione rattoppata e l’infortunio di Manolas. Come a dire “piove sul bagnato”. Ma non può piovere per sempre.

27 novembre 1994. Sono un moccioso. Mi ritrovo davanti alla tv. Lazio - Roma. Dopo 2' Balbo, la strada da seguire appare chiara. Il calcio è cambiato ma ancora oggi guardo le partite della Roma con gli occhi del ragazzino che 23 anni fa si emozionava per la prima volta guardando una partita di calcio, senza sapere perchè. Daje Roma

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