La scuola portoghese, Fonseca e la periodizzazione

Nel calcio moderno, si parla da tempo di “scuola portoghese” e di “periodizzazione tattica“.

Le due locuzioni, da un punto di vista eminentemente teorico, vanno a braccetto, proprio perché è in Portogallo che si sviluppa questa nuova metodologia di allenamento, del quale Paulo Fonseca, nuovo mister della Roma, è profeta.

In estrema sintesi, la periodizzazione tattica consiste nella simultanea sollecitazione, a livello di allenamento, della componente tattica, tecnica, fisica e mentale del giocatore, il quale deve essere pronto a reagire in maniera quasi automatica agli eventi proposti dalla partita e dagli avversari, secondo paradigmi introiettati durante la settimana e confacenti alle richieste dell’allenatore.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante e riporta la nostra attenzione sul legame tra questa teorizzazione e la stessa “scuola portoghese”: primo teorico della periodizzazione, infatti, è stato il professor Vitor Frade, dell’università di Oporto e collaboratore della squadra di calcio della città.

Il professor Vitor Frade.

Dalle questioni poste dal professore è stato particolarmente colpito un certo José Mourinho, la cui idea di calcio diverge totalmente da quella di Fonseca; l’ex tecnico di Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid Manchester United è considerato, insieme a Carlos Queiroz (ex collaboratore di Alex Ferguson sulla panchina dei Red Devils e attuale selezionatore della Nazionale colombiana) il padre nobile della periodizzazione.

Carlos Queiroz

1. In cosa consiste la periodizzazione

Come accennato, la periodizzazione tattica si lega in maniera indissolubile al modello di gioco proposto dall’allenatore: concentrandosi per un momento sui soli tecnici portoghesi e avvertendo il lettore della diffusione pressoché totale ed assoluta del metodo ai più alti livelli (lo stesso Pep Guardiola ne è un seguace), i vari Jardim, Espirito Santo, Mourinho, Fonseca Paulo Sousa giocano tutti in maniera più o meno diversa tra loro, eppure utilizzano la periodizzazione come struttura fondamentale per costruire le proprie squadre.

In questo senso, gli esercizi e le metodologie di allenamento proposte ai giocatori ricalcheranno in maniera fedele le situazioni di gioco della partita, sulla base delle volontà del tecnico.

Nei giorni scorsi, ad esempio, gli account social della Roma avevano rilanciato un breve filmato nel quale si vedevano i giocatori impegnati in quello che, comunemente e superficialmente, la stampa italiana ha definito “torello”.

Ebbene, ad uno sguardo più attento, Fonseca stava allenando i propri uomini su due fondamentali del Juego de Posicion a cui si ispira: lo scambio del pallone negli spazi stretti e l’utilizzo dei triangoli come modalità di scorrimento palla e l’immediata riaggressione, o “gegenpressing” una volta persa la sfera.

2. Che differenza c’è tra il normale lavoro con la palla e la periodizzazione tattica?

In questo periodo, a maggior ragione dopo una stagione costellata di infortuni e di difficoltà come la scorsa, tanti tifosi romanisti si stanno chiedendo in cosa effettivamente differiscano le metodologie apportate da Fonseca con quanto proponevano, per citare due nomi, Eusebio Di FrancescoLuciano Spalletti.

Rimanendo sul confronto col tecnico abruzzese, in molti ricorderanno come, attraverso i canali tematici della società, nelle ultime due estati sia stato possibile osservare da vicino la preparazione della Roma.

Ebbene, a lunghe sedute di parte atletica e fisica seguiva il lavoro sul campo da un punto di vista tattico, preparando e ripetendo a memoria le giocate tipiche del 4-3-3 dell’attuale tecnico della Sampdoria.

In questa stagione, per volere dello stesso Fonseca e della società, Roma TV non ha la possibilità di riprendere le sedute, se non per brevi spezzoni.

Anche da questi si può però intuire come l’ingresso del pallone nella sessione di allenamento abbia avuto una certa finalizzazione: principio cardine della periodizzazione è, infatti, l’assoluta centralità del pensiero tattico nella preparazione del giocatore.

In questo senso, tutti gli esercizi proposti dall’allenatore devono costringere il giocatore a pensare in maniera proattiva alla dinamica di gioco della partita successiva.

 In un solo momento della sessione il piano tecnico (l’esecuzione del gesto oggetto dell’esercizio), quello tattico (l’idea di fondo alla base dello stesso), quello fisico (la massima intensità possibile) e quello mentale (l’agire secondo un principio di gioco) si incrociano.

Ovviamente, ciò che più conta alla fine del percorso sono i risultati e questo articolo non vuole perorare una causa piuttosto che un’altra.

Prima della nefasta stagione passata, Di Francesco era stato in grado di condurre la squadra al miracolo della semifinale di Champions, salvo poi arenarsi.

D’altro canto, conoscere metodi diversi non può che far bene tanto alla Roma che al calcio italiano in generale: non possiamo far altro che sperare in un successo di Paulo Fonseca e della sua periodizzazione.

Nato a Foggia il 13/09/1994. Vivo a Roma da quattro anni, studio Giurisprudenza alla LUISS. Romanista da sempre, amante del calcio in generale.

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