La strada è lunga, ma la Roma si muove

Non vincere un derby non è mai bello. Perderlo è frustrante mentre uscirne con la corona d’alloro in testa è una sensazione metafisica. Il pareggio è nella terra di mezzo; a metà tra le paure e i sogni, tra la gioia e il dolore. È la sottile linea che separa la paura di perdere dall’ingordigia di vincere. E quando Guida soffia per tre volte nel fischietto decretando così la fine della partita, l’animo del tifoso romanista galleggia a metà tra queste due realtà. Perché chiunque tifasse Roma si è accorto durante la partita che la Lazio ha giocato meglio e ha creato più palle gol, rischiando di far crollare a più riprese il castello eretto da Fonseca. E così tra pali, emozioni e occasioni, il derby è finito 1-1. E di aspetti ce ne sono sia di positivi che di negativi.

SENZA FILTRO

Il problema più evidente della Roma in queste prime due partite è stato quello della fase difensiva. Attenzione: fase difensiva, non difesa. La differenza è che nel primo caso non rientrano nel discorso solo i 4 difensori, bensì la squadra nel suo complesso tra movimenti e posizioni. E ieri, la falla più grande sembra esser stata quella dei mediani.

Buono, a tratti ottimo, il lavoro di Cristante e Pellegrini in fase di costruzione. 49 passaggio il primo – il più sollecitato in tutta la squadra, 44 il secondo e una percentuale di 90% per l’italo-canadese e 80% per il numero 7. Tra i due è Cristante quello che tende a restare più centrale abbassandosi quasi sulla linea dei difensori, con Pellegrini che gioca più in verticale spaziando per il campo.

Un grafico che mostra le principali reti di passaggio, le posizioni medie dei giocatori e più il cerchio è grande più il giocatore è stato nel vivo dell’azione. Fonte immagine: Tactics Platform.

Come visibile anche da questo grafico, i due mediani sono stati spesso sollecitati risultando centrali nel gioco della Roma, che passa volentieri per i loro piedi. Solo che c’è anche un lato negativo nelle loro prestazioni. E riguarda la fase difensiva e in particolare l’aspetto fisico: i due centrocampisti non hanno mai contrastato. Su appena due contrasti tentati, nessuno di questi è andato a buon fine, evidenziando perciò un deficit a livello fisico troppo evidente. Il filtro davanti alla difesa è quasi inesistente e di conseguenza i due centrali si trovano frequentemente a fronteggiare le sortite degli avversari in solitudine.

I tiri subiti ieri dalla Roma: praticamente da ogni posizione. Evidente la differenza di pericolosità tra le due squadre. Fonte immagine: StatsZone.

CI VUOLE PIÙ FISICO

E quello del fisico è un discorso da analizzare. Perché la Lazio, oltre ad aver sfruttato l’agevolazione di conoscere a memoria movimenti, tattiche e stile di gioco, dato il terzo anno consecutivo con Inzaghi sulla panchina e pochi cambi a livello di rosa, è stata brava anche a sfruttare la fisicità.

Gli expected goals del derby

La Roma è parsa stanca prima dei cugini, difatti nel secondo tempo le occasioni sono state ridotte all’osso. In tal senso il dato degli appena 0,2 expected goals creati nella ripresa, a fronti degli 1,16 totali, sono una prova inconfutabile. La Lazio invece di reti, se il calcio fosse una pura questione matematica, avrebbe dovute farne 2,84: più del doppio della Roma, ma il campo ha detto altro.

Tornando al fisico, il dato dei contrasti è eloquente: contrasti tentati dai biancocelesti pari a 33, con 17 riusciti, mentre i giallorossi ne hanno portati a termine 10 su un totale di 17. 51% di duelli dalla Lazio; oltre che 18 duelli aerei vinti contro i 14 della Roma. Insomma, fisicamente gli uomini di Inzaghi hanno dimostrato di essere più avanti, probabilmente anche aiutati dall’infortunio di Zappacosta nel riscaldamento pre-partita. Fonseca aveva scelto i 182 centimetri del laterale ex Chelsea per dare più fisicità al gioco della Roma, con Florenzi avanzato. Ma poi il nativo di Sora nel riscaldamento ha alzato bandiera bianca e Florenzi è stato spostato terzino, con Kluivert titolare largo a destra e soprattutto con una statura inferiore di 11 centimetri a Zappacosta.

In tal senso non è una sorpresa perciò scoprire che Senad Lulic, che è stato spesso a duello fisico con Florenzi, con 4 duelli aerei vinti sia stato tra i migliori in campo in questa particolare classifica. Ciò non toglie l’ottima partita del capitano della Roma, che però inevitabilmente sotto il piano fisico ha lasciato qualcosa di troppo agli avversari.
Inoltre, se Zappacosta fosse partito titolare con Florenzi largo a sinistra in posizione avanzata, l’esterno di Vitinia avrebbe certamente dato più sostanza, oltre che superiorità numerica, alla mediana della Roma. Kluivert, invece ha dimostrato di essere troppo acerbo ma soprattutto gracile per questo tipo di ruolo.

DZEKO, ZANIOLO E QUALCHE INDICAZIONE

Davanti le cose sono state un po’ diverse rispetto al match contro il Genoa. L’apporto di Under è stato quasi intangibile, quello di Kluivert invece si è visto ma spesso sotto una luce negativa e le occasioni avute da Dzeko rasentano il vuoto cosmico. La colpa però non è affatto del bosniaco, che anzi ha fatto del suo meglio per aiutare la squadra: 1 palla gol creata, 1 rigore guadagnato, 2 palloni recuperati e 6 duelli aerei vinti. Il numero 9 si è costantemente sacrificato per la causa, giocando quasi sempre spalle alla porta e abbassandosi anche oltre la linea di metà campo per ottenere dei palloni giocabili. Inoltre ha corso, rincorso e aggredito gli avversari, ribadendo ancora una volta il proprio peso specifico nella squadra.

Zaniolo invece è stato straripante. Prima che i crampi lo attanagliassero e lo forzassero a uscire, il numero 22 ha sfoggiato una prestazione luccicante. Certamente il giocatore più pericoloso in attacco grazie ai due pali presi, ma anche tanta sostanza in mezzo al campo. Quello che non hanno garantito a livello fisico Cristante e Pellegrini ha provato a metterlo lui. Ha spesso vinto duelli tenendo e resistendo alla carica avversaria alle spalle sulle sue gambe rocciose, senza però prendere in brillantezza. 23 duelli e 95% di passaggi riusciti sono sinonimo di quantità e qualità. Proprio quello che serve alla Roma. Un interprete perfetto per Fonseca.

Per concludere è importante menzionare Pau Lopez come pretesto per parlare in generale della prestazione della Roma in sé. Perché i 29 palloni toccati dal portiere spagnolo, contro i 14 del collega Strakosha, sono la prova che i giallorossi non hanno paura. L’azione viene impostata sempre dal basso, anche a costo di prendersi qualche rischio (indicativo un passaggio pericoloso sbagliato da Pau nel primo tempo). Ma la mentalità della Roma non cambia, anche sotto i colpi del pressing di un’ottima Lazio: il rinvio è solo l’ultima opzione, da evitare quando possibile. Perciò è vero che Fonseca ha disposto i giallorossi in maniera meno lunga e con il baricentro meno alto – per altro questo dimostra che non è né dogmatico né integralista, ma semplicemente perché ha preso consapevolezza della bravura della Lazio nello giocare in profondità.

Un cambio che però non ha snaturato la Roma.
L’ha solo adattata all’avversario.
Che sulle statistiche si è rivelato più forte, ma sul campo no.
E fino a che le regole del calcio saranno queste, conta solo il campo.
Un punto e derby che non ferisce nessuno.
Ma permette di ragionare e analizzare i pregi e i difetti di una Roma ancora inglobata nella crisalide.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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