La transizione difensiva della Roma di Fonseca

“Per transizione s’intende l’arco di tempo che intercorre tra la fase di possesso palla e quella di non possesso. La transizione è offensiva quando si passa dalla fase di non possesso a quella di possesso palla; viceversa si parla di transizione difensiva.”

Riccardo Zanola e Mirko Saggiorato (in un articolo del 9 febbraio 2016 di Rivista Undici)

La transizione difensiva è ormai diventata probabilmente una delle fasi più importanti e delicate di una partita di calcio. Un tempo, la scelta era abbastanza semplice: appena persa palla, una squadra doveva riposizionarsi il più velocemente possibile in difesa, cercando di non farsi prendere in contropiede.

Un esempio di transizione negativa passiva del Bayern Monaco contro il Real Madrid. I giocatori bavaresi scappano subito all’indietro, cercando di non lasciare la profondità agli avversari in contropiede.

Oggi però molti allenatori preferiscono piuttosto andare ad aggredire subito l’avversario in pressing una volta perso il pallone. Questo presenta teoricamente due grossi vantaggi. Uno più evidente, cioè la possibilità di recuperare subito la sfera (e di conseguenza il pallino del gioco). Uno invece meno palese, cioè quello di rendere più complicata la ripartenza avversaria, dando il tempo ed il modo alla squadra di risistemarsi in difesa più gradualmente.

Un esempio di transizione difensiva proattiva del Barcellona contro il Real Madrid. I giocatori blaugrana, appena persa palla, vanno subito in pressing sugli avversari per recuperare la sfera il prima possibile.

Ed è proprio questa la strada scelta solitamente da mister Fonseca per le sue squadre. Che infatti presentano sempre una transizione difensiva molto moderna e intensa, incentrata totalmente sul pressing e sulla riaggressione immediata della palla.

Paulo Fonseca

Ovvio che però accanto ai vantaggi ci sono anche i rischi di questo modo di difendere. Sì perché, se i meccanismi di pressione non funzionano al meglio, è quasi inevitabile purtroppo incorrere in pericoli abbastanza seri e irrecuperabili a quel punto. Vediamo allora nel dettaglio, attraverso le immagini delle prime amichevoli giallorosse, quali sono questi meccanismi posti in essere da Fonseca nelle sue prime settimane a Roma. E quanto c’è ancora bisogno di lavorarci sopra.

La marcatura preventiva

Il primo aspetto che bisogna curare per una transizione difensiva efficace è quello delle marcature preventive. Quando si perde palla, spesso non c’è tempo di cambiare al volo la propria posizione in campo. Per questo, i giocatori della squadra attaccante devono già essere sistemati il più possibile in funzione della riconquista della sfera.

La formazione base della Roma di Fonseca ad oggi. Un 4-2-3-1 apparentemente molto classico, ma che in realtà è parecchio fluido e flessibile a seconda delle varie situazioni di gioco.

Ecco allora che il posizionamento dei difensori durante la manovra offensiva diventa fondamentale per impostare al meglio la successiva fase di transizione negativa. Ovviamente sempre in base al modo con cui l’allenatore ha deciso di attuarla.

Il reale schieramento della Roma di Fonseca in fase di impostazione. Uno dei due mediani (Nzonzi) si abbassa tra i due centrali (Fazio e Capradossi) che si allargano, mentre l’altro mediano (Cristante) rimane in mezzo al campo, formando una sorta di quadrilatero. Non è altro che la cosiddetta “salida lavolpiana”, usata spesso anche da Pep Guardiola.

Per quanto riguarda la Roma di Fonseca, dobbiamo dire che il tecnico portoghese schiera teoricamente le sue squadre con un 4-2-3-1. Ma in realtà, quando esse attaccano, finiscono per stare in campo più con una sorta di 3-1-5-1. Con i difensori centrali che si allargano, un mediano che scende in mezzo a loro e i terzini che invece si alzano fino alla trequarti offensiva.

Una variante del quadrilatero basso della Roma in fase di impostazione. Qui il mediano (Nzonzi) si posiziona largo a sinistra, con un centrale in mezzo (Juan Jesus) e uno largo a destra (Mancini).

In tal senso, possiamo dire che la transizione difensiva della Roma avviene quasi sempre sulla base di questo schieramento tattico, che i giallorossi adottano in fase di possesso palla. Con i quattro giocatori addetti all’impostazione dal basso che diventano inevitabilmente gli uomini incaricati delle marcature preventive.

Un’altra variante del quadrilatero basso della Roma in fase di impostazione. Qui il mediano (Cristante) si allarga a destra, con un centrale in mezzo (Fazio) e uno largo a sinistra (Juan Jesus).

Quindi, al contrario di altri allenatori che preferiscono tenere uno dei due terzini basso durante la manovra offensiva, Fonseca tiene in posizione arretrata un centrocampista, oltre ai due centrali. Così da lasciare i terzini liberi di spingere quanto vogliono. Avendo comunque tre giocatori dietro in copertura.

Qui il quadrilatero basso che imposta la manovra offensiva giallorossa si trova a dover affrontare una transizione avversaria. Ecco allora che la sua funzione diventa anche difensiva. Costituendo l’ultimo baluardo a protezione della porta romanista.

Sono loro (più l’altro mediano) quelli più sollecitati durante la transizione difensiva. Soprattutto se la prima linea di pressing fallisce o tarda a mettersi in moto. Per questo, diventa essenziale prevenire gli eventuali movimenti degli attaccanti avversari. Posizionandosi nella porzione di campo giusta. E stando sempre molto concentrati sul gioco. Anche quando il pallone è lontano.

Qui la Roma è in possesso del pallone. Nonostante questo, Fazio è già pronto in marcatura preventiva sull’attaccante avversario, in caso di un’eventuale transizione difensiva improvvisa.

Per come gioca la Roma, quindi, è molto più difficile che siano i terzini a dover adoperarsi in fase di marcatura preventiva. Ciò non vuol dire che questo ogni tanto non capiti comunque. Soprattutto quando si perde palla senza essere riusciti prima a sviluppare in modo più prolungato la manovra offensiva.

Qui Spinazzola è molto bravo a coprire lo spazio alle proprie spalle su un lancio lungo avversario, fermando l’inserimento dell’attaccante rivale in profondità. Anche se i terzini della Roma di Fonseca non si trovano spesso a fare la cosiddetta “diagonale” in fase di transizione negativa, quando serve è un bene che ci siano giocatori come Spinazzola così bravi nel farla.

Pertanto, per attuare il gioco di mister Fonseca, è necessario che tutta la squadra lavori in blocco, restando compatta e mantenendo le distanze giuste anche quando si ha il pallone tra i piedi. In modo da non farsi cogliere impreparati in caso di un’eventuale perdita di possesso della sfera.

Qui la Roma sta per perdere palla. E Fazio è già concentrato e in posizione, pronto eventualmente ad intervenire con la lettura più giusta (aggredendo alto l’avversario o scappando all’indietro).

Insomma, il lavoro dei giocatori in campo in fase offensiva non è rivolto soltanto a fare gol. Ma deve essere per forza già indirizzato anche alla successiva fase di transizione negativa. Che dunque è basato inevitabilmente anche su come la squadra attacca.

Un’altra situazione di transizione in cui è facilmente visibile il quadrilatero basso della Roma di Fonseca. La base fondamentale di tutto il sistema di gioco dell’allenatore portoghese.

Solo tenendo le giuste posizioni e la giusta dose di concentrazione è possibile effettuare poi una bella transizione difensiva. E il compito più importante in tal senso ce l’ha proprio il gruppo di giocatori che rimane più basso in fase di possesso palla. Che deve per forza seguire gli sviluppi dell’azione. Senza perdere di vista gli attaccanti avversari. E restando pronto ad attivarsi non appena ce n’è bisogno.

Il pressing

Una volta perso il pallone, ecco che la fase di transizione difensiva entra davvero nel vivo. Il primo passaggio in tal senso per le squadre di Fonseca è ovviamente il pressing.

Ecco come la Roma difende di solito quando la squadra avversaria imposta da dietro. Un pressing collettivo e a zona, orientato tutto verso il pallone.

La pressione organizzata messa in atto dal tecnico portoghese è molto meno banale di quanto si potrebbe pensare. E richiede un sincronismo perfetto tra i vari giocatori presenti in campo. Con tutta la squadra che si alza in modo coordinato per recuperare il pallone in avanti.

Un esempio del pressing iper organizzato e aggressivo della Roma di Fonseca. Ci sono 5 giocatori giallorossi che collassano simultaneamente intorno al pallone, per togliere ogni possibilità di gestione della sfera agli avversari e recuperarla il più velocemente possibile.

Il pressing messo in mostra dalla Roma in queete prime amichevoli è ovviamente a zona. Niente a che vedere insomma con quello ideato da Gasperini all’Atalanta, che impone ai propri giocatori un’attenzione particolare verso gli uomini avversari.

Un raro esempio di pressing orientato più sugli uomini avversari da parte della Roma di Fonseca. In questo caso, l’idea è quella di coprire tutte le possibilità di uscita palla al difensore della squadra rivale che sta impostando, spingendolo all’errore.

Al contrario, il pressing giallorosso è sempre e soltanto in funzione della posizione del pallone. Con i calciatori che devono perciò muoversi in base a come esso si sposta per il campo.

Ecco il classico pressing della Roma di Fonseca. Tutti i giocatori impegnati attivamente nella transizione difensiva giallorossa sono orientati solo verso il pallone.

Questo vuol dire che la prima linea di pressing deve alzarsi in modo coerente e sincronizzato. Con un giocatore direzionato ovviamente verso il pallone. E gli altri invece che si devono posizionare lungo le linee di passaggio. In modo da rendere più complessa la circolazione della palla agli avversari. Ed essere pronti a recuperare la sfera al loro primo errore.

Qui il pressing è portato molto alto, con Under che è vicinissimo ad intercettare la palla agli avversari, proprio perché si è messo su una delle loro linee di passaggio.

Il pressing della Roma di Fonseca, poi, non è costante ed incessante per tutta la partita senza un criterio guida. Ma risulta abbastanza graduato. Per prima cosa, esso è quasi frenetico non appena perso il controllo del pallone. Questo perché l’idea è quella di provare a recuperarlo subito, evitando di subire anche solo un accenno di contropiede. Cosa che comporterebbe una perdita del predominio territoriale conquistato. Oltre che comunque maggiori rischi in difesa.

Qui si vede chiaramente come il primo pensiero dei giocatori giallorossi una volta persa palla sia quello di andare ad aggredire subito l’avversario. In modo da recuperare immediatamente la sfera o da rallentarne comunque l’azione.

In tal senso, è fondamentale il fatto che la squadra sia sempre molto compatta e corta anche in fase di possesso. Cosa che favorisce enormemente la densità in zona palla. E quindi la possibilità di andare a riaggredire immediatamente con tanti uomini la sfera una volta perduta.

Qui la Roma ha appena perso palla, ma ci sono già tre giocatori intorno al pallone pronti a pressare l’avversario per togliergli la sfera o per rallentarne l’azione. Tutto frutto della grande densità che la Roma porta nella zona della palla in fase di possesso.

Ma non sempre Fonseca richiede un pressing così estremo. Infatti, quando gli avversari invece impostano tranquillamente dal basso, la linea di pressione della squadra deve rimanere abbastanza cauta inizialmente. Per poi alzarsi subito in caso di passaggi lenti o laterali o all’indietro, che sono più facili da aggredire in tempo senza correre grossi rischi.

Qui la Roma si è abbassata perché stavolta non ha ritenuto possibile alzare il pressing in modo efficace.
Ma ecco che, non appena gli avversari fanno un passaggio lento e prevedibile all’indietro, i giocatori giallorossi si alzano subito in pressing verso il pallone. Ritenendo giustamente di nuovo conveniente farlo.

Al contrario, durante i rinvii dal fondo, il mister cerca di solito di costringere il portiere rivale al lancio lungo. Per questo, tende a posizionare i suoi attaccanti in marcatura quasi a uomo sui difensori avversari. Così da impedire qualsiasi linea di passaggio corto.

Qui gli attaccanti giallorossi si posizionano quasi a uomo sui difensori avversari per impedire al loro portiere di rinviare corto.

Se il pressing ha successo, la Roma può riconquistare il pallone e ricominciare la propria manovra offensiva senza aver perso grosso terreno. Senza aver sprecato troppe energie a scappare all’indietro. E senza aver corso inutili rischi.

Qui la Roma è andata con successo in pressing con 4 giocatori. Ed ora è pronta a far ripartire velocemente l’azione trovandosi già nella metà campo avversaria.

Altrimenti, la squadra si risistema più in basso. Avendo comunque ottenuto un rallentamento dell’azione di ripartenza avversaria. Che ora può affrontare stando più compatta e attenta. Di solito schierandosi con una sorta di 4-4-2.

Ecco lo schieramento della Roma in fase di non possesso una volta esaurita la transizione difensiva. Una sorta di 4-4-2 molto compatto e stretto.

È così che la transizione difensiva giallorossa ha pienamente centrato il proprio obiettivo. Permettendo alla squadra di non correre nemmeno il minimo rischio di contropiede.

La trappola del fuorigioco

Ovviamente non è detto però che il pressing abbia davvero successo. Questo non dipende soltanto da quanto i giallorossi riescano effettivamente a muoversi in modo coordinato e compatto in campo. Ma anche dalla bravura degli avversari nel far girare velocemente il pallone sotto pressione.

Ecco un ulteriore esempio di pressing della Roma di Fonseca. Ci sono 4 giocatori pronti ad aggredire gli avversari e le rispettive linee di passaggio. Ma, anche quando sembra portato molto bene come in questa immagine, non possiamo sapere con certezza se andrà davvero a buon fine oppure l’avversario riuscirà abilmente a superarlo.

In questi casi, la prima soluzione che la transizione difensiva della Roma presenta ad un inconveniente del genere si chiama “trappola del fuorigioco“.

La difesa della Roma perfettamente in linea durante una transizione difensiva.

Per azionarla, non basta che i propri difensori siano alti, in linea e pronti a scattare in avanti. Occorre pure che il pressing portato dagli attaccanti sia stato quantomeno tempestivo e adrguato. Infatti, soltanto nel caso in cui il portatore di palla avversario sia stato disturbato a dovere è possibile attivare la trappola del fuorigioco in modo efficace.

Qui ancora una situazione di pressing giallorosso sul portatore di palla avversario. È proprio adesso che la linea difensiva deve salire per mettere in fuorigioco gli attaccanti che sta marcando.

Questo perché i difensori devono avere il tempo e il modo di prendere le misure agli attaccanti rivali, in modo da calcolare bene quando salire per metterli in fuorigioco al momento del passaggio.

Ecco la linea difensiva della Roma che sale con i tempi giusti, mettendo in fuorigioco un attaccante avversario.

Se invece il passatore fosse libero di fare la giocata in qualsiasi momento, sarebbe praticamente impossibile per la difesa salire opportunamente. E la strategia del fuorigioco diventerebbe più che altro una sorta di lancio della monetina. Che può dirti bene come darti torto. E che quindi è fortemente sconsigliato.

Scappare all’indietro

Per questo, quando il portatore di palla avversario non è disturbato adeguatamente dai propri compagni, la linea di difesa deve scappare all’indietro. È questa l’extrema ratio della transizione negativa voluta da Fonseca. Ma non per questo poco usata o poco importante. Anzi.

Ecco un esempio di transizione negativa in cui la linea difensiva della Roma è costretta a scappare all’indietro.

Anche qui l’importante è fare le cose in modo coordinato. I giocatori devono rispettare l’organizzazione impartita durante gli allenamenti, senza perdere le proprie rispettive posizioni. Nonostante sia questa un tipo di fase in cui c’è tendenzialmente maggior confusione.

Ecco una transizione difensiva non troppo ordinata della Roma di mister Fonseca.

Oltre che le distanze di squadra, è fondamentale il tempismo. I difensori devono saper leggere bene la situazione e scappare indietro al momento giusto. Stando attenti soprattutto alla palla e agli attaccanti marcati.

Ecco la linea difensiva della Roma che scappa all’indietro, ma restando sempre molto attenta a ciò che fa l’attaccante avversario.

La difesa deve rimanere comunque il più possibile compatta e in linea. Non solo per permettere gli aiuti reciproci. Ma anche perché così è sempre possibile, nel caso di rallentamenti del contropiede avversario, provare a riproporre la trappola del fuorigioco. Stoppando definitivamente ogni pericolo.

Ecco la difesa giallorossa che scappa durante una transizione negativa. Prestando sempre la massima attenzione a mantenere correttamente la linea per un’eventuale trappola del fuorigioco.

Se si rispettano tutti questi principi, non c’è nemmeno bisogno del centrale difensivo super veloce, spesso fin troppo invocato da stampa e tifosi. Basta avere calciatori intelligenti e bravi nel leggere il gioco prima e meglio degli altri. In grado perciò di sventare eventuali minacce di contropiede semplicemente anticipando le mosse dei diretti avversari.

Qui Fazio va a chiudere largo la transizione avversaria. Solo il fatto di essersi mosso in anticipo, leggendo bene l’azione, gli permetterà di recuperare facilmente il pallone. A dispetto della sua presunta lentezza.

Ecco allora che la transizione difensiva giallorossa riesce comunque a bloccare la ripartenza avversaria. Rinunciando al tentativo principale di recuperare palla in avanti in situazioni in cui è oggettivamente più difficile. Ed evitando così di correre rischi inutili.

Il ruolo del portiere

Nel caso falliscano totalmente tutti i sistemi di transizione negativa fino ad ora illustrati, o per demeriti propri o per bravura degli avversari, una soluzione di riserva sempre presente è quella dell’uscita del portiere.

Qui Pau Lopez è al limite dell’area di rigore per aiutare la fase di impostazione della squadra.

Il ruolo dell’estremo difensore si è evoluto molto nel corso degli ultimi anni. Diventando ormai una sorta di libero aggiunto. Questo perché la sua posizione in campo è molto avanzata in fase di possesso palla. Non solo per aiutare l’impostazione da dietro, ma soprattutto per essere pronto a sventare eventuali lanci pericolosi alle spalle della linea difensiva della propria squadra.

Qui invece Mirante esce dall’area per aiutare i difensori in fase di transizione negativa. Il suo ruolo è quasi quello di un libero aggiunto.

In questo modo, se gli avversari superano il pressing e riescono a far filtrare la palla tra i due difensori centrali, il portiere è lì, al limite dell’area di rigore. Pronto ad intervenire tempestivamente. Evitando che la situazione si complichi ulteriormente. E garantendo così una fenomenale valvola di sicurezza alla transizione negativa della Roma di Fonseca.

Problemi attuali e potenziali

Come abbiamo già detto in precedenza, questo tipo di transizione difensiva necessita per forza di meccanismi collettivi collaudati e perfettamente coordinati. Per evitare scalate con tempi sbagliati o pressioni disorganizzate. Che finiscono per favorire inevitabilmente il contropiede avversario.

Qui la Roma perde palla con Under. Di norma, ci dovrebbero essere già diversi giocatori giallorossi intorno alla sfera. Ma invece stavolta c’è il solo Cristante, per altro ancora abbastanza lontanto.
E così Bryan sale in pressione, ma senza fare in tempo ad anticipare la giocata avversaria. Finendo quindi per andare a vuoto.
Allora anche Florenzi prova a salire in pressione per aiutare il compagno, ma sbaglia anche lui i tempi dell’intervento.
La stessa cosa fa per ultimo Fazio. Ecco che dunque il posizionamento errato in fase di marcatura preventiva, unito alla scarsa capacità di lettura della situazione da parte dei giocatori giallorossi, ha portato a favorire la ripartenza avversaria, che si è sviluppata facilmente in velocità e che ora si fa seriamente pericolosa.

Oltre a questo, ci sono poi dei punti deboli più evidenti e specifici nel sistema transitivo di Fonseca. Che sono stati già visibili in queste prime amichevoli. Innanzitutto, i difensori centrali devono ancora imparare per bene a leggere le situazioni di gioco che si possono venire a creare durante le ripartenze rivali.

Qui il portatore di palla avversario è scoperto, ma i difensori centrali giallorossi fanno comunque un passo in avanti. Non accorgendosi dell’inserimento puntuale dell’attaccante rivale, che se imbeccato correttamente si ritroverebbe solo davanti al portiere, senza che Bouah possa farci più nulla.

C’è quindi la necessità di continuare ad allenarsi nell’uno contro uno. Una situazione che si verifica spesso in questo sistema. Solo la pratica costante può permettere ai difensori giallorossi di migliorare in questo aspetto così difficile. E che comunque speriamo sia risolto in gran parte anche attraverso l’acquisto di un altro difensore centrale di grande livello.

Qui Mancini si trova a fronteggiare un pericoloso uno contro uno con l’attaccante avversario. Per fortuna il centrale giallorosso è bravo poi a sventare la minaccia. Ma serve allenarsi molto su questo per migliorare al massimo, perché è una situazione abbastanza frequente nel sistema di transizione difensiva della Roma di Fonseca.

Da migliorare è anche la capacità del mediano che si abbassa tra i due centrali in fase di impostazione di correre all’indietro in linea con la difesa. Cosa che ovviamente di solito i centrocampisti non sono abituati a fare.

Ecco la difesa giallorossa che scappa all’indietro in fase di transizione difensiva. Tra i tre che corrono centralmente c’è anche il mediano che si era abbasato in fase di impostazione (Nzonzi). Anche qui servirà allenare molto i centrocampisti centrali a simili situazioni, per abituarli a gestire al meglio la cosa pure in partita.

Un altro problema è la gestione della transizione difensiva quando si perde il pallone troppo presto rispetto al solito. Qui si viene a creare una situazione molto difficile da affrontare, perché la squadra si sta ancora sistemando per la fase offensiva e rischia seriamente di farsi trovare impreparata alla ripartenza avversaria. Serve quindi migliorare anche la qualità del palleggio in uscita se si vuole avere una transizione negativa efficace.

Qui la Roma ha perso il pallone in fase di impostazione e non si è ancora sistemata a dovere in funzione di un’eventuale transizione difensiva. Perciò Juan Jesus è così lontano dall’attaccante avversario e rischia seriamente di beccarsi un’imbucata centrale davvero letale.

Infine, il punto debole forse più grande e ingombrante è quello dello spazio tra il difensore centrale e il terzino. Infatti, visto che quest’ultimo tende sempre ad alzarsi molto, in caso di transizione negativa deve essere per lo più il primo ad allargarsi per chiudere eventuali palle verso l’esterno. Cosa non sempre così semplice o immediata per un centrale difensivo.

Qui è il difensore centrale giallorosso (Juan Jesus) che si allarga ottimamente a coprire lo spazio alle spalle del rispettivo terzino (Kolarov) in proiezione offensiva. In modo da anticipare prontamente l’avversario ed evitare qualsiasi tipo di pericolo.

Il problema si verifica soprattutto se la Roma perde la sfera in uscita. O se i centrali non hanno assunto la posizione preventiva giusta. È allora che si crea un buco troppo grande, praticamente incolmabile per qualunque difensore (per quanto veloce).

Ecco invece i due centrali giallorossi che stringono troppo, non garantendo la giusta protezione alle spalle del terzino destro in fase di transizione difensiva. E lasciandogli un invitante e pericolosissimo corridoio da sfruttare in profondità.

La soluzione è quindi quella di lavorare tantissimo su questa situazione, in modo da preparare il più possibile la squadra alla cosa. Rendendola consapevole che è quello il proprio tallone d’Achille in fase di transizione difensiva. E che perciò devono starci particolarmente attenti durante la partita.

Ecco un altro esempio della situazione vista in precedenza. È questo probabilmente il punto debole più evidente della transizione difensiva della Roma di Fonseca. Qui però almeno il centrale giallorosso (Fazio) si è reso conto in tempo del pericolo e prova prontamente a rimediare, inseguendo l’avversario che si sta inserendo in profondità alle spalle del terzino sinistro (Spinazzola).

Purtroppo, è inevitabile che un sistema di gioco abbia le sue debolezze. Nessun modo di giocare a calcio è perfetto. Altrimenti tutti userebbero lo stesso. Ma con la preparazione, la pratica e la concentrazione si possono limitare notevolmente i difetti. E prendere solo il meglio della tattica voluta dal proprio allenatore. Così da diventare veramente una grande squadra.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *