La vittoria più romanista che ci sia

Forse al Dall’Ara riecheggiano ancora le grida degli oltre 4.000 romanisti in trasferta. Un boato travolgente che ha assorbito ogni particella di gioia dei tifosi della Roma. Perché ci sono momenti nella vita di un romanista che si ripetono ciclicamente ma ogni volta è come se fosse la prima, e pure l’ultima. Il gol di Fazio contro il Cagliari; quello di Dzeko contro il Torino lo scorso anno e sempre quello di Edin contro il Frosinone; la splendida rete di Florenzi contro il Torino con Garcia in panchina e la capocciata di Riise alla Juventus. Poi un’altra serie sconfinata di reti arrivate all’ultimo minuto che hanno ogni volta il sapore dell’eternità.

E allora adesso ci sembra di essere immersi, nell’eternità. Perché mentre a Roma pioveva e il cielo grigio prometteva solo tristezza e monotonia, Dzeko ci ha svegliati dal torpore proprio quando eravamo pronti a iniziare una settimana con il dolore nel cuore. Veretout ha saltato mezza squadra avversaria, Pellegrini ha pennellato in mezzo e il bosniaco ha fatto sì che Bologna e Roma tremassero contemporaneamente. Un urlo assordante, totale, primitivo, innato, che ha spalancato le porte della felicità e richiuso quelle del rammarico.

La partita è stata dura, dal fischio d’inizio all’esultanza finale, senza mai un attimo di tregua. Dura sia sul piano tattico che soprattutto fisico, con 9 ammonizioni totali e una quantità di falli ben oltre la media per entrambe le squadre. Un match spinoso e tagliente che sembrava poter far sanguinare la Roma. Ma poi Dzeko l’ha messa dentro e tutto si è ribaltato. La partita, le aspettative, il presente, il futuro e pure un po’ il passato, oltre che tutti i tifosi tra divani e gradinate.

UNA PARTITA DIVERSA

Una partita del genere la Roma la doveva ancora affrontare. Forse l’unica squadra sinora affrontata che ha scelto di optare per la tattica del “tutti dietro e ogni tanto proviamo a ripartire” era stata l’Istanbul Basaksehir, ma i turchi con la qualità di alcuni singoli qualche sortita offensiva l’avevano registrata. Genoa, Lazio e Sassuolo invece avevano affrontato la squadra di Fonseca a viso aperto e si era già capito che quel genere di avversario era perfetto per il tipo di gioco della Roma.

Ma una squadra impostata soltanto per difendere, usare il fisico – più o meno lecitamente – perdere tempo e contrattaccare sporadicamente in contropiede, ancora non era stata sfidata. Il rischio era quello di non trovare spazi per giocare in verticale o per muovere la palla con velocità ed è proprio ciò che è accaduto. Perché la Roma ha sofferto per tutti e 90 i minuti. Non gli attacchi avversari, che nel primo tempo hanno registrato appena 0,05 expected goals creati, bensì l’incapacità di spaventare il Bologna.
La solidità difensiva è stata resa possibile anche dall’ottima prestazione di Fazio e Mancini – peccato per l’espulsione dell’italiano nei minuti finali – che hanno spesso accorciato sugli attaccanti avversari recuperando rispettivamente 14 e 12 palloni, garantendo solidità.

Gli expected goals di Bologna e Roma: l’1,31 degli emiliani è condizionato dal rigore, che pesa per 0,80. Tutto il resto è praticamente il solo tiro di Soriano con ottima parata di Pau. La Roma invece si è assestata attorno agli 1,26.

In avanti però poche occasioni, manovra lenta e impastata e troppi errori individuali. La sensazione era quella che il gol sarebbe arrivato a stento. Dzeko poco coinvolto, Pellegrini poco lucido proprio come Mkhitaryan, che pur avendo dispensato più passaggi chiave di tutti – 3 – ha fatto una prestazione opaca e Kluivert impalpabile. E forse la chiave di tutto sarebbe proprio dovuta essere l’armeno, che nelle poche azioni nelle quali è entrato concretamente ha creato pericoli.

SBROGLIARE LA MATASSA

Per sbrogliare la matassa perciò non è arrivata un’azione corale, bensì il sinistro di Kolarov, che da quando è arrivato a Roma è il secondo calciatori in Europa ad aver segnato così tante punizioni. Il primo è Lionel Messi.


Con il Bologna che non aveva mai attaccato si poteva pensare a una Roma in gestione del risultato in attesa dell’occasione per raddoppiare. E invece un passaggio di Pellegrini a metà tra Veretout e Mkhitaryan innesca la ripartenza emiliana con tanto di rigore guadagnato su fallo (fallo?) di Kolarov.
La rete di Sansone riapre vecchi incubi, che sarebbero potuti diventare ancora peggiori se Pau Lopez non avesse fatto una parata su Soriano di “Alissoniana memoria” regalando un’ulteriore vita ai suoi.

Le posizioni medie della Roma ieri (subentrati esclusi). Kolarov (numero 11), è nettamente più avanzato di Florenzi (24), che resta dietro vicino a Fazio e Mancini. E’ il serbo l’addetto alla spinta offensiva.

Poi a Fonseca ha fatto un’ottima mossa per evitare di scivolare al Dall’Ara: l’inserimento di Spinazzola al posto dell’ammonito Florenzi a 20 minuti dalla fine. Il terzino ex Juventus ha garantito più connessione tra i reparti – coprendo bene e attaccando con intensità – più equilibrio e ha creato diverse situazioni interessanti nella trequarti avversaria.
Prima del suo ingresso la Roma aveva spinto prevalentemente dalla corsia mancina, con Kolarov ben più avanzato di Florenzi. Il serbo è stato il giocatore con più palloni giocati – 75 – e con l’89% di passaggi riusciti. In più è stato il terzo giocatore romanista ad aver corso di più dopo Pellegrini e Cristante. Un regista spostato sulla sinistra con compiti cardinali nel gioco di Fonseca.

PAURA E DELIRIO

Come il film con Johnny Depp e Benicio del Toro ambientato a Las Vegas, solo che in questo caso i protagonisti sono Veretout, Pellegrini e Dzeko a Bologna. La prestazione di Veretout l’ha commentata egregiamente Florenzi nei commenti su Instagram a una foto pubblicata dal francese :“Duracell”. Un moto perpetuo. È progettato per correre fino all’ultimo. Fino a 10 secondi dal termine di una partita intensa e fisica. E allora Vertout corre, supera un bel po’ di avversari e ha la lucidità di alzare la testa per vedere la corsa sulla fascia destra di Pellegrini. Il numero 7 la stoppa, aspetta un attimo, che è poi quello giusto e vincente e serve la testa di Dzeko. Il resto sta tutto in quel boato dei tifosi che ancora rimbomba al Dall’Ara.

Una vittoria da squadra forte, che nelle difficoltà rialza la testa e non molla fino alla fine.
Una vittoria da gruppo sano e unito, che lotta l’uno per l’altro senza compromessi.
Una vittoria romanista, arrivata un attimo prima della disfatta.
E la settimana può iniziare in maniera diversa.
Più o meno così.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *