L’appiattimento verso la mediocrità

Quando Orsato ha dato fiato per tre volte consecutive al fischietto, sancendo la fine della partita, la delusione è stata tanta. Tanta, ma non troppa, semplicemente perché il risultato maturato al termine dei 90 minuti è quello che tutti preventivavano all’inizio: una vittoria dell’Atalanta. Anzi, c’era chi si aspettava un vero bagno di sangue dalla trasferta in terra bergamasca, quindi il 2-1 finale può assumere tratti quasi accettabili se filtrato da questa visione. Ma il problema è proprio questo: sta diventando davvero così mediocre il livello della Roma? Veramente questa squadra è così poco ambiziosa?

La risposta più naturale sembra essere affermativa. E il motivo sta negli aberranti numeri accumulati dalla squadra di Fonseca in questo nefasto 2020. Tra campionato e Coppa Italia sono state giocate 9 partite, di cui 6 sono state perse – 3 addirittura con più di un gol di scarto – 1 pareggiata e 2 sole vinte. Ma soprattutto 18 gol subiti e appena 12 segnati. E ancora: dal dopo sosta, questa è la partenza peggiore degli ultimi 45 anni. Per concludere l’angolo di statistiche ingenerose, non arrivavano 3 sconfitte consecutive in Serie A addirittura dalla stagione 2013-2014, quando in panchina c’era Garcia e la Roma aveva già abbracciato matematicamente l’accesso alla seguente Champions League. Obiettivo che per la squadra di oggi non è nient’altro che una chimera.

11 PUNTI

11 punti. Tanto è lo scarto di punti accumulato nelle ultime 7 partite di campionato tra Roma e Atalanta. Prima che la sosta natalizia distruggesse l’identità della Roma, i giallorossi erano a 35 punti in classifica, 4 in più della Dea che inseguiva. Nulla sembrava poter placare il volo della squadra di Fonseca, se non la Roma stessa. Ed è esattamente ciò che è successo: la squadra è implosa senza un’apparente ragione.
L’ultima traccia di vera Roma è stata lasciata a Firenze nel gioioso 1-4 rifilato alla Fiorentina. Poi un vortice di negatività dal quale sembra impossibile risalire. Non c’è modo di invertire la tragica rotta invertita. O almeno non è ancora stato trovato da nessuno.

Perché l’Atalanta nel frattempo ha fatto il suo. 4 vittorie, 1 sconfitta e 2 pareggi, che pur non essendo un bottino impeccabile è stato abbastanza per mettere tra sé e la Roma un guado di 6 punti; 7 se si considera che la Roma ha il doppio scontro diretto a sfavore (all’andata era finita 2-0 per i bergamaschi). E ora sembra difficile fare in modo che le dinamiche cambino. E non tanto per l’Atalanta, perché ha dimostrato che quest’anno qualche punto può perderlo, specialmente se si pensa che ci sono almeno altre due partite di Champions da giocare che possono distrarre. Il problema sta proprio nella Roma, incapace di dare un qualsivoglia tipo di garanzia. Emotiva, tattica, tecnica, comportamentale.

Il paradosso sta proprio nella percezione che si ha della squadra. Se prima della sosta nonostante qualche scivolone e risultato improprio c’era la sensazione che c’era identità, unità e coerenza, oggi è tutto scomparso. E “oggi” è iniziato il 5 gennaio: è un mese e mezzo di un presente che sa tanto di amaro passato. Dove prima c’erano certezze e continuità oggi c’è incoerenza e mediocrità. Ogni aspetto della Roma dicembrina che tanto faceva sperare è collassato in un secondo, annientando ogni processo positivo che stava germogliando.

SCHIAVA DI SE STESSA

Questa squadra è schiava di se stessa e delle sue incertezze. Risalire alla sorgente che ha scaturito questo mare di negatività risulta impossibile, dato che un giorno si dominava a Firenze e 20 giorni dopo si capitombolava in casa contro un Torino ridicolo. Ciò che spaventa è che sembra regnare una grande confusione in ogni ambito. Tra chi parla di “problemi di testa” e chi lo nega, tra l’avere il bisogno di “uomini e calciatori veri” all’approcciare le partite con la tremarella, questa squadra non riesce più ad alzare la testa.

E il punto più basso non è stato nemmeno toccato sabato sera, perché nei primi 45 minuti la Roma ha dimostrato di avere ancora le capacità per approcciare una partita con la testa giusta, con la giusta applicazione di ruoli e compiti e un’adeguata determinazione. Ma poi nel secondo tempo non c’è stato niente. Non un tiro, non un lampo, non una sensazione che nonostante lo svantaggio si potesse rimontare. Un inquietante encefalogramma piatto.

Se si dovesse fare un’analisi dei problemi si aprirebbero voragini difficili da trattare. Perché questa Roma fa segnare ma non segna. La solidità difensiva che prima caratterizzava la squadra, figlia di una disposizione complessiva della squadra compatta e organizzata, e non sfilacciata come ora, è evaporata. Proprio come i gol, che si contano sulle punte delle dita. Nelle ultime 7 di campionato sono arrivate 10 reti. 2 autugol, 2 su rigore (Perotti e Veretout), 1 a testa per Under e Mkhitaryan e 4 di Dzeko, che è l’unico riferimento offensivo che garantisce gol ma che soprattutto permette alla squadra varianti in attacco, che altrimenti sarebbero quasi ridotte allo 0.

E in questo quadro complessivo da lacrime, sarebbero impietose le analisi dei singoli. Mancini nel 2020 sembra lontano parente della versione 2019 (la miglior prestazione l’ha fatta con l’Atalanta in mediana); Veretout è meno brillante; Kluivert dà meno profondità e strappi; Kolarov e Santon sono finiti in panchina; Under ha lampato contro la Lazio ma non ha mai più tuonato; Cristante è regredito e soprattutto Lorenzo Pellegrini si è involuto più di tutti. Il numero 7 dopo un inizio brillante si è impolverato, perdendo qualità, quantità e presenza nell’arco della partita.

È lui lo specchio di questa Roma forse. Ma parlare dei singoli, ripetiamo, è ingiusto in un momento così.
Un momento in cui la Roma annega e sembra non fare nulla per salvarsi da sé.
In un momento in cui sono i “dettagli”, come detto da Fonseca, a condannare questa squadra.
Che forse ha già toccato il fondo, ma ora ci si sta abituando.
Un appiattimento verso la mediocrità.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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