L’esordio di Veretout e Mkhitaryan: subito indispensabili

Esultanze, sorrisi, qualche brivido di puro stampo romanista e il sorpasso alla Lazio che non fa mai male. Il terzo weekend di Serie A si chiude così, con la Roma che abbraccia per la prima volta quest’anno la vittoria e con tanti segnali confortanti. Doveva essere esattamente questa la (ri)partenza degli uomini di Fonseca dopo la sosta e dopo il doppio pareggio contro Genoa e Lazio, e questa è stata. Se a inizio partita il mantra ripetuto da ogni tifoso era circa “dammi i tre punti, non chiedermi niente”, come a dire conta solo vincere, tutto il resto è un contorno, a fine partita quel contorno è diventato la vittoria stessa.

Perché la Roma ha vinto, e già questo di per sé è motivo di sorrisi a 32 denti, ma lo ha anche fatto bene, travolgendo l’avversario esattamente come ogni tifoso sognava. E alla vigilia immaginare un 4-0 dopo circa 30 minuti di gioco era un esercizio di immaginazione e positività quasi utopico. Poi sono arrivati quei due gol a ricordare che ci sono ancora molte pedine da sistemare per Fonseca nel suo scacchiere, ma sono arrivate anche tante altre occasioni giallorosse che rendono tutto molto bello.

Proprio come belle sono state le prestazioni di Veretout e Mkhitaryan. Entrambi all’esordio assoluto nella Roma, hanno dimostrato la loro centralità nel progetto salendo in cattedra. Si sono immediatamente rivelati indispensabili per questo gioco.

CONDIZIONE FISICA

Il primo punto da analizzare della loro prestazione è senz’altro la condizione fisica. Veretout ha esordito solo ora non per demeriti tecnici o tattici, bensì per un infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi tutta la preparazione atletica in estate. Immaginarlo un po’ arrugginito e affannato perciò risultava quasi naturale.
Mkhitaryan invece aveva già ampiamente dimostrato di essere in forma nelle due partite con quell’Armenia di cui è miglior marcatore di tutti i tempi. Prima contro l’Italia, poi contro la Bosnia di Dzeko che ha spazzato via con 2 reti, un assist e un autogol avversario causato, tanto che lo stesso numero 9 gli ha detto: “Hai fatto due gol, ora nelle prossime partite devi segnare anche per la Roma!”. Insomma, l’armeno era già prevedibile fosse pronto per giocare su ritmi alti, ma non è mai scontato che ciò avvenga davvero.

Alla fine Mkhitaryan è risultato essere il 3° della Roma per chilometri percorsi, il 4° di tutta la partita se si considera anche il Sassuolo. 11,077 chilometri macinati sono la prova evidente che il numero 77, oltre ad aver dispensato qualità, ha fornita un’ottima prestazione anche a livello fisico. A maggior ragione se si pensa che è quello della Roma con più chilometri percorsi scattando: 1,152. Sprint da 32,72 km/h che lo rendono il secondo più veloce dietro al moto perpetuo Bryan Cristante. Insomma, Mkhitaryan ha una condizione atletica brillante.

E anche Veretout non scherza, perché dopo il lungo stop è tornato in campo scaricando il conta chilometri: 10,903 percorsi, 4° nella Roma, 5° globalmente considerando anche il Sassuolo. Non male per essere appena ritornato dopo l’infortunio alla caviglia.

IL FRANCESE CHE SERVIVA

Veretout è un perfetto frangiflutti onnipresente che può fare tutto. Ha rilevato Pellegrini – che spostato sulla trequarti ha fatto la miglior partita di sempre con la Roma – nel ruolo di mediano, affiancando il polivalente Cristante. E anche se la perfezione è un concetto ancora distante dal duo di centrocampo, si sono viste cose migliori rispetto alle partite passate. Innanzitutto si sono viste meno occasioni avversarie grazie alle ottime letture, anche se non per tutta la partita, che hanno portato il Sassuolo a fare 0 tiri in porta nel primo tempo su 3 tiri tentati. Contro il Genoa nella prima frazione di gioco i tiri concessi sono stati sempre 3, ma tutti e 3 in porta con 2 reti realizzate, sintomo che le occasioni erano megalitiche. Nel derby invece 4 tiri in porta in 45 minuti sui 13 tentati e 0 gol subiti, ringraziando anche la sorte.
Con il Sassuolo dunque si è vista una solidità inedita. Poi nel secondo tempo le dinamiche sono variate, specie perché dopo 4 gol fatti e 3 pali presi mentalmente è normale cedere un po’.

Come interprete di questi compiti di spezzare il gioco avversario, mettere calma in mezzo al campo, dialogare con i compagni e fare i movimenti per farsi trovare sempre liberi, Veretout è stato egregio. 91% dei passaggi riusciti, 2 contrasti vinti su 2, 2 dribbling andati a buon fine ed è stato il giocatore che ha tenuto di più la palla tra i piedi per la Roma. Inoltre è stato il migliore in: lanci lunghi – 5 su 5 – passaggi positivi – 51 – e palloni recuperati -6.

Come testimonia questo grafico, la sua posizione media è stata perfettamente triangolare con Mkhitaryan e Kolarov, che sono i compagni con cui ha dialogato maggiormente. Nonostante la maggior parte degli attacchi romanisti siano arrivati dalla fascia destra, sulla sinistra si è prodotto ottimo calcio. Il francese si è abbassato spesso dalle parti di Fazio per ricevere il pallone, ma allo stesso tempo non era insolito vederlo pressare alto, specie nella prima frazione di gara,  nella trequarti offensiva.
Ha gestito il pallone con sicurezza e personalità, mischiando qualità e un po’ di sano contatto fisico, ingredienti fondamentali per un mediano ad hoc. E lui, in questi primi 90 minuti romanisti, è sembrato esserlo.

TOP PLAYER

E poi c’è Mkhitaryan, che è semplicemente un top player. Non è stata questa partita a farcelo affermare, ma questa partita è l’ennesimo mattoncino della sua straordinaria carriera. L’armeno è, senza mezzi termini, l’interprete perfetto per le richieste di Fonseca. È come se si fosse materializzato in carne e ossa davanti agli occhi dell’allenatore il prototipo ideale di ala-trequartista. Definire Mkhitaryan trequartista, ala o centrocampista è allo stesso tempo giusto e sbagliato. È limitante. Perché “Miki” è semplicemente quello che serve, niente di più e niente di meno. Errori ridotti all’osso, se non addirittura inesistenti, giocate futili e di decorazione idem. È l’essenzialità con piedi da fenomeno e testa da geometra.

Il gol segnato rende solo più polposa la sua prestazione, che anche senza rette sarebbe stata ampiamente soddisfacente. Gli allenamenti alle spalle con la squadra sono più o meno 4, eppure sembra danzare e oscillare nei meccanismi giallorossi alla perfezione. Sa quello che deve fare in ogni circostanza, senza eccezioni. Tira quando può – per l’appunto, ha tirato solo una volta: quando poteva – cambia gioco quando c’è spazio dall’altra parte, taglia dentro al campo quando annusa terreno fertile, gioca con Dzeko quando gli si avvicina il bosniaco e dialoga con Pellegrini, Veretout e Kolarov come se li conoscesse da sempre.

Inoltre, rientra a dare una mano dietro. Esemplare in tal senso l’interpretazione che dà alla partita nel primo tempo quando Kolarov era fuori. Con il serbo momentaneamente out dal campo per un piccolo problema, Mkhitaryan è scalato e ha interpretato il ruolo di terzino, riempiendo il buco che sennò sarebbe stato oggetto di scorribande avversarie.

Esemplare in questo caso l’interpretazione corale che viene data alla manovra. Mkhitaryan rientra per dare supporto a Kolarov e prende il pallone, scambia la sfera proprio con Veretout e cerca di dribblare un avversario, perdendo il possesso. Una volta persa palla dall’armeno la ri-aggressione del pallone dello stesso Veretout è perfetta, il passaggio è altrettanto preciso e poi Pellegrini con gli occhi dietro alla testa pesca in profondità Kluivert, che sigla il gol del 4-0.

Mkhitaryan e Veretout sono le due chiavi di volta che rendono solida questa Roma.
La strada è lunga, i passi da fare ancora tanti ma i presupposti sono quelli giusti.
E con due giocatori così, tutto è più facile.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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