Lettera d’addio a Daniele De Rossi

Caro Daniele,

come tutti i romanisti, stamattina mi sono svegliato con la triste notizia che questa sarebbe stata la tua ultima stagione con la maglia della Roma. Ti confesso che è difficile per me, in questo momento, mantenere la lucidità necessaria per scriverti queste poche righe di commiato. Ma ci proverò lo stesso, poiché te lo devo in fondo.

Daniele

Sì, perché tu, Daniè, sei stato molto più che un calciatore per noi. Forse, sei stato anche più di un uomo. Sei stato un sentimento, un’emozione. L’amore per una squadra di calcio allo stato puro.

Con te in campo, tutti noi romanisti ci sentivamo pienamente rappresentati. E questo perché tu naturalmente ti comportavi da tifoso, senza farlo apposta, probabilmente senza nemmeno accorgertene.

Daniele

Hai messo la Roma al primo posto, sempre. Era più forte di te. Non potevi proprio farne a meno. Anche quando provavi a pensare in modo razionale, a riflettere prima di decidere, non sei mai riuscito veramente a mettere da parte i tuoi sentimenti. Eppure, sentendoti parlare anche solo cinque minuti, si capisce chiaramente che sei una persona molto intelligente e cerebrale.

Ma, quando c’era la Roma di mezzo, il tuo lato intellettivo veniva meno. E così, hai preferito rimanere nella tua città e nella tua squadra del cuore per tutta la carriera, rinunciando a soldi e vittorie facili, che avresti potuto ottenere tranquillamente altrove.

Daniele

Molti potrebbero pensare che la tua è stata una scelta di comodo o una mancanza di ambizione. Però, noi sappiamo bene che, in realtà, la tua non è stata nemmeno una scelta. È stata un’esigenza. Il bisogno quasi vitale di giocare con quei colori addosso. Come se fosse davvero una seconda pelle quella maglia che, prima di ogni partita, ti mettevi per scendere in campo.

Daniele

No, non c’è nulla di razionale in questo. Come nel tuo modo di esultare. Quella vena che puntualmente ti usciva dal collo, mentre inseguivi il compagno di turno che aveva portato la Roma, la tua Roma, in vantaggio. Chiunque, al posto tuo, avrebbe provato a moderarsi o, dopo qualche tempo, avrebbe perso un po’ di passione o di entusiasmo.

Non tu, Daniè. Tu sei rimasto sempre lo stesso. Per questo ti abbiamo amato come pochi altri giocatori nella nostra storia. Anche se, purtroppo, con te abbiamo vinto poco. Ma, anche se so che questo è il tuo rimpianto più grande, onestamente non mi sento di condividerlo.

Per carità, tutti avremmo voluto vincere di più in questi anni. E non puoi capire quanto mi avrebbe fatto piacere farlo con te come capitano. Però, come tu stesso hai detto una volta, io mi sento più romanista dopo un 7-1 che dopo aver alzato un trofeo.

Perciò, stai pur certo che noi ti abbiamo amato ancor più nelle sconfitte che nelle vittorie. Perché era proprio in quei momenti che avevamo bisogno di te. Del tuo carisma, della tua saggezza, della tua romanità e del tuo romanismo, della tua straordinaria grandezza. Di te che ci indicavi la via o che ci consolavi, facendoci capire che tutto sarebbe andato per il meglio alla fine, perché ci avresti pensato te. Se non con le prestazioni in campo, almeno nello spogliatoio, dando la scossa o incitando i tuoi compagni a reagire.

Daniele

Per tutto questo, sei stato un sentimento, Daniè. L’unica emozione di cui avevamo realmente bisogno. Quell’amore per la Roma che spesso noi facciamo fatica ad esprimere a parole. Ma che tu, senza neanche sforzarti, riuscivi ogni volta ad incarnare al meglio. E di questo, te lo assicuro, te ne saremo per sempre grati.

Ma proprio per questo, purtroppo, ci mancherai immensamente. In realtà, sinceramente, non so ancora come faremo senza di te. Sì, certo, la Roma andrà avanti. E con lei il nostro amore e il nostro tifo per i suoi colori. Però, non sarà più la stessa cosa per nessuno di noi. Perché ora sappiamo cosa vuol dire avere un Daniele De Rossi in campo con la nostra maglia del cuore addosso. E non riusciamo proprio a capire come potremo farne a meno da qui in avanti.

Ciao Daniè, torna presto. Ti prego.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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