Florenzi

Lo strano caso di Florenzi: il capitano che può partire

Nessuno è incedibile. Anzi, la volontà del nuovo direttore sportivo Petrachi è proprio quella di rivoluzionare il più possibile. Nulla di nuovo, qui a Roma, solo che stavolta ci sono due motivazioni alla base dei grandi cambiamenti: il primo è sempre quello economico, con la Roma costretta a cedere, diminuire i costi e far quadrare i conti; la seconda invece è legata alla scorsa stagione. L’annata nera appena lasciata alle spalle è stata frutto di una serie di addizioni di colpe che ha reso ogni componente della rosa non indispensabile. Ad oggi gli unici due esenti da ogni discorso di cessione sembrano essere Lorenzo Pellegrini e Cengiz Under, entrambi stimati da Fonseca.

Tutti gli altri sono tessere del mosaico che si possono sostituire. Anche Alessandro Florenzi. Anche il capitano della Roma. Abbastanza curioso il caso di Florenzi, fresco capitano della Roma dopo l’addio di De Rossi, che però dalla piazza non viene visto di buon occhio. O almeno non da tutti, per via di alcuni comportamenti che non sono stati apprezzati dal tifo. Ma continuare a parlare di Florenzi come degno capitano oppure no piuttosto di Lorenzo Pellegrini investito di tale carica, creando perciò un infondato dualismo, è solo un’inutile battaglia interna.
Piuttosto da un punto di vista tecnico, oltre che tattico, la situazione del capitano della Roma va analizzata concretamente.

Come ha giocato l’ultima stagione? È il miglior terzino destro in rosa? Sarà utile nel gioco di Fonseca?

TERZINO ARTIFICIALE

Senza troppi giri di parole o concetti retorici, la stagione di Alessandro Florenzi è stata negativa. Nulla di clamoroso, data la pessima annata della Roma in toto. La squadra giallorossa ha performato decisamente sotto i proprio standard, e quello che era il vice capitano si è adeguato alla mediocrità. Non è quasi mai risultato tra i peggiori ma nemmeno tra i migliori, restando impantanato nelle sabbie mobili dei bassi fondi.

Sulla fascia di destra è sempre stato il padrone indiscusso, e su questo non c’è dubbio. Per 31 volte è figurato tra i titolari, e solo in 4 occasioni ha giocato in una posizione diversa da quella di terzino destro. E questo è forse il nodo cruciale che Florenzi si porta appresso da anni e che ancora non è riuscito a sciogliere: ma è un terzino?
Il ruolo di “Bello di nonna” è sempre stato un grosso interrogativo, mostrandosi come un’arma a doppio taglio. Se nei primi anni, da giovanissimo, la sua duttilità gli valeva l’etichetta di tuttofare, con il passare del tempo sembra esser rimasto schiacciato in una fase evolutiva mai realmente conclusa. Una farfalla ingabbiata nella propria crisalide.
Anni fa era uno dei giovani italiani emergenti più interessanti. Corsa, dribbling, intelligenza tattica, grande precisione balistica e dinamismo difficilmente imitabile. Un enfant prodige.

Era il 2015 e Florenzi metteva in mostra tutte le sue qualità con questa giocata. 70 metri palla al piede: forza, tenacia, dinamismo, lucidità, precisione. Un capolavoro.

All’epoca però si divideva tra la linea dei centrocampisti e il ruolo di esterno destro d’attacco. Poi i continui infortuni di Maicon hanno costretto Garcia a dirottarlo in fase difensiva e da lì non si è più spostato per una serie di motivazioni. Dal 17 gennaio 2015 in una partita in trasferta contro il Palermo terminata 1-1, Florenzi è diventato un terzino a tutti gli effetti.

E ha anche dimostrato di saper dire la sua da quella posizione, più in fase di spinta che di ripiegamento, ma comunque rendendosi utile. Poi con il doppio infortunio al crociato ha perso un po’ di lucidità e brillantezza atletica, ha diminuito il proprio contributo alla fase d’attacco e non è migliorato in difesa.

Florenzi

NUMERI INSUFFICIENTI

La testimonianza della stagione da pollice verso il basso di Florenzi sta nei numeri, che non sorridono al ragazzo di Vitinia. Innanzitutto dal 2017 ha realizzato appena 2 gol e 7 assist, che per lui sono briciole in confronto al passato. Basti pensare che nelle due stagioni piene giocati da terzino prima dell’infortunio, aveva refertato 9 assist e segnato 12 reti. Statistiche che tracciano una parabola discendente delle sue prestazioni.

Senza dubbio il primo punto a sfavore di Florenzi come terzino è il fisico: i 173 centimetri lo portano spesso a soccombere nei duelli fisici contro avversari più forti e alti. In media, tra le prime 10 squadre di Serie A, l’altezza dei terzini destri, calcolando sia i titolari che le riserve, è di 182,3 centimetri. Perciò Florenzi ha circa uno scarto di 9 lunghezze dagli avversari che ricoprono il suo stesso ruolo. È dunque evidente come, specie in un calcio così fisico, tutte le squadre ormai optino per laterali di difesa con una corporatura massiccia ed imponente. Tra i 17 terzini presi in esame nelle migliori 10 squadre italiane di quest’anno, solo Cedric, riserva di D’Ambrosio all’Inter, è più basso di Florenzi di appena un centimetro. Nessuna sorpresa perciò nel leggere che a partita il capitano della Roma vinca 0,6 duelli aerei, equivalenti al 39%.

Nei contrasti sul terreno invece il dato pende a favore del romano, che vanta il 60% di buona riuscita dei duelli, dimostrandosi ad esempio superiore al compagno di squadra Karsdorp, che invece ne vince il 57%.
Continuando il confronto tra i due, l’olandese è nettamente migliore in quanto a dribbling, dati gli 0,6 vinti su 0,8 (75%), rispetto agli appena 0,2 effettuati correttamente da Florenzi su 0,8 (25%).
La precisione dei passaggi è simile, solo che Florenzi in questo è migliore dati gli 1,4 passaggi chiave realizzati a partita che se paragonati agli 0,4 di Karsdorp evidenziano una visione di gioco, una comprensione dei tempi corretti e un piede più educato del numero 24.

La sensazione è quella che in queste ultime stagioni Florenzi sia stato molto condizionato da una condizione fisica non ottimale, che lo ha inibito in entrambe le fasi. È altrettanto appurato però che alcune carenze difensive saranno difficilmente colmabili, sia per limiti fisici che per movimenti che hanno reminiscenze di un passato offensivo.

Ecco un esempio delle qualità di Florenzi: nel match interno contro il Chievo pareggiato per 2-2, il 24 è bravo a ricevere palla, scegliere il compagno migliore da pescare (El Shaarawy) e telecomandare una palla perfetta sui suoi piedi.

AD OGGI NON È SUL MERCATO

“Florenzi oggi rappresenta il capitano della Roma. Io non ho mai messo lui sul mercato, non ho chiamato qualche club a dire che è in uscita, poi il mercato è aperto a tutti per cui se arriva qualche offerta la valuti. Generalmente i punti fermi di questa squadra li conosciamo molto bene, poi non vale più sventolarli ai quattro venti.”

Ma Florenzi fa parte di questi punti fermi? Le parole di Petrachi in occasione della conferenza stampa di presentazione di Spinazzola non spengono del tutto le fiamme che ardono il nome di Florenzi.
L’omertà del direttore sportivo è rintracciabile anche in queste parole, ricche di significato ma allo stesso tempo vuote. La bravura dialettica di Petrachi gli permette di parlare, girare attorno alla realtà, magari far luce solo parzialmente su qualche spicchio di verità, e lasciare sospesa a mezz’aria la risposta definitiva proprio sul più bello.

“Florenzi oggi rappresenta il capitano della Roma”. Vero, ma domani? È stato voluto l’inserimento dell’avverbio di tempo “oggi” o ha voluto semplicemente ribadire che è lui il capitano senza compromessi?
Di certo quel “il mercato è aperto a tutti” sembra voler dire: “oggi Florenzi è dei nostri e non è stato esplicitamente messo in vendita, ma se dovesse arrivare il giusto quantitativo di soldi, potrebbe salutare”.

Troppi dubbi, troppe domande e troppe ipotesi poco concrete. Ad oggi il futuro del capitano è un grande punto interrogativo.
E in tutto ciò Fonseca?

INTENSITÀ, CORAGGIO, LEADERSHIP

“Li conosco molto bene dal punto di vista tecnico, ma voglio conoscerli anche dal punto di vista caratteriale, capire che uomini sono (Florenzi e Pellegrini ndr). Questo discorso della personalità vale per tutti. Per quanto riguarda i ruoli li valuteremo in seguito. Con gli allenamenti mi renderò conto quale sarà il loro ruolo in campo. Per chiudere: esigerò molte cose dai giocatori, quello che conta però è anche il livello di esigenza che il calciatore pone sulle proprie spalle e su quelle di un compagno. Questo vuol dire essere leader e capitano. Spero che i miei giocatori abbiano sempre un esigenza molto alta nei loro confronti”.

Ci vuole forza, coraggio, leadership, autocritica, personalità e concentrazione. La richiesta di Fonseca è chiara: ogni giocatore deve avere tutte queste caratteristiche tra le proprie corde, oltre che una vitale volontà di lottare per la Roma, e il capitano più di tutti gli altri. La valutazione che Fonseca potrà fare di Florenzi presumibilmente sarà più caratteriale e attitudinale che tattica, perché il terzino romano sembra congeniale e adeguato al calcio predicato dal portoghese.

Il ruolo del terzino è ormai divenuto centrale nel calcio e nel gioco del neo allenatore romanista ancor di più.
Il laterale basso deve possedere ottime qualità aerobiche e fisiche, perché la fascia va coperta tutta con costanza e puntualità. Il principale compito dei terzini sarà quello di alzarsi e restare in avanti per dare ampiezza alla manovra, permettendo agli esterni di attacco di entrare dentro al campo per dialogare tra loro, cercare la punta o tentare il tiro. Un’altra opzione è proprio quella di servire l’accorrente terzino che così potrà tentare il cross dal fondo o tagliare verso il centro.

La heatmap della scorsa stagione di Florenzi testimonia una sua presenza omogenea su tutte le zone della fascia destra, sia in fase d’attacco che di difesa. Ovviamente poi la bravura del terzino sarà quella di saper tornare nella propria posizione arretrata una volta conclusa la sortita offensiva per contribuire a schermare Pau Lòpez.
Sarà quindi richiesta un’ottima doppia fase condita da convincenti attributi caratteriali al capitano della Roma. Nonostante le ultime due stagioni poco convincenti, le caratteristiche di Florenzi sembrano perfettamente adatte a ciò che esige Fonseca.

CAMBIO TATTICO

C’è però un’ulteriore mossa che potrebbe allungare la vita di Florenzi con la Roma. Nonostante le sua qualità da terzino, comprese tutte le imperfezioni, possano essere adeguate per l’idea di Paulo Fonseca, il destino del romano potrebbe cambiare tramite un cambio tattico.

Sarebbe una sorta di ritorno al passato un po’ modificato: Florenzi può tornare a giocare alto, ma non sulla fascia destra, bensì su quella sinistra. Con la partenza di El Shaarawy la Roma si trova orfana di un esterno d’attacco e paradossalmente potrebbe ritrovarselo tra le mani quasi inconsapevolmente. In queste prima due partite stagionali contro Tor Sapienza e Trastevere, dal valore quasi nullo ovviamente, alcune indicazioni possono essere valutate.

Quella più evidente riguarda Florenzi, che in entrambe le uscite ha giocato come esterno alto d’attacco sulla sinistra. Questa mossa potrebbe semplicemente essere temporanea e dettata dall’emergenza, dato l‘infortunio di Kluivert e la sola presenza di Perotti da quella parte, oltre all’abbondanza di terzini destri tra Karsdorp, Santon e Bouah. Ma chissà che dalla necessità Fonseca non riesca a coltivare una virtù.
Nonostante il livello infimo delle squadre avversarie costringa a fare valutazioni più che parziali, quasi teoriche, Florenzi ha dimostrato di saper interpretare quel ruolo in maniera corretta.

In questo frammento d’azione contro il Tor Sapienza, Florenzi è abile a servire di prima Antonucci e a tagliare dritto dentro l’area di rigore prima ancora che il compagno dosasse il passaggio. Il tiro con conseguente gol è di minore importanza rispetto all’ottimo tempismo e alla brillante comprensione di posizionamento del 24.

Altro spunto degno di nota contro il Tor Sapienza. A parte il gol finale, che comunque senza la giusta dose di determinazione e cattiveria non sarebbe giunto, è importante sottolineare il pensiero, la posizione e la postura del corpo di Florenzi.
Si fa trovare tra le linee in posizione quasi centrale, come richiesto da Fonseca; ha la posizione del corpo verso l’interno del campo che gli permette di vedere Dzeko, cosicché servirlo correttamente diventa un gioco da ragazzi. Una lettura e un’impostazione di pensiero che dimostra che ha assimilato le volontà dell’allenatore.

Questo invece è l‘assist per il 3-0 di Under contro il Trastevere. Giocata perfetta di Florenzi: riceve palla, la porta verso il centro del campo e mentre Antonucci porta via un avversario e Dzeko fa densità attirando a sé un centrale (che poi tenta di scappare indietro ma è troppo tardi), lui con un rasoterra preciso serve l’accorrente Under, che aveva tagliato alle spalle dei difensori, che la mette in rete. Ottimo il dialogo con il turco e azione da incorniciare.

I presupposti per un futuro giallorosso di Florenzi ci sono tutti. O almeno tatticamente. Ma nel mercato entrano in ballo molte dinamiche. E allora il futuro del capitano della Roma si fa incerto.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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