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Marchioni a FDR: “Il mio legame con la Roma”

Febbre da Roma ha avuto il piacere di parlare, ai microfoni di Non è la Radio, con Vinicio Marchioni, attore e regista attivo e apprezzato in ambito teatrale, cinematografico e televisivo, nonché volto noto al grandissimo pubblico per la magistrale interpretazione del “Freddo” nella serie Romanzo Criminale. Ecco le sue parole.

Ciao Vinicio, come stai? Come stai passando questo periodo non semplicissimo?

Bene, dai, cerchiamo di farla andare nel migliore dei modi, di tenere alta la creatività e non farci prendere dallo sconforto. I compiti dei figli ci tengono tanta compagnia e poi stiamo facendo tante cose insieme a Milena Mancini, quindi non ci si annoia.

Il lockdown ti ha sorpreso mentre eri in tournée con I soliti ignoti, spettacolo tratto dal film di Monicelli, di cui sei regista a e attore, e quindi ti sei ritrovato di colpo a cambiare la tua routine. Cosa ha significato per te e come stai affrontando questa situazione, visto anche che la tua categoria è stata un po’ dimenticata in questa fase?

La mia quotidianità è cambiata come quella di tutti. Da un parte sono stato anche contento, visto che negli ultimi 2-3 anni ho girato molto tra teatro e cinema, e ritrovarmi obbligato a stare in casa mi ha permesso di fare cose lasciate un po’ indietro negli ultimi anni. Dall’altra parte, chiaramente, ci sono le difficoltà pratiche che tutti conosciamo. Sulla categoria, io sono tra i pochi, più fortunati di altri, che hanno avuto la possibilità di lavorare tanto, ma non bisogna dimenticare mai che dietro di noi ci sono tanti attori che lavorano poco, e che non hanno contratti collettivi e ammortizzatori sociali. In questo periodo stanno uscendo fuori le grandi lacune di questo sistema, per tutte le categorie. Poi nell’immaginario collettivo gli attori sono quelli che non fanno niente, ma parliamo di professionisti che hanno speso la propria vita per fare questo mestiere, nonostante negli ultimi anni sia passato il messaggio che gli attori e le attrici non siano lavoratori, ma artisti ricchi che fanno teatro e cinema perché non hanno alto da fare. Forse bisognerebbe ricordare a tutti, innanzitutto agli attori e alle attrici, che siamo lavoratori come gli altri, che sui set e nei teatri non abbiamo orari e viviamo condizioni che conosciamo solo noi. Di tutto questo il pubblico vede solo le conferenze stampa e le prime, ma questo periodo potrebbe aiutare a far vedere anche tutto il lavoro che c’è dietro.

In questo momento stai partecipando insieme a tua moglie, Milena Mancini, a un progetto di Daniele Vicari su un film interamente girato in casa. Questo diventerà una sorta di documento storico, nel bene e nel male. Cosa ci puoi dire a proposito?

In questi due mesi sono arrivate molte proposte su varie idee per inquadrare questo periodo così sciagurato. L’idea di Daniele Vicari è stata secondo noi la più giusta, sia perché è un film a compartecipazione, e quindi nessuno prenderà dei soldi per farlo, sia perché è un film girato secondo le prescrizioni, i decreti legge, ed è anche per questo che il regista ha scelto coppie che lavoreranno nelle proprie case, mentre gli attori che non vivono insieme lavoreranno chiaramente separati. Questo significa che dovremo fare tutto da soli. La regia ci ha fornito un cellulare con ottica particolare e microfono direzionale, e il regista sarà in collegamento con noi, ma saremo noi a fare le riprese, le scenografie, le luci, il trucco, oltre a fare gli attori. Da una parte è un segno che il cinema non si ferma, dall’altra un modo per fotografare questo momento attraverso quattro storie che si intrecciano, e che siano fruibili, interessanti ed emozionanti per tutti.

All’ultimo Festival del Cinema di Roma, nel 2019, hai presentato il docufilm Il terremoto di Vanja – Looking for Checov, già spettacolo teatrale diretto e interpretato da te. Il frutto di lungo lavoro che hai portato avanti su Checov, e che proprio in questo periodo sarebbe dovuto arrivare nelle sale e nei festival di settore. Cosa ti ha lasciato a livello umano, visto che tocca un argomento delicato come l’immobilismo italiano sulle zone colpite da terremoti?

Purtroppo il progetto è bloccato e non ci arrivano indicazioni dal Ministero, anche perché i finanziamenti sono legati all’uscita del film nelle sale. Se il film non esce in sala, i fondi non arrivano. Se non prendi precauzioni, come la possibilità per le produzioni di vendere il film alle piattaforme di streaming, di fatto uccidi un film e neghi la possibilità di pagare chi ci ha lavorato. Questo è un altro danno enorme di cui si parla poco. Sinceramente non so che dire perché anche noi non abbiamo notizie. Il film doveva uscire proprio in questi giorni, ci avevano invitato a dei festival internazionali che ovviamente sono fermi a loro volta, ma non sappiamo nulla. Quello che mi ha lasciato, invece, è la voglia di fare: uno degli insegnamenti di questo grande autore, molto pratico e anche molto ironico. Mi ha insegnato che le cose bisogna farle, non solo dirle. Soprattutto nei periodi di crisi come questo non bisogna farsi prendere dallo sconforto e lamentarsi, ma continuare a fare con i mezzi che si hanno a disposizione.

Domanda da un ascoltatore: c’è un film del passato che ti sarebbe piaciuto interpretare?

Ce ne sono tantissimi, ma una cosa che ho sempre pensato guardando al cinema i film per cui non ero stato preso, è che alla fine è sempre giusto così. Gli attori che fanno i film sono sempre i più giusti, quindi non ho rimpianti.

Domanda da un’ascoltatrice: in Tutta colpa di Freud interpreti un sordo. Come è stato interpretare quel ruolo?

Per quel film ho fatto una preparazione meravigliosa. Per due mesi sono entrato in un mondo sconosciuto, perché quello è un handicap invisibile, e per un mese sono stato a contatto con un attore sordo, siamo stati sempre insieme due settimane e sono riuscito a entrare nella quotidianità di questo handicap. Poi per un attore è un sogno interpretare un ruolo in cui devi esprimerti solo attraverso gli sguardi. E’ uno dei ruoli a cui sono maggiormente legato, soprattutto per questa preparazione che ho fatto.

Domanda da un ascoltatore: quando si interpreta un personaggio preciso come il “Freddo” in Romanzo Criminale c’è bisogno di tempo o non è così necessario soffermarsi a lungo sulla preparazione?

Questa è un po’ il discorso che facevo prima, forse bisognerebbe parlare di più del lavoro che c’è dietro un ruolo. Per il “Freddo” mi sono preparato per sei mesi prima di andare sul set, è forse il ruolo che ho costruito di più facendo un lavoro psicologico, sulle sceneggiature, sulla musica, sul ritmo, sui movimenti del personaggio. Un lavoro di costruzione di ogni singolo aspetto: come parla, come si muove. Forse per i ruoli da commedia bisogna prepararsi un po’ meno, ma per tutti gli altri ruoli c’è una preparazione lunghissima. Per un ruolo come quello, per una serie come Romanzo Criminale, con 190 scene in quasi sette mesi, la preparazione è infinita. Ricordo che rientravo dal set la sera e mi mettevo a studiare le scene successive, addormentandomi sulla scrivania. Quello è stato un lavoro impressionante che ho sempre pensato di scrivere, ma non ho mai avuto modo di farlo.

Tu fai anche il regista. Possiamo fare un parallelismo tra questo ruolo e quello dell’allenatore? E poi, c’è un allenatore della Roma a cui sei legato o che vorresti vedere sulla panchina della Roma?

Assolutamente si, il parallelismo è sacrosanto. Anche se il regista è quello che decide tutto sul set, ed è molto più difficile per lui, ci sono tante cose che non si possono prevedere, mentre un allenatore ha un controllo molto maggiore sulla propria squadra. Sul set il regista deve riuscire a condensare le prestazioni degli attori durante le poche ore di riprese, quindi c’è un lavoro di concentrazione che differisce da quello in ambito sportivo. L’allenatore a cui sono più legato in assoluto rimane ancora Nils Liedholm. Sono legato alla Roma di quegli anni, non me ne vogliano quelli che si sono susseguiti, ma sono tifoso della Roma per quella Roma lì, che nessun’altra è riuscita a sostituire nel mio cuore.

C’è un aneddoto particolare che ti lega alla Roma? E cosa pensi della Roma attuale?

Si tratta di ricordi di quando ero piccolo: era un altro calcio, c’era più ingenuità, i calciatori erano uomini e non supereroi o macchiette come oggi. Mi ricordo che c’era una sorta di rituale per vedere la partita in televisione o allo stadio. Episodi particolari sono legati soprattutto alle coppe: le vedevo su una piccola televisione in bianco e nero ed era un modo per stare insieme a mio padre e i suoi amici. La Roma di quest’anno non mi dispiace per niente. Per me è stato fatto un grandissimo lavoro dopo quello che è successo negli ultimi due anni, con gli addii di Totti e De Rossi. Rimettere in piedi una squadra da capo è stata veramente un’impresa, io non mi aspettavo risultati così buoni. Poi Roma è la piazza più difficile del mondo: ci lamentiamo sempre che la Roma magari non vinca lo scudetto, ci infiammiamo e ci deprimiamo allo stesso modo, ma io sono rimasto molto colpito dal lavoro che stavano facendo allenatore e giocatori. Le questioni societarie, poi, non fanno altro che aumentare le difficoltà di un progetto che stava iniziando a prendere forma.

Qual è il capitano della Roma a cui ti senti più legato?

Il mio capitano è Agostino Di Bartolomei. Chiaramente Totti è la Roma, ma personalmente sono legato a quell’umanità, a quel cuore, a quella professionalità, a quel modo di fare molto silenzioso, umile e pratico di quei giocatori. Totti è la più grande bandiera che Roma ha avuto e avrà, e nessuno ce lo toglierà, ma anche per indole, se penso a Di Bartolomei, Chierico, Maldera, Tancredi, Pruzzo, Conti, parlo di uomini e calciatori che rispecchiano molto di più ciò che sono, forse perché mi riportano a una fase della vita e del calcio molto diversa, più semplice e lontana rispetto a quella di oggi.

C’è un calciatore che ti piace e che vorresti alla Roma?

Allora, questo discorsi mi fa sempre un po’ fa arrabbiare, perché penso che siamo stati la società che negli ultimi anni ha ceduto i più grandi giocatori del mondo. Alisson, Salah, Pjanic, gente che sta facendo la differenza in tutta Europa. Chiaramente ci saranno state motivazioni economiche dietro, ma quando hai un grande talento devi valorizzarlo costruendogli una grande squadra intorno, o comunque facendo i salti mortali per tenerlo. Se cedi tutta quella gente in 4-5 anni vuol dire che non hai un progetto. Forse da direttore sportivo dell’epoca sarei stato più attento a queste cose.

Oggi è l’anniversario del 2-2 contro la Juventus che di fatto portò alla vittoria dello Scudetto nel 2001. Hai ricordi particolari legati a quella partita?

Non me la ricordo in particolare, ma ricordo che ero fomentatissimo. Soprattutto quell’anno, era un anno magico, c’era pure un grande allenatore come Capello, che negli ultimi anni si è un po’ defilato ma che ora mi sembra a suo agio nel ruolo di commentatore, a differenza di altri.

C’è un giocatore della rosa attuale che ti piace più degli altri?

A me piace molto Gianluca Mancini, ma ce ne stanno tanti, secondo me la Roma è una squadra che ha tante possibilità. Comunque mi piace anche Pastore, anche se non sono tanto abbastanza ferrato per quanto riguarda gli infortuni, ma quando riesce a stare su…

La Roma si è distinta molto per le iniziative benefiche e continua a farne. Ti sei sentito orgoglioso di questo, da tifoso?

Si, io penso che sia una cosa che tutte le squadre di calcio debbano fare, anche per le possibilità economiche che hanno rispetto ad altre realtà. Più che orgoglioso sono felicissimo, e devo dire che anche Francesco Totti è un esempio sotto questo profilo.

C’è un film legato al calcio che ti piace e che ricordi con piacere?

Sono tanti, forse quello che rappresenta meglio il sogno secondo me è Fuga per la vittoria, con Stallone, Pelé e molti altri calciatori. Uno che mi fa sempre molto ridere invece è il mitico L’allenatore nel pallone, in cui c’erano anche tanti giocatori della Roma dell’epoca.

Domanda curiosa di un ascoltatore, che non c’entra niente col calcio. Hai mai riconquistato una tua ex? Funziona irrompere nella sua vita come il “Freddo” con Roberta in Romanzo Criminale?

Assolutamente no! Se è finita un motivo ci sarà…le ex sono ex. Le minestre riscaldate non funzionano mai. (ride, Ndr)

Che ne pensi dell’eventuale ripresa della Serie A?

Discorso complicatissimo. Tutta l’industria del calcio preme ovviamente per ricominciare il prima possibile, ma secondo me sarebbe grande segnale se aspettasse ancora, perché ci sono tante categorie che stanno peggio. In un mondo ideale, per me, dovrebbero fare finta che quest’anno non ci sia stato e darsi appuntamento al prossimo. In primo luogo perché in questo momento c’è molta confusione sui protocolli di sicurezza in tutti settori, compreso il cinema, in cui non si sa nulla. Ricominciare il campionato con le partite trasmesse in televisione potrebbe aiutare a tenere la gente un po’ più in casa per i motivi che sappiamo, ma io penso che lo stop potrebbe dare un segnale forte in questo periodo. Poi mi rendo conto che le esigenze economiche potranno prevalere sulle questioni etiche.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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