Quanto perderebbe la Roma in costruzione e rifinitura con Mauro Icardi

Negli ultimi giorni, complice la presunta pressione fatta da Edin Dzeko per lasciare la Roma, il nome di Mauro Icardi ha assunto quota in orbita giallorossa. Tuttavia, oltre ai dubbi caratteriali sollevati dai più, alcuni ritengono la punta argentina un fit poco adatto per la Roma per un motivo principale: la scarsa versatilità del suo gioco fuori dall’area di rigore che lo porta ad essere un attaccante isolato, per certi versi antico, rispetto proprio a Dzeko (ma anche a Gonzalo Higuain) che sono visti come due registi offensivi. Ma Icardi è davvero così lacunoso da questo punto di vista? Scopriamolo in questo articolo.

Evoluzione

Mentre le caratteristiche del cigno di Sarajevo sono ormai cristallizzate nel corso del tempo alla luce dei suoi trentatré anni, l’evoluzione del gioco di Icardi è stata continua nel corso della sua esperienza all’Inter. A sua discolpa, nei suoi primi anni a Milano, Maurito ha avuto compagni di squadra a dir poco inadatti alle ambizioni di classifica dell’Inter, così i diversi allenatori che si sono susseguiti hanno fatto quasi totalmente affidamento sulle sue capacità realizzative per tenere in piedi i nerazzurri. Concentrando, in questo modo, i compiti del bomber sudamericano agli ultimi 16 metri. Esplorando i dati di Icardi si può rintracciare un’ulteriore verità sul suo percorso all’Inter: nella prima stagione (e in parte nella seconda), con un allenatore propositivo come Mancini sulla panchina dei meneghini, l’ormai ex 9 interista ha provato ad essere un attaccante con compiti di raccordo. Dalla stagione successiva, tuttavia, queste velleità sono andate scemando trasformando MI9 nel rapace da rettangolo d’area conosciuto oggi.

L’evoluzione di Icardi non è tuttavia cosa banale. Luciano Spalletti è un allenatore conosciuto per essere non troppo complesso tatticamente, ma flessibile e intelligente: come dimostrano i dati, il puntero di scuola Barcellona ha mantenuto il suo stile, migliorando di poco (quel tanto che serviva a Luciano) i dati sul contributo al gioco. Il tecnico di Certaldo non ha reso Icardi l’attaccante-esca che aveva trovato in Dzeko, ma ha raccolto comunque ottimi frutti. Una dimostrazione pratica, probabilmente la migliore l’anno scorso, è Inter-Napoli giocata a Santo Stefano. Icardi non segna e non fa assist ma si disimpegna in passaggi lunghi, sponde, idee intelligenti. Eurosport in pagella lo premia con un 6,5 scrivendo: “Gioca molto di sponda, per mandare al tiro i centrocampisti. Uomo squadra.” Facendo un po’ di gossip tattico (sì, é un termine nuovo coniato esattamente in questo istante) si potrebbe anche pensare che, quando Wanda Nara si lamentava dei compagni di Icardi, trasmetteva la frustrazione del marito che, nonostante l’impegno nel variare il proprio gioco e permettere gli inserimenti dei compagni, vedeva tutto vanificato. Forse però stiamo assegnando troppo acume tattico alla signora Icardi.

Dzeko o Icardi?

Tutto questo per dimostrare una cosa: la Roma avrebbe una gran perdita in manovra con la dipartita di Dzeko? Più che rispondere a parole tocca ancora una volta osservare i dati risalenti alla scorsa stagione, confrontando il classe ’86 ed il classe ’93.

Fonte dati: Whoscored & Understat (xA)

Il contributo di Edin Dzeko è indubbiamente maggiore, ma calato in un contesto che gli dà più responsabilità, oltre che con un’esperienza maggiore. Sicuramente la Roma andrebbe a lasciare qualcosa sul piano del gioco, ma non sarebbe una perdita ingente; inoltre Fonseca, noto per cavare fuori il sangue dalle rape soprattutto con i centravanti, potrebbe educare alla perfezione Icardi anche in tal senso.

Tifoso giallorosso classe 2001 cresciuto nel mito di Totti e De Rossi. Roma-Barcellona era il giorno del mio compleanno.

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