Mkhitaryan al centro del villaggio: è il cuore della Roma

Di motivi per temere la trasferta di Cagliari ce n’erano a sufficienza per prepararsi a un pomeriggio turbolento. Da uno storico in terra sarda pessimo, alla presenza di innumerevoli ex con il dente avvelenato, passando per il periodo negativo dei cagliaritani“e ti pare che non rinascevano contro di noi?” – sino alla partita giocata in Europa League nemmeno 72 ore prima. Le energie scarseggiavano e il Cagliari, tra Coronavirus e rinvii vari, era a riposo da 13 giorni. Inoltre la Roma non veniva dal suo periodo di forma più brillante e in campo mancavano Mancini, Veretout e Dzeko, oltre ai soliti Diawara e Zaniolo. Insomma, la squadra che è entrata alla Sardegna Arena correva concretamente il rischio di scivolare.

E invece tutte le insidie si sono trasformate in incentivi. Nessun alibi, al contrario le difficoltà sono diventate una propulsione che ha spinto la Roma a giocare la miglior partita da dicembre a questa parte. Vero è che i 3 gol subiti sono troppi, ma è altrettanto veritiero affermare che le occasioni concesse al Cagliari si contano sulle dita di una mano. Bravi loro a concretizzare, insomma. Ma bravi anche gli uomini di Fonseca a trovare il gol 4 volte con il 77,8% di realizzazione, dato migliore in stagione.

Così tra Kalinic che per la prima volta è stato decisivo, Kluivert che va ancora in gol, Under che dribbla e corre, Mkhitaryan continua ad essere al centro. Al centro di tutto.

CONTINUITÀ FISICA

Prima di addentrarci nella stordente prestazione garantita da Mkkhitaryan contro il Cagliari, occorre ampliare la visione. Fare un passo indietro e osservare da più lontano il quadro generale della stagione dell’armeno. Perché l’ex Arsenal, sino a metà gennaio, era stato accusato di giocare sottotono e di essere poco utile alla causa. Impossibile contraddire questi pensieri se si paragona ciò che ci si aspettava al momento del suo arrivo e ciò che invece è stato. Anzi, in realtà questa tesi può essere confutata. Integralmente.

Mkhitaryan, dal momento del suo arrivo nella capitale, ha giocato 930 minuti totali, l’equivalente di 10 partite giocate per intero, mentre la squadra di partite ne ha disputate 36 tra campionato e coppe. Il motivo di tale assenza sono stati due lunghi e fastidiosi infortuni. Il primo dal 30 settembre sino al 26 novembre – con una ricaduta nel mezzo – il secondo dal 7 gennaio al 4 febbraio. Come si può trovare la giusta condizione in una stagione così segmentata dagli infortuni?

E per chi pensasse che quella degli infortuni è una giustificazione, rispondiamo con numeri e fatti. Da quando è tornato dall’infortunio alla coscia, l’armeno ha giocato sempre. Ha disputato 461 minuti su 540 disponibili. 5 partite su 6 da titolare, tutte concentrate in poco più di 20 giorni. La differenza rispetto a prima è abissale. L’importanza di trovare una continuità fisica perciò diventa lapalissiana. Anche perché in queste 5 partite l’armeno ha trovato 3 gol e 3 assist. Numeri da fuoriclasse assoluto. Quello che Roma si aspettava e che sta ricevendo. Di media contribuisce direttamente a un gol della Roma, con una rete o un passaggio vincente, ogni 102 minuti, anche calcolando il periodo opaco di inizio stagione. Un livello altissimo.

Quando lui segna o fa segnare gli altri la Roma va quasi sempre a dama. 6 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta nelle occasioni in cui ha messo il proprio timbro. Certo non una coincidenza. Mkhitaryan sa quando attaccare. Sa quando colpire.

IMPRENDIBILE

Non a caso nella partita contro il Cagliari è stato il terzo della Roma per chilometri percorsi: 10,818. Nella partita contro il Lecce invece era stato addirittura secondo con 12,286. In terra sarda Henkrikh ha dominato sotto ogni aspetto per tutto l’arco della gara, dalle conduzioni palla al piede dei primi minuti sino al gol in tuffo dell’81’. 
Dopo un lungo periodo di appannaggio della Roma, soprattutto in fase d’attacco, con Mkhitaryan qualcosa sembra cambiato. Poco importa se parte da sinistra o dalla trequarti, tanto in campo svaria e segue ordinatamente ciò che gli suggerisce il suo fiuto da giocatore intelligente ed esperto.

È perfetto per cucire le due fasi dei giallorossi. Quella difensiva e quella offensiva, quella di pressing e d’attacco, quella di riconquista palla e di transizione. Domenica non è stato raro vederlo rubare un pallone rompendo le linee avversarie e facendo ripartire la Roma in superiorità numerica. Sa attaccare lo spazio senza palla e sa suggerire i movimenti ai compagni quando ha la sfera tra i piedi. Conosce i tempi per riempire l’area di rigore e quelli per rientrare e dare una mano in difesa.

E allora si spiegano così il gol e l’assist. Ma anche l’84% di passaggi riusciti – il terzo migliore – su 65 palloni toccati – il migliore – con tanto di 5 dribbling realizzati – il migliore con Under. Primo anche per contrasti, che sono stati addirittura 5.

Mentre la Roma girava pazzamente senza meta, equilibrio o punti di riferimento, Mkhitaryan era alle prese con un infortunio.
Ora che la condizione fisica è splendida, la Roma ha ricominciato a vincere.
Ma soprattutto si è ritrovata dopo che aveva smarrito la sua identità.
Un tassello alla volta.
Ricostruire è più difficile di costruire.
Ma con Mkhitaryan al centro del villaggio si può.
Lui che è il cuore della Roma e pompa vitalità.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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