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Mkhitaryan è ciò che serve alla Roma

Sbarcato a Roma a poche ore dalla chiusura della finestra estiva, Henrikh Mkhitaryan è diventato immediatamente il pezzo pregiato di un mercato quasi unanimemente giudicato non all’altezza delle aspettative. Un calciatore importante ma finito ai margini della nobile decaduta Arsenal, che vede nella Roma una grande occasione di rilancio: questo si diceva del fantasista armeno, esaltandone i pregi ma anche sottolineandone i difetti. Su tutti, quella fragilità fisica che gli ha impedito di compiere la carriera da predestinato qual era. Se non sarà colpito dai soliti guai, si diceva, Mkhitaryan sarà un’arma importantissima a disposizione di Fonseca. Quando si tratta di infortuni, però, la Roma è praticamente una certezza. Neanche il tempo di imparare a pronunciarne correttamente il nome, che sull’armeno si abbatte la solita ondata di problemi muscolari, a causa dei quali salta 16 partite tra campionato e coppe.

Paulo Fonseca, quindi, è costretto a impiegare con il contagocce una pedina per cui aveva ben altri piani. Lo si nota con estrema facilità ogni volta che il tecnico ha l’armeno a disposizione e in perfette condizioni fisiche. Nella rosa della Roma, Mkhitaryan spicca davvero come pochi altri. Perché, molto semplicemente, è un calciatore superiore. Non lo raccontano solo il suo modo di muoversi in campo o di trattare la palla, ma anche i freddi numeri. In 12 presenze (721 minuti giocati) in Serie A, Mkhitaryan ha messo a segno 5 gol e 2 assist, contribuendo a un gol ogni 103 minuti. Nella speciale classifica dei giallorossi più decisivi in termini realizzativi a partita, l’armeno è secondo con una media di 0.75, alle spalle di Carles Perez (con 0.88, a dimostrazione del buon impatto dello spagnolo) ma davanti a Dzeko (con una media di 0.68).

Statistiche che Mkhitaryan ha aggiornato contro il Lecce, fornendo probabilmente la sua miglior prestazione da calciatore della Roma. Partito largo a sinistra e poi spostato al centro dopo l’infortunio di Pellegrini, l’armeno è stato costantemente coinvolto nella manovra romanista, rappresentando una vera spina nel fianco per la difesa leccese, alle prese con le sue accelerazioni e le sue giocate. Come quella sfoggiata in occasione del primo gol: in perfetto stile fonsechiano, la Roma pressa alta e proprio Mkhitaryan ruba un pallone che trasforma in un assist al bacio per il sinistro di Under, indirizzando così il match sui binari giusti. Ma non è finita qui, perché l’armeno fa ancora meglio più tardi, siglando il raddoppio con un grande inserimento per vie centrali che Dzeko premia con i tempi giusti. Gol e assist nella stessa partita, dunque, a distanza di un anno dall’ultima volta, quando vestiva la maglia dell’Arsenal. E via, ad aggiornare il tabellino.

Quello di un’esperienza che l’armeno stesso, nel suo impressionante italiano, auspica di proseguire a lungo. Esattamente come fa Fonseca, augurandosi che la Roma trovi una soluzione per acquistare a titolo definitivo lui e Chris Smalling, un’altra delle poche (e inaspettate) certezze stagionali. Due calciatori ultratrentenni ma con cui, è evidente, la Roma assume una dimensione superiore rispetto a quella che può garantire una rosa imbottita solamente di giovani in (perenne, spesso) rampa di lancio. In tal senso, Mkhitaryan può essere, per Pellegrini, ciò che Smalling è per Mancini. Non solo un concorrente per la stessa maglia, quella di trequartista, ma un punto di riferimento. Ciò che l’armeno, al contrario dell’azzurro, è stato contro il Lecce, nella partita che ci ha finalmente riconsegnato una squadra convincente e, magari, anche un fuoriclasse in più. Nei prossimi mesi, la Roma ne avrà bisogno più che mai.

(fonte dati: AsRomaData)

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