Le 5 partite più belle della Roma di Ranieri

Questo pomeriggio alle ore 15:00 la Roma affronterà la Sampdoria di Claudio Ranieri al Marassi. Il tecnico testaccino non è però un avversario qualunque per i giallorossi. Non solo è nato nella Capitale, ma ha anche allenato la sua squadra del cuore per ben 2 volte, sfiorando addirittura lo scudetto nel 2010.

Ecco perché Ranieri rimarrà per sempre nei cuori e nei ricordi di tutti i romanisti. Ed ecco perché la redazione di Febbre da Roma ha deciso di omaggiarlo, ripercorrendo insieme a voi le 5 partite più belle delle sue due avventure giallorosse. Cinque match indimenticabili, che solo il neo tecnico blucerchiato poteva riuscire a farci vivere.

Juventus-Roma 1-2 (23/01/2010)

Torino. Fa freddo. Molto freddo. È una delle tante recenti partite invernali contro la Juventus, che all’epoca però non sono ancora così frequenti. Si gioca al Delle Alpi. Sembra un’era fa, invece sono passati solo 9 anni.

La Roma di Claudio Ranieri viene da una lunga risalita dalle zone più basse della classifica. Il tecnico testaccino è riuscito a riportare entusiasmo e unione di intenti in un ambiente che pareva irrimediabilmente dilaniato, dopo le dimissioni spallettiane. Vincere contro i bianconeri significherebbe lanciarsi definitivamente verso posizioni inimmaginabili solo qualche settimana prima.

L’attesa è tanta, così come la consapevolezza che sarà durissima uscire con un risultato positivo da questa trasferta. La Roma però ci crede, anche grazie al ritorno del suo Capitano da un lungo infortunio. Un evento che ha sempre un sapore particolare per i compagni e per i tifosi romanisti.

Totti comunque parte in panchina, vista la presenza del neo arrivato Luca Toni, il centravanti che mancava ai giallorossi da tempi di Batistuta. L’ex Bayern Monaco ha già avuto modo di farsi apprezzare dalla piazza capitolina, ma il destino non vuole evidentemente che quella sia la sua partita, perché si infortuna dopo pochi minuti.

Ecco allora che il Capitano può entrare in gioco, come tutti stavano aspettando. Il primo tempo però scivola via senza particolari sussulti. Servirebbe un guizzo o un episodio per far sbloccare la gara. E purtroppo arriva da un bianconero. Del Piero si smarca in area e tira al volo col mancino sul secondo palo, sorprendendo Julio Sergio. È l’1-0 per la Juve.

Se però ancora non avete capito che questa storia non ha come protagonista la Vecchia Signora, allora forse avete letto le righe precedenti un po’ troppo frettolosamente. Infatti, pochi minuti dopo, Taddei viene atterrato nell’area avversaria da Grosso. È calcio di rigore per la Roma.

Chi potrà mai andarlo a battere? Ovviamente Francesco Totti, che prende la palla senza alcuna paura e trafigge l’incolpevole Buffon. 1-1. A quel punto i giallorossi potrebbero anche accontentarsi del pareggio. In fondo stiamo parlando di una delle trasferte più difficili e ostiche del campionato. Un punto sarebbe comunque un ottimo risultato.

La Roma di Ranieri però è diversa dalle altre squadre, non teme niente e nessuno. E così i capitolini continuano ad attaccare, incuranti della posta in palio. Prima ottengono l’espulsione di Buffon, che frana su Riise in uscita. E poi, undici contro dieci, rimediano una delle più grosse occasioni dello sport: la possibilità di concludere la partita in attacco.

Pizarro porta palla in mezzo al campo, fino alla trequarti avversaria, praticamente incontrastato. Giusto il tempo di buttare uno sguardo al centro ed ecco che parte un cross lungo sul secondo palo, dove sembra che non possa arrivare nessuno.

Peccato solo che questa non sia una di quelle belle storie incompiute, che finiscono lasciando l’amaro in bocca a chi le sta ad ascoltare. E allora, proprio quando quel pallone pare ormai destinato a morire sul fondo, si inserisce di prepotenza John Arne Riise, che lo scaraventa in rete di testa.

È il 2-1 della Roma, arrivato proprio allo scadere. Ed è una delle più emozionanti vittorie della storia giallorossa, firmata proprio dal terzino norvegese, dal Capitano e ovviamente da mister Ranieri.

Roma-Inter 2-1 (27/03/2010)

Roma-Inter 2-1 non sarà mai una partita come le altre. Nemmeno dopo quel maledetto 25 aprile del 2010. Neanche ora, a distanza di anni e con qualche ruga in più sul volto. Roma-Inter 2-1 resterà per sempre una delle gare più belle della storia giallorossa.

Tutto merito di Claudio Ranieri da Testaccio, che ci porta a quel match con un sogno tanto assurdo quanto apparentemente a portata di mano: rilanciare la sfida scudetto contro i futuri vincitori del Triplete. Un’idea che nella Capitale viene ancora solo sussurata, ma che sembra prendere consistenza di minuto in minuto. “Non succede, ma se succede…”.

E allora proviamo a farlo succedere. Tanto la Roma non ha molto altro da chiedere a quel campionato. Quella partita sembra davvero uno splendido jolly da giocarsi fino in fondo.

I giallorossi possono farlo in casa, davanti ad un pubblico incredibile. L’Olimpico ribolle quella sera. L’Inter è fortissima, ma la Roma viene da una serie importantissima di risultati e non vuole fermarsi proprio ora. E così prova l’impresa, trascinata soprattutto da un Luca Toni in stato di grazia.

Partono forte gli uomini di Ranieri, che infatti trovano il vantaggio già al 16′ minuto di gioco, con un tap-in di De Rossi. A quel punto lo stadio diventa un’autentica bolgia. Quella strana sensazione che tutti avevamo prima della partita si trasforma in totale esaltazione. Adesso tutti sembrano crederci per davvero.

La gara però è ancora molto lunga. I giallorossi non riescono a trovare il modo di chiuderla. E allora Milito trova il modo di pareggiarla al 66′, anche grazie ad un fuorigioco solare, non ravvisato dall’arbitro. Sembra tutto perduto. Il sogno forse non è destinato a materializzarsi.

Eppure c’è un uomo che non ha intenzione di rassegnarsi al destino avverso. Un centravanti che ha deciso che quel campionato non è per niente finito. Stiamo parlando di Luca Toni, che a 15 minuti dal termine del match riceve palla appena dentro l’area di rigore, spalle alla porta. E allora si gira di prepotenza e scaraventa il pallone in rete come solo lui sa fare. Gol. La Roma torna in vantaggio. 2-1.

Toni e i compagni vanno sotto la Sud, esultando come degli ossessi. I tifosi sono increduli, ma saltano e urlano come solo altre poche volte nella storia romanista hanno potuto fare. Quella vittoria significa non solo che il campionato è riaperto, ma anche che la Roma di Ranieri vuole regalare ancora tante altre gioie alla propria gente. Idee che sembrano solamente sogni, eppure ormai sono davvero tanto reali.

Lazio-Roma 1-2 (18/04/2010)

Di derby da ricordare me ne ricordo tanti. Ce n’è uno però che ha segnato la mia adolescenza in modo indelebile. Parlo di Lazio-Roma del 2010. Una partita incredibile per molti aspetti. Una gara che soprattutto sembrava averci consegnato lo scudetto.

Quel derby si può dividere in due parti completamente differenti. Il primo tempo è un’agonia a tinte giallorosse. Squadra irriconoscibile in campo, tensione nell’aria perfino palpabile, vantaggio di quegli altri. Insomma, tutto va storto.

La situazione è talmente drammatica che Ranieri decide di fare due cambi all’intervallo: fuori Totti e De Rossi, dentro Menez e Taddei. Un’autentica follia, che però si rivela vincente. Il secondo tempo infatti è un crescendo di emozioni positive per la Roma.

Prima il rigore parato da Julio Sergio a Floccari. Poi quello invece segnato da Mirko Vucinic, in una di quelle serate in cui potevi pensare che fosse realmente onnipotente. E quindi la doppietta del montenegrino, con una punizione stupenda, praticamente imprendibile per Muslera.

Quella sera, dopo quel successo nel derby, eravamo tutti convinti di aver vinto lo scudetto. Tutti, anche i giocatori. La Lazio sembrava veramente l’ultimo ostacolo verso la conquista di uno dei tricolori più impronosticabili di sempre. Il più era ormai fatto.

Invece come sappiamo la domenica successiva ci riportò tutti sulla terra. Quel maledetto 25 aprile che da 9 anni ci sforziamo inutilmente di dimenticare. Nessuno però scorderà mai quel derby, la doppietta di Vucinic, l’esultanza dalla panchina di Totti e De Rossi, lo sguardo sornione di Ranieri e quella settimana in cui tutti noi romanisti ci siamo sentiti praticamente Campioni d’Italia.

Roma-Bayern Monaco 3-2 (23/11/2010)

La Roma non ha vinto molte partite in Europa nel corso della propria storia. Alcune però sono davvero indimenticabili. Una di queste è certamente Roma-Bayern Monaco dell’autunno del 2010.

I giallorossi scesero in campo per conquistare la qualificazione agli ottavi di Champions League, dopo la rovinosa sconfitta in casa contro il Basilea. I tre punti erano molto difficili da centrare, ma sembravano necessari per il passaggio del turno.

Per tentare l’impresa, Ranieri si affidò al tridente pesante: Menez, Vucinic, Borriello. In realtà la sua idea non sembrò molto azzeccata all’inizio. Infatti, il primo tempo si chiuse con il Bayern avanti per due reti a zero. Un risultato che lasciava ben poche speranze di rimonta alla Roma.

Nell’intervallo però il tecnico giallorosso tirò fuori tutta le sue straordinarie capacità di motivatore. E così nella seconda frazione di gioco la squadra scese in campo in modo totalmente diverso.

Già al quarto minuto Borriello accorciò le distanze con una conclusione da sdraiato a terra, dopo una grande azione in serpentina di Menez sulla fascia destra. Quindi i capitolini continuarono a spingere, ma senza riuscire a trovare il pareggio.

Serviva una scossa. E quella scossa aveva un nome e un cognome ben preciso: Francesco Totti. Il Capitano giallorosso entrò alla mezz’ora della ripresa. E la Roma prese il volo.

Totti prima propiziò il gol del 2-2 di De Rossi e poi segnò il rigore del definitivo 3-2. Arrivò in questo modo una vittoria decisiva per raggiungere gli ottavi di finale. Il tutto con una rimonta incredibile, una delle più belle della storia europea dei giallorossi. Non a caso in panchina c’era proprio lui: Claudio Ranieri.

Roma-Parma 2-1 (26/5/2019)

Roma-Parma 2-1 del 26 maggio 2019 verrà ricordata soprattutto come l’ultima partita di Daniele De Rossi con la maglia giallorossa addosso. Non può essere altrimenti. L’uscita dal campo con la standing ovation dell’Olimpico, il giro di campo dopo la gara con la famiglia intorno, l’abbraccio con Totti e Bruno Conti e il bacio del terreno davanti alla Curva Sud.

C’è però un altro aspetto che va sottolineato di quel match. Un particolare sicuramente di minor importanza per la storia della Roma, ma non per questo da trascurare. Anzi. Parliamo di Claudio Ranieri.

Infatti, quel Roma-Parma è stato molto probabilmente anche l’ultima partita del tecnico testaccino sulla panchina giallorossa. Un evento comunque importantissimo, se si considera tutto quello che l’ex Chelsea ha fatto da allenatore nella Capitale.

Ranieri però ha significato anche tanto altro per i nostri colori. Come pochi altri mister, ha saputo incarnare il romanismo in campo e fuori, con una signorilità rara al giorno d’oggi. E ha accettato di venire ad allenarci in due momenti molto delicati, dove chiunque altro si sarebbe tirato indietro.

Per questo la Curva Sud gli ha dedicato, proprio durante quel Roma-Parma, uno striscione di affettuosi ringraziamenti, che lo hanno profondamente commosso. Lui, un romanista nato a Roma ma cresciuto in giro per il mondo, lodato dalla sua gente per quanto fatto da allenatore giallorosso.

Ecco perché quel Roma-Parma, oltre che la partita d’addio di De Rossi, sarà per sempre anche in minima parte la gara di commiato tra Ranieri e la Curva Sud. Ed ecco perché quella gara merita di essere ricordata come una delle più belle della sua gestione, nonostante la vittoria finale sia stata sostanzialmente inutile.

Roma-Parma 2-1 segna la fine di un certo modo di vivere la Roma e il romanismo, con il saluto a due figli della Capitale, che hanno contribuito a rendere grande i nostri colori. Un qualcosa per cui tutti i tifosi romanisti non smetteranno mai di ringraziarli. A prescindere da dove il futuro li condurrà.

Accanito tifoso giallorosso, amante dell'arte e del complottismo di massa. Scrittore per puro diletto personale.

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