Perché Florenzi non vede più il campo?

Perché Florenzi non vede più il campo? Partiamo con una domanda che, vi anticipo, non troverà risposta nello sviluppo dell’articolo. La ragione è semplicemente sconosciuta: nessuno sa per quale motivo Florenzi non stia più giocando. Anzi, qualcuno questo lo sa, probabilmente. E questo qualcuno sono proprio i due interessati: il terzino e l’allenatore.
Ritrovandoci costretti a brancolare nel buio perciò, possiamo affidarci solo a ipotesi ma soprattutto ad analisi di numeri e statistiche che evidenziano questa intricata situazione.

CAPITANO

Partiamo dall’inizio: Alessandro Florenzi è il capitano della Roma. Anche nelle scorse stagioni si era spesso esibito con la fascia da capitano fieramente legata attorno al braccio, ma quest’anno per la prima volta è il capitano ufficiale. Non più il secondo né tantomeno il terzo. Non più Totti, non più De Rossi, bensì Florenzi.
E così all’alba dei suoi 28 anni, età della piena maturità calcistica, il numero 24 ha iniziato la prima stagione in queste nuove vesti pronto a riscattare un’annata appena passata che a livello di risultati era stata deleteria.

E l’inizio è da titolare indiscusso sulla fascia destra, dove viene impiegato come terzino. 78 minuti con il Genoa; 89 con la Lazio; 73 con il Sassuolo; 71 a Bologna; 90 contro l’Atalanta e 77 con il Lecce. Poi una grande influenza, che lo ha colpito attorno al 3 ottobre e che lo ha tenuto fuori sino al 14, nel bel mezzo della pausa delle nazionali, periodo perfetto per recuperare. Ha saltato così Wolfsberger e Cagliari ma si è ristabilito con una settimana d’anticipo rispetto al rientro in campo a Genova contro la Samp; partita nella quale gioca da titolare, nel ruolo di esterno alto a sinistra, con Spinazzola e Kolarov ad agire come terzini e Kluivert largo a destra. Gioca 75 minuti e poi viene sostituito da Perotti in quella che probabilmente è sinora la peggior prestazione sia individuale che corale dell’era Fonseca (anche se ora quella di Parma grida vendetta).

Poi il buio totale. La Roma cade a pezzi nel vero senso della parola, o almeno a livello di organico. Mentre i giallorossi iniziano un bel cammino fatto di ottime prestazioni e risultati convincenti, la rosa risulta sempre più decimata, con infortuni uno dopo l’altro che centellinano il materiale umano a disposizione di Fonseca.
Dalla sosta di ottobre a quella di novembre la Roma gioca 7 partite in 22 giorni, con una media di un match ogni 3 giorni – 2 in Europa League e 5 in Serie A – e nonostante l’emergenza più totale  Florenzi gioca 93 minuti totali. In questo frangente di tempo Kolarov non riposa neppure un minuto; Spinazzola si fa male due volte – risentimento muscolare pre Borussia e infortunio contro il Parma – Santon gioca 252 minuti e Çetin gioca i suoi primi 124 minuti romanisti. E in tutto ciò, di Florenzi se ne vede appena l’ombra.
Ciò che rende il tutto ancora più intrigante, è che il giocatore è stato convocato dalla Nazionale nonostante lo scarso impiego.

PERCHÉ?

Prima di affrontare ogni tipo di discorso è doverosa una premessa: non c’è volontà di attaccare Fonseca né le sue scelte, ma soltanto di approfondire una situazione che è troppo nebulosa e pertanto merita un’analisi.

Perché dall’essere capitano e titolare fisso a non essere più neanche la seconda, se non addirittura la terza scelta, ci passa un mare. Ci sono svariate voci che riempiono il silenzio su Florenzi e che provano a giustificare la sua assenza dal campo. La prima è quella che parla degli effetti terribili della famosa influenza sul suo fisico, che l’ha penalizzato tanto da fargli perdere tra i due e i quattro chili di massa muscolare. Sicuramente non è questo il motivo, o almeno non quello integrale. C’è poi la voce di corridoio che narra di un confronto a toni decisamente piccanti negli spogliatoi di Genova, nel pareggio contro la Samp, ultima partita giocata da titolare da Florenzi prima della panchina prolungata. Ecco, la sua “sparizione” potrebbe essere legata proprio a quel discorso che è stato fatto da Fonseca dopo la pessima prestazione, ma anche qui siamo nel campo delle ipotesi.

Ha di certo influito invece il pessimo ingresso in campo nella partita contro il Borussia Mönchengladbach all’andata. Ha giocato solo 6 minuti più recupero – recupero che si rivelerà fatalmente cruciale nell’esito finale – ed ha fatto andare su tutte le furie sia Fonseca che ogni tifoso. La rete sbagliata solo davanti al portiere che avrebbe potuto quasi ipotecare il passaggio del girone, pesa sempre di più come un macigno.
Infine, e questa è l’unica motivazione inconfutabile dello scarso impiego di Florenzi, ci sono le dichiarazioni del mister:

Si parla sempre di Florenzi. È il nostro capitano e un professionista. È un’opzione e al momento ho scelto così.”

Le parole di Fonseca sono veritiere: Florenzi è un professionista e un capitano. E questo lo ha dimostrato senza fare polemica e mettere in difficoltà la squadra. Ha aspettato, e continua ad aspettare, il suo turno, ma nell’attesa sostiene la squadra, esulta e soffre con lei. Un comportamento nient’affatto scontato.

Né terzino né ala

Ma oltre a tutte queste, pur suggestive, ipotesi, voci e possibilità, si può fare un’analisi di quello che abbiamo visto in campo di Florenzi e analizzare così la sfera tecnica, che è quella che più ci interessa.
La sensazione è quella che per Fonseca, Alessandro non sia né un terzino né un’ala. È vero che quando ha giocato è stato prevalentemente utilizzato come terzino destro, ma forse è stata solo una scelta figlia della necessità e nulla più. Basti pensare che al derby, seconda giornata di campionato, come laterale basso era stato scelto Zappacosta, appena arrivato dal Chelsea, con Florenzi spostato in attacco. Ma Zappacosta si è prima infortunato muscolarmente, poi si è lesionato il crociato e così ogni suo impiego è diventato impossibile. Inoltre, non appena Spinazzola si è sistemato fisicamente (più o meno) e ha preso dimestichezza con le richieste del mister, si è adattato a giocare sulla destra, nonostante per indole sia un terzino sinistro.

Tale scelta è dovuta dalle qualità di Florenzi che non soddisfano totalmente l’idea fonsechiana. Fisicamente spesso soffre gli avversari. Sono solo 173 i centimetri che può vantare il numero 24, che se paragonati alla media di tutti i terzini destri delle 10 squadre di Serie A – 182,3 – fanno ben capire le sue difficoltà sulle palle alte e su ogni confronto muscolare.

NUMERI INSUFFICIENTI, MA…

Analizzando i dati di questa prima fase di stagione i risultati sono sicuramente insufficienti: 0 assist fatti, proprio come i gol. Ma soprattutto appena 0,24 expected goals – 0,04 ogni 90 minuti – statistica che lo pone davanti ai soli Spinazzola e Fazio tra i giocatori in rosa con almeno 200 minuti all’attivo. In compenso però Spinazzola ha fatto 1 gol e 1 assist e ha 0,58 expected assist – 0,11 a partita – contro gli 0,44 di Florenzi – 0,7 ogni 90 minuti.

Prendere in analisi gli stessi numeri con gli esterni offensivi per fare il confronto con Florenzi quando è stato schierato alto sarebbe impietoso, basti pensare che sinora Zaniolo ha racimolato 5 gol e 2 assist, Under 1 gol, Kluivert 3 reti e lo stesso Mkhitaryan, pur infortunato da più di un mese, 1 gol e 1 assist.

Così le prestazioni di Florenzi fino a questo momento non possono esser bollate con altro termine se non “insufficienti”. Però, c’è un però. Siamo sicuri che anche il peggior Florenzi sia meno adatto e utile di Santon? C’è di più. Sicuri che non sia meglio Florenzi di Antonucci o della versione post infortunio di Perotti, che fatica terribilmente?

Nonostante le lacune tecniche e di interpretazione dei ruoli, è evidente che in questo periodo di difficoltà organica, la motivazione che tiene fuori dai giochi Florenzi non riguardi solo la sfera tecnica, ma che ci sia una verità celata.
La sensazione è che a Parma la freschezza e le qualità di Florenzi sarebbero tornate più che utili. Ma è rimasto tutto il tempo in panchina.
E allora terminiamo come avevamo iniziato: perché Florenzi non vede più il campo?

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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