Perché sarebbe un errore tenere Dzeko

È il grande caso dell’estate giallorossa. L’enigma che si sta trascinando ormai da mesi. E non ha ancora trovato una soluzione. Edin Dzeko è in scadenza di contratto con la Roma il prossimo 30 giugno. E ha da tempo un accordo con l’Inter di Antonio Conte. Eppure…

Edin Dzeko

Un paio di mesi fa sembrava già tutto deciso: Dzeko ai nerazzurri per una decina di milioni più un giovane della primavera interista. Con tutte le parti in causa felici dell’operazione alla fine. L’Inter che prendeva il centravanti di esperienza voluto dal proprio allenatore. Il bosniaco che andava finalmente nel club che tanto desiderava. E la Roma che faceva una bella plusvalenza, necessaria per sistemare il bilancio secondo i parametri del Fair Play Finanziario in vista della scadenza del 30 giugno scorso.

Antonio Conte

Poi però Petrachi ha trovato un’altra strada per fare quei soldi (la cessione di Luca Pellegrini alla Juve in cambio di Spinazzola). E allora i giallorossi hanno deciso di temporeggiare con l’Inter riguardo all’affare Dzeko. Convinti di poterci fare di più.

Gianluca Petrachi

È così passato più di un mese. I nerazzurri non hanno praticamente ancora alzato la loro offerta iniziale (valutando il bosniaco sempre più o meno 15 milioni). Mentre la Roma ha cominciato a pensare seriamente ad un’eventuale permanenza di Edin come centravanti titolare anche per la prossima stagione. Vista pure la grande disponibilità di Dzeko nei primi allenamenti con Fonseca.

Paulo Fonseca

A questo punto, nulla pare più scontato. La trattativa tra le società continua. E l’attaccante bosniaco vuole ancora trasferirsi all’Inter. Tanto che sta spingendo con forza attraverso il proprio procuratore per far avvenire la cosa al più presto. Ma la distanza sulla valutazione da dare ad Edin rimane. Così come l’attuale mancanza di un’alternativa per la Roma.

L’incontro dell’altro giorno a Milano tra Petrachi e Silvano Martina, procuratore per l’Italia di Edin Dzeko.

In molti cominciano a pensare che ormai la soluzione migliore per la società giallorossa sia quella di tenere Dzeko anche per la prossima stagione, nonostante tutto e tutti. Ma è davvero così? Oppure in realtà il rischio sarebbe troppo grande? Talmente grande che, forse, una scelta del genere finirebbe solo per diventare un tragico e imperdonabile errore.

Vediamo allora quali sono gli elementi che ci inducono comunque a pensare che la Roma dovrebbe vendere Dzeko all’Inter il prima possibile. In modo da sciogliere finalmente questo nodo. E tuffarsi al più presto nella ricerca di un sostituto all’altezza del bosniaco.

L’età di Dzeko

“Per la Roma questo è l’anno zero.”

Gianluca Petrachi (nella propria conferenza stampa di presentazione da ds della Roma)

Il primo aspetto da sottolineare è l’età di Edin Dzeko. Il centravanti giallorosso è un classe 1986. E compirà 34 anni il prossimo marzo. Insomma, si può tranquillamente dire che ha di certo il meglio della propria carriera alle spalle.

Fabio Quagliarella

Se la Roma decidesse di tenerlo, avrebbe il terzo centravanti titolare più vecchio della Serie A, dopo Quagliarella (classe 1983) e Pazzini (classe 1984). Non proprio il modo migliore per ripartire con un nuovo progetto tecnico, come vogliono fare i capitolini.

Giampaolo Pazzini

Pertanto, sarebbe probabilmente opportuno prendere un attaccante più giovane, attorno a cui poter costruire la squadra per il futuro. In modo che questo “anno zero” giallorosso, invocato da Petrachi nella propria conferenza stampa di presentazione da ds della Roma, abbia davvero un senso.

L’ultima deludente stagione

Un altro aspetto da considerare per forza è il rendimento avuto da Dzeko nell’ultima stagione. Per carità, un’annata storta può capitare a chiunque. Ma non possiamo escludere purtroppo che questo sia un trend negativo destinato a consolidarsi, vista la sua età appunto.

In particolare, nello scorso campionato, Edin ha segnato 9 gol e realizzato 7 assist. Risultando il 14esimo marcatore della Serie A, alle spalle di gente come Caputo e Petagna. E mettendo a segno solo due reti in casa alla fine.

Le cifre dell’ultima stagione di Edin Dzeko. (fonte: Transfermarkt.it)

Guardando le statistiche più avanzate, possiamo forse capire davvero quale è stato il problema di Dzeko nell’ultimo anno. In particolare, il bosniaco ha effettuato 4,6 tiri di media ogni 90 minuti (terzo centravanti in Serie A). 1,6 passaggi chiave (nono centravanti in Serie A). 1,1 dribbling riusciti (sesto centravanti in Serie A, con una percentuale del 48%). E 4,6 duelli aerei vinti (sesto centravanti in Serie A, con una percentuale del 60%).

La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più tiri tentati di media ogni 90 minuti. Dzeko è terzo con 4,6. (fonte: WhoScored.com)
La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più passaggi chiave fatti di media ogni 90 minuti. Dzeko è nono con 1,6. (fonte: WhoScored.com)
La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più dribbling riusciti di media ogni 90 minuti. Dzeko è sesto con 1,1. (fonte: WhoScored.com)
La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più duelli aerei vinti di media ogni 90 minuti. Dzeko è sesto con 4,6. (fonte: WhoScored.com)

Insomma, tutti dati molto positivi. E perfettamente in linea con il resto della sua carriera. Che ha sempre visto Dzeko produrre tantissimo gioco per sé e per i compagni. Spaziando per il campo e illuminando la manovra offensiva della squadra, con sponde o giocate di grande qualità. D’altronde, non c’è dubbio che il bosniaco sia davvero un centravanti molto forte e completo in assoluto.

Qui Dzeko lavora il pallone con la sua grande classe.

È evidente perciò che il problema non stia qui. E che bisogna cercare altrove. Passiamo allora ad analizzare dei dati maggiormente indicativi per un centravanti rispetto a quelli visti finora. Ovvero gli expected goals e gli expected assist.

Gli xG delle ultime 5 stagioni di Dzeko. Le occasioni avute dal centravanti bosniaco sono state sempre abbastanza elevate. (fonte: Understat.com)

Nell’ultima stagione, Dzeko ha avuto 15,17 xG totali (ottavo attaccante in Serie A). Cioè 0,53 di media ogni 90 minuti (settimo in Serie A). Non è il dato migliore della sua carriera (nel secondo anno di Spalletti, ne ha avuti addirittura 0,96 ogni 90 minuti). Ma comunque un buon dato. Segno che la squadra è stata comunque in grado di metterlo spesso in condizioni di fare gol pure nell’ultimo campionato (ovviamente anche grazie alle sue stesse giocate).

La mappa degli xG dell’ultimo campionato di Dzeko. Sono stati 15,17 in totale. Una cifra sicuramente molto elevata. E nettamente superiore al numero di gol messi poi a segno dal bosniaco. (fonte: Understat.com)

Eppure Edin ha segnato solo 9 gol alla fine. Ecco allora che, calcolando la sua efficienza realizzativa, capiamo facilmente dove è stato il problema della sua ultima stagione giallorossa. Sì, perché il bosniaco ha segnato soltanto il 59% dei gol attesi. Una percentuale veramente bassissima per un centravanti del suo livello (e con il suo stipendio).

La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più xG avuti in totale. Dzeko è nono con 15,17. (fonte: Understat.com)

Innanzitutto, è molto inferiore a quella avuta dallo stesso Dzeko in carriera. Infatti, negli ultimi 5 anni Edin ha avuto un’efficienza realizzativa dell’81%. Nella sua stagione migliore in giallorosso, quella dei 29 gol con Spalletti, addirittura dell’89%. Stiamo parlando del 30% in più rispetto all’ultimo campionato.

La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più xG avuti di media ogni 90 minuti. Dzeko è settimo con 0,53. (fonte: Understat.com)

Non solo. Confrontando Dzeko con gli altri attaccanti dell’ultima Serie A, ci si accorge ancora meglio quanto il bosniaco abbia reso davvero in modo pessimo sotto porta nello scorso campionato. Tanto da essere addirittura al 29esimo posto nella classifica delle percentuali realizzative dei 32 centravanti della passata Serie A con almeno 1200 minuti giocati. Davanti quindi solo a 3 giocatori: Simeone, Palacio e Schick.

La classifica dei centravanti dell’ultima Serie A con più di 1200 minuti giocati. I calciatori sono ordinati in base alla percentuale realizzativa avuta nello scorso campionato. Dzeko è il 29esimo (su 32 centravanti totali), con solo il 59% dei gol attesi realizzati.

Al contrario, Edin ha mantenuto una buona efficienza in chiave di assistenza ai compagni. Realizzando 0,15 xA di media ogni 90 minuti. Un dato perfettamente in linea con il resto della sua carriera. E che lo fa posizionare al settimo posto nella classifica dei centravanti della scorsa Serie A con almeno 1200 minuti giocati.

Un grafico con i valori attesi di Edin Dzeko nell’ultima stagione. Si vede chiaramente la sua grande completezza e la sua straordinaria capacità di creare una grossa mole di gioco per sé e per i compagni. (fonte: Understat.com)

Ecco quindi che il grande problema di Dzeko lo scorso anno non è stata la quantità di gioco avuta né quella creata (per sé o per i compagni). Ma la sua efficienza realizzativa. Che ha rasentato il ridicolo per un giocatore del suo spessore. E che dovrebbe indurre tutti a chiedersi se sia stata una questione di stimoli venuti meno o di un fisiologico calo dovuto alla sua età avanzata.

L’incredibile gol sbagliato da Dzeko in Porto-Roma, ritorno degli ottavi di finale di Champions League della scorsa stagione. Un errore costato purtroppo ai giallorossi il passaggio del turno.

In entrambi i casi, comunque, ci sentiamo di dire che sarebbe un grosso rischio affidarsi di nuovo a lui l’anno prossimo. Perché, se dovesse ripetere una stagione anche soltanto simile a quella appena trascorsa, la Roma finirebbe probabilmente per non centrare un’altra volta l’obiettivo minimo del quarto posto in campionato. Un qualcosa che i giallorossi non si possono minimamente permettere.

I comportamenti (non) giusti

“Loro capiranno il mio senso di appartenenza, per me esiste solo la Roma e tutti dovranno pensarla così. Se vedo qualcuno fare il fenomeno, non avrà vita lunga qui.”

Gianluca Petrachi (nella propria conferenza stampa di presentazione da ds della Roma)

Un altro fattore che ci induce a pensare che per la Roma sia meglio vendere Dzeko sono i suoi comportamenti. Non quelli avuti in questo precampionato, che finora sembrano essere stati perfetti (così almeno fanno sapere da Trigoria). Ma quelli degli anni scorsi, soprattutto dell’ultima stagione.

Infatti, il bosniaco non solo ha dimostrato di essere spesso soggetto a dei momenti di forte indolenza, in cui è sembrato quasi trascinarsi in campo. Ma ha anche anteposto di frequente i propri interessi e i propri umori alle necessità della squadra. Finendo in questo modo per danneggiarla più volte.

Gli esempi sono tantissimi. Il primo è quello che ha riguardato la sua famosa lite con El Shaarawy. Infatti, in ben due occasioni diverse il bosniaco e il Faraone hanno avuto un duro scontro durante l’intervallo di una partita. Stiamo parlando del derby di andata e di Spal-Roma dello scorso anno.

Edin Dzeko e Stephan El Shaarawy

In particolare, in Roma-Lazio 3-1 i due sono rimasti comunque in campo. Con Dzeko che però ha deciso di non passare praticamente più il pallone ad Elsha per il resto del match. Mentre a Ferrara Ranieri scelse di sostituire quest’ultimo con Perotti, in modo da evitare ulteriori problemi.

Un altro inevitabile esempio è quello di Fiorentina-Roma di Coppa Italia. Una partita indecorosa degli uomini di Di Francesco. Giocata in modo orrendo dall’inizio alla fine. Ma che non sarebbe mai finita 7-1 se non fosse stato proprio per Dzeko.

La folle protesta di Dzeko a Firenze in Coppa Italia, che lo ha portato inevitabilmente all’espulsione. Il momento forse decisivo di quella vergognosa disfatta giallorossa, culminata poi con il 7-1 finale per la Viola.

Il bosniaco entrò in campo all’inizio del secondo tempo, con il risultato ancora sul 3-1. Non solo lui giocò malissimo quel poco tempo in cui rimase in campo. Litigando tra l’altro in modo molto animato con alcuni compagni, tra cui soprattutto Cristante. Ma si fece addirittura espellere dopo 27 minuti per una protesta troppo scomposta nei confronti dell’arbitro. Lasciando la Roma in dieci ancora sul 4-1. E segnando la strada per l’ineluttabile disfatta.

Infine, bisogna ricordare pure l’ultima partita dello scorso campionato. Quel Roma-Parma che ha rappresentato per tutti noi romanisti l’addio a Daniele De Rossi. Ma che Dzeko ha pensato bene di interpretare ancora una volta in chiave totalmente egoistica.

Ecco Dzeko che esce dal campo al 62′ minuto di Roma-Parma dello scorso campionato. Il suo applauso ironico e stizzito verso i tifosi ha sancito una rottura probabilmente insanabile ormai con l’ambiente giallorosso.

Infatti, quando Ranieri ha deciso di sostituirlo al 62′ minuto di gioco per dare un po’ di spazio a Schick, Edin ha reagito in modo scomposto. Inziando a sbraitare contro chiunque gli passasse davanti in quel momento. E riservando un elegantissimo applauso ironico ai tifosi giallorossi, che lo stavano fischiando proprio per questo. Tra l’altro probabilmente solo perché voleva avere ancora l’occasione di fare un gol quella sera.

Insomma, un comportamento davvero inqualificabile. Che non stupisce sia sfociato poi nell’accordo già trovato con l’Inter da mesi. Senza minimamente prendere in considerazione qualsiasi offerta della Roma per il rinnovo di contratto.

D’altronde, già in passato Dzeko aveva dimostrato di non essere il professionista esemplare di cui tutti parlano. Basta ricordare Pescara-Roma del 24 aprile 2017. Anche quella volta, Edin fu sostituito anzi tempo. E pure lì fece una sceneggiata incredibile mentre usciva. Mandando addirittura a quel paese Spalletti, che ovviamente non la prese benissimo.

L’evitabilissima uscita dal campo di Dzeko a Pescara il 24 aprile del 2017. Si vede chiaramente come il bosniaco mandi a quel paese Spalletti, colpevole solamente di averlo tolto dal campo troppo presto per i suoi gusti.

Pertanto, sarà pure vero che il bosniaco si sta allenando in modo splendido in questo precampionato, come ci ha rivelato recentemente anche Fonseca. Però il passato di Dzeko ci dice bene altro. Spingendoci a ritenere impossibile fidarsi ancora di lui e della sua capacità di rendere in un ambiente ostile in cui non vuole evidentemente più stare. Un ambiente che, se ha davvero voglia di rilanciarsi come sembra, non può più permettersi dei comportamenti del genere da parte dei propri giocatori.

La mancata plusvalenza

L’ultima questione da analizzare è quella economica. Un discorso sempre più importante nel calcio di oggi. Un discorso che, per quanto riguarda Dzeko, è un po’ più complesso del solito purtroppo.

Questo perché bisogna distinguere due aspetti abbastanza differenti: quello del costo a bilancio e quello delle esigenze della Roma in vista del Fair Play Finanziario.

Guido Fienga

Per quanto riguarda il primo aspetto, va detto che Dzeko ha un ammortamento annuo di circa 3 milioni di euro. Questo, sommato ad un ingaggio di 12 milioni lordi, porta il suo costo per i giallorossi a 15 milioni di euro l’anno. Una cifra con cui difficilmente la Roma potrebbe comprare un sostituto di livello. A meno di acquisti con formule particolari (il sempre più usato prestito con obbligo di riscatto).

Un interessante tweet di Matteo Cirulli che ci mostra gli ammortamenti residui di alcuni giocatori della Roma, compreso quello di Dzeko (2,75).

Diverso il discorso invece in ottica FPF. Qui infatti contano moltissimo le plusvalenze che le società riescano a mettere a bilancio durante il proprio esercizio economico. E allora ecco che la cessione di Dzeko sarebbe un vero toccasana per la Roma. Perché porterebbe una plusvalenza di circa 17 milioni di euro (nel caso di cessione a 20 milioni, cioè quelli che chiede attualmente Petrachi).

Questo aspetto, unito al risparmio sull’onerosissimo ingaggio del bosniaco, ci porta comunque a promuovere la sua vendita anche dal punto di vista economico-finanziario. Soprattutto considerando che altrimenti la Roma rischierebbe seriamente di perderlo a zero l’anno prossimo. Non avendo più a quel punto la minima possibilità di valorizzare il suo cartellino in alcun modo. Cosa che ovviamente sarebbe meglio evitare.

Conclusione

Insomma, è difficile sostenere che in questo momento la Roma possa guadagnare dalla permanenza di Dzeko in giallorosso. Non ovviamente per il valore tecnico del giocatore, che resta ancora di assoluto livello. Ma per tutto il resto.

Per la sua età troppo avanzata, che non permette di costruire un progetto tecnico futuribile attorno a lui. E per il vergognoso rendimento dell’anno scorso, che può nascondere un calo strutturale, purtroppo inevitabile alla sua età.

Uno dei tanti errori sotto porta di Edin Dzeko durante la scorsa stagione.

Ma anche per i suoi comportamenti, spesso egoistici e fuori luogo. E per la ghiotta occasione di fare una plusvalenza importante con un giocatore altrimenti in scadenza di contratto (e non intenzionato a rinnovare).

L’arrivo di Dzeko alle visite mediche prestagionali di quest’anno. Nonostante i tifosi della Roma gli abbiano dedicato cori e applausi, Edin è corso via senza salutare nessuno, con la faccia di chi non vedeva semplicemente l’ora di andarsene da un’altra parte.

Pertanto, sconsigliamo fortemente a Petrachi di trattenere un giocatore del genere con la forza. Perché il rischio di un’altra annata deludente sarebbe davvero troppo alto. L’unica possibilità credibile sembra al momento la sua cessione all’Inter. Possibilmente nel giro di pochi giorni.

Solo così la Roma si sarà finalmente liberata di una delle più grosse cause del fallimentare campionato dell’anno scorso E avrà davvero modo di prendere un sostituto di livello. Che non deve per forza essere meglio del vero Dzeko. Ma almeno di quello della scorsa stagione. Un’impresa tutt’altro che impossibile. E che potrebbe permettere ai giallorossi di puntare realmente al quarto posto in campionato quest’anno.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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